Giornate in pillole.

March 9th, 2016

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Scrivo questo post da Padova. Due giorni di pit-stop prima dell’apeRIVER di domani. Sono salito a trovare Giusva. Relax totale.

– E’ tornato il mal di gola. Venerdì un collega aveva tosse e mal di gola. Credo che me l’abbia attaccato. Ho aspettato due giorni, ma domenica – con le tonsille grandi come due palline da tennis – sono tornato a riprendere il benedetto Augmentin. E oggi sto meglio.

– Venerdì scorso è venuto a trovarmi #berlinese. E’ la quarta volta che viene a Roma. Siamo stati bene. Gli sono sempre più affezionato. Week-end discotecaro, si è divertito molto. Mi ha promesso che tornerà a Roma per il Gayvillage.

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– A casa non hanno ancora riparato il soffitto in camera. Le infiltrazioni continuano. Ma non ho molte alternative, ora che ho chiuso trattativa con l’agenzia immobiliare (che, alla fine, ha restituito l’assegno di caparra). Resterò qui, sicuramente. E ad aprile cercherò accordo per rinnovo del canone, a partire da fine luglio. Ovviamente voglio scendere con il prezzo mensile di almeno un centinaio di euro.

– La manifestazione di sabato 5 per i diritti è stata bella. Nonostante il diluvio. Nonostante i 30 interventi sul palco (davvero troppi, ne bastavano 5). Emma straordinaria. Paola Turci pure. E’ bello sentirsi comunità e sapere che c’è un movimento pronto a scendere in piazza.

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– Il capitolo #torinese è stato definitivamente chiuso, con serenità. E’ venuto a Roma, alla manifestazione. Me l’ha detto A., ha visto una sua foto su Instagram, taggata qui. A me è servito a capire molte cose, e va bene così. Meglio chiudere definitivamente un capitolo, che trascinare un rapporto agonizzante in maniera inutile.

– Inizia ad essere urgente il tema pipì del gatto: continua a farla ovunque. Solo quella. Il resto nella gabbietta. Dispetto? Malessere? Del resto è da un bel po’ che non lo porto dal veterinario.

– Quando smette di piovere, grazie?

Ciao blog. A presto.

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La data di giovedì di apeRIVER si arricchisce di un altro nome, al quale tengo particolarmente. Non solo perché, di tanto in tanto, passa sulle pagine di questo blog, ma anche per la sua verve, ironia e, da quello che so, il suo buon cuore :) Fabio Canino verrà a presentare il suo nuovo libro “Rainbow Republic” (edito da Mondadori)

“Cosa succederebbe se un giorno la Grecia, ridotta in ginocchio dal default economico, venisse progressivamente acquistata e occupata dalla comunità omosessuale globale? La risposta ce la dà Canino in questo romanzo: quella che un tempo fu la culla della civiltà occidentale diventerebbe una terra promessa per gay, lesbiche e trans di tutto il mondo, uno Stato a loro immagine e somiglianza, con istituzioni e leggi in linea coi loro gusti e le loro manie. In questa Grecia arcobaleno, per esempio, la moneta ufficiale è diventata la Dragma, in onore alle drag queen più famose della storia, chi indossa antiestetici pinocchietti rischia di essere arrestato dalla Polizia del Buongusto, l’ospedale per bambini è il Candy Candy International Hospital, esistono corsie preferenziali per portatrici di tacchi a spillo, e i locali che trasmettono musica anni Ottanta possono godere di esenzioni fiscali. Ma in primo luogo tutti hanno gli stessi diritti e quella che gli analisti hanno soprannominato Pink Economy ha portato la Grecia a essere una delle maggiori potenze al mondo. A testimoniare tutto questo Ulisse Amedei, giornalista italiano che, accompagnato dalla giovane e avvenente Khloe, avrà il compito di raccontare alla retrograda Italia – quella che ormai è chiamata Repubblica Italo-Vaticana – ogni singolo aspetto di questa Grecia all’avanguardia. Una satira pungente e divertente del mondo omosessuale, ma soprattutto un inno all’amore e ai suoi tanti e diversi colori, che in queste pagine dense di personaggi e di situazioni spesso al limite dell’assurdo trovano tutti – dal rosa Barbie al rosso Prada – il loro modo di risplendere. Nessuno escluso”.

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Fabio  sarà intervistato da Giusva e firmerà anche le copie del suo libro!

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Chi conosce il River-mondo, sa che ormai dietro ad apeRIVER c’è sempre la volontà di creare un prodotto sempre nuovo, puntando sui talenti, sulla loro musica dal vivo e anche sul calore dei nostri Riverboys, diretta emanazione dei ragazzi pubblicati su questo blog. Il prossimo 10 marzo, sempre da Marmo, abbiamo pensato di introdurre una novità: una breve performance teatrale dedicata all’amore. La porterà in scena Paola Pessot, volto noto di fiction tv, e alla quale sono molto affezionato: non solo per la sua bravura, ma anche per l’energia che sprizza da ogni poro. Qualche settimana fa, a Roma, ha portato in scena il suo “L’amore è una sostanza stupefacente”, in cui rifletteva sul rapporto tra coppie di ogni genere ed orientamento sessuale. E il 10 marzo ci regalerà un estratto da questo spettacolo dolce-amaro. Ovviamente nel nostro appuntamento non mancherà la musica, con la nostra special guest, Roberta Carrese, seconda classifica nella passata edizione di The Voice, che sarà accolta dal nostro sempre presente Giusva. Attualmente sta lavorando al suo nuovo album e al pubblico di apeRIVER presenterà in anteprima alcune sue creazioni.

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La sezione Palco Aperto, dedicata agli emergenti, sarà particolarmente ricca. Intanto con il gradito ritorno di Federico Baroni, lo Youtuber che nello scorso appuntamento ha presentato il suo inedito “River”, ispirato ad un incontro tra due ragazzi, un romano e un torinese, per una dolce parentesi (chiusa) di 48 ore. Sul palco di Marmo canterà, oltre a River, altre canzoni che ha scritto lui stesso e poi delle cover. Oltre a lui, Licia Missori, pianista e compositrice, che ha collezionato un’attività concertistica internazionale, con un tour europeo che la vede collaborare con molte realtà musicali oltreconfine. Ha all’attivo quattro album pubblicati, di cui Neverland, è l’ultimo nato. Lo scorso anno ha condiviso il palco con Giancarlo Giannini, per lo spettacolo “Omaggio a Massimo Troisi”.

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Ci si vede il 10 marzo, da Marmo, a piazzale del Verano. Dalle 19 fino alle 2. Ingresso sempre gratuito.

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Pietro Boselli, uno che si è fatto notare facendolo annusare a mezzo web (oltre che alle persone giuste), finisce ancora una volta su Attitude, ovviamente in slip. Pose sia da attivo che da passivo, ché bisogna far sognare un po’ tutti.

(le foto sono di Daniel Jaems)

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Non presento le campagne dei brand se non c’è qualcosa che mi colpisce – che non sia la solita e prevedibile bellezza dei modelli. Di Dsquared2 e della loro Spring/Summer 2016 mi colpiscono i colori. Dei vestiti e dei loro protagonisti (Mitchell Slaggert, Kit Butler e Ivo Buchta). I capelli. Le mani. E quegli sguardi un po’ sospesi nel nulla.

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(le foto sono di Mert Alas e Marcus Piggott).

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Paolo Bossini, ex di Giada De Blanck, viene fotografato in alcune pose “intime”, diciamo, con il collega Alessio Boggiatto. Sicuramente provavano la rana. Ma insomma. A me sembra un’altra posizione, chiarissima.

(le foto le ha pubblicate Novella 2000 e, questa, è la dimostrazione che il gossip arcobaleno tira sempre di pù)

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Il pacco di Dan Osbourne è abbastanza diffuso. Mai, però, avevo avuto la possibilità di valutarne due aspetti: 1) La larghezza, che lo mette di diritto nella categoria di #trecolonne; 2) La venosità.

Applausi.

 

Sono giornate complicate. Roba che neanche uno sceneggiatore di Un posto al sole riuscirebbe ad inventarsi. Perché non c’è solo l’organizzazione di apeRIVER – con una grande novità in arrivo per metà marzo – ma anche il trasloco. La proposta di affitto per la casa nuova era stata firmata. Il trasloco già fissato per il 6 marzo. Io avevo già comprato una trentina di scatole, e avevo liberato le due librerie; venduto il letto della stanza degli ospiti; dato la disdetta alla linea internet. Insomma, era tutto pronto. Poi sono andato all’agenzia immobiliare per prendere l’appuntamento per la firma del contratto. Inizialmente mi avevano detto che ci saremmo potuti vedere, per la consegna delle chiavi, il giorno dopo, che avrei firmato, pagando il dovuto con due assegni (uno per le due mensilità; un altro per l’agenzia). Fin qui tutto ok. Se non fosse che poche ore dopo la nostra conversazione, l’agente immobiliare mi ha chiamato per cambiare le carte in tavola: niente assegno (“dobbiamo vedere se è coperto, prima di darle le chiavi di casa”), ma solo un bonifico. E ‘sti cazzi se pure lì ci vogliono due-tre giorni perché risulti (“tanto abbiamo un Cro”). Ovviamente non ho accettato, ce li ho mandati  (insomma, immaginare che non abbia qualche migliaio di euro sul conto è abbastanza offensivo, soprattutto perché avevo mostrato loro la mia busta paga) e ho girato la pratica al mio avvocato. Il quale avvocato, però, aveva appena trovato un accordo con i proprietari dell’attuale casa: i quali mi avrebbero “abbuonato” tre mesi di mancato preavviso (mentre ne avrei dovuti pagare tre). Mancava solo da firmare l’intesa. Il litigio con l’agenzia immobiliare, però, ha stravolto tutto. Ergo: l’avvocato ha richiamato i padroni di questa casa e comunicato che resto fino alla fine dei sei mesi di preavviso (fine luglio). In compenso, faranno presto i lavori al soffitto della camera da letto. All’agenzia è arrivata una diffida, con la quale viene “invitata” a restituirmi la mensilità che dovrebbe essere versata all’atto della eventuale controfirma della proposta da parte del proprietario: cosa che non è mai avvenuta, perché il padrone della casa nuova vive a Palermo e non è ancora mai venuto a Roma.

Insomma: si resta a Monteverde. Per adesso. E, in fondo, la cosa non mi dispiace. Neanche al gatto.

Ed eccola, la valanga di sorrisi firmati apeRIVER. Straordinari, come sempre.

E mentre a Roma c'era il diluvio, da Marmo si ascoltavano Kaligola (Pagina ufficiale), Andrea Orchi e Federico Baroni. Ecco i vostri sorrisi :)Si tagghi chi può e vuole!

Pubblicato da apeRIVER su Lunedì 29 febbraio 2016

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Non so da dove iniziare. Forse dal diluvio universale. Sono le 20.30, le prime persone sono arrivate, gli artisti hanno fatto il sound-check, ci siamo conosciuti, abbiamo messo a punto la scaletta. Nello staff di Marmo è entrato anche un nuovo cameriere, che gentilmente ci mostra di cosa sono capaci i suoi addominali. Insomma: alle 20.30, dopo i primi lampi (con smadonnamenti), ecco che viene giù l’iradiddio. Il diluvio. Non la pioggiarella molesta, eh. Le secchiate. Bombe d’acqua. Guardiamo il cellulare, per vedere le eventuali disdette dei tavoli. Nulla. La gente continua ad arrivare. Alcuni un po’ infradiciati. Altri che hanno sfidato i laghetti naturali che si era formati sotto la Tangenziale. Roba da rimanere a bocca aperta. La gente si siede persino in giardino, sotto la tettoia (con funghi): non avevo considerato quanto fosse bello ascoltare la pioggia. E, quindi, la serata va. Io emozionato come fosse la prima volta. I soliti amici intorno. Alcuni arrivati da fuori Regione, tipo da Arezzo e Recanati (e grazie di aver preso un treno per noi, il vostro affetto è unico). Sul palco sale la delicatezza di Andrea Orchi, un gentleman vero. Oltre che un talento. E poi Kaligola, 18 anni e una grande energia dentro. Il baby-rapper canta 4 canzoni che formeranno il sul nuovo album. In anteprima e rigorosamente dal vivo: ormai la formula magica di questo aperitivo. Un mantra, al quale si aggiunge la voglia di scommettere sui giovani talenti. Ogni volta vedo volti nuovi, altri ritornano, alcuni mi sembra di averli già visti. E’ una famiglia che si allarga, e confesso che questa cosa mi riempie d’orgoglio. Perché questo apeRIVER è riuscito a farmi dare una nuova dimensione a questo blog. Una dimensione reale, fatta anche di contatto fisico, di parole scambiate sotto ad un tendone, con il diluvio. Ovviamente ero molto curioso di sentire la canzone “River”, creata da Federico Baroni per raccontare l’incontro tra due persone, una di Roma e una di Torino, che si sono trovate a vivere un weekend in sintonia. No, non è una dedica, un omaggio, una romanticheria rivolta a #torinese. Soprattutto col senno di poi e alla luce di quello che è successo nei giorni a venire. “River” è, piuttosto, il racconto di quelle parentesi di cui la nostra vita è piena, di quelle meteore che ci fanno star bene per un po’, e che poi escono all’improvviso, a volte sbattendo la porta. Prima dell’aperitivo, con Federico eravamo andati in copisteria a viale Ippocrate (tuffo nel passato…) a stampare un po’ di copie del testo, per condividerlo con i presenti. Davvero bello. Non lo pubblico perché con gli inediti non si fa. Chi c’era c’era, e chi, invece, non c’è stato aspetterà. Quel che è certo è che la canzone “River” non morirà e, invece, crescerà. E’ un brano fondamentalmente dolce, c’è della rabbia, tanta malinconia. Ci sono delle domande. E, soprattutto, c’è la capacità di un ragazzo di 22 anni di saper tradurre in musica alcuni post scritti sul tema. Federico sale per fare cinque canzoni, alcune cover e poi alcune che ha scritto lui. Anche una sul coming out di un amico. Ne farà in tutto nove. E’ un crescendo, di emozioni ed energia. Applausi (anche per il batterista #guancerosse). Sullo schermo, in loop, le immagini del film “Harvey Milk”, mai giornata è stata più appropriata. Tra il pubblico c’è anche Leiner, ci è venuto a salutare con la compagnia teatrale in scena al Brancaccino con “Misura per misura”, di cui fa parte Dario Guidi. Passa anche Alessandra Machella, incuriosita da questo gruppo davvero unico. I Riverboys cercano di non annegare, quando escono in giardino, a distribuire lecca lecca. Se non ci fossero loro, la serata non sarebbe la stessa. Abbiamo anche una new entry: è Alessio, istruttore di nuoto (applausi), che va ad aggiungersi ad Andrea e all’altro Alessio.

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Due settimane fa, di giovedì c’era mezza Italia incollata alla tv per Sanremo. Ieri il diluvio. Ma ad apeRIVER c’è sempre il sole. Perché c’è un pubblico davvero unico. Che ringrazio di cuore. Per aver creduto in noi e aver condiviso una serata di emozioni.

Nei prossimi giorni, come sempre, le foto ufficiali della serata, sulla pagina Facebook di apeRIVER. Ci si vede il 10 marzo. Sempre da Marmo.

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A pranzo con F., dopo 9 anni.

February 24th, 2016

L’appuntamento è dagli Spaghettari. Che è il posto dove voglio andare quando ho bisogno di sentirmi a casa. E’ una specie di costola del mio salotto. Dove non ceno mai e dove non ho neanche un tavolo da pranzo. Ergo, si va a piazza San Cosimato, dove ho lasciato un pezzo di cuore nell’anno vissuto a Trastevere. Con F. ci saremmo dovuti vedere a Londra, mesi fa, durante uno dei miei due viaggi. Lui si è trasferito lì, lavora in una galleria d’arte. Si è laureato a Roma, e 4 anni fa se ne è andato via, dagli amici, dagli affetti. Giovane e determinato. Sicuramente competente, se è riuscito a farsi squadra in una città di squali. A Londra non siamo riusciti a incrociarci, busy boy. A nessuno di noi due piace farci pregare, quindi abbiamo rinviato il momento dello svelamento. E così, qualche giorno fa, mi ha scritto che sarebbe venuto a Roma per l’inaugurazione di una mostra. F. è un personaggio particolare. Spigoloso. Dolcemente spigoloso, direi. Abbiamo condiviso la conoscenza con una persona importante (per me). Lui non lo sapeva. Fino a quel momento. Quel pranzo è servito a dirglielo. F. è stato amico di Allstarboy, dopo la nostra rottura. Si sono conosciuti nel mondo delle gallerie romane. Quello che torinese schifa (ché poi mi son documentato, e secondo F. non sono così malaccio). Ci si vede alle 14. F. è appoggiato ad un palo, tra i tavoli del ristorante e quelli del bar. Sono in ritardo di cinque minuti. Arrivo da dietro, lo saluto con una pacca sulla spalla. Ha un sorriso da foto. E, infatti, penso che lo fotograferò a breve. Penso, tra me e me, che lo fotograferei spesso, se vivesse ancora a Roma. Sono curioso di ascoltare la sua vita. A Londra. E’ innamorato, ma a breve dovrà separarsi dal suo compagno. Si parla del lavoro. E di Roma che gli manca. Il sole gli accarezza la testa, la foto è perfetta. Non ha problemi a mostrarsi, anzi, gli fa piacere misurarsi con il mondo dei riverlettori. A differenza di torinese, che invece quei lettori li teme perché sa che più di uno è una sua conoscenza, e poi gli altarini si svelano e non si può più giocare alla treschetta segreta, ecc. ecc. Tra un rigatone e l’altro, mostro ad F. una foto speciale. E’ di Allstarboy. Sì, ricorda, ovviamente. Strana sensazione. Allstarboy aveva conosciuto F., di nome, tramite il blog. Qualche volta avevamo parlato di lui, di quel viso così fotogenico e riveriano. Mi aveva colpito, ovviamente. E così è stato strano scoprire che dopo di me si sono conosciuti. F. non sapeva che quella persona fosse Allstarboy. Anzi, fosse stata. Perché Allstarboy è un nick nato e morto sulle pagine di questo blog. Oggi non c’è più. E le ragioni le sappiamo un po’ tutti. Apprezzo la discrezione di F., nelle domande, nei racconti. Ci salutiamo, promettendo di rivederci. Ci sentiamo al telefono il giorno dopo. Mi fa piacere.

F. segue il mio blog da 9 anni. Tanti. Non ci eravamo mai incontrati fino a quel giorno. Ma ho avuto la sensazione di conoscerlo. Di sentirlo vicino a me. Un filo invisibile che ci univa. In fondo aveva condiviso aspetti della mia vita (mentre io mi sono limitato a sfogliare le sue foto…). E lo ringrazio qui per la sincerità con la quale mi ha detto che il mio blog non lo ha seguito sempre e che, anzi, un periodo gli sono stato pure sul cavolo e ha smesso di leggermi.

Così come ringrazio G., che mi ha scritto in questi giorni, pure lui da Londra. Ringrazio il coinquilino della sua amica, in particolare. Tanti anni fa, ospite a casa sua, sbirciò sul suo pc e vide che era aperto sulla pagina di River Blog. Da allora passa a farmi visita.

Intrecci con anime sparpagliate per il mondo (o per Roma…) che, ad ognuno di questi incontri, mi fanno sentire meno solo.

You are a part of me.

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E alla fine ho ripreso in mano le scatole. Nuove. Sono andato a comprarle a piazza Zama, su consiglio di R. Prima andavo sempre da Ikea, ma non mi andava di guidare fino a Porta di Roma. Ne ho comprate 30, una decina di metri di plastica con le bollicine, tre nastri di scotch. Non basteranno, l’ultima volta erano 40. Penso di tornare al negozio il prossimo week-end. Stavolta le scatole tocca riempirle a me, della mia vita. L’altra settimana ho cercato di mettermi in contatto con l’ultimo traslocatore. Era simpatico, giovane, gay, si era occupato del trasloco da Trastevere a Monteverde. Ma non c’è più. Un incidente grave in Calabria, otto mesi di coma, e la morte. Non ho ancora cancellato il suo cellulare dalla rubrica. Così mi sono affidato a chi mi ha pitturato questa casa. Egiziano, tuttofare, ha detto che organizza tutto lui. Speriamo. Fa tutto, meno le scatole. E così ho iniziato a prendere questi pezzi di vita e ad organizzarli. Sono partito dai libri. Quelli dell’università. Del lavoro. Dell’esame da giornalista professionista. E’ la sesta volta che cambio casa dal 2011, ma ogni volta è un tuffo al cuore, riprendendo in mano pezzi del mio passato. Un passato che vive ancora dentro di me. Non sono tante le cose alle quali sono affezionato. Forse le cartelline dei ricordi. Quelli con le lettere (quando ancora si scrivevano), le foto (quando ancora si stampavano), i regali, i biglietti di auguri, e poi pezzi degli ex e degli amici, portachiavi, tazzine del caffè, telefoni cellulari da collezione. I mobili dovrebbero entrare tutti nella casa nuova. Forse un divano di troppo, ma vedremo di sistemarlo in qualche modo. Entra anche l’armadio a tre ante, in camera da letto. Il contratto devo ancora firmarlo, il padrone di casa vive a Palermo e ancora non sa se salire o se mandare all’agenzia una copia firmata. La data del trasloco dovrebbe essere nel week-end del 6 marzo. Con i proprietari della casa dove sto adesso dovremmo aver trovato un accordo: ormai si parla solo tramite avvocati, ma più o meno ci siamo. Lascio solo i due mesi di caparra (sigh), ma non pago nessuna penale per non aver rispettato la disdetta dei sei mesi. Non conosco bene la zona di piazza della Repubblica, devo intanto capire dove si trova il più vicino supermarket h24, il bar per la colazione, il ristorante aperto dopo le 24. Gli Spaghettari si allontanano, peccato. Si allontana anche la mia adorata Trastevere. Ogni volta mi chiedo cosa troverò, se ci sarà qualcuno che vivrà con me quella nuova casa. Chissà, come ho scritto più volte ho smesso di pensarci. Questa di Monteverde è stata la casa degli incontri mordi e fuggi (in alcuni casi tutti da dimenticare) e, quindi, non la associo a nessuno in particolare. Del resto sono anni che ciò non avviene. Dai tempi di piazzale degli Eroi, dove è sbocciato e fiorito l’amore per L. e per AllStarboy. In quella casa ho vissuto per sette anni. Mio record personale.

Sarei rimasto volentieri qui, se il soffitto non fosse venuto giù. Cambio, per non affezionarmi. Perché gli anni scorrono via veloci, e voglio viverla tutta, questa Roma dalla quale penso sempre di andare via, prima o poi.

(Yes, I try loving myself, all day long, but I still can’t figure out how to do that)

Non ho scritto di unioni civili, in questi giorni, perché volevo aspettare che chi ci rappresenta – noi gay, noi italiani, noi cittadini – si chiarisse le idee. Che sedimentassero accordi, più o meno dichiarati. Che tutti si chiarissero le idee. Che il governo capisse fino a che punto era pronto ad arrivare. Insomma: se era disposto a metterci la faccia. Per noi gay. Le cronache delle ultime ore sono un colpo al cuore. Raccontano di un governo che scende a compromessi con gli omofobi – chi ci nega diritti non deve essere definito in altro modo – pur di darci un contentino. Meglio le unioni civili che niente, hanno detto in queste ore autorevoli esponenti del movimento Glbt (penso a Paola Concia e Ivan Scalfarotto). Già. Perché è un primo passo, ci dicono. Meglio di niente. Meglio non darla vinta all’esercito di bigotti che vogliono continuare a farci rimanere cittadini di serie B. E, invece, io credo che sia sbagliato. E’ sbagliato cedere, su un diritto fondamentale. Ovvero il diritto all’amore. Ho letto tanti pareri, autorevoli colleghi (Tommaso Cerno) hanno persino incitato alla rivolta fiscale (“non paghiamo le tasse”), senza pensare alle conseguenze per uno che ha uno stipendio di mille euro al mese e non ha certo i mezzi per gestirla, una rivolta contro la macchina del Fisco. Ma tant’è. Sono stanco, deluso, scoraggiato. Il 5 si manifesta in piazza, e mi chiedo a cosa serva. Io penso che se anche non manifestassimo, se anche al Family Day fossero scese in piazza 2 milioni di persone e 200 persone a Svegliati Italia, ecco, il governo avrebbe comunque dovuto approvare una legge su unioni civili e stepchild adoption. Siamo rimasti indietro, l’Europa ci guarda come i bigotti, quelli che continuano a discriminare i gay e a non voler entrare nel gruppo di Paesi che quei diritti, invece, li concedono. Penso che se avessi un fidanzato, un amore, una persona stabile al mio fianco, sarei costretto ad andare all’estero, a sposarla. Penso che il Paese al quale sto dando il mio tempo, le mie energie, la mia creatività, anche il mio cuore, non mi tiene in considerazione. E penso che questo non sia giusto. Semplicemente. Non è giusto, caro presidente del consiglio che dovresti parlare anche in mio nome.

Non ho le forze per guidare battaglie, agitare le masse, e non vedo neanche qualcuno in grado di farlo per me. Non questo movimento Glbt, frammentato, diviso da liti, spaccato anche sulla linea da tenere nei confronti della proposta del governo di allearsi con Ncd e di sbianchettare quelle “adozioni”, così scomode e così poco amate dalle gerarchie cattolicheggianti. Abbiamo perso, ancora una volta. Non abbiamo trovato nessuno in grado di tutelarci, a fondo. Siamo la lobby (cit) più debole, sgangherata e inconcludente che ci possa essere. E, infatti, non siamo lobby.

Sono stanco. E credo che questo Paese non meriti quelli che, come me, vogliono solo che il proprio amore venga riconosciuto.