La Polverini boccia i preservativi a scuola.
March 10th, 2010
Questa campagna elettorale sta regalando le consuete perle di idiozia. Basta farsi un giro per GoogleNews ed essere assaliti da un’ondata di dichiarazioni, il più delle volte fiato al vento, fuffa su fuffa. Tanto per dire: “Ho dichiarato anch’io”. Oggi mi ha colpito una affermazione di Renata Polverini, candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio. Si riferisce alla decisione di una scuola della capitale, il liceo scientifico Keplero, di installare distributori di profilattici. Un atto banalmente ovvio, quasi doveroso. Insomma, è una notizia? I ragazzi fanno sesso, diamo loro gli strumenti per proteggersi. That’s it. Il Vaticano, ovviamente, ha tuonato. “Si banalizza la sessualità”, hanno detto certi prelati, infastiditi da quello che viene percepito come un invito al pompino ante-matrimonio (so what?). Ma del resto, il Vaticano fa il suo lavoro. Il papa è contro i preservativi? Ok, facciamocene una ragione.
Adesso, per non infastidire qualche porporato, tocca a Renata Polverini criticare l’iniziativa. Come? Con un pensiero che definire contorto (e ipocrita) è poco.
“Questa non puo’ essere la risposta. Serve invece un percorso di educazione per i ragazzi che forse rientra di più nelle competenze delle scuole”.
Quindi: educhiamo i giovani a fare cosa? A non trombare prima del matrimonio? Li educhiamo a rischiare di prendersi l’Aids?
Più preservativi, meno demagogia assassina.
Guerra e innocenza.
October 1st, 2009

Un bambino iracheno “saluta” un soldato americano, durante un pattugliamento nel quartiere di al-Sukka, a Mosul.
Rugbysti a riposo/Autoscatto in cam.
September 16th, 2009

I due compagni di squadra della nazionale italiana di rugby, Gonzalo Canale e Pietro Travagli.

Su omofobia, Carfagna d’accordo con la Concia.
September 10th, 2009

Dopo Alessandra Mussolini, che, l’altro ieri, ha inspiegabilmente aperto ai diritti per le coppie omosessuali, tocca a Mara Carfagna, la ministra che non ha mai incontrato, dal giorno del suo insediamento, le associazioni GLBT italiane. Parlando del progetto di legge di Paola Concia contro l’omofobia, ha detto di “condividerne l’impianto“. In un’intervista concessa al settimanale “Di tutto”, che sarà in edicola domani, a proposito della recente ondata di aggressioni nei confronti degli omosessuali, riconosce “che l’emergenza dei nostri tempi sta nel dover fermare questa emulazione di atti violenti con una presa di coscienza collettiva, che condanni l’intolleranza che sembra emergere nelle nostre città“. Per la Carfagna “tutte le forme di violenza sono da condannare duramente. Quando poi sono motivate da ragioni di discriminazione sessuale o per motivi razziali, si tratta di una vera e propria barbarie che non può essere giustificata in alcun modo“. E, relativamente alla proposta di legge Concia, dice di ritenere “giusta l’aggravante per i reati che prevedono una discriminazione per ogni forma di diversità“. Non solo: “aggiungerei l’aggravante anche per i casi di discriminazione legata al genere, all’età e alla disabilità“.
Noto che la ministra continua ad avere *seri* problemi a pronunciare la parola omosessuali/gay/lesbiche – mi ricorda il suo sito, dal quale sono stati epurati i riferimenti alle discriminazioni GLBT. Detto ciò, lo “sposare” il pdl Concia è un passo importante (e faccio finta di essermi dimenticato che da un ministro delle pari Opportunità è il minimo che ci si possa aspettare).
Aggiornamento/L’Arcigay, appresa la notizia (!) che la Carfagna è d’accordo con la Concia, commenta: “Bene. Allora, viste le tante parole al vento pronunciate in questo primo anno abbondante a capo del ministero delle Pari Opportunità, la Carfagna dimostri una volta tanto di essere conseguente. Se il Governo vuole, in accordo con il Parlamento, entro pochi giorni il provvedimento può esser legge. Attendiamo. Saremmo assai contenti di poterci finalmente ricredere rispetto al ruolo fin qui giocato dal ministro“.
Mi dà un passaggio?
October 1st, 2008
Per ricordare i bambini morti di cancro.
September 27th, 2008
Settembre è, in America, il “Childhood Cancer Awareness Month”. Un’occasione per portare all’attenzione dei più il dramma che vive una famiglia con un bambino/ragazzo cui viene diagnosticato il cancro. Solo in America, ogni anno, si ammalano 12mila giovani sotto i 21 anni di età. Tremila di loro muoiono. Il sito Boston.com pubblica un lacerante servizio fotografico che è una pugnalata negli occhi. E non solo. Scelgo quattro storie. Quattro scatti. Quattro drammi.

Nathan Gentry, 6 anni. E’ affacciato alla finestra della sua stanza di ospedale, a New York. La foto è stata scattata l’8 settembre del 2006. “Eravamo là per una serie di consultazioni con i medici. Si era già sottoposto ad un ciclo di chemio. Amava quella città. Il motivo per cui ho scelto questa foto – racconta la mamma – è che si vedono i piedi. Quando lo sottoponevano alla chemio, ho speso ore ad accarezzargliele”. Nathan è morto 10 mesi dopo.

Caroline Bridges, 21 anni, studentessa dell’università di Boston. Qui si sottopone ad un trattamento, contro la leucemia, tra un corso e l’altro.

Diana, 5 anni, è sotto anestesia. I medici le devono rimuovere un dispositivo usato nei cicli chemioterapici.

Julian Avery, 4 anni, è seduto in un’area giochi. La foto è stata scattata nel novembre dello scorso anno. Julian era stato colpito da un tumore al cervello. E’ morto il 19 gennaio.
Scrivo questo post, e le lacrime scendono sul viso.
Oggi non mi va di dire, scrivere, altro. A loro, e a tutti quelli che hanno conosciuto questo mostro, va questo mio – inutile - pensiero.
Gerusalemme/Ode al waffle bar.
August 28th, 2008

Non saranno espressione della cultura medio-orientale, ma io amo i waffles. Per questo non ho potuto non prendere d’assalto il waffle bar, su Queen Shlomzion street. Questo posto vende solo questo tipo di dolce, insieme ad ogni genere di accompagnamento: dalla banana alla cioccolata. Il pubblico e i camerieri sono molto young.


Cena in un ristorante superchiccoso. Uno di quelli dove ti versano l’acqua non appena hai finito il bicchiere, e dove ti puliscono le briciole con la spazzoletta. Alla fine faccio male i conti – tra cambio e percentuale per il servizio (10/12%)- e finisco per lasciare 15 euro di mancia. Vabbè. Ecco perché la cameriera era ipersorridente.
Betlemme/ Passando per il check point.
August 27th, 2008

Per uscire da Israele – e, ovviamente, per ritornarvi – bisogna passare per un check point, un posto di blocco controllato dall’esercito israeliano. Un modo, ovviamente, per disincentivare il passaggio dei terroristi. Gli israeliani in Palestina non ci vanno. I palestinesi, ma solo quelli che sono riusciti ad avere un visto, possono andare in Israele. Uscendo da Israele si passa solo attraverso un controllo: non c’è neanche il metal detector. Del resto se qualcuno porta una bomba in Palestina, la cosa non importa certo ad Israele. Diverso il discorso per rientrare in Israele, dove si passano tre controlli. Intanto partiamo da una considerazione: gli israeliani adottano due pesi e due misure. I turisti raramente vengono sottoposti ad una perquisizione: se il metal detector suona, come è capitato a me, neanche mi fermano. Al primo controllo viene visto il passaporto. Al secondo si passa sotto al metal detector. Un uomo e una bambina palestinesi vengono invitati a togliersi le scarpe. Lui borbotta, mentre il militare urla qualcosa in ebraico dal microfono. A me suona un po’ di tutto – ho il cellulare in tasca – ma appena il soldato, una ragazza, vede il passaporto mi fa segno di passare. Terzo e ultimo controllo, prima dell’uscita. Anche qui si sfoglia il passaporto: la ragazza, la stessa che ho trovato uscendo da Israele, mi riconosce. “Ma tu sei entrato stamattina?”. Rispondo di sì. Mi restituisce il passaporto con un sorriso.

A Betlemme ho una guida d’eccezione. Un ragazzo italiano, Giovanni (blogger anche lui), che ha scelto di venire qui a fare il volontario con i bambini palestinesi. E’ una di quelle persone con cui mi trovo subito in sintonia. Grazie a lui potrò visitare due campi profughi, e vedere la Palestina “vera”.
Come eravamo/ In palestra.
July 14th, 2008



Alcuni di questi strumenti d’epoca più che da palestra sembrano da tortura (vero anche che la palestra è una tortura); poi non capisco perché siano vestiti così pesanti: insomma, anche se non c’era la Nike (ah, che brutto mondo), poteva anche indossare qualche mutanda leggera, no?




India/Ingoiando il pesce (vivo).
June 9th, 2008

Migliaia di persone si sono radunate a Hyderabad, in India, per partecipare ad una cerimonia di “guarigione”. Guidate da alcuni “santoni” hanno ingoiato un pesce vivo e un medicinale: l’obiettivo è quello di curare l’asma e i problemi di respirazione. Si tratta di una pratica diffusa dal 1845, ad opera di una famiglia indiana. Scendendo verso lo stomaco, il pesce riuscirebbe a pulire l’esofago: sopravvive circa 15 minuti nel corpo dell’uomo. Qui il video.
Senza pelle.
May 30th, 2008

Questo è il risultato di una nuova forma di body modification, che consiste nella rimozione di uno strato di pelle.
Tutto il processo è illustrato qui. La visione delle foto è tassativamente consigliata ad un pubblico maggiorenne, forte di stomaco.
Gay Pride, “no a piazza San Giovanni”: c’e’ un convegno.
May 28th, 2008

Per il “Mario Mieli”, organizzatore del Gay Pride romano – in programma il 7 giugno – c’è stata una vera e propria doccia fredda. E’ arrivata pochi minuti fa. Il corteo della comunità Glbt si sarebbe dovuto concludere a piazza San Giovanni (proprio come avvenne l’anno scorso e, se non ricordo male, anche quello precedente): adesso, però, gli organizzatori hanno ricevuto comunicazione “di un rifiuto da parte della Questura”. Spiega il circolo Mario Mieli: “L’autorizzazione era stata concessa originariamente l’11 aprile. La motivazione del rifiuto è un concomitante convegno e concerto corale all’interno dei Palazzi Lateranensi”. “Del problema sul percorso – sottolinea ancora il Circolo – siamo venuti a conoscenza soltanto oggi, durante un incontro tecnico al Comune di Roma e nel conseguente incontro in Questura, senza che nessuna autorità competente l’abbia comunicato prima, nonostante siano passati quasi due mesi dall’autorizzazione originaria e dall’ampia notorietà pubblica data all’evento e al percorso”. “Siamo stupiti e amareggiati per l’evolversi degli eventi e per l’incredibile ritardo della comunicazione. Domani, alle 17.30, presso la sede del Circolo Mario Mieli, in via Efeso 2/a, si terrà una conferenza stampa dove verranno dati tutti i dettagli e comunicate le nostre decisioni”.
Prevedo scintille.
Poste scolorite.
May 26th, 2008

Il problema di questa pubblicità sono i colori. Pallido il ragazzo, smorta la maglietta.
La provincia di Roma patrocina il Gay Pride.
May 22nd, 2008
Decisione prevedibile ma non scontata: la Provincia di Roma, su decisione del suo presidente, Nicola Zingaretti, ha concesso il patrocinio al Gay Pride, in programma il 7 giugno, a Roma. Soddisfazione viene espressa dagli organizzatori della Parade romana: “Con la concessione del Patrocinio al RomaPride, così ricco di eventi culturali, cinematografici e teatrali – dice il Mario Mieli – la Provincia di Roma dimostra la propria concreta e chiara sensibilità verso le tematiche del mondo lgbt, rispondendo a piena all’esigenza culturale e democratica dell’affermazione e della rivendicazione di tutte le differenze. Speriamo naturalmente che l’esempio della Provincia di Roma venga presto imitato anche dalle altre Amministrazioni”.
Sulle tematiche Glbt, va detto, l’ente provinciale non ha molto potere. Ma questa decisione ha un grandissimo valore simbolico.
Graffiti sottovoce.
February 11th, 2008

Passeggiata notturna col cane. Mentre sul muro del liceo Mamiani continua la guerra di graffiti tra destra e sinistra (l’ultima, fresca fresca, è un nerissimo “viva il fascismo”: ma lo sapranno gli studenti cosa era?), vicino casa mia gli innamorati si lanciano messaggini. Ora, se questo tizio glielo voleva dire “sottovoce”, c’era proprio bisogno di scriverlo così?
Buongiorno blog.




