Cammina cammina…

January 8th, 2007

Già uno che si ritrova una faccia così dovrebbe meditare. Se poi indossa una tunica con la scritta “Giù le mani dalla famiglia”, rasenta il ridicolo. Il tizio si chiama Luigi Nervi e, per protestare contro pacs e poligamia, ha deciso di camminare da Acqui Terme - da dove è partito il 26 dicembre - a Roma.

E’ bello non avere un cazzo da fare nella vita.

Eterissimo: I gay – anzi, i froci – gli fanno schifo. Lui è maschio e ci tiene a sottolinearlo in continuazione. E’ convinto che ogni singolo gay ci voglia provare con lui, detentore della mascolinità pura e incorrotta. Esclude a priori qualsiasi forma di interazione fisica con gli omosessuali. Alcune volte, dietro questo tipo si nasconde il gay-a-scoppio-ritardato: quello con gli scheletri nell’armadio che a 60 e passa anni farà coming out. 

Etero-convinto: Più sobrio di quello eterissimo, non ha problemi ad uscire con qualche amico gay. Vive la sua eterosessualità in maniera serena, senza il bisogno continuo di doverla dimostrare agli altri. Mai confondere la sua gentilezza, con una disponibilità a trescare che non c’é.

Etero-plasmabile: Metti una festa, metti qualche spinello o una bottiglia di alcol di troppo e il soggetto in questione può capitolare di fronte alle avances di un maschio. Salvo poi rinnegare tutto e pentirsi il giorno dopo.

Etero-sperimentatore: E’ nella fase in cui deve ancora capire se la notte passata con Arturo sia stata un errore o qualcosa da ripetere. E, quindi, dovrà incontrare, baciare, scopare altri uomini. A volte la sperimentazione dura anni.

Etero-passivo: Va con le donne di default, magari è fidanzato e sposato da dieci e passa anni. Di tanto in tanto, però, gli piace far esplorare ad altri (leggasi bene: non altrE) le sue profondità anali.

Etera (o etero-represso): Va nei locali gay, non si risparmia in complimenti per i maschi che meritano, e dorme una notte sì e una no, con uno diverso. Ma è convinto, nei meandri del suo cervellino, di preferire la donna.

Shortbus, ode al sesso libero.

December 30th, 2006

Ho visto Shortbus stasera, al cinema Quattro Fontane, quello dove vanno i radical chic che parlano di questa o quella inquadratura come un artista descrive nei dettagli la sua modella nuda preferita. In sala con noi un gruppetto di donne quarantenni, qualche vecchio solitario, un paio di coppiette gaie. E poi io ed L., pancia piena di pesce crudo divorato as usual nel vicino Rokko.

Shortbus è un film dove tutti sono buoni. E’ la sua forza e, al tempo stesso, l’unico limite (oltre al finale fin troppo lieto e prevedibile). E’ buono e bello il voyeur che spia da due anni la coppia protagonista del film. E’ buono l’ex sindaco di New York, gay, che non si è mai dichiarato e che oggi, a 70 e passa anni, si pente di non essere uscito prima allo scoperto. E’ buona la moglie che mette le corna al marito, perché lui non riesce a procurarle nessun orgasmo. Sono buoni i due protagonisti che, di fronte alle evidenti difficoltà sessuali, ripiegano su un menage a trois. E’ buona e indifesa persino la mistress che frusta i clienti di turno. E’ un film sul sesso libero, consumato in un mitico locale di New York, lo Shortbus, dove tutti fanno sesso con tutti, con poca volgarità e tante risate, grazie anche ai soliti, spassosissimi travestiti e transessuali. Un locale dove non si chiede all’altro perché è là. Si dà quello che si vuole dare, e si prende quello che gli altri hanno da offrire. Senza pretese. Sotto sotto, tra un cazzo e una lesbicata, si riescono anche a scorgere dei sentimenti. Quelli che legano la moglie fedifraga al marito e che fanno pensare che, nonostante lei finisca per fare sesso a tre con un’altra coppia, il loro matrimonio non si romperà (le foto del film, vietato ai minori di anni 18, sono qui).

Penso alla mia avversione precostituita verso le coppie aperte e mi chiedo fino a che punto sia il risultato di una mente e un cuore pigri, poco abituati a mettersi in gioco su nuovi fronti.

Buona notte blog.

Parentesi vuote.

December 24th, 2006

Corro masticando ancora l’amaro sapore degli sguardi mancati di mia madre e mio padre. Persi perché non ho il coraggio di guardarli diritti negli occhi. Ho paura di leggere una loro richiesta di aiuto, le loro difficoltà, il lavoro che non c’è, l’alcolismo, l’incapacità di saper vedere il vero figlio. Richieste di fronte alle quali sono impotente. Corro incrociando poche auto, e mi chiedo cosa trasportino quelle Punto, Lybra, Corsa che mi passano accanto, quale bagaglio umano azioni la leva del cambio. Vorrei fermarle tutte, parlarci, prenderci un caffè, per non sentirmi solo, su questo Raccordo anulare dove persino le luci mi sembrano più buie del solito. Per consolarmi penso a chi, stanotte, lavora. A chi non partecipa a questo rito collettivo degli auguri per non si sa cosa. Rito che mi vede partecipe, con i miei regali, gli abbracci, gli sms, le email, e altro ancora. Spedite quasi fossi in balia di incontrollabili fumi natalizi. Torno a casa mia. Fino a sei anni fa, casa vostra era casa mia. Poi la fuga, perché di quello si è trattato. Antipasto, primo, secondo, torrone, spumante, regali, abbracci, ciao, a domani. Sintesi di gesti, che racchiude sentimenti che magari saranno rivomitati dal mio inconscio e si materializzeranno in qualche incubo. So di non riuscire più ad essere vicino ai miei, come loro vorrebbero. So che tra di noi ci sono delle parentesi che nessun racconto potrà mai colmare. Parentesi che fanno parte di quel figlio che non vogliono conoscere.

Il Natale è un’occasione per sentire l’odore del vuoto.

Idioti.

December 17th, 2006

Due randomici esemplari di cerebrolesi.

Idiota al bagno.

December 16th, 2006

Questo ragazzo beve l’acqua del water in cambio di una banconota da non so quanto.

Disgustoso.

Adotta una pecora.

December 5th, 2006

Quando ho ricevuto il comunicato stampa firmato da Emilio Concas ho pensato ad uno scherzo. E, invece, è tutto tremendamente vero.

Concas ha creato un portale in cui, per la prima volta, viene offerta la possibilità, a chiunque, di allevare una pecora a distanza. “Negli ultimi anni - spiega - per noi pastori la vita è diventata sempre più dura in quanto il deprezzamento del latte e la concorrenza straniera a costi stracciati ci porta a lavorare per un pareggio dei costi dell’attività. Questo è il lavoro che faccio da 30 anni con un gregge di 100 pecore munte a mano, con grande passione e dedizione è per me è difficile trovare un’altra strada avendo anche una famiglia che amo e che devo mantenere”. Insieme alla moglie e ai quattro figli, il pastore ha lanciato il sito http://www.sardiniafarm.com: al costo di 390 euro (iva inclusa) all’anno si ha possibilità di poter allevare a distanza una pecora e ricevere i suoi prodotti. In alternativa viene proposto anche il pacchetto “Diventa fattore a distanza”: allo stesso prezzo si ricevono i prodotti della fattoria (mirto, miele, formaggio, fregola, etc.).

Pausini batte Ferro.

December 3rd, 2006

Ambra Angiolini e il Mago Forest, presentatori dei Nickelodeon Kids Choice Award - versione italiana del più noto premio Usa - hanno premiato i più amati dai ragazzi e dai giovani italiani. Fiorello il miglior personaggio televisivo, mentre il premio di miglior cantante italiano è andato a Laura Pausini, che ha nettamente battuto Tiziano Ferro su un campo - quello dei giovanissimi - al quale deve buona parte del suo successo discografico.

Questi gli altri premi:

Miglior Programma dell’anno: Zelig

Miglior Sportivo: Ricardo Kaka’

Miglior Cartone Animato: Spongebob

Miglior Film: Harry Potter - il calice di fuoco

Miglior Gruppo Italiano: Gemelli Diversi

Miglior Cantante Internazionale: Hilary Duff

Miglior Videogioco: The Sims 2

Miglior Telefilm: Una Mamma per amica

Premi Speciali: Telefilm Rivelazione dell’anno: Zoey 101.

Lettera mai spedita/ Al papa.

November 9th, 2006

Un’altra rubrica, che avrà una cadenza irregolare, dettata dal mio stato emotivo e dalle ripercussioni su di esso della cronaca, della vita. Una lettera che non ho spedito e che non spedirò mai.

Si comincia con una lettera al papa.

Caro papa,

tu – permettimi questa confidenza, ma, in fondo, sento che il Dio che rappresenti è molto down-to-earth – dici che i gay ostentano, che vogliono affermare una visione distorta della famiglia, che vogliono impossessarsi di bimbi innocenti e inconsapevoli, che vogliono oltraggiare Gerusalemme sfilando nel corteo rituale del Gay Pride luoghi sacri e simboli che a loro, ai gay, non appartengono. Quando dici queste cose, mi rendo conto che quella che è in atto non è una contrapposizione tra esseri umani pensanti pronti a rivedere le loro posizioni se confrontati con un pensiero più giusto, ma è piuttosto un duello tra blocchi ideologici immobili come il granito zincato. Tu devi dire che i gay sono essere diversi da compatire, da capire, da perdonare. I gay rispondono che le tue sono ingerenze inopportune nella vita di uno stato laico. Ma dietro a questi due blocchi, caro papa, ci sono uomini. Uomini che pregano un dio che, ne sono certo, li ascolta e li accarezza con la loro mano invisibile. Uomini che amano. Che vogliono amare un figlio. Uomini che, oggi, non capiscono la tua sterile e costante critica. Perché vedi: quando i gay dicono di voler sfilare a Gerusalemme, non lo fanno per oltraggiare. Non lo fanno per insultare. Lo fanno per dire: noi esistiamo. Ci siamo, anche in Israele. Anche a Roma, come accadde nel 2000. I gay ci sono, vivono, e vogliono solo essere uguali. Uguali al padre che bacia la moglie e porta i figli a giocare al parco. Uguali a chi vive circondato dall’amore di una famiglia rispettata e riconosciuta. E, magari, diversi dal prete che dice messa e poi, di nascosto, corre in una dark room a usare quella stessa bocca per fini più lussuriosi.

Ecco, caro papa, i gay sono uomini, che pretendono di avere la stessa dignità di tutti gli altri essere umani.

Per sentirsi meno diversi.

Pipì.

October 5th, 2006

Prima dei rigori.

Buona notte blog. Stasera mi sono strafogato di torta al cioccolato con panna e mascarpone.

Pose.

September 28th, 2006

Arrivato a Madrid. Scoperto che volando sul Mediterraneo c’e’ sempre qualche turbolenza creata appositamente per stuzzicare i miei nervi. Mi consolo con l’hotel Adler: vien voglia di non uscirne mai.

P.s. La foto non c’entra nulla. Tanto per…

A presto blog.

Vigliacchi.

September 26th, 2006

A volte mi verrebbe voglia di assimilare la categoria di alcuni gay a quella delle bestie in calore che, guidate dal solo istinto riproduttivo (in questo caso l’istinto è quello volto al godimento), si accoppiano dove capita e con chi capita. Fin qui niente di strano. Ci siamo passati tutti. Se due persone sono maggiorenni e consapevoli di quello che fanno, non sarò certo io a ergermi a paladino della squallida e noiosa moralità comune. Quello che mi ha sconvolto sono le conseguenze di uno di questi accoppiamenti furtivi, nel racconto che mi ha fatto un amico, reduce da una passeggiata in una cruising area sulla via Salaria. Girovagando tra i cespugli si è visto correre incontro un ragazzo che, in lacrime, gli ha raccontato di essere stato picchiato e rapinato. Tre rumeni, armati di coltello, lo avevano sorpreso in mezzo ai cespugli, riempiendolo di botte. Un assalto squadrista, come ai tempi delle manganellate fasciste (ancora in auge) contro tutto ciò che è diverso. Merde, che si sentono forti solo perché in gruppo e con il coltello dalla parte del manico. La parte sconvolgente, però, deve ancora venire. Il ragazzo in questione, fidanzato con una donna, per “non rovinarsi la reputazione” aveva sì denunciato l’accaduto alla polizia, ma senza indicare la vera area in cui era avvenuta l’aggressione. “Non posso certo sputtanarmi”, si è giustificato.

Fino a quando i gay si vergogneranno del loro modo di essere che, in questo caso, li porta a infrattarsi per godere.

Fino a quando non avranno il coraggio di guardarsi allo specchio e dire: “amo gli uomini”.

Fino a quando non si sentiranno il diritto e il dovere di denunciare chi li ha presi a calci in culo e rapinati.

Fino a quando non avranno le palle (oltre che per scopare) per affrontare le facce dei benpensanti.

Fino a quando dovranno temere di perdere il posto di lavoro per il solo fatto di sculettare un po’.

Fino a quando non oseranno urlare a chi hanno intorno che del matrimonio in chiesa non gliene frega un cazzo.

Fino a quando non getteranno via la maschera che hanno scelto loro per coprire quello che non hanno scelto.

Ecco, fino ad allora i gay dovranno ancora fare molta strada.

Dieux du Stade 2007/ 4 tipi.

September 22nd, 2006

La presentazione ufficiale del calendario dei Dieux du Stade 2007 si avvicina. Altre foto.

Da oggi sono ufficialmente fastwebbizzato.

Ciao blog.

Paragoni.

September 2nd, 2006

Guardo le immagini stazioni metropolitane e ferroviarie in giro per il mondo e rabbrividisco pensando alla puzza di urina nelle fermate della linea A di Roma.