La spesa on-line.

May 7th, 2008

Impossibilitato a uscire - ad eccezione di rapidissime parentesi canine - mi sono messo a cercare qualche sito che offrisse la spesa online. L., cresciuto in Emilia, mi aveva subito suggerito la Esselunga: peccato che non siano mai scesi nel Lazio. Così come il servizio della Despar, “Spesa On Line“: non scendono più giù di Milano. Basko si spinge fino a Genova. Mi chiedo: il centro-Sud non è considerato remunerativo? Il primo sito con consegna a Roma che trovo è Pronto Spesa: la consegna avviene in tempi relativamente rapidi (ordinando la sera, il fattorino arriva la mattina seguente), e a sei euro circa di spesa. Peccato che non vendano prodotti freschi: niente carne, niente frutta e verdure, e così via. La Pam, invece, informa che il servizio di consegna a domicilio è cessato (non rendeva?). Alla fine ho optato per la Coop: vendono ogni tipo di prodotto, con una spesa di consegna di 5,90 euro e a prezzi concorrenziali. Sono un po’ più lenti: ordinando la merce ieri, mi arriverà domani mattina. Però val la pena di provare. Puo’ essere una soluzione per quando si devono comprare i miei amati litri di succhi d’arancia (o l’acqua, visto che quella di rubinetto di Roma non mi convince più dopo che ho visto gli effetti sul mio scaldabagno).

PRODOTTO QTA PREZZO TOTALE
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ACQUA MINERALE NATURALE cl 50 X 6 1 1,73 1,73
SUCCO COOP ARANCIA 100% 5 1,31 6,55
PASTA ALL’UOVO TAGLIATELLE RASAGNOLE N. 6 2 1,13 2,26
PESTO ALLA SICILIANA 1 1,50 1,50
OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA DA AGRICOLTURA BIOLOGICO COOP 1 5,51 5,51
ARANCE TAROCCO BORSA 1 2,68 2,68
BANANE CHIQUITA VASSOIO KG 1 (conf. 800 GR) * 1 1,82 1,82
CAROTE JULIENNE COOP 1 0,98 0,98
INSALATA COOP SERENA DA AGRICOLTURA BIOLOGICA 1 1,98 1,98
LATTE FRESCO MICROFILTRATO PARZIALMENTE SCREMATO COOP 1 1,05 1,05
YOGURT MAGRO 0,1% FRAGOLA 2 VASETTI 2 0,87 1,74
CREMA YOGURT MULLER FRUTTI DI BOSCO 2 VASETTI 1 1,33 1,33
YOGURT ALBICOCCA 2 VASETTI 2 1,38 2,76
YOGURT INTERO YOMO AGRUMI DI SICILIA 2 2,18 4,36
FORMAGGIO FRESCO CERTOSA DELIZIA 1 1,65 1,65
CRACK PREMIUM SALATI SAIWA 1 1,39 1,39
WAFER CREMKAKAO LOACKER 1 0,99 0,99
MELE GOLDEN A.A.COOP (conf. 1000 GR) * 1 1,59 1,59
VIT/LO BOCCONCINI KG 1 (conf. 400 GR) * 1 4,16 4,16
SNACK SALATI NACHO CHIPS UNCLE BEN’ S 1 2,98 2,98
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SUBTOTALE 49,01
==========
MAGGIORAZIONE 0,76
CONSEGNA 5,90

Noticina medica.

May 5th, 2008

L’influenza ha bussato anche in casa-river. Sotto forma del solito mal di pancia, stanotte. Pensavo che sarebbe finito tutto nel corso della giornata, ma adesso ho quasi 39 di febbre. Il cane, pazientemente, ha aspettato fino a poco fa che lo portassi fuori. Altro che la santitudine di padre pio. Il mio pollice gastronomico si sta applicando nel produrre il piatto che gli riesce meglio: pasta in bianco. Non so perché quando sto così mi riduco sempre a guardare ER in tv.

A presto blog.

Hillary t-shirts.

May 2nd, 2008

Arrivato il pacco con le t-shirt di Hillary Clinton. Oltre ai 45 euro - incluse le spese di spedizione - m’è toccato pagare 20 euro di spese doganali. Resteranno comunque un bel ricordo.

Sui calzini.

April 16th, 2008

I calzini possono trasformarsi in un dramma. Troppo spesso sottovalutati (”non si vedono”, “basta che costino poco”, “importa solo il colore”, alcune delle frasi più frequenti che mi è capitato di sentire sul tema), sia dai consumatori che dai negozianti. Questi ultimi, per non so quale motivo, hanno la tendenza a mantenere in negozio un catalogo scarso, con pochi modelli. Mi sono trovato in negozi con calzini di un unico colore o monomarca. O addirittura in negozio di abbigliamento uomo che non avevano per niente. Per me la selezione è fondamentale. 

Il calzino ideale è quello di mezza misura: nè troppo corto, ma neanche fino al ginocchio. Non deve far sudare i piedi ma - e questa è la cosa più importante - non deve scivolare giù. Non c’è niente di più fastidioso dei calzini arricciati sotto alla pianta del piede. L’elastico superiore, quindi, deve essere resistente, in grado di sopportare i lavaggi frequenti cui sono sottoposti. Non ho preferenze di marca: mi è capitato di trovarmi malissimo con dei calzini Armani (si sono bucati dopo poco), benissimo con marche di cui non ricordo il nome. Le misure, spesso, sono indicative: mi fanno imbestialire i modelli a misura unica, che inevitabilmente sono troppo corti o troppo lunghi.

Oggi ho trovato un discreto campionario alla Rinascente di piazza Fiume. Lunghi e corti, tinta unita o colorati, da 10 a 20 euro. Ho comprato quelli in foto. 

Incontro con la chemio.

April 13th, 2008

Uscito dal seggio insieme ad L., mastico considerazioni sulle vecchine che si lamentavano di quanto fosse difficile distinguere le diverse schede elettorali e di quelle per le quali la differenza tra Berlusconi e Veltroni è tutta nel colore dei simboli dei rispettivi partiti. Il sole c’è, la giornata sarebbe da mare. In alternativa da terrazzo. E, invece, mi ritrovo un cazzotto nello stomaco della mia coscienza che mi provoca un rigurgito di amarezza. Duecento metri dal seggio, vediamo in lontananza un signore che, a fatica, sostiene una donna, seduta su un piccolo cilindro di cemento, usato per delimitare il marciapiede. Ci avviciniamo e vediamo che è svenuta. Lui ha sui 40 anni, gli occhiali con la montatura nera, appeso al collo un portacellulare. Le sta dando piccoli schiaffetti, incoraggiandola a riprendersi. Sulla strada ci siamo solo noi. “Mi date una mano?”, si rivolge a noi, senza urlare, con una tranquillità che mi stupisce. Penso che non sia la prima volta che quella donna stia così male. La adagia in terra, tenendole la testa, coperta da un berretto nero. Io le prendo le gambe, e le tengo sollevate, per le caviglie. Non so dove guardare, è la prima volta che mi capita un incontro così. Ha le scarpe da ginnastica bianche, una tuta, e una giacca nera, abbottonata. Il marito gliela apre. Le gambe sono leggere. Piano piano inizia ad aprire gli occhi. Il berretto le cade. Non ha più i capelli. Gradualmente capisce cosa le è successo. Guarda me ed L. e come prima cosa ci ringrazia. Parla ancora sottovoce. “Vado a prendere la macchina, è qui vicino”, ci dice il marito. L. le prende la testa e gliela tiene. Ogni tanto passano delle auto e ci chiedono se ci serva aiuto. La signora inizia a parlare. Sembra quasi volersi giustificare per questa debolezza pubblica. “Sto facendo la chemio, scusatemi”. Le unghie sono curate, il colorito della pelle non è naturale. “Dicono che aiuti, ma valli a capire”. “Signora, è una battaglia, coraggio. E’ difficile, lo so”, sono le uniche cose che riesco a dirle. Mi chiede di abbassarle le gambe, perché le fa male la schiena. “Voglio andare a pranzo da mia suocera”. Si sistema il berretto. Ritorna il marito con l’auto, una fiat panda bianca. Accosta, ed esce rapidamente. Insieme la aiutiamo a rialzarsi. Ho paura che ricada in terra. E’ magra, il suo è un corpicino di chi sta lottando contro qualcosa che ti rosicchia la vita, ora dopo ora. “Grazie ragazzi”. Il marito la fa sedere.

Gli occhi di quella signora mi hanno fatto fare un tuffo nel dolore.

Era il dato che mi interessava di più: giovedì, al pronto soccorso, i globuli bianchi erano altini (causa una non definita infezione); ora, con le analisi ritirate fresche fresche alla Bios, ho visto che sono scesi. Si sono alzati i globuli rossi, ma - da fonti amicali - direi che è un’oscillazione normale. Anche la Ves - velocità di sedimentazione - è fuori di una unità. L. mi ha rassicurato: la sua è fuori di 3.

Emocromo completo
Eritrociti……..5,7 (valore normale 4.3 - 5,3)
Leucociti…… 7,2 (valore normale 5 - 10)
Emoglobina… 16,2 (valore normale 13,5 - 16,5)
Ematocrito…. 44 (valore normale 40-48)
Volume corpuscolare medio 77 (valore normale: 80-100)
Hb corpuscolare media 29 (valore normale 25-33)
Conc. corpuscolare media 37 (valore normale 31-36)

Formula leucocitaria
Linfociti 29,7 (valore normale 25-40)
Monociti 6,3 (valore normale 3-10)
Gr. Neutrofili 59,6 (valore normale 50-70)
Gr. Eosinofili 3,2 (valore normale 1-4)
Gr. Basofili 1,2 (valore normale 0-1)
Piastrine 261 (valore normale 150-500)
Ves: 19 (valore normale fino a 18)

Urine
Colore: giallo oro
Aspetto: limpido
Reazione: acida 5,5 (valore normale 5-6,5)
Peso specifico: 1031 (valore normale 1010-1030)

Quindi, la mia pipì pesa parecchio. 

Di notte, bua.

April 4th, 2008

Notte più buia del solito. Passata, dalle 3 in poi, cercando di sopravvivere al palinsesto notturno. E al mal di pancia. Come non ne soffrivo da tempo. Ogni due mesi, ormai, me lo aspetto. Inizia dalla parte alta della pancia, fitte; poi scende, gradualmente. 12 ore di dolore, che aumenta quando sto sdraiato. Quindi non si dorme. Stanotte ho anche preso due Buscopan. Niente da fare. Si va al Gemelli, dopo essere riuscito a trovare un taxi alla fermata. La gente va al lavoro, c’è traffico.

I pezzi di vita che mi piombano addosso tra le pareti verde-panna della sala d’attesa del pronto soccorso mi riempiono di malinconia. Vedo come non vorrei diventare, e capisco che il mio corpo mi fa paura. E’ qualcosa di incontrollabile, nella sua prevedibile decadenza. Insieme a me arriva un filippino, insieme alla moglie e al ragazzo presso il quale vivono. Si piega in due dal dolore, un asciugamano bianco per asciugarsi il sudore. Il ragazzo, italiano, ha imparato la loro lingua. Non capita spesso. La moglie deve andare a lavorare, chiama “la signora” e avvisa del ritardo. Mi colpiscono gli anziani. Mi fanno male. Sono tanti. Il primo arriva con l’ambulanza. E’ caduto in terra. Lo mettono su una carrozzina, e la figlia è in difficoltà. “Una cosa così non l’ho mai spinta”. Un’altra anziana, anche lei caduta. Tocca poi a David, classe 2005. Arriva urlando, in braccio alla mamma. E’ caduto, gli sanguina la testa. Una donna africana, incinta, vestita con una tuta dai colori accesi. Una signora, codice verde, borbotta. “Questa negra mi passa davanti”. Un’altra discute di condominio col marito: hanno due case, a Napoli. E’ venuta per una congiuntivite, codice bianco. In tv c’è Barbara d’Urso, mentre un ragazzo fa su e giù per sostituire le merendine nei distributori. Scherziamo e ci scambiamo un sorriso. Nella sala d’attesa due copie di Avvenire, è distribuito gratuitamente. Riesco anche ad attingere alla mia dose quotidiana di litigiosità, col tipo che lava in terra. Pretendeva che una ragazza non entrasse nella sala d’attesa, perché “lui stava lavorando”. Ho preso le sue difese, ricordandogli quale luogo fosse quello, e lei si è seduta. Nelle sale dove sono stati sistemati i pazienti sulle barelle (quelli che non riescono a stare seduti), un’altra ondata di angosciante anzianità. Un donna, sui 50 anni, assiste la madre. Le chiede se le debba cambiare il pannolone. Un’altra donna, stessa età, chiama gli infermieri, perché il padre deve fare i bisogni. Lo guardo negli occhi, mentre portano via la barella. Sembra quasi che si vergogni di quella sua condizione. Qui e là mandrie di studenti stronzetti assistono alle visite. Hanno l’aria spocchiosa di chi sta bene, di chi ti osserva per capire cosa hai, e che guarda l’orologio aspettando la fine del suo tirocinio. I loro sguardi non mi piacciono, sono di superiorità. Solo suor Bartolomea mi regala un caldo sorriso.

Emocromo. L’appendice è infiammata, anche se penso di avere problemi al colon. Nervoso e alimentazione sbagliata. Due giorni di riposo. Oggi pomeriggio altra visita da professore internista. “Non è da operare, ma la deve tenere sotto controllo”, mi dice la dottoressa che compila il referto. Si chiama Silvia, indossa una felpa in pile, i capelli biondo-castano. L’infezione ha fatto salire i globuli bianchi.

David esce dalla sala visite dedicata ai bambini. Sui vetri hanno attaccato adesivi di personaggi tratti dai cartoni animati. Mi avvicino, mentre è in braccio alla mamma. “Allora, passata la bua?”. Ha gli occhi ancora lucidi. Mi fa di sì con la testa.

Si torna a dormire.

Svolte.

March 31st, 2008

Ci sono dei momenti che un blogger non può fare a meno di infilare in quella bottiglia trasparente che è il suo blog. Per alcuni è il primo tatuaggio. Il primo vestito di Prada (presente!). Il trasloco nella nuova casa (idem). La prima buca data ad un appuntamento di chat (ehm…). Quante prime volte ho raccontato in questi cinque anni? Il primo lubrificante, comprato a due passi da San Pietro. La prima intervista. Il primo viaggio da inviato. E, attraverso la lente d’ingradimento del passato, la prima volta sul web; il primo rapporto, a Los Angeles; la prima volta ad “Amici”, tanti anni fa. Oggi ho vissuto una svolta, che è anche una prima volta.

7 anni fa. Attacchi di panico. La cura si chiama paroxetina. Funziona, evviva. Dopo un mese segregato in casa, torno a vivere. 7 anni. Una pasticca al dì. 7 anni.

Torno dal medico. Lo chiamo medico, ma la sua specialità è la psichiatria. Non so perché, ma provo un certo fastidio nel chiamarlo psichiatra. Mi sento come quel ragazzo dallo sguardo triste, accompagnato dalla mamma, che incontro nel suo studio medio, traversa di viale Giulio Cesare. Il parquet è nuovo, si sono trasferiti là da poco. Prima erano in via Cicerone. Sulla porta non c’è neanche una targa. Suono. La segretaria è la stessa. Quanta ne avrà sentite. La moglie del medico è stata la mia analista per due anni. Insieme - farmaci+terapia - abbiamo sconfitto gli attacchi di panico. Lui nel frattempo ha fatto carriera. Ora ha una cattedra in un’università della Toscana: “prevenzione dello stress”. E da dottore è diventato professore. Gli faccio il solito riassunto delle puntate precedenti. Lavoro, affetti, famiglia. Poi si tirano le somme. “Vorrei iniziare a ridurre il farmaco. L’ultima volta che l’ho visto, due anni e mezzo fa, la risposta fu secca: “Se lei sta bene, perché smettere?”. Adesso, invece, è più aperto. Studiamo un programma di uscita. La paroxetina crea dipendenza: se un giorno mi scordo di prenderla, la sera mi gira la testa e ho le vertigini. “E’ normale”, mi rassicura. Così mi prescrive la paroxetina in gocce (si chiama Dropaxin): ogni settimana devo ridurre di una goccia. Si parte da 40 gocce, l’equivalente di una pasticca. Sembra una specie di raccolta a punti al contrario. Il rischio che gli attacchi di panico ritornino c’è, nessuno lo nega. “Qualsiasi cosa mi chiami, e ne parliamo. Se ci accorgiamo che non va, riprendiamo”.

Esco dal suo studio e il sole ha un altro colore. Sento di aver iniziato qualcosa di importante. Un percorso per liberare il mio corpo da una stampella. Speriamo di farcela.

Spesa.

March 30th, 2008

Arrivati con L. al centro commerciale porta di Roma alle 16.20. Usciti alle 19.50. Parentesi pappa da Wok. Comprato:

Leroy Merlin: due vasi rettangolari per salotto fronte terrazzo; un vaso circolare; tre clivie e 3 gardenie per i vasi rettangolari; una ortensia per vaso circolare; pianta indefinita per vaso terrazzo con rampicante morta; un sacco di terra da 25 litri  (ma siccome non bastava, tornati dal fioraio in strada - quelli aperti h 24 - a comprarne altri tre da 10 litri). Commesse di Leroy M. molto antipatiche. Inizialmente avevo comprato le azalee, perché erano nel settore “piante da interni”. Poi però la tipa mi ha sgarbatamente spiegato che l’azalea in casa non ci sta, e che avevano cambiato la disposizione delle piante. A saperlo prima.

Auchan: 8 confezioni doccia schiuma (tra cui: ananas, melone, freschezza generica, esfoliante all’albicocca); 2 confezione schiuma da barba (una da viaggio per L.); balsamo per capelli per L.; 10 litri di ammoniaca per pulire terrazzo; lysoform parquet due confezioni; tre confezioni Anitra wc; fustino mega-galattico Dixan con in omaggio due lampadine a basso consumo (ne ho un cassetto già pieno); 1 Dixan piatti; versione low cost del Calfort; 9 litri di succo d’arancia; dental fresh per il cane; due confezioni di sacchetti per aspirapolvere; pasticche al limone per filtri aspirapolvere.

L. si è preso una specie di impermeabile nero da Sisley. Io è due settimane che cerco calzini decenti (non sportivi, ma da lavoro): niente da fare.

Sono state tre le esperienze che ho avuto nel mondo del volontariato romano. Quasi sempre iniziate per noia/prova/sfida. A dire il vero, c’era anche qualcos’altro di indefinito che mi spingeva a cercare di rendermi utile. Per chi? Per cosa? Non c’è una risposta. Il volontariato è anche un modo per aiutare se stessi.

La prima esperienza è stata in una scuola popolare gestita dalla comunità di Sant’Egidio, a Nuova Ostia, zona ad alto rischio criminalità. Una zona dove c’era da aver paura ad uscire la sera. Seguivo i bambini delle scuole elementari e medie, e li aiutavo a fare i compiti. In particolare, ero legato ad un bambino, Fabrizio (lo chiamavo Fabrizietto, ma a lui il nomignolo dava fastidio): padre in carcere, madre che non lo seguiva. Due volte lo portai in gita “privata”, io e lui: al luna park dell’Eur e al lago di Bracciano. Tenevo anche un diario di quell’esperienza, che conservo ancora oggi. Fabrizio è stato una specie di fratello che non ho mai avuto. La sera accompagnavo gli altri bambini a casa. Ho smesso di fronte all’insistenza della comunità di Sant’Egidio, che pretendeva anche un mio impegno a livello “religioso”. Prima sottolineavano che il volontariato era una cosa, e la chiesa un’altra. Poi iniziarono a chiedermi di andare a messa, una, due, tre volte. Fino a quando addirittura dovetti partecipare ad un inquietante raduno, a Sutri. Il leader era trattato come una specie di santone: gli portavano la colazione in camera, sul vassoio. Salutai e da allora chiusi ogni rapporto con Sant’Egidio. Non ho più rivisto Fabrizio.

Fu poi la volta della mensa della Caritas. Esperienza umanamente poco “coinvolgente”. Mi ricordo che c’era una vecchina che non cedeva mai il cestino usato per distribuire il pane. Era molto gelosa di quel ruolo. Con gli ospiti non si interagiva quasi per niente. Ricordo l’odore nauseabondo di molti senza casa.

L’esperienza più tosta, però, l’ho vissuta a Voce Amica, il telefono di ascolto che allora era in zona Esquilino. Frequentai un corso di formazione, dove conobbi il mio secondo ragazzo, A. Poi quasi un anno di volontariato. Spesso facevo i turni la notte. Le chiamate arrivavano fino alle 4 di mattina. Poi due, tre ore di tregua. Mi ricordo Franca, di Ostia. Una signora anziana che chiamava solo per raccontare cosa aveva fatto: era completamente sola. E poi il ragazzo che telefonava per dire che si eccitava di fronte alla mamma che faceva sesso. Noi non attaccavamo mai il telefono, dovevamo sempre ascoltare: al massimo potevamo “imporre” dei cambi di rotta, quando l’interlocutore insisteva troppo a percorrere un binario morto. A volte era straziante, perché in fondo eri impotente di fronte a quelle storie di solitudine e malessere. Con A. facevamo spesso il turno insieme, e si rispondeva a turno. Ogni chiamata veniva registrata su un grande diario: ora di inizio, di fine, argomento di discussione. Avevano ancora i telefoni grigi, quelli con tastiera rotante. Smisi perché era psicologicamente troppo pesante da sopportare.

In palestra, per cominciare.

March 14th, 2008

Arrivo con qualche minuto di anticipo. N., il personal trainer che mi è stato assegnato - era quello disponibile al momento - sta finendo con un altro cliente. Incrocio i soliti sguardi incuriositi negli spogliatoi, che accompagnano qualsiasi nuovo arrivato. L. è già crollato nel letto, mi manda l’sms della buona notte. La sua cura farmacologica è sempre più pesante. Il cuore fa le bizze, ma per fortuna non deve ancora ricoverarsi. N. mi fa una serie di domande sulle mie abitudini, di vita. Vedo spalmata - è appiccicosa, come la resina degli alberi - su un foglio di carta la mia routine quotidiana. Noia. La colazione alle 11. Il pranzo alle 14. La merenda alle 18. La cena alle 21. Una merenda notturna alle 23. Cazzo, è davvero monotona questa sequenza di ingurgitamenti; solo la defecazione è imprevedibile. E la morte, quando non è agevolata dal suicidio. Ora la palestra spariglia tutto. A cominciare dalla cena al ristorante. Passando per il supermarket: mi toccherà andare al drugstore di Termini. Lo inauguro stasera: la signorina dai capelli neri lunghi alla cassa mi tranquillizza, “chiudiamo alle 24″, mentre cerco di abituarmi ai nuovi odori che accompagnano la mia camminata verso la metro. Nella peggiore delle ipotesi è pipì; poi ci sono quelli provenienti dai clochard di via Giolitti. Incrocio le marchette che sconfinano da piazza della Repubblica e i soliti tassisti abusivi, occhiello da visita per i turisti che arrivano nella capitale. Mi preoccupano gli orari della metro: l’ultima parte dal capolinea alle 22, e quindi dovrò cercare di non sforare. N. mi smonta sulla mia prima certezza: bastano due sedute a settimana - speravo. No, ne servono tre. Anzi: “almeno” tre. Iniziamo a ragionare su un programma di massima, per i prossimi tre mesi. Mi preparerà una serie di circuiti, da variare, giorno dopo giorno. 21 lezioni, di un’ora o poco più (800 euro in un’unica soluzione; 900 se pago in tre rate). Il ragazzo è simpatico. Ha 26 anni e viene dal Molise, anche se l’accento sembra napoletano. Per Pasqua tornerà a casa. Etero, alto 1.90, si mangia le unghie e mi confessa una passione per la Nutella spalmata sul panino, la sera. Ne parliamo a proposito dell’altra mia passione: la merenda delle 23, spesso latte e savoiardi. Non mi vuole smontare: “però potresti sostituire il latte intero con quello scremato”. Non mi preparerà una dieta, ma solo alcuni consigli. Alcuni me li snocciola mentre, per la prima lezione - puro riscaldamento - corro sulla cyclette. Due litri d’acqua al giorno; niente bibite gassate; niente carboidrati a pranzo; mai mischiare formaggio e carne. Il resto lo scriverà. Leggere queste cose mi farà bene, mi sono troppo lasciato andare negli ultimi tempi. Negli ultimi 5 anni, per essere precisi.

Da domani creerò nella sidebar una pagina in cui terrò traccia del lavoro fatto, ogni seduta. Si comincia lunedì prossimo.

Buona notte blog.

Sky-visiting.

March 14th, 2008

Gli studi di Sky sono sulla via Salaria, meglio nota come la strada delle prostitute e dove il Comune ha fatto installare delle telecamere puntate sulle auto - con scarso effetto deterrente. Io arrivo alle 10.10, e alcune sono già al lavoro. Chissà chi ha voglia di farsi una sveltina a quest’ora. Boh. Prima di Sky, sulla destra, c’è una sede sgangherata della Rai. Davanti a me, all’ingresso ospiti, c’è un tipo molto furbo con la Porsche che pretende di parcheggiare dentro, “perché il dott. XXX me lo ha garantito via email”. Peccato che alla vigilanza quella email non sia mai arrivata. E così, noi dietro ad aspettare. Superata la sbarra metallica - alla fine la vigilanza ha ceduto - gli si è spento il motore. “Ao’, certa gggente che se la compra a fà ‘na machina così quanno non la sa guidà?”, borbotta il vigilantes. Parcheggio in semi-divieto di sosta. Il mio amico - che oggi sono andato a trovare - mi racconta che la vigilanza appiccica degli avvisi alle auto parcheggiate male. Dopo tre avvisi, ti vietano di parcheggiare dentro per un tot di tempo. Però non chiamano mai il carro-attrezzi. La sezione a più alto tasso di gioventù e beltade è nella palazzina A: sede dei canali televisivi Fox e di SkyTg24. Al bar scopro che qui hanno inventato il caffè “Sky”: una specie di caffè macchiato al latte, con la schiuma. Mangiamo in mensa (insieme ad un’orda imprecisata di persone, visto che la pausa pranzo è per tutti dalle 13 alle 14): lasagne - per amico e collega -, paella per me (alle 16.39 devo ancora digerirla). Incrociamo il fidanzato di un giornalista di un grande tg nazionale. All’ingresso delle varie palazzine (in tutto 1000 dipendenti), le anime disperate che fumano: la legge anti-fumo sui luoghi di lavoro ha creato la figura del viandante disperato in cerca di una boccata di nicotina. Ovunque televisori collegati sul Tg. Uno utilizza l’hd, alta definizione: impressionante.

Si torna in palestra.

March 10th, 2008

Le decisioni più importanti le ho sempre prese in maniera impulsiva, con un moto impetuoso. Così ieri sera, dopo essermi scorfanato l’ennesima confezione di Loaker: devo tornare in palestra. Il mio fisico è da rottamare. In passato i miei abbonamenti di tre mesi alla palestra di via Giulio Cesare, sono quasi sempre rimasti inutilizzati per i loro due terzi. Dopo il primo mese gasato e motivato, ho sempre rinunciato. Sono pigro, e il materasso ha un suo appeal. Stavolta, però, farò ricorso ad un espediente che mi metterà con le spalle al muro: prenderò un personal trainer. La palestra è nella zona di piazza Barberini. Piena di giornalisti, purtroppo. Le tariffe, però, sono competitivissime: un pacchetto di 20 ore con personal trainer 600 euro. Poi c’è l’abbonamento: 300 euro per sei mesi (anche qui stracciato). Aspetto la telefonata di Davide - così si chiama il ragazzo. Ci andrò la sera, finito di lavorare.

Un cane in doccia.

March 4th, 2008

La cosa più naturale da fare a pochi minuti dalla mezzanotte di un lunedì stancante come solo i lunedì sanno essere, è decidere di lavare il cane. Ovvio. In verità era da qualche mese che, visto l’olezzo che si levava dai quaranta chili di pelo e ciccia, volevo portarlo al canlavaggio. Il problema di questi posti, però, è che: 1) ricevono da lunedì a venerdì, quando lavoro; 2) il sabato mattina chiudono generalmente alle 13; 3) ricevono per appuntamento, preso svariati giorni prima. Così, ieri sera, scovato un flacone di sapone canino comprato non mi ricordo quanto tempo fa - e dopo aver appurato che non scadeva - ho invitato il peloso ad accomodarsi nel vano doccia. Il cane, quando si trova in una situazione-lavaggio, si comporta come se stesse per morire: abbassa le orecchie, guarda in basso, quasi a volersi buttare in terra. Insomma: è pronto per la macellazione. Le zampette non se le fa lavare: odia che gli vengano toccate, e appena le sfiori, le ritira a sè. Anche la coda è stata difficile da raggiungere: paralizzato col sedere per terra e la schiena attaccata al muro, non riuscivo a scollarlo per più di 3 secondi. Alla fine del lavaggio, da istruzioni del sapone, occorreva lasciare agire il prodotto per 15 minuti. Che si fa? Chiudo il vano doccia. Fortunatamente non abbaia. Lo sciacquo e, con un asciugamano stracciato, lo asciugo un po’. Ovviamente non basta e, nel tragitto verso il terrazzo, bagna tutto il corridoio, pareti incluse.

Buongiorno blog.

Il vento di traverso - crosswind - è una delle cose peggiori che ci possa essere. Più in generale, l’atterraggio con vento forte è qualcosa che non augurerei a nessuno. Questa ripresa è stata realizzata ieri ad Amburgo: protagonista un Airbus 320, che rischia di schiantarsi al suolo. Alla fine è costretto a riprendere quota.

Volo Francoforte-Londra, per lavoro. Un volo breve, brevissimo. Raggiunta Londra veniamo informati dal pilota della Lufthansa che a causa del vento forte non potevamo scendere. Giriamo mezz’ora in circolo. Poi, a un certo punto, inizia la discesa. Io avevo accanto a me la hostess, seduta nel senso contrario. Mi ricordo che sbattevo la testa sul sedile davanti a me, e per questo dovevo tenermi forte con le mani. Avanti e indietro, su e giù, e poi ancora fortissime oscillazioni destra-sinistra. La hostess - alla cui mano mi ero aggrappato come un pupo - mi diceva: “Non guardi fuori”. Io però fuori c’ho guardato, e vedevo l’ala che veniva sbattuta su e giù. Diverse persone, in quei quindici interminabili minuti di discesa, hanno vomitato. I bambini piangevano e urlavano. Mi ricordo solo che quando sono uscito dall’aereo ho iniziato a piangere. Ho telefonato subito i miei.

Guance da sogno.

February 29th, 2008

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Uso questa foto, che ritrae Kate Moss e Kelly Osbourne mentre escono ubriache da una discoteca o non so quale locale londinese, per svelare un mio fetish dermatologico. Non so come si chiami, ma lo dimostra il ragazzo indicato con la freccia: le guance sempre rossastre. Ce le aveva un compagno di scuola che giocava a pallacanestro. Quanti sospiri dietro di lui.

Un’attrice un po’ cosi’.

February 24th, 2008

Io ed L. la incontriamo mentre andiamo a cena al solito posto a base di carne. Esce da un portone di corsa, e non appena ci vede, viene verso di noi. “Scusate ragazzi, devo chiedervi una cosa“. Prima di chiedercela, però, fa scatti e mosse strane. Sembra essere su di giri. L’avevo già vista altre volte, sapevo che abitava in zona. E’ vestita con una specie di pantacollant nero e una mini inguinale. I soliti capelli ricci lunghi, trucco non troppo pronunciato: dovendola descrivere - è da ieri che sto pensando al nome - la definirei una via di mezzo tra Yvonne Sciò e la figlia del maresciallo Rocca. Non avrà più di 30 anni e me la ricordo in parecchie pubblicità. Dopo balbettii vari, ecco la fatidica domanda: “Stasera devo vedermi con un ragazzo. Insomma: lui mi piace. Secondo voi sono vestita troppo…?”. Di fronte al nostro stupore continua: “Sono vestita troppo da zoccola?”. Io sono senza parole, risponde L. “No, vai benissimo, davvero“. Lei sembra sollevata, ma sempre su di giri. “Grazie, grazie, davvero gentilissimi“. Se ne va verso la sua auto. Ce la farà a guidare così?

Buona domenica blog.

Aggiornamento/ Grazie ad un lettore sono risalito al suo nome: Era Nicole Grimaudo.

Genova/ Appunti di viaggio.

February 17th, 2008

- I 13 Airbus 320 nuovi di zecca che la AirOne ha inserito nella sua flotta dal 2007 (ne arriveranno ancora altri 10) sono uno schiaffo agli scomodi e sgangherati Md80 di Alitalia (ma anche rispetto agli Airbus che usa Alitalia). Non solo: penso che, in assoluto, rispetto a molte compagnie, siano anche i più belli. Poltrone in pelle, lo spazio tra le file non è assurdo come su Ryanair, tanto per citarne una. Ognuno ha uno schermo individuale. E poi salire su un aereo nuovo di zecca fa il suo effetto. Gli assistenti di volo sono educati (a parte il capocabina dell’andata che ciancicava una gomma).

- Volo di ritorno: seduto in fila 2, grazie al web checkin. Il resto delle persone erano sistemate dalla fila 10 in poi. Mi ha fatto un certo effetto volare “solo”. Meno male che non ci sono state turbolenze, altrimenti non avrei saputo con chi parlare.

- I piloti con cui ho parlato, mi hanno sempre detto che l’atterraggio a Genova è tra i più difficili - insieme a Palermo e Reggio Calabria. Però va detto che col cielo chiaro la vista è molto bella. 

- Incontrato in aeroporto una squadra di non so cosa: tuta societaria blu Arena. Erano tutti alti: direi pallavolo.

- A Genova sono state sistemate due poltrone che fanno un massaggio ad un euro.

-  Il genovese medio è più gentile del romano medio. La regola si applica anche ai tassisti.

- Viaggio in treno Savona-Genova. E’ troppo facile parlare male dei treni regionali: passo. Al ritorno, siccome due persone hanno quasi aggredito i controllori, il treno si è fermato in stazione, in attesa dei carabinieri. Fermi per 20 minuti.

- Fatto la pupù in aeroporto. Ho scelto apposta l’unico bagno con la luce fuori uso: è stato complicato, ma almeno era pulito.

- Avendo finito da due giorni la schiuma da barba (farla a secco è un’esperienza…) l’ho comprata in aeroporto alla modica cifra di 5 euro. Perché solo i profumi costano *teoricamente* meno?

- I vicoletti della zona del porto mi ricordano molto Napoli. Bellissimi i negozi di antiquariato. Delizie grastronomiche: la gelateria profumo (il cioccolato sa di cioccolato) e una bottega antica di cioccolatini e dolcetti vari (Pietro Romanengo).

Qui altre foto (sono poche, perché il tempo a disposizione non è stato molto).