Roma città sicura?

September 24th, 2008

Roma città sicura. by you.

Se c’è una cosa che ho imparato, è che le cifre, in materia di sicurezza, sono quanto di più incerto vi possa essere. Tra l’altro, quello che conta è la sicurezza “percepita” da parte dei cittadini. Detto ciò questo manifesto, fotografato vicino al liceo Mamiani, mi sembra un po’ campato in aria.

Michele e Roberto, i due gay che vennero sorpresi dai carabinieri nei pressi del Colosseo, intenti a “compiere atti osceni”, saranno processati. Nei confronti dei due giovani, infatti, il pubblico ministero Pietro Pollidori ha emesso un decreto di citazione a giudizio, fissando la prima udienza per il 24 febbraio prossimo. La vicenda è fin troppo nota, e risale allo scorso 26 luglio. I legali dei due ragazzi speravano in una archiviazione: evidentemente la Procura non ha creduto alla loro versione. Quello che, però, mi ha colpito - in negativo - è l’ultima presa di posizione dell’Arci Gay di Roma, da sempre molto “innocentista”. La linea degli avvocati dell’associazione è sempre stata che i due ragazzi si stessero solo baciando e che i carabinieri li abbiano “perseguiti” in quanto gay. Versione che, francamente, non mi ha mai convinto: la linea di carabinieri/polizia su questi temi è sempre di estrema cautela. Poco fa, Arcigay ha fatto appello alle telecamere presenti nella zona del Colosseo: “Non comprendiamo per quale motivo non siano state acquisite le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza posizionate nella zona come richiesto espressamente dell’avvocato difensore, legale di Arcigay Roma, associazione alla quale si sono rivolti i due ragazzi. Le immagini avrebbe consentito, infatti, di fare luce sull’intera vicenda”.

La stessa Arcigay, pochi giorni fa, aveva criticato la proposta del sindaco Alemanno di collocare telecamere nella zona della gay street. Due pesi, due misure?

Prestiti facili?

September 23rd, 2008

Prestiti facili? by you.

Per avere la percezione che gli italiani se la passino male, economicamente, basta vedere il proliferare di offerte di prestiti (e di pagamenti rateali, da Unieuro e analoghi). Le pubblicità sono sempre “simpatiche”, e vogliono veicolare un messaggio: che i prestiti sono facili da ottenere. La cosa non è così e, quasi sempre, si viene sottoposti a controlli su controlli. Per non parlare dei tassi di interesse. Stamattina ho osservato una delle tante pubblicità, nella metropolitana (foto sopra). Vado a leggere le mini-clausole (davvero mini, e scritte in basso, ad altezza piedi), e vedo che quelle condizioni sono riservate a: persone con 35 anni di età; dipendente pubblici; e con un’anzianità lavorativa di 15 anni. Insomma, un caso raro. Secondo me le associazioni dei consumatori dovrebbero buttarci un occhio sulle promesse di questi tizi.

Rainbow flag.

Un liceo per soli gay. E’ la proposta che si sta vagliando a Chicago, dove potrebbe sorgere la “Social Justice High School—Pride Campus”. “Ragazzi e ragazze gay, purtroppo, non sono tenuti nella giusta considerazione in questa zona”, spiega Chad Weiden, che dovrebbe diventare il preside dell’istituto. Ma non mancano le critiche, anche dalle stesse associazioni Glbt americane, secondo le quali sarebbe una sorta di “specchietto per le allodole”, che non risolve i problemi dei giovani gay. Non si tratterebbe, comunque, del primo college Glbt: nel 2002, a New York, è stata costituita la “GLBT Harvey Milk School“. A chi si rivolgerebbe il Pride Campus? Soprattutto a giovani vittime di episodi di intolleranza, e i cui genitori non si possono permettersi di mandarli in una scuola privata, più liberale. “Lo scopo di questa scuola - spiega un altro sostenitore del progetto - è quello di insegnare la tolleranza”. In ogni caso, non si tratterebbe di un istituto chiuso agli etero: “Tutti saranno ammessi, e non faremo certo discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale”. La proposta è ancora in fase di discussione e, qualora si dovessero ottenere tutte le autorizzazioni del caso, non si potrà pensare di aprirla prima del 2012.

Fascisti a Roma. by you.

Stamattina, andando al corso di francese e passando per via Crescenzio, mi sono trovato davanti a queste schifezze. Arrivato al lavoro scopro che la polizia ha già denunciato gli autori del gesto. Sei ragazzi, maggiorenni, e due minorenni: li hanno pizzicati, stanotte, mentre se ne andavano in giro ad affiggere queste espressioni di grande cultura. Una volante li ha beccati nella zona della Cristoforo Colombo, all’altezza della via Laurentina. Evidentemente si erano spostati. I sei maggiorenni sono stati denunciati per affissione abusiva; i minorenni riaffidati ai genitori.

Io sono fermamente convinto della profonda ignoranza, storica, di questi attacchini. Secondo me pensano che il Duce sia un personaggio di una fiction trasmessa da Rai 1.

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Dopo le recenti aggressioni nei confronti di gay, e la richiesta del sindaco, Gianni Alemanno, di effettuare maggiori controlli, arriva una prima proposta. A farla è il primo cittadino: telecamere per “proteggere” gli avventori di via San Giovanni in Laterano, ormai ribattezzata Gay Street. Alemanno ha avuto stamattina un incontro con il prefetto di Roma, e proprio a lui ha suggerito questo provvedimento. “E’ importante aumentare la sorveglianza nelle zone simbolo - ha detto Alemanno - Penso anche a piazza Navona”. La proposta di Alemanno è stata accolta dalla prefettura con favore: a questo punto si dovrà studiare la loro collocazione. Il sindaco ha poi precisato che “concorderà con la comunità gay” gli interventi più opportuni contro il bullismo.

Agggiornamento/ A poche ore dalla diffusione di questa notizia, è già polemica da parte di alcune associazioni gay (Arcigay, Gaylib). Poco fa hanno diramato una nota in cui bocciano la proposta di Alemanno:  ”Le telecamere non rappresentano una soluzione di fronte al fenomeno della discriminazione e verrebbero percepite come un problema per la privacy da parte di moltissime persone. Le aggressioni, inoltre, avvengono solitamente a qualche isolato di distanza, in luoghi bui. Ribadiamo che la sicurezza delle persone lesbiche, gay e trans deve essere garantita in tutta la città e che ciò è possibile solo attraverso un serio piano contro l’omofobia: campagne di comunicazione, formazione dirette alle stesse forze dell’ordine e anche nelle scuole (ricordiamo che spesso gli aggressori hanno meno di 18 anni), iniziative culturali, sostegno e implementazione dei servizi, maggiore presenza delle forze dell’ordine in borghese”. Enzo Foschi (Pd), vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio va oltre, parlando di “inaudita violenza”: “Non vorrei che, al contrario, con l’installazione delle telecamere si voglia raggiungere un altro intento, ovvero quello di riprendere tutti coloro che frequentano abitualmente la gay street e con lo scopo di scoraggiare, non i delinquenti omofobi (che si nasconodono e agiscono in altre strade, magari sotto al Colosseo), ma i ragazzi e le ragazze dal continuare a poter passare le serate in questo  importante luogo d’incontro“. Diversa la posizione di DìGayproject che è sostanzialmente a favore (”non sono certo la panacea di tutti i nostri problemi, ma sono un supporto alle forze dell’ordine per prevenire le aggressioni”, dice Marco Belfiore, segretario dell’associazione di Imma Battaglia), ma che fa notare una cosa condivisibile: “La politica a favore dei gay e dei loro diritti non può passare ogni giorno attraverso la gay street. La cultura anti-omofobia è qualcosa di più ampio e complesso e non può riguardare sempre, tutti i giorni il dibattito sulla gay street di Roma. Esistono anche Napoli, Trieste, Bari, Milano e tutto il resto d’Italia. I gay sono ovunque e meritano di essere soggetto di diritti”.

Quanto alle critiche: le trovo fuffologiche. Roma è piena di telecamere che, in molti casi, hanno permesso di risolvere casi di violenza, e non solo. Non vorremo mica creare una zona franca intorno alla Gay Street?

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Le multe non bastano. E così, l’amministrazione di una città israeliana, vicino a Tel Aviv, ha deciso di fare ricorso al Dna, pur di debellare il fenomeno dei padroni che non raccolgono i bisogni dei loro cani. Come? Creando un database con il Dna di tutti i cani che vivono a Petah Tikva - questo il nome della città. Quando poi qualche padrone non raccoglie la pupù,  un ufficiale (preposto a questo controllo), ne preleva un campione, per ricavarne il Dna. A quel punto si risale al padrone, che verrà multato. Il programma è stato già avviato, in via sperimentale, e il riscontro è stato ottimo. Per adesso, sono i padroni dei cani a fornire volontariamente il Dna del loro animale; in una seconda fase, però, potrebbe diventare obbligatorio.

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Imma Battaglia è in una fase di iper-comunicazione. E lo dimostrano le recenti uscite su temi caldi. Va detto che non amo chi parla solo per far parlare di sè, e francamente mi stupiscono questi razzi sparati a così breve distanza. Su alcuni punti sono d’accordo con lei. Su altri meno. Oggi è la volta del numero di ottobre di Babilonia, che intervista la presidente di Dìgayproject.

La sua antipatia verso Arcigay e le leadership omosessuali è cosa ormai nota: “Stiamo pagando il divismo di alcuni, la caccia al posto, il carrierismo, che è stato devastante. Hanno manipolato un movimento per avere posti in Parlamento e fare i propri interessi”. Alla domanda di Babilonia se i partiti hanno usato i movimenti, Imma battaglia risponde: “Noi, non loro dobbiamo essere lobby: guardiamo come si organizzano Chiesa e industriali. Così va fatto! Essere presenti ovunque”. Non è d’accordo neppure sulla diatriba Merlo-Arcigay scoppiata dopo la tragedia di Madrid: “Spesso è Arcigay ad avere atteggiamenti imbarazzanti. Bisogna avere rispetto delle morti e delle tragedie: io queste urla isteriche non le sopporto; in nessun caso la difesa deve essere aprioristica”. E per spiegare meglio le sue posizioni a Babilonia, Imma cita l’esempio di quando scacciò dal Gay Village gay drogati e fu attaccata: “Hanno scritto cose ingiuriose contro di me, come “omofobica” perché non sanno neppure scrivere “omofoba”. Io sono contro le droghe e in questo sono più fascista di altri. Arcigay la smetta di urlare usando l’ingiuria”.
Su cosa dovrebbe poi fare Arcigay, la presidente di Di’Gay Project non ha dubbi: “Forzare a destra; la destra si è evoluta, abbiamo dato l’opportunità alla sinistra di mangiarci e a continuare ad urlare, porta il movimento solo a destabilizzarlo. Gli ultimi Gay Pride sono stati un fallimento di visibilità massima che è la piazza. Il Gay Pride nazionale deve essere fatto a Roma”.

Credo che la sua strategia sia ormai chiara.

P.s. Complimenti per la copertina.

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La recente apertura dei ministri Rotondi e Brunetta sulle unioni civili ha già fatto il giro della blogosfera gaya. Tra quanti l’hanno accolta con favore c’è Imma Battaglia, che, proprio ieri, ha avuto un colloquio telefonico con Rotondi. E’ stato il ministro stesso a chiamare la presidente di DìGayProject: “Rotondi ha raccolto con favore le mie dichiarazioni di apprezzamento della proposta sua e di Brunetta per un progetto di legge sulle unioni di fatto - dice Battaglia - Sono stata contattata nei giorni scorsi dallo e gli ho proposto un incontro, che si terrà in settimana, prevedibilmente giovedì o venerdì. Rotondi nelle dichiarazioni e interviste di questi giorni ha mostrato coraggio e intelligenza politica”. Per la Battaglia è ora di “raccogliere quest’importante apertura di segno liberale che viene da un politico cattolico e porre le basi per un dialogo e un sereno confronto che faccia cadere il muro dello scontro culturale e politico. D’altronde, è caduto il Muro di Berlino, non dovrebbe essere difficile far cadere il muro sui gay. Fuor di metafora, l’obiettivo urgente è riuscire ad avere una legge con il consenso più ampio e trasversale”. Nell’incontro sarà sottoposto al rappresentante del governo il testo del contratto privatistico elaborato dall’ufficio legale del DiGayProject, che “intanto può essere uno strumento temporaneo per migliaia di coppie già esistenti che non trovano tutele né per i diritti né per i doveri”. Il contratto si chiamerà “Atto d’Amore” e sarà presto presentato alla stampa.

Che ci sia un collegamento con la lettera pubblicata ieri su Repubblica?

Di certo ci troviamo di fronte a timide manovre di avvicinamento verso il centrodestra. Serviranno alla “causa”?

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Ancora scritte omofobe all’ingresso della gelateria della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano. “Gay nei forni” e “Via i froci da San Giovanni”, con in calce una svastica. La denuncia arriva da Arci Gay. Scritte simili sono poi comparse anche su altri palazzi, diversi metri più avanti. “Scritte omofobe sono presenti lungo tutto il tratto della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano - afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - più volte sono comparse pochi giorni dopo episodi di violenza e discriminazione: l’incendio del Coming Out, l’aggressione di una ragazza lesbica, o l’aggressione di Federico e Cristian, qualche giorno fa”. “Per questo - sottolinea Arci Gay - chiediamo in primo luogo un intervento urgente da parte dell’ufficio per il decoro urbano per cancellare le offese. Queste continue manifestazioni d’odio e di intolleranza ci preoccupano molto perché testimoniano un clima omofobico e di intimidazione ai danni degli imprenditori della Gay Street e quindi di tutta la nostra comunità. Abbiamo più volte sottolineato la necessità di valorizzare quello che è ormai diventato un luogo simbolico, affinché si possano costruire occasioni di dialogo con la città. Chiediamo che le Istituzioni ci sostengano con delle azioni concrete per contrastare l’omofobia e nella definizione di iniziative culturali”.

Ma io dico: ma non lo sanno che usando un pennarello indelebile, magari dal colore più acceso (tipo fucsia), si ottengono risultati migliori? E poi quella svastica storta? Dilettanti.

ghl by you.

Sull’omofobia il Comune di Roma, nella nuova gestione di Gianni Alemanno, non ha lasciato spazio a ambiguità di qualsivoglia natura, ed è sempre stato molto netto nell’esprimere la condanna a episodi di intolleranza. La conferma di questo trend arriva adesso da ArciGay Roma (proprio ieri è stato riconfermato alla sua presidenza Fabrizio Marrazzo), che anticipa le intenzioni del Campidoglio. Il 25 settembre partirà una vera e propria campagna di comunicazione, che interesserà autubus e linee metropolitane romane. Tre i temi principali: si parte con i manifesti a sostegno delle lesbiche; a novembre sarà la volta di gay e transessuali disabili; dopo le festività natalizie, invece, si affronterà il tema dell’omofobia in generale. Ma l’Arcigay ha anche un altro motivo per gioire: il Comune ha confermato la convenzione per la gestione della Gay Help Line, la “linea verde” alla quale ci si può rivolgere per chiedere aiuto o denunciare casi di omofobia. Attiva da tre anni, ha fatto registrare migliaia di telefonate.

Rientrato dalla solita colazione alla Fiorentina, sfoglio Repubblica, e nello spazio delle lettere, il mio occhio cade su alcune righe scritte da Imma Battaglia, presidente di Dìgayproject. Frasi che, francamente, mi lasciano un po’ perplesso e mi sembrano sparate là tanto per andare contro l’Arcigay.

Da gay a gay, dico basta con questo vittimismo
Mi scuso per il ritardo con cui scrivo, ma ho preferito far calmare le acque della presunzione gay. Ho condiviso ogni parola dell’articolo di Francesco Merlo (del 23 agosto us), sul vittimismo gay e sul protagonismo mediatico di Arcigay e di tutti gli autoreferenziali rappresentati gay. Non se ne può più di questo bisogno di urlare una condizione che è normale, non ha nulla di particolare e che, detto seriamente, non subisce alcuna vera discriminazione. Chiedo scusa se sono molto sincera.

La solita inutilmente squallida lite di cortile. Ah, quanto al fatto che “non subiamo alcuna vera discriminazione”: dove vive Imma? Dentro al Gayvillage?

Aggiornamento/ Poco fa è stata pubblicata sul sito dell’associazione Dìgayprojet una sorta di puntualizzazione, firmata dal direttivo, che sa tanto di retromarcia, almeno parziale: “In merito alla lettera pubblicata oggi su Repubblica da parte del Presidente Imma Battaglia, è opportuno precisare che la frase “non subisce alcuna discriminazione” non è ovviamente riferita all’intera condizione omosessuale italiana, ma semplicemente alle polemiche su Domenico Riso. Ricordiamo che la morte di Riso è stata correttamente riportata da altri quotidiani e media (Corriere della Sera, Televideo Rai,ecc..) e che quindi tutta la polemica innescata sui giornali non fa altro che aumentare l’immagine vittimistica delle persone lgbt che invece va evitata. Se un giornale non ha riportato correttamente la vita privata di una persona morta in una tragedia aerea, questo non può portare a polemiche giornalistiche strumentali e inopportune, soprattutto nei confronti del lutto della famiglia di Domenico Riso”.

Contro l’acqua minerale.

September 12th, 2008

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Una vera e propria campagna per promuovere il consumo dell’acqua di rubinetto. Truth in Hydration è un gruppo americano che, nei giorni scorsi, ha mandato in giro per le strade di New York una squadra di persone che riempivano le bottigliette di acqua minerale con quella di rubinetto. Lo scopo è quello di convincere la gente a smettere di pagare - caro - per quella minerale.

Io bevo acqua di rubinetto, fondamentalmente perché mi pesa troppo caricarmi le sei bottiglie minerali dal supermercato.

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Quando si verifica un’aggressione come quella di martedì sera, si scatena sempre la solita, prevedibile corsa alla solidarietà e alla condanna. Corsa fondamentale, perché è importante che le istituzioni facciano “formalmente” sentire la loro presenza. Più difficile “agire” in linea con quella solidarietà, attraverso gesti concreti. Stavolta il sindaco Gianni Alemanno ha cercato di dare un seguito alle parole di condanna verso l’ultimo episodio di omofobia, avvenuto poco distante dalla Gay Street, al Colosseo. E’ lui a comunicarlo:

“Ho avuto un colloquio con il comandante provinciale dei Carabinieri, al quale ho richiesto di intensificare i controlli e la vigilanza su tutta l’area circostante via di San Giovanni in Laterano, affinché venga garantita una migliore sicurezza e non si ripetano più episodi di intolleranza simili a quello di martedì sera”.

Arcigay Roma, da parte sua, accoglie con favore le parole di Alemanno, ma sottolinea la necessità di un piano contro l’omofobia in tutta la città: “Sensibilizzare le forze dell’ordine contro l’omofobia è un primo passo, ma bisogna fare di più. La sicurezza delle persone lesbiche, gay e trans va garantita in tutta la città. Per questo c’è la necessità di un piano organico contro l’omofobia, attraverso progetti culturali e di formazione, anche nelle scuole, in sinergia con le associazioni del territorio. In questo modo le Istituzioni possono rendere più incisiva la loro azione contro l’intolleranza”.