Tel Aviv/ Religiosità al mare.
August 24th, 2008

Gli uomini sono ammessi il lunedì, mercoledì e il venerdì; le donne la domenica, il martedì e il giovedì. Chiusi il sabato. Stamattina era affollatissima. Le donne ne uscivano coperte con strati di abiti da morir dal caldo.
Tel Aviv/ Affettuosità in spiaggia.
August 24th, 2008

Il lungomare di Tel Aviv meriterà un post a parte. Foto scattata ieri pomeriggio, in una spiaggia non esclusivamente gay.
Tel Aviv/ Gli interrogatori.
August 23rd, 2008
Ci sono moltissime favole circa le interviste che vengono realizzate dal personale dell’immigrazione - che, a quanto ne so, fa parte dell’esercito - alle persone che vengono per la prima volta in Israele. Vari miei amici mi avevano avvertito - inclusi alcuni commentatori del blog. Domande approfondite, anche di tipo privato. Posso dire che è tutto tremendamente vero: più che di interviste, bisogna parlare di veri e propri interrogatori.

Esco dall’aereo e mi incammino verso l’uscita, che precede il ritiro bagagli. Un lungo corridoio, con un’enorme vetrata sulla sinistra. In fondo ci sono una ventina di sportelli riservati agli israeliani. Solo due (sì, 2) agli stranieri. La tizia sfoglia il mio passaporto, e non fa facce strane. Mi chiede il motivo della visita, con chi sono venuto (ero solo allo sportello…). Tutte cose normali, che fanno pure in America. A un certo punto mi restituisce il passaporto: in quell’istante arriva da dietro un signore, in divisa, che me lo prende e mi chiede di seguirlo. Penso che la tipa lo abbia avvisato con un pulsante. Mi porta in una stanza enorme, vuota. In televisione danno le olimpiadi, in israeliano. Mi lascia là. Continuo a rimanere da solo. Entro un po’ nel pallone, mi smessaggio con L. Dopo 10 minuti arriva una ragazza. “Mi segua”. Entro in una stanzetta minuscola, due metri per due. Al di là del tavolo, un’altra ragazza. Una grossa bandiera israeliana è appesa sopra al computer. Inizia l’interrogatorio. La ragazza che mi è venuta a prendere è seduta accanto a me, e appunta le risposte su un foglio sul quale hanno fotocopiato il mio passaporto. Eccone alcuni passi salienti. Come sempre non inventerò niente.
“Come mai è venuto da solo in Israele?” Preferisco glissare su L: “Mi piace viaggiare da solo”.
Dove alloggerà? Ha intenzione di visitare altre città? Quali? Si incontrerà con qualcuno? Conosce qualcuno in Israele? (Rispondo Tel Aviv e Gerusalemme, glissando su altri itinerari). Le ultime due domande mi saranno ripetute almeno due volte.
Mi fa vedere la sua guida turistica? (riconosce la Lonely Planet).
Lei viaggia molto. Che lavoro fa?
Mi fa vedere il tesserino da giornalista? Dove lavora? Di cosa si occupa? Ma è qui per vacanza o lavoro?
L’anno scorso è stato in Libano. Perché? Con chi è stato? In che rapporti era col suo compagno di viaggio? Da quanto tempo lo conosce?
A Roma dove vive? Mi dà il suo numero di casa? Già che ci siamo anche il cellulare e l’email.
In Libano ha fatto amicizia con qualcuno? Rispondo col tassista: “Da allora vi siete risentiti?”. Ancora: “Possibile che in 5 giorni in Libano non abbia conosciuto nessuno?”.
Sospiro di sollievo. La ragazza mi dà la mano. Gentilmente mi suggerisce di non farmi timbrare il passaporto: alcuni stati arabi non ammettono visitatori che hanno il timbro israeliano. Così mi rilascia un bigliettino bianco timbrato. Ci salutiamo, e mi augura buona vacanza. Mi avvicino verso il rullo delle valigie, prima di essere sottoposto ad un altro controllo passaporti. Penso che questa sia una formalità, dopo la prima intervista. Si avvicina un tizio. “Sono della security, vorrei farle alcune domande”. Ci risiamo. Ne spara a raffica.
In che hotel alloggia? Mi fa vedere la prenotazione? Come mai non ce l’ha? (Gli spiego che ho due email di conferma)
Posso vedere la sua guida turistica? (La sfoglia, soffermandosi soprattutto sulle immagini).
Quanti soldi ha con se? Ha una carta di credito? Chi conosce in Israele? Dove vuole andare? A Tel Aviv cosa ha pensato di fare? Sfogliando il passaporto: “Come mai è stato in Cina?”. “Sono giornalista”. E di nuovo: tesserino da giornalista, dove lavora, di cosa si occupa, ecc.
Mi ridà il passaporto. E’ finita. Per la prima volta la valigia è arrivata sul rullo prima di me.
Tel Aviv/In volo.
August 23rd, 2008


Scrivo queste righe dall’aereo, in una assurda posizione di traverso, con le gambe accavallate e rivolte verso il mio vicino di posto, merito della meravigliosa business class Alitalia sul mio Airbus 321. Il tizio davanti a me riposa (quanta invidia per le persone che riescono a dormire, mentre io mi alzo, cammino su e giù, guardo fuori e mi preoccupo per ogni movimento e rumorino fuori dalla norma), e avendo tirato giù il sedile mi impedisce di usare il pc come un normale cristiano. Lo metto quindi accanto a me, nello spazio lasciato vuoto tra me e il sedile del mio vicino.

Decollati un’ora fa, circa. Quindici minuti di ritardo, perché l’aereo è arrivato tardi. In aeroporto una gradita sorpresa. Dopo aver fatto incellofanare la valigia (fila di persone: mi ricordo quando non se lo faceva fare nessuno), mentre me ne stavo in fila al check-in, smessaggiandomi con L., sento qualcuno che mi chiama, da dietro. Mi giro, è G., amico di ormai vecchia data. E’ da qualche tempo che ci siamo persi di vista, anche se lui spesso commenta di tanto in tanto il blog. Sta andando a Londra, per il concerto di Madonna. Il pazzo – lui è davvero più pazzo di me, quando si tratta di spendere soldi – ha comprato un pacchetto “vip experience” da 500 e passa euro. Assisterà al concerto da un box privato, dopo una cena con champagne, e altra roba che non ricordo. Facciamo una specie di riassunto delle puntate precedenti, e poi andiamo insieme nella sala Giotto. Mi vergogno a chiamarla sala Vip, soprattutto dopo aver visto in che condizioni si trovava. Aria condizionata spenta, tutti i divanetti occupati, torta finita. Mi accontento di un Ace. Decidiamo di tornarcere nell’area davanti al gate. Si sta meglio e, almeno, vediamo passare un po’ di gente. Il suo volo parte mezz’ora prima del mio. Lo accompagno all’ingresso, un abbraccio, a presto.

L’aereo è pieno zeppo. In business ci sono molte persone anziane. Dietro moltissime famiglie con pupi urlanti. Aspettando di muoverci, riesco pure a scambiare qualche parola col comandante. Sui 45 anni, simpatico, molto affabile, sta discutendo col personale di terra. Hanno commesso non so quale errore. Gli dico, scherzando: “Deve stare calmo. Lei non si può innervosire”. Mi risponde con un sorriso. Il co-pilota è una donna. Vedo spuntare il suo braccio abbronzato. “Sono sempre di più”, mi dice il comandante, prima di sedersi ai comandi. E, per un comandante alla mano, col sorriso stampato sul volto, uno dei capo-cabina più anticipatici che mi siano mai capitati. Sui 50 anni, uno di quelli, evidentemente, che si sente il licenziamento in tasca, non saluta e borbotta in continuazione. Quando, durante le prime turbolenze, cerco di scambiare qualche parola con lui, mi snobba. Si vede che sono un passeggero fifone, non è che ci voglia molto. La sua risposta ai miei – soliti – timori è che: “Mica stamo sul pavimento, stamo in aria è normale che se move”. Pazienza. Manca un’ora all’atterraggio. Non ho un orologio, ma sbircio quello del mio vicino di destra. Il signore alla mia sinistra sta russando. Abbiamo ballato un po’, niente di sconvolgente comunque. Neanche un Tavor, come del resto mi era capitato gli altri voli. Colazione discreta: omelette e prosciutto, un cornetto caldo, frutta e jogurt alla fragola. Un signore brasiliano, anziano, mi guarda e sorride. Mi chiede da dove venga. “Sono italiano”, gli dico. E lui: “Tutto italiano?”. Forse si riferiva ad eventuali origini israeliane. Boh.
Stanotte ho dormito male, dal nervoso. Ripensavo che questa è la prima vacanza che faccio da solo, dal 1995.
Israele, pronti partenza via.
August 22nd, 2008

Ci siamo. Messo a posto casa - detesto tornare in un posto incasinato. Annaffiato le piante. Prelevata massiccia dose di cash - il bancomat non è ancora arrivato, e la carta non ce la fa a sostenere le spese per gli hotel, povera stellina. Al cane ci penseranno i miei. La valigia la devo ancora preparare, ma, visto il clima, non sarà troppo complicato. So per certo che non ci infilerò le due t-shirt comprate in Libano e la bandiera stampata sopra. Mi porterò il pc, visto che in molti posti ci sono connessioni wireless, e pure gli hotel sono internet-friendly. I post, tenuto conto della dipartita contemporanea di L. e delle anime pie che mi assistono nell’avventura bloggera, saranno esclusivamente relativi al viaggio in Terra Santa. Quando mi andrà. E i commenti, ovviamente, saranno a singhiozzo. E’ vacanza, per tutti. La sveglia è presto. Confido nella colazione della sala Giotto o Canova a Fiumicino (non mi ricordo quale delle due sia interna).
A presto blog.
In cabina, tra giornale e ipod.
August 22nd, 2008

Consueta chiacchierata serale, ieri, col mio conoscente pilota di una compagnia aerea italiana. Dico consueta, perché prima di un volo superiore alle 3 ore (o giù di lì), mi confronto con lui sulle mie solite paranoie. Ieri, ovviamente, si è parlato dell’incidente di Madrid alla Spanair. Quello che mi ha stupito, è che lui non aveva niente da dire a riguardo. Spiego: fino a quando non i piloti non ricevono una relazione dalla loro compagnia - relazione ufficiale, con dati e dinamiche - non sono in grado di dire nulla. Si rifiutava di commentare le ipotesi uscite sui giornali: “Aria fritta”. Ma tant’è. Poi abbiamo scherzato su questa foto. Nel mio immaginario, il pilota ha lo sguardo fisso davanti ed è sempre all’erta. E, invece, no. Capita di mangiare, appoggiando anche i piedi sul cruscotto - o come si chiama (”Come credi che ci sgranchiamo le gambe”?). Di guardarsi qualche film sull’Ipod o di sfogliare il giornale (”Ovviamente solo uno dei due, mentre l’altro è vigile”). E quando c’è una turbolenza, il mio tormento? “Certo, siamo un po’ più vigili, ma non ci mettiamo le mani nei capelli”. Poi mi ha raccontato di un recente atterraggio a Venezia. “Ballava così tanto che avevo problemi a selezionare i pulsanti; un po’ come quando si guida su una strada piena di buche”. Ecco, pure questo.
Vabbè. Volerò con un Airbus 321. Nell’incidente di Madrid le file in cui si è salvato il maggior numero di persone sono state quelle comprese tra la 12 e la 17. Di fronte alla morte, non c’è Business class che tenga.
Israele, preparazione.
August 21st, 2008

Di Paesi ne ho girati parecchi, anche abbastanza “a rischio”, e di una cosa posso essere certo: non esiste al mondo un posto sicuro. Laddove il concetto di sicurezza, oggi, è qualcosa di molto labile ed evanescente: sicurezza da cosa? Dagli attentati? O dal rischio che un aereo precipiti (vedi la SpanAir)? Esistono scale di rischio, quello sì, ma penso che, ad oggi, i casi più critici in assoluto siano quelli dell’Iraq e dell’Afghanistan. Il resto dipende molto dal buon senso di ogni singola persona. Andarsene con una T-Shirt e la stella di David a Ramallah non è saggio.
Preparando il viaggio in Israele (mitica Lonely Planet) mi sono imbattuto, per pura curiosità, nella pagina che il nostri ministero degli Esteri dedica al Paese. Immagino che il tono allarmistico sia utilizzato per evitare grane ai nostri diplomatici in loco. Cito alcuni passaggi:
- Zone di Cautela: Con riferimento al rischio attentati, nessuna zona del Paese può essere definita sicura per il momento.
- Nel territorio israeliano vero e proprio (distinto da Cisgiordania e Gaza), il rischio di attentati terroristici, per loro natura imprevedibili, è elevato, a causa dell’attuale crisi israelo-palestinese. Nel valutare la sicurezza occorre distinguere i viaggi individuali (di chi non conosce il Paese ed intende esplorarlo senza guida – viaggi che si sconsigliano), e viaggi di lavoro e di affari con referenti sul posto.
Si attira l’attenzione sulla necessità di mantenere un atteggiamento di cautela. Si consiglia in particolare:
· di evitare luoghi affollati, quali mercati all’aperto, strade pedonali, grandi centri commerciali, fermate dell’autobus e qualsiasi assembramento inusuale di persone.
· di evitare, assolutamente ed in ogni caso, l’uso di autobus di linea o di taxi collettivi (frequenti obiettivi di attentati), sia nei centri urbani che per gli spostamenti all’interno del Paese. Il Paese è geograficamente poco esteso ed è facile, trovandosi in località attigue alla Cisgiordania, sconfinare in zone a rischio, spesso distanti pochi chilometri da aree ove la situazione è tranquilla.
- Le aree confinanti con la Striscia di Gaza sono da evitare a causa dei razzi lanciati dalle milizie palestinesi e delle attività militari dell’esercito israeliano. Il numero dei razzi lanciati contro Israele e’ aumentato e permane il pericolo entro il loro raggio di gittata.
Non sto qui a dire che Israele è sicuro come la spiaggia di Fregene. Ma francamente, anche dopo essermi fatto un giro su vari siti di associazioni locali, mi sembra che i nostri Esteri siano un po’ allarmistici. Io in autobus ci andrò, perché i trasporti, mi hanno detto, funzionano benissimo (che esagerazione quell’”assolutamente ed in ogni caso”). L. è stato richiamato per lavoro a Mosca, e quindi non potrà venire: inconvenienti di una prenotazione fatta un mese e mezzo fa. Starò due giorni a Tel Aviv e quattro a Gerusalemme, ma sicuramente visiterò Betlemme, Nazareth. Altri desiderata: Ramallah e alcune città della Cisgiordania. Alla faccia degli Esteri.
Buona notte blog.
Bucarest/ Sogno d’ambasciata.
August 8th, 2008

Le ambasciate italiane all’estero sono delle piccole oasi di italianità, spesso dei piccoli paradisi con un arredamento da palazzo principesco. E’ così con quella di Bucarest, due piani in pieno centro, protetta da una vigilanza che è stata rafforzata dopo che i media rumeni hanno criticato il governo italiano per la misura delle impronte prese ai loro connazionali. In ambasciata non mancano mai: le foto appese o adagiate su pianoforti o tavolini di non so quale secolo, che testimoniano le visite eccellenti di capi di Stato; un cuoco italiano in grado di cucinare qualsiasi piatto (da Pechino a New York, tagliatelle forever); personale extra-chic, con vari gradi di simpatia (come capita in tutte le amministrazioni pubbliche).
Bucarest, di corsa.
August 8th, 2008

Di una visita lampo resta ben poco. Una sequenza di immagini senza didascalia, catturate dal taxi in corsa o nel breve tragitto da una istituzione all’altra. Parole confuse di sottofondo, un inglese parlato non ovunque e comunque con difficoltà. Resta la sensazione di una città grigia, dove il sole sembra essersene andato e dove - sarà colpa di agosto? - anche i giovani sembrano aver abbandonato le strade. Ce n’erano di più sul volo che li portava in Italia, forse in vacanza, che su quello sgangherato per Bucarest (grazie Alitalia per le tendine del finestrino immobilizzate, causa guasto). Di certo, quelli che ho incrociato amavano le infradito: non alla moda, ma comunque necessarie per sopportare l’afa (nonostante i 30 gradi, la percezione di appiccicume caldo era assai maggiore). Il Paese, con mio sommo gaudio, è air-conditioned friendly. Hotel, negozi e uffici. Le istituzioni pubbliche - in particolare il ministero dell’Interno - tendono ad essere arredate con un insano gusto kitsch - dai divani alle cornici in simil-oro, passando per i tappeti da casa della famiglia Addams. I militari di guardia hanno un qualcosa di perennemente scoglionato. Per quei pochi rumeni che ho incontrato, gli italiani sono ormai identificati con “quelli delle impronte ai loro connazionali”; ma nessuno mi ha guardato particolarmente storto e, anche se i giornali rumeni, nelle scorse settimane, hanno condotto una dura campagna di stampa contro il governo italiano, non ho riscontrato particolari ostilità.



Rientro a casa e mi ritrovo sul portone un fiocco azzurro. Era da tanto che non mi imbattevo in questa usanza. Mi ricorda quella, ancora più arcaica, di far affiggere ai muri dei paesi la comunicazione di morte di una persona.
Qui gli scatti in strada, dal taxi. Qui quelli in/dall’ hotel.
Lusso Emirates.
August 7th, 2008




Che la Business e la First class degli Emirates siano tra le migliori al mondo è un dato di fatto. Adesso, il lusso viene portato anche sul primo Airbus A380 utilizzato dalla compagnia aerea araba. Un blogger ha avuto la fortuna di viaggiarci, e ha testimoniato il tutto con un reportage fotografico. Imbarazzante. I 15 passeggeri di prima classe (due foto sopra) possono contare su una cabina con tanto di porta e hanno anche a disposizione due docce. Per loro, e quelli di Business, al piano superiore c’è un cocktail-bar. La cabina è silenziosissima. E’ possibile seguire decollo e atterraggio grazie ad una telecamera posizionata sulla coda dell’aereo. Anche le poltrone di Economy sembrano molto comode (foto sotto). L’aereo ospita 489 passeggeri; al piano inferiore 399 posti di economy; a quello superiore 76 di Business e 14 suites di Prima classe. Divine. Qui la pagina ufficiale della Emirates.



Veniamo alla parte dolorosa, il prezzo. Da domani l’A380 vola esclusivamente da Dubai a New York (i voli inaugurali hanno avuto luogo il primo e 3 agosto). Un biglietto andata e ritorno in First costa 6300 euro. La Business, invece, viene 4.030 euro.
Bucarest.
August 6th, 2008
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Preparato la borsa. Si parte, domani pomeriggio, per Bucarest. Un giorno e mezzo. Non mi porterò il pc. Non so se qualche anima pia (forse L.) ce la farà ad occuparsi del blog. Confesso che questo viaggio non mi va proprio. Speriamo che all’Alitalia basti la benzina.
Il meteo è ottimo. Leggi: niente tempeste, ecc. ecc. Però ci sono sempre i volatili. E siccome voglio essere pronto al peggio, mi sono guardato un video in cui viene dimostrata la pericolosità degli uccelli (animali).
Attacco di panico in volo.
August 5th, 2008
Gli attacchi di panico in volo sono una cosa seria, e richiedono personale con un minimo di preparazione spefifica. Non basta dire “stia tranquillo, non precipitiamo”. La cosa migliore è farsi un giro in cabina e parlare col comandante - ma con le leggi post 11 settembre è praticamente impossibile. Quel che è certo, è che questo passeggero, in preda ad un gravissimo attacco (urla “sto per morire”), ha ricevuto il peggior trattamento immaginabile. Ammanettato con dei lacci di plastica, viene tenuto fermo da due persone (passeggeri?), mentre gli assistenti di volo non sembrano particolarmente preoccupati.
Ryan air contro il governo, “se ne frega dei passeggeri”.
July 25th, 2008

Duro attacco di Ryanair, tramite il suo sito ufficiale, al governo italiano (grazie O. per la segnalazione). Colpevole, a detta della compagnia irlandese, di “supportare le alte tariffe di Alitalia”, e “i suoi frequenti scioperi”. La comunicazione della low cost è sempre stata aggressiva. Ricordo qualche conferenza stampa del suo patron, Michael O’Leary, che non ha mai avuto peli sulla lingua. Spesso, però, mi ha dato l’impressione di voler dar scandalo a tutti i costi con frasi ad effetto.
Da passeggero Ryan Air non mi piace. Ci ho volato una sola volta e la trovo scomoda. Anche un po’ sporca. E, se proprio devo dirla tutta, neanche troppo sicura (ma questa è una valutazione a pelle). Detto ciò, riconosco il suo alto valore sociale: ha contribuito a rendere il mondo alla portata di tutti (o quasi).
Quando l’assistente di volo ha sonno.
June 24th, 2008

Beati loro. Io non dormo neanche sulla poltrona-letto.

P.s. In caso di emergenza si sveglieranno?






