Le aperture di Rivera in tour.

January 30th, 2008

Chi mi segue, sa che Andrea Rivera mi piace - come personaggio. E’ uno che si dà da fare, scrive da solo i propri spettacoli (e garantisco che è una cosa più unica che rara), si fa un mazzo così per inventarsi cose nuove (vorrebbe far aprire a Roma un teatro dedicato a Rino Gaetano). Un po’ di giorni fa abbiamo parlato del discreto riscontro del pubblico romano al suo ultimo spettacolo, e sul fatto che molti cabarettisti, oggi, si richiamino impropriamente alla tradizione della canzone romana (si riferiva a Dado).

Fino al 10 febbraio è a Roma, al teatro Eliseo. Ma, successivamente, girerà l’Italia (qui le altre date).

Attori come prostitute.

November 9th, 2007

Locandina Dignità Autonome di prostituzione

Un lettore mi segnala uno spettacolo teatrale singolare, partito il 3 novembre, alla Fonderia delle Arti, a Roma. Si chiama “Dignità autonome di prostituzione“, è vietato ai minori, e va in scena, ogni sera, alle 21.17 (non ho scritto male). Gli attori e le attrici, 65 in tutto, si “lasciano scegliere dal pubblico”. Non c’è il palco, e ogni spettatore si può portare l’attore in una stanza. ”Il pubblico/cliente paga quello che contratta prima o quello che matura dopo la performance. Pillole del piacere, ognuna della durata di 10 minuti al massimo, in un confronto a due, un triangolo o chissà…(anche in macchina)”.

Ho conosciuto una sola volta un attore che si faceva pagare. Ne valeva la pena.

Tiziano Ferro ha urgentemente bisogno di due cose: qualcuno che gli consigli un nuovo look (capisco che il nero svacca, ma con la cravatta bianca fa molto festa da liceo per i 18 anni) e, soprattutto, un insegnante di mimica facciale per le esibizioni - frequenti - in play back. Arrivo su Rai 1 dopo essere scappato da Buona Domenica e mi ritrovo lo spazio pubblicitario (ma non dovrebbero mettere ‘messaggio promozionale’ in alto?) concordato in vista della partenza del tour estivo. Ferro ha ancora la voce provata da settimane di laringite. A battergli gli mani, come una claque non retribuita, un gruppetto del suo fan club, avvisato ad hoc tanto per farlo sentire meno solo. Meno male che c’era Raffaella Carrà, collegata al telefono e testimonial non stipendiata (santa raffa) dell’ultimo singolo, inno alla gaiezza (repressa).

Intanto il tour europeo parte nel peggiore dei modi: con una cancellazione. Martedì 15, infatti, Ferro sarà a Vienna. Qui si sarebbe dovuto esibire anche il giorno successivo. Gli organizzatori, però, hanno annullato la data. Dipende forse dal fatto che il concerto di martedì è lontano dall’essere tutto esaurito?

Velatamente marchettaro.

February 28th, 2007

La sua è una strana storia. Comune a quegli attori che, per farsi notare da questo o quell’agente, devono essere un po’ flessibili, tanto per usare un eufemismo. E che preferiscono scegliere una scorciatoia. Cresciuto tra l’America e la capitale, bilingue, occhi neri e aspetto da maschio mediterraneo, si è visto soprattutto in televisione, in fiction “da preti”. E’ fidanzato, e mi confessa di essere innamoratissimo del suo ragazzo. Ma, complice un bell’aspetto e soprattutto una dotazione che gli consentirebbe di prendere il posto del Rocco Siffredi di turno, di tanto in tanto si concede qualche svago. Unisce l’utile al dilettevole, facendosi pagare per le sue prestazioni. Sempre con uomini. Recentemente “ha smesso”, perché dice, “non ne ha più bisogno”. E, in effetti, il suo curriculim si gonfia di esperienze, mese dopo mese. Le tariffe sono quelle di mercato: si parte da 100 euro. “E’ un gioco eccitante”, dice, mentre penso che quella sia tutta una scusa. Il fidanzato non sa nulla. Quando incontra qualcuno non dice mai il suo nome. Ma, chiunque bazzichi i database di attori, può riconoscerlo subito.

Dura la vita dell’attore.

Punto primo: Pamela Prati sa recitare.

Punto secondo: Ivan D’Andrea, vincitore della passata edizione di Amici, è sempre Ivan. Stessa espressione, sempre. Se deve essere felice o se deve piangere per un lutto.

Punto terzo: Ivan e Robert Iaboni, che finiranno per innamorarsi, nella scena in cui si baciano sono credibili come lo sarebbe Platinette baciando la Ferilli.

Punto quarto: il mio Nokia N91 fa delle foto schifose (vedere sotto gli attori sul palco, con didascalie indispensabili).

Stasera ho capito che portare in scena una commedia gay non è facile. Nonostante il nome forte della Prati – che a teatro ha la buona tradizione di tutto esaurito del Bagaglino – la sala del teatro Rossini (dietro il Pantheon) era vuota per tre quarti. Eppure lo spettacolo è stato costruito bene. Ottima la colonna sonora, molto pop-commerciale (dalla Pausini a Raf, passando per Giorgia e Bersani); ottimi i cambi di scena, nonostante una sala e un palconoscenico minuscoli; bene anche il testo, adattato, in certi punti, sulla simpati prorompente e sincera della Prati. Alessia Ramazzotti, che interpreta una ragazza tutto pepe e impasticcata, è stata una vera sorpresa: spontanea, fluida e con una mimica facciale esilarante. Lo spettacolo ha la giusta durata (poco più di un’ora), senza interruzioni, e un ottimo ritmo. In sala c’era un buon 60% di gay.

Pamela Prati è simpatica e verace. Esce dal teatro con un cappellino bianco in testa e la scritta, poco originale, Beautiful Thing. Due splendide scarpe aperte (!), con zeppe e strass; fianchi magrissimi e due guance da strapazzare. Naturalmente io ed L. non potevamo NON ammirarle e farle i complimenti (che, da gran star, ha apprezzato). Ivan, look scaciato, jeans e scarpe da ginnastica, è il classico bravo ragazzo che fa le consegne porta a porta o che vende il pane. La Prati lo tratta come un figlio: se l’e’ portato via in macchina. Robert è basso, ma ha un bellissimo viso; sembra anche furbetto. Alessia Ramazzotti ha una tresca con l’altro protagonista dello spettacolo: appena usciti dal teatro si sono sbaciucchiati.

A Roma, fino al 25 febbraio. Un salto va fatto.

Non mi sono mai occupato di calcio femminile. Ma c’è sempre una prima volta, soprattutto se il pretesto è offerto da un’assidua river-lettrice. Lei si chiama Claudia e insieme ad un gruppo di amiche ha costituito un’associazione, la ASD Queens Foggia: per la prima volta partecipa al campionato di serie C di calcio a 5 e si propone di “rilanciare il calcio femminile” nella zona di Foggia. Contrariamente a quanto si pensi (e a quanto pensassi anche io), le calciatrici non sono tutte lesbiche: in questo caso, anzi, sono tutte etero. La prima partita sarà domenica 21 gennaio alle 11, contro la Focus, sull’impianto della chiesa dello Spirito Santo di Via Nedo Nadi. Chiunque si trovi in zona, è invitato ad assistere alla partita. Verrei io, se non avessi già in programma una trasferta in quel di Napoli.

In bocca al lupo alle ragazze della Asd Queens Foggia (la loro email è: info@queensfoggia.it).

Markette/ Elogio del packaging.

December 15th, 2006

La confezione è tutto. In questo dentifricio Marvis potrebbe esserci anche cacca di cavallo, ma il solo packaging è da premiare. River si è comprato quello al sapore di “Jasmin mint”. Costa 4 euro.

L’hiv sale sul palco.

December 2nd, 2006

Dopo tanto tempo sono riuscito a sfruttare il mio giorno di riposo per tornare al teatro, in via Capo D’Africa, dietro al Colosseo. L’ultima volta che ci ero stato, era stato per fare le poste ad M. Storia appena finita, ero divorato dalla curiosità di vedere insieme a chi lavorasse. Ieri, invece, ero con L., per la prima di “Fiori al plasma”, commedia dolce-amara sull’Hiv. Cinque personaggi, cinque storie che si intrecciano. C’è l’infermiere gay/trav (il più bravo in assoluto, mai macchietta o volgare) che di notte diventa “Sexyamore”; l’avvocato che ha appena scoperto di essere sieropositivo; il belloccio che è sieropositivo dal 1992, e da allora cerca di fare i conti con la malattia; c’è il poliziotto “velato” che ‘detesta’ i froci e non fa mai sesso col profilattico; infine, la donna divorziata, lasciata sola dal marito a combattere con farmaci, effetti collaterali e la gente cattiva. Una commedia a volte un po’ troppo didattica (nei pezzi in cui vengono esposte alcune teorie sull’Hiv), forse troppo lunga (si poteva tagliare di mezz’ora per renderla meno pesante), ma sicuramente coinvolgente. Sarà in scena fino al 17 dicembre.

Teatro pieno. Omosessuali e lesbiche al 90%. Non a caso ho sempre definito il “Colosseo” il teatro dei froci. Sarebbe bello vedere commedie di questo genere anche in posti più mainstream. Ma è utopia, per adesso.

Sul fronte giapponese ho ormai ripiegato definitivamente sull’essenziale Rokko, dopo essere passato per l’inutilmente chiccoso Hamasei. Naturalmente ci sono poi le variazioni sul tema, date dai ristoranti fusion. Ieri con L. abbiamo sperimentato Fish, in via dei Serpenti. Locale piccolo, tavoli sufficientemente distanziati, camerieri ipergentili (sarà che quello che ci serviva era decisamente gaio), e ottima presentazione dei piatti. Peccato per i prezzi, più alti di Rokko.

Due tavoli accanto al nostro, era seduto Gianni Riotta, neo direttore del Tg1. Insieme ad una donna, 40anni circa, si crucciava di questioni lavorative. E ripeteva: “Devo presentare il piano”, “sto finendo il piano”, ecc. ecc. Sguardo preoccupato, il suo, consolatorio quello della compagna di cena. Io ed L. li abbiamo lasciati mentre consumavano l’antipasto: ostriche (bleah!).

Buon lunedì blog.

Tentativo.

October 13th, 2006

Alla fine, reduce da una missione notturna al drugstore di piazzale Clodio (era finito il mangime per il cane), ho ceduto, comprando i nuovissimi Sofficini al cioccolato. Questi, a differenza di quelli tradizionali, si devono necessariamente cucinare in forno.

Buona notte blog.

Hotel spaziale.

September 11th, 2006

Scatti dall’Una hotel, Bologna. Davanti alla stazione ferroviaria, è un quattro stelle che offre stanze davvero uniche. Si può scegliere tra quelle dotate di poltrona massaggiante o cyclette; ma il vero plus sono i colori e il design.

Buongiorno blog.

Markette/ Medaglia d’oro.

June 11th, 2006

Enrico Fabris, medaglia d’oro nel pattinaggio, è sulla copertina di giugno di For Men. Peccato per l’assenza di addominali (da quanto tempo tratteneva il respiro quando è stata scattata questa foto?).

Il paradiso culinario (vietato ai diabetici) è a due passi da piazza Cavour, in via Marianna Dionigi, nel cuore del quartiere Prati. Si chiama “Ciòccolati” e, come suggerisce il nome, offre ogni tipo e forma di cioccolata. Da bere, da mangiare, spalmare. Torte, tavolette “pure”, mousse, fondute, crepes. I prezzi sono ragionevoli.

Serata dolce. Peccato che River, in vena di cazzeggio, abbia finito per versarsi addosso una tazza di latte freddo.