Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime firmano - con la collaborazione ai testi di Chicco Sfondrini (escluso invece Luca Zanforlin) - il musical “Portami tante rose”, in scena al teatro Brancaccio dal prossimo mese di ottobre. Prodotto dalla costanziana società Giacaranda, porta sul palco un altro manipolo di ex allievi: alcuni già esperti di musical, altri alla loro prima esperienza. Ci saranno Roberta Bonanno, Federica Capuano, Andrea Dianetti, Samantha Fantauzzi, Antonio Fiore, Susy Fuccillo, Pasqualino Maione, Marina Marchione; accanto a loro Fanny Cadeo, Pierfrancesco Poggi, Paolo Ruffini e Claudia Campolongo. Lo spettacolo “mette sotto esame alcuni comportamenti consueti: dal tradimento all’addio o all’innamoramento, attraverso tre generazioni”. Quella più anziana rappresentata da Valeria Valeri, quella dei 30/40enni, e quella dei più giovani: i ragazzi di “Amici”. “Questa analisi dei comportamenti sarà accompagnata da canzoni e da coreografie che scaturiranno dagli argomenti trattati - recita la presentazione del musical - Cominceremo con quattro pc, attraverso i quali i ragazzi di ‘Amici’ dialogheranno fra di loro commentando quel che accade o anche prendendo in giro cose dette da altri. I messaggi compariranno su uno schermo in scena e saranno letti a voce alta. Può accadere o non accadere che dal pubblico si levi la voglia di un commento e naturalmente questo commento sarà raccolto”. Quanto al logo che si vede sopra: il sito portamitanterose.it non esiste.

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Foto e video sono stati realizzati in una scuola di Salt Lake City (la East High school), ieri, in occasione della presentazione del musical che vede protagonista l’idolo delle teen, Zac Efron.

A novembre river-blog aveva recensito lo spettacolo ”Dignità autonome di prostituzione”. Niente biglietto all’ingresso, ma una serie di ticket che venivano usati per pagare gli attori, considerati/trattati come prostitute. Ognuno di loro, riceveva il suo pubblico/cliente in una stanza. Un’opera coraggiosa, con corpi nudi e travestiti che intrattengono il pubblico, tra provocazioni e giochi sguardi, oltre che di parole. A volte ho avuto l’impressione di trovarmi in una centrifuga emotiva. Dietro a questa idea c’è Luciano Melchionna, regista di quel pugno nello stomaco che è stato “Gas“, e che è riuscito a coinvolgere nel progetto anche nomi come quello di Carolina Crescentini: un’attrice che non ha avuto problemi a passare dal cachet cinematografico a quello che il teatro riserva oggi ai suoi talenti. Per chi si fosse perso la prima edizione della piece, potrà tornare alla Fonderia delle Arti (Via Assisi 31), dove Dignità Autonome sarà in scena dall’8 marzo al 13 aprile (per info: 06 7842112 - associazionelaclessidra@gmail.com). River-blog ha intervisto il regista Melchionna.

Tornate a Roma, per fare un bis. Ve l’aspettavate?
Da quando è terminata la prima edizione – con una retata della buoncostume, ad onor di cronaca - non sono mai cessate le proteste per la chiusura del “bordello” e le richieste pressanti da parte di un nutrito numero di “clienti”. Non ci aspettavamo un successo di tali proporzioni e tanto immediato, così sapevamo che saremmo tornati ad “esercitare” appena pagato la cauzione…

Dietro a questo spettacolo, sembra anche esserci il messaggio che l’attore faccia una vita da prostituta. Aggiungo io: una prostituta spesso pagata male. Che difficoltà avete incontrato nel portare in scena questo spettacolo?
Lo spettacolo diretto da me ma pensato sempre da me insieme ad Elisabetta Cianchini nasce esattamente dall’esigenza di dare un luogo protetto, strappare dal marciapiede gli artisti che ormai son costretti comunque a prostituirsi per sopravvivere… dal punto di vista della burocrazia ne abbiamo trovate molte, devo dire, di difficoltà. Come ogni novità, spaventa e si scontra con un sistema che non tollera e non tutela davvero la volontà di fare, sembra averne paura, sembra solo schiacciare sotto i cavilli e le tasse ogni tentativo. Devo dire però che qua e là abbiamo trovato grandi disponibilità a risolvere,come in SIAE dove ci hanno trovato una soluzione legale e fattibile per attuare la “contrattazione” cliente/prostituto. Tanta fatica comunque ancora ora, nonostante il successo. Lo spazio che ci ospita è una scuola di musica e teatro ma non un vero e proprio teatro con tutte le conseguenze che potete immaginare. I produttori interessati cercano in realtà di lucrare e io non permetto assolutamente che un eventuale incasso arricchisca altri piuttosto che gli artisti per i quali abbiamo creato tutto questo. Preferisco continuare a sobbarcarci di tutte le immense spese produttive, pur di essere liberi e lavorare in armonia e professionale passione per ciò che facciamo.

Una critica che non vi sareste aspettati?
Il fatto che ci fossero troppi spettatori/clienti e che alcuni non fossero riusciti a veder ciò che volevano per la troppa fila. Un complimento, più che una critica.

La serata in cui ho assistito allo spettacolo, c’erano anche persone over 45: come definireste/descrivereste lo spettatore tipo?
La cosa straordinaria è che non esiste uno spettatore tipo di Dignità… abbiamo avuto pubblico di ogni età ed estrazione, soprattutto giovani e giovanissimi che han fatto file anche di tre ore e sotto la pioggia pur di entrare. Ma anche sessantenni tornati dalle sei alle otto volte: clienti abituali a iosa, insomma.

Tentativi di censura ce ne sono stati?
La nostra provocazione è bonaria – non servono le bombe, a mio avviso, è più efficace affidarsi ai piccoli gesti: sono contagiosi se funzionano, come i sorrisi o gli sbadigli rilassanti – e non si avvale di parolacce o oscenità di alcuna sorta. Noi vendiamo pezzetti d’arte, non i corpi e tanto meno l’anima che mostriamo però senza pudore. C’è stata qualche reazione razzista riguardante soprattutto i travestiti che giocano da noi sull’ambiguità ma piccole manifestazioni puerili e assolutamente scollate – a priori, sempre per paura – dal contesto reale.

Qualcuno tra il pubblico ha mai scambiato un attore/attrice per una prostituta vera, avventurandosi in proposte indecenti?
Assolutamente sì ma non ha trovato appigli di sorta. Come in ogni bordello, alcuni clienti si innamorano di una prostituta in particolare. Nessuna avance volgare, fiori semmai. Niente “borsettate”, dunque, e meno male perché non amiamo le armi.

Village-People-YMCA-23090I Village People, icone dell’America anni ‘70, arrivano a Roma, per uno spettacolo prodotto dalla fondazione Alda Fendi (dal titolo “D’Ambra grigia e canfora”). Concepito per la struttura dell’Antico Mercato del Pesce degli Ebrei a Roma, a pochi passi dal Circo Massimo, lo show, in scena dal 9 al 15 marzo, porta in scena le diversità/affinità tra Oriente e Occidente. Azioni live, installazioni artistiche, teatro e musica in un’unica performance che vede nel cast, insieme ai Village People, Veronica de Laurentiis, attrice e scrittrice, figlia di Silvana Mangano e di Dino de Laurentiis recitare il ruolo di Mater Dolorosa insieme a nuovi talenti della scena come Michelangelo Tommaso (attore in “Saturno contro” di Ozpetek), Alessandro Pintus, danzatore e coreografo, come l’attore Mohamed Zouaoui (ha lavorato, tra gli altri, con Michele Soavi), Sami Haven e Simonetta Gianfelici, icona degli stilisti negli anni ’80. Venerdì prossimo ci sarà la conferenza stampa di presentazione del cast: se potrà ci farò un salto.

P.s. La partecipazione del pubblico allo spettacolo è gratuita, su prenotazione e a esaurimento dei posti disponibili. Per i biglietti è necessario telefonare ai seguenti numeri: 06 6792597/ 06 6793139

Gesù grasso, via dalla metro.

February 26th, 2008

La metropolitana londinese ha ritirato la pubblicità ad uno spettacolo teatrale. Nella locandina di “Fat Christ” si raffigura un uomo grassoccio al posto di Gesù, sulla croce. “Ogni giorno milioni di persone prendono la metro, e noi cerchiamo di non offenderle”, hanno spiegato i vertici della Tube. La commedia racconta la storia di un attore che si presenta ai provini per “Jesus Christ Superstar”, ma viene scartato perché troppo grasso.

grGrazie ad un caro amico ho avuto la possibilità di dare una sbirciatina flash (della serie: leggi e ridammela) alla scaletta di domani di Sanremo. L’occhio è caduto sull’esibizione dei ragazzi protagonisti del musical di Riccardo Cocciante, “Giulietta e Romeo”. Se ne parla da tempo: dopo la prima mondiale, l’1 giugno 2007 all’Arena di Verona, e 60 rappresentazioni in giro per l’Italia è stato visto da oltre 300.000 spettatori. River ha interagito, tempo fa, con uno degli attori. Interazione=conoscenza (meglio specificare). Ero rimasto fulminato dai suoi occhi. Ma tant’è. Quando uno ha un’alta autostima (non commisurata all’età anagrafica e al curriculum), si finisce col mandare tutto in malora. In ogni caso, domani sera saliranno sul palco dell’Ariston tutti i 34 artisti del cast. Tre le scene che si rappresenteranno: quella del balcone; l’affronto tra i clan Montecchi e Capuleti che porta alla morte di Mercuzio; e il finale con il canto.

In bocca al lupo al cast.

Daniel Ezralow, per chi non lo conoscesse, è un brillante coreografo - inventore dei Momix - che, nella passata edizione di Amici, ha deliziato il pubblico con le sue lezioni. Più che lezioni di danza, erano lezioni di movimento e di improvvisazione. Stamattina River è stato all’hotel Astrid - a Roma - per un incontro tra Ezralow e la stampa. Ovviamente era organizzato con uno scopo preciso: presentare lo spettacolo “Why be extraordinary when you can be yourself“, al teatro Olimpico dal 12 al 24 febbraio. E si è parlato, naturalmente, di Amici e dell’esperienza tra i banchi del reality della De Filippi. “Mi avevano invitato a Cinecittà per promuovere lo spettacolo Aeros - racconta, look casual con camicia bianca, jeans e scarpe da ginnastica - All’inizio ero un po’ restio, perché conoscevo tanti falsi reality americani. Ma poi ho incontrato i ragazzi, e mi hanno colpito il loro entusiasmo e la loro emozione. Per questo ho deciso di partecipare. Non solo: successivamente ho scelto giovani allievi da inserire in maniera stabile ella mia compagnia“. Chi sono? Per adesso tre: Santo Giuliano, Jessica Vilotta e Roberta Miolla. Sul palcoscenico, oltre a loro, altri 7 ballerini professionisti. “Why be extraordinary” racconta le tante espressioni della vita quotidiana, e gli artisti rappresentano se stessi, accompagnati da una colonna sonora giovane (dagli U2 alla Morissette). Dopo il teatro Olimpico, Ezralow ha annunciato che curerà la regia di uno spettacolo per papa Ratzinger, in programma per la sua visita americana negli States.