Michael C. Hall, il combattimento finale per Gamer. by you.Michael C. Hall, il combattimento finale per Gamer. by you.

Una delle ragioni per le quali si potrebbe fare un salto al cinema è nella scena finale (non ne svelerò l’esito, take it easy) di Gamer, il film che vede per protagonisti Gerard Butler e Michael C. Hall. In queste immagini, che river-blog propone in anteprima, il bello di Dexter combatte, faccia a faccia, con Butler (anche lui nudotorsato). Nella pellicola, interpreta il ruolo di una specie di Steve Jobs cattivo e un po’ psicopatico che vuole controllare il mondo. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 2 aprile, e viene distribuito dalla Moviemax.

Michael C. Hall, il combattimento finale per Gamer. by you.Michael C. Hall, il combattimento finale per Gamer. by you.

Un combattimento che è anche una metafora della battaglia che Michael C. Hall sta conducendo nella vita reale contro il cancro. Dall’altra parte del ring c’è un linfoma di Hodgkin. Ai Golden Globe si è presentato con un cappellino nero in testa, con il quale ha anche incontrato i giornalisti, quando ha parlato di “Gamer”. Ora pensa già al prossimo film: si chiama “East Fifth Bliss”, e le riprese inizieranno ad aprile. Insieme a lui ci sarà Lucy Liu.

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Al primo tentativo di vedere Paranormal Activity, sabato, io e Allstarboy ci siamo scontrati con la crudezza del video del Warner Moderno: 0 posti liberi. Del resto era il primo week end. Replichiamo ieri, stavolta arrivando 20 minuti in anticipo, nello stesso cinema. Con noi c’è anche E. Ultima fila laterale, il cinema è pieno per metà.

- L’idea di base (usare una telecamera, e riprendere ciò che avviene la notte) è buona, ma è l’unico emento trainante del film. Una scatola vuota.
- Il film è costato poco, e direi che gli sceneggiatori o hanno lavorato gratis, oppure non erano previsti sul libro paga. I dialoghi sono di una banalità disarmante. Non c’era alcun valido motivo perché i due non si rivoglessero al demonologo, di cui pure avevano il numero di telefono. “Lascia stare, voglio risolvere io questa situazione”: una giustificazione, quella affidata al ragazzo, che non regge.
- Lo spirito maligno che vive in quella casa, recitava meglio dei due protagonisti.
- Capisco che un horror non funziona, quando inizio a sentire qualche risatina. Se si ride troppo, vuol dire qualcosa non è andato come doveva.
- Se Spielberg si è spaventato per questo film: o ha intascato i 15mila euro usati per realizzare la pellicola come compenso pubblicitario; o è un idiota.
- Un horror discreto mi lascia sempre con una manco velata sensazione d’angoscia, per almeno 48 ore. Ieri sera non ho manco avuto problemi ad addormentarmi.
- Non avevo bisogno di questo film per rinsaldare la convinzione che gli spiriti esistono.
- Il fatto che alcuni critici cinematografici definiscano questo film “opera leggendaria” e “capolavoro”, conferma la stima che nutrivo nei confronti della categoria.

Sotto, spoiler sul finale:

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Avatar, appunti riveriani.

January 30th, 2010

Sono allergico ai film di cui parlano tutti, ma, causa pioggia+venerdì uggioso, alla fine abbiamo puntato su Avatar in 3D. Rapida ricognizione dei siti, per acquistare biglietto on-line: al Barberini, al Moderno di piazza della Repubblica (il mio preferito a Roma), e all’Adriano, tutto esaurito. Alla fine si va sotto casa (altra cosa alla quale sono allergico: la pigrizia che ti fa scegliere pub e ristorante in un raggio di 40 metri). Due ore e passa. Qualche interrogativo.

AvatarCH by you.

- Direttamente da un commento su Facebook, che sintetizza la trama: “Morale della storia? La tua ragazza ti perdona se ritorni con l’uccello più grande!”.
- Gli uomini, noi, fanno così schifo? Insomma: il film è una parodia dell’ottusità e della volgarità della guerra. La guerra condotta non per un fine nobile, ma per soldi. Ché poi è la filosofia ispiratrice anche di conflitti che ci vengono spacciati per “necessari”.
- Sigourney Weaver è una grande.
- Il messaggio subliminale della scena in cui il protagonista domina l’uccello grande e torna acclamato tra gli abitanti blu è chiaro: “chi ha l’uccello più grosso è un figo”.
- Non ho avuto alcun senso di nausea, come lamentato da molti. Le scene che in assoluto mi hanno sudare di più, sono state quelle ad alta quota: con i protagonisti in volo sugli uccelli (io, innamorato di quello arancione della parte finale), o quando si arrampicavano sulle rocce, e così via.
- Non c’è stata una scena di pupù e pipì. La fanno?
- I ragazzi col viso rotondo (leggi il protagonista) non mi piacciono.
- L’interrogativo più persistente, però, è sull’accoppiamento: gli uomini hanno un pene? E, se sì, è proporzionato alle dimensioni del corpo (ma col costumino non si vedeva nulla)? Secondo me si accoppiano usando la treccia, e infilandosela nonsodove.
- Il regista – lo stesso di Titanic – soffre evidentemente di manie di grandezza. I produttori, quando lo vedono, hanno paura.
- Perché il nostro cinema punta sempre sul noiosissimo intimismo e/o sul cazzeggionismo? Una scusa per non spendere soldi in produzioni kolossal come questa?
- I primi venti minuti del film ho desiderato la morte della mia vicina di posto: ciancicava i popcorn in maniera oltremodo irritante. Gli occhiali non solo sono scomodi, ma mi facevano anche un po’ senso: anche se ci hanno dato un salviettina, avrei voluto il mio gel igienizzante. Insomma, su quale naso son capitati prima di me?
- Quando il protagonista (umano) registrava le sue impressioni in webcam, e, sotto, compariva la data del 2154 (anno nel quale è ambientato il film), ho avuto una stranissima e brutissima sensazione. La consapevolezza che non ci sarò. E non ci sarà neanche nessuno dei river-lettori. Già.

Ansia da Paranormal activity.

January 29th, 2010

Ansia da Paranormal activity. by you.

In America ha fatto impazzire il pubblico. Da noi, forse, farà lo stesso. Io so soltanto che ogni volta che in tv passa la pubblicità di “Paranormal Activity” io e Allstarboy ci copriamo gli occhi. Ovviamente lo andremo a vedere. Ma so già che, per qualche giorno, sarà traumatico rimettersi a letto. E questo sempre perché, sotto sotto, credo alla presenza di qualche spirituccio.

Ansia da Paranormal activity. by you.

(queste le foto ufficiali diffuse oggi dall’ufficio stampa, in occasione di un incontro con il regista)

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Bruno scosciato a Termini.

November 2nd, 2009

Bruno a Termini. by you.

Fotografato ieri sera a Termini. Lui non lo sopporto, ma il suo marketing è una macchina da guerra.

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Mentre vado alla Casa del Cinema, per l’anteprima stampa di “Parnassus - L’uomo che voleva ingannare il Diavolo (v.o. “The Imaginarium of Doctor Parnassus”), penso quanto il trailer mi abbia in realtà dissuaso dal vederlo. Fondamentalmente perché non mi è mai piaciuto il genere Fantasy. Insomma, l’inverosimile puro, fiero della propria irrealtà. E poi c’era la durata: quei 122 minuti mi preoccupavano. Le 21, per la visione di un film, ti pongono di fronte ad una scelta drammatica, altro che fantasy: cena come le galline, o, dopo ululati vari, a mezzanotte. In platea c’è Paolo Bonolis, con la compagna, e un nutrito gruppo di amici.

Immagine by you.

Poi vedi Heath, Ledger. Appare impiccato, appeso ad una corda che gli stringe il collo, penzolante da un ponte, abito bianco (foto sopra). E’ quasi morto. E in quel “quasi” c’è tutta la dimensione di omaggio e ricordo testamentario cinematografico dell’attore, scomparso lo scorso mese di gennaio. Scomparso, raccontano le cronache, proprio mentre erano in corso le riprese del film. Così, è impossibile non riuscire a fare a meno di cercare di cogliere qualsiasi segnale che potesse far presagire il suo malessere, sfociato in quella maledetta overdose di farmaci. Un tono di voce diverso, uno sguardo perso, la percezione di qualsiasi anomalia. Mi aiuta la visione del film in lingua originale: la voce di Heath ti trafigge come la sua sparizione improvvisa dal set. Sparizione che il regista, il visionario Terry Gilliam, ha compensato con tre amici di Heath: Colin Farrell, Jude Law e Johnny Depp. I loro compensi sono stati interamente devoluti alla figlia del loro amico, Matilda. Heath scompare all’improvviso, nella finzione cinematografica e nella realtà. Nel film, la sua sparizione avviene dietro lo specchio che il dottor Parnassus, l’uomo che voleva sfidare il Diavolo (e interpretato da uno strabiliante Christopher Plummer), usava per regalare viaggi in un fantastico mondo parallelo. Vi entra, e non ne esce più. Il pubblico, così, non ha neanche la possibilità di salutarlo, di regalarsi quell’ultima visione, unico dono che i morti possono offrire ai vivi. E’ a Colin Farrell, che ha assunto le sue sembianze, che tocca il compito di interpretare una delle scene finali, un’impiccagione, una morte che servirà a Parnassus per vincere la sua scommessa col Diavolo. Ledger non c’è già più, è la realtà. Ha perso, non con il Diavolo, ma con la Vita.

I titoli di coda omaggiano la vita spezzata di Heath, e questo film è l’ultimo respiro di un’anima che non è riuscita a trovare l’equilibrio terreno, la chiave della sopravvivenza.

(Il film uscirà nelle sale italiane il 23 ottobre, distribuito dalla Moviemax, dopo la presentazione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma).

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autobus by you.

Ieri, in auto, vedo questo autobus e resto colpito dalla bella immagine di serenità che trasmettono queste due donne sdraiate. Tornato a casa, mi vado a leggere la trama di “Viola di mare”, in uscita il 16 ottobre.

“La storia prende spunto da un fatto realmente accaduto in un’isola della Sicilia di fine ’800. tratto dal libro “Minchia di re” del giornalista trapanese Giacomo Pilati. Angela, donna coraggiosa e trasgressiva fino al punto di non voler reprimere il suo amore per un’altra donna (Sara), sfida i pregiudizi sociali e la furiosa ostilità del padre. La madre, nel tentativo di aiutare la figlia, immagina una strategia: conoscendo l’antica ossessione del marito di avere un figlio maschio, suggerisce al marito di trasformare Angela in un maschio, falsificando, con la complicità degli organi religiosi e del medico del paese, i documenti della sua nascita. Angela, pur nella disperazione di perdere la sua identità, non ha scelta”. 

Perché sono convinto che, se al posto delle due donne ci fossero stati due uomini, l’azienda dei trasporti romana non avrebbe accettato la pubblicità?

Neonazisti gay, il tabù scuote il Festival di Roma. by you.

Nel mare magnum di fatti e fuffa, che ha invaso le redazioni sotto forma di cartelle stampa targate Festival del Cinema di Roma, c’è una piccola chicca, sfuggita ai più. Una perla destinata a far scandalo, quando verrà mostrata in tutta la sua verità e violenta crudezza. E’ la storia di un amore vissuto in una cornice proibita e proibitiva: quella dei neonazisti. “Brotherhood”, titolo originale Broderskab, è il lungometraggio d’esordio del danese Nicolo Donato, classe 1974, e sarà presentato nella selezione ufficiale del concorso di Roma, il 21 ottobre. Racconta la storia di Lars, giovinastro che lascia l’esercito e decide di entrare a far parte di un gruppo di neonazisti. Gruppo intento ad organizzare raid punitivi contro arabi e omosessuali, i due target preferiti. La fratellanza impone un apprendistato fatto di lezioni di vita quotidiane ispirate al “Mein Kampf”, libro-Bibbia dei nazi. E in questa fase iniziale, a Lars viene affiancato Jimmy, una sorta di guida e mentore, che avrà il compito di metterlo alla prova e seguirlo nel cammino verso la corretta nazitudine. Ma tra i due accade l’imprevisto: scoppia la passione. Carne e sentimento, per un amore combattuto e combattente, che verrà vissuto in segreto e nel silenzio di gemiti soffocati. Lars inizierà a prendere le distanze dal gruppo (qui un clip), in particolare dai diktat razzisti e omofobi dei suoi compagni e dei capi. I due amanti saranno di fronte ad un bivio: continuare a rimanere “fratelli”, nel nome dell’ideologia, o seguire i propri sentimenti “impossibili? La scelta sarà una lama che scorre nella carne.

Neonazisti gay, il tabù scuote il Festival di Roma. by you.

Brotherhood è solo uno dei film a tematica Glbt che, quest’anno, “coloreranno” le sale del Festival romano, e cercheranno di scuotere la platea. E, anche se ormai quando parlo di lei mi sento un Sandro Bondi berlusconiano virtual, il merito è tutto di Piera Detassis, anima e direttrice dell’evento, da sempre attentantamente incuriosita dal filone. Una scelta coraggiosa – così tanto che verrebbe voglia di definirla una sfida, se non fosse noto l’equilibrio della direttora.

Neonazisti gay, il tabù scuote il Festival di Roma. by you.

Neonazi gay. Mi chiedo se anche dalle nostre parti siano una specie “rara”.

Auguri Piera.

September 25th, 2009

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Insomma, oggi proprio non ce la faccio ad esserci, anche se da giorni avevo predisposto un mini count-down emotivo. Ma è come se fossi là, a sentirti presentare la tua Festa. Sì, lo riscrivo, tua.

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E anche se gli ostacoli, naturali e artificiosi - sicuramente dis/umani – non sono mancati, sono sicuro che saprai inondare questa Festa di sobrio glamour cinematografico. In bocca al lupo per un’edizione scintillante, my sweet and tender queen. (grazie a Sandro e Claudio per la foto)

Ispezioni sul set.

September 17th, 2009

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Ispezione sul set del film “Inception”, a Los Angeles, per Leonardo di Caprio (in ginocchio, Joseph Gordon-Levitt).

Giovani attori italiani per GQ. by you.Giovani attori italiani per GQ. by you.

Il fotografo Mariano Vivanco, dopo gli scatti ai nuotatori della campagna
Dolce & Gabbana Intimo, ha lavorato, per il numero di agosto di GQ, a queste foto, che ritraggono giovani attori italiani. Si riconoscono Davide Silvestri ed Emanuele Bosi.

Giovani attori italiani per GQ. by you.Giovani attori italiani per GQ. by you.

Cinema, appunti sparsi.

June 1st, 2009

Ho ripreso ad andare al cinema. Volutamente, per caso. “17 again”, Angeli e Demoni, e “Antichrist”.

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- Non sopporto i rumori di fondo. La gente che bisbiglia. Il popcorn. La risatina. Per non parlare dell’sms. E’ vero, il cinema ha un’altra magia, collettiva. Ma se questa collettività si traduce in un’entità fastidiosa, allora meglio starsene da soli a casa.

- Il cinema Eden, a Prati, ha una sala che manco a Ischia. Trenta posti. Le gambe è meglio se le lasci a casa.

- Riscoperto il piacere di vedere un film in lingua originale. Almeno capisci se un attore è davvero bravo/pessimo, senza lo “schermo” del doppiatore. In America i film stranieri sono praticamente tutti in lingua originale. E, comunque, gli stranieri al cinema sono infinitamente più educati del romano medio. E Zac Efron ha una bella voce.

- Le tendone scure piazzate davanti alle porte di uscita/entrata sono anti-igieniche. Spero le lavino spesso.

- Lars Von Trier è ‘na pazza (cit. A.). Antichrist va visto a stomaco pieno e, in alcuni momenti, a occhi chiusi.

- La scena madre di “17 again” – oltre a quella di apertura con gli addominali del signorino - è quella in cui Zac esclama: “I’m not gay”. Messaggio oltre la pellicola.

- Le cose che odio di più andando all’ultimo spettacolo (22.30): la cena di corsa, per arrivare in tempo; la corsa al parcheggio.

- 17 again: composizione sala= 6 ragazze, 2 gay.

- Antichrist: composizione sala= un rasta con fidanzata; un maniaco con impermeabile indossato per tutta la proiezione; svariate coppie, mano nella mano (per difendersi reciprocamente dallo schifo sullo schermo); un fuggitivo a metà proiezione; i soliti 2 gay.

- Il mio posto preferito: ultima fila, ultimi due posti laterali. Distanti, da tutto.

- “Angeli e Demoni”: la più grande pubblicità mai fatta alla Lancia Y e Lancia Musa. Quasi spudorata.

- Ogni volta che vado al Cinema Adriano ho l’impressione che il 40% dei pischelli che affollano l’atrio siano là per rimorchiare/farsi vedere, e che alla fine non ci entrino neanche in sala. Con somma gioia di Cecchi Gori.

- Perché il pop-corn – la cosa più rumorosa che ci sia, dopo le patatine – è il cibo da cinema? Vietarlo, no?

L’arte di essere etero.

May 25th, 2009

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Alla ricerca dell’identità etero, in un film che parte raccontando la storia di due compagni di college, e delle loro avventure, con qualche iniezione di gayezza. Qui il trailer.

Anticipazioni/Dalla Tim a New Moon: scelta la controfigura di Robert Pattinson. by you.

Ringrazio una vocina amica, per avermi informato che Alan Cappelli, il simpatico biondino dello spot della Tim, è stato scelto come contrifigura di Robert Pattinson. Il ragazzo, ex sfidante di Amici, ma soprattutto attore in erba ambizioso quanto basta, sarà a Montepulciano, luogo scelto per girare le scene italiane del film “New Moon”. Ovviamente saranno  necessari alcuni “interventi estetici”: tintura dei capelli (usando una speciale lacca), e depilazione sul petto.

Qualche tempo fa si era detto che le riprese si sarebbero svolte dal 25 al 30 maggio. La produzione ha, invece, convocato tutti, tecnici e comparse, dal 21 al 29 maggio. La prima settimana di maggio si sono già svolti i casting, alla Fortezza di Montepulciano, per trovare le comparse. Su 1500 persone che si sono presentate, ne sono state scelte 500.

Anticipazioni/Dalla Tim a New Moon: scelta la controfigura di Robert Pattinson. by you.

Auguroni.

Sotto, Primo Reggiani sul set. Ci sono anche altri attore, lo so, ma la sua faccia da studentello di borgata un po’ chic è quella che mi ha colpito di più. E poco importa che il suo cuore batta per Martina Stella.

In conferenza stampa, oggi, è stato spiegato che nessuno voleva distribuire il film (pronto dal 2007), perché ritenuto “violento e inneggiante all’uso della cocaina”. Alla fine uscirà nelle sale, ma vietato ai minori di 14 anni: si vedrà prima a Roma (dal 15 maggio), in 10 sale; successivamente a Milano.

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