Mentre davanti ad Abecrombie and Fitch, dietro Oxford Circus, non c’è più nessun modello – e l’aura di figosità che circondava il brand sembra essere svanita – ecco spuntare Snog, brand di frozen yogurt e i suoi commessi stratosferici. Tutti supergnocchi, giovanissimi, che sembrano usciti da un film di Bel Ami. Questi sono stati fotografati sullo Snog Bus a SouthBank.

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Confesso che se dovessi fotografare ogni singolo ragazzo meritevole di finire su questo blog, non riuscirei a passeggiare in tranquillità. La cosa migliore, a pensarci bene, sarebbe un video, tanti sono gli #gnocchi che si incrociano da queste parti. Anche questa seconda ondata di boni merita assai.

Buona visione.

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Alla fine ci siamo rivisti. Un anno e un mese dopo la fine rovinosa di quello speciale coinquilinaggio che avevamo instaurato. Ci siamo rivisti a Hyde Park, dopo vari smessaggiamenti su orari e luoghi di incontro. Di lui, della sua vita privata, delle cose più personali che mi ha detto, non scriverò nulla, non me lo ha chiesto, ma visti alcuni pasticci che si erano creati con delle cose scritte su questo blog preferisco evitare. Ci siamo visti e sinceramente non mi è sembrato che sia passato un anno. Perché quando l’ho abbracciato ho provato le stesse e identiche emozioni di quando, a piazza San Cosimato, ci si salutava o di quando tornavo la sera a casa al lavoro e non vedevo l’ora di rivederlo. Fisicamente non è cambiato molto. Anche caratterialmente. Lo stesso e identico ragazzo introverso, schietto e sicuramente buono. Abbiamo passeggiato a lungo nel parco, mi ha portato al suo posto preferito (la panchina di fronte alla statua di Peter Pan), ci siamo aggiornati sulle nostre vicende private. Ha chiesto del blog, abbiamo ripercorso le tappe della nostra folle storia, senza rancore e senza troppe recriminazioni. Si è abituato al clima, visto che mentre io camminavo in camicia a maniche lunghe e giubbino, lui si accontentava di avere indosso una t-shirt. Da brividi. Ci siamo raccontati cose riservate, di ogni genere, gli ho anche confessato di aver scritto una quarantina di pagine sul nostro rapporto, lui mi ha detto di aver buttato giù una cosa analoga. Ci siamo pensati, per non dimenticarci di quello che è stato.

Ma l’esperienza più bella vissuta insieme è stata la notte all’Heaven, una delle discoteche più belle che abbia mai visitato nella mia vita, un posto che trasuda di energia positiva (chissà, sarà l’assenza della generazione scope in culo, tutta made in Italy?). Appuntamento in centro, passeggiata, pit stop al The Yard, locale gay, per una birrata. Sì, come fanno gli inglesi usciti dal lavoro, che si vedono nei pub e bevono pinte di birra. Come quella che mi ha ordinato coinquilinotero. Birra San Miguel, la stessa che un ragazzo mi aveva fatto assaggiare la notte prima in discoteca e che avevo apprezzato. Nel locale incrocio un ragazzo di Torino con cui avevo intrallazzato, fa parte dell’esercito di quelli che si son trasferiti a Londra, ci siamo guardati ma non salutati. Per cena ci siamo visti con altri italiani, tra cui il dispensatore di consigli londinesi Leonardo, e siamo stati in un Thai. Del gruppo ha anche fatto parte un river-lettore che pare uscito da un fumetto, ragazzo dal cuore d’oro (e alla cui domanda “perché 12 anni fa hai iniziato a bloggare” non ho saputo rispondere…). Poi, tutti insieme all’Heaven. Fila di rito – qui scorre veloce – perquisizione, con coinquilino che non aveva un documento (di anni ne ha 23, ma quando l’età è borderline scatta la richiesta del documento). Così, gli ho dato la mia patente – no, non ci assomigliamo granché e anagraficamente parlando siamo decisamente distanti – ma il piano era quello di coprire la foto con un dito e di cercare di entrare al volo. Alla fine non gliel’hanno chiesta e mi sono risparmiato una megacazziata dei buttafuori. Mi becco la seconda birra della serata, non una pinta, 33 cc, bastano, e vanno giù che è un piacere. Per coinquilinoetero era tipo la seconda volta all’Heaven. Un’altra ci era stato e aveva socializzato con delle Drag Queen. Ci piazziamo nella pista dedicata all’RnB. Io non so cosa sia successo dentro di me, ma dopo una decina di minuti, senza troppi perché, ho iniziato a ballare. Sì, ballare. E mi sono sentito come se avessi buttato giù un altro muro, solo che questo – a differenza di quello che da quattro anni mi impediva di prendere un aereo – me lo portavo dietro da una vita. Perché, come ho già avuto modo di scrivere, non ho mai amato ballare. Forse è stata la birra, o forse la presenza di coinquilinoetero. Io so solo che per due ore non ci siamo fermati un attimo, abbiamo fatto gruppo, trascinandoci di pista in pista. Un’ora dopo l’inizio delle danze la scena era la seguente: River senza camicia, fradicia e legata in vita, che grondava sudore, fischietto al collo (ce lo avevano lanciato dal palco per l’esibizione di Sarah Harding, ex delle Girls Aloud), che non riusciva a stare fermo. Proprio così. Sudava – sarà stata la birra? – ma non voleva perdersi nemmeno una nota. Siamo andati avanti fino alle tre. Ed è stato bellissimo, una di quelle notti che non dimenticheremo mai.

Sono tornato all’hotel con un bus notturno (ah, qui il display dice quando passa e ci azzecca al minuto), dopo aver salutato i compagni di questa serata in cui ci siamo circondati di affetto. Quello che succederà non lo so, e nemmeno mi interessa, ma so di essere stato felice e sereno.

La vita è così, la mordi in continuazione, ogni tanto ti tocca la parte buona, e allora te la gusti tutta.

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Sono quasi le quattro di mattina, rientrato dall’Heaven, serata folle – dovrò scrivere delle notti in discoteca da queste parti – con un river-lettore che mi ha riconosciuto per le New Balance (no comment), un ragazzo di origini marocchine che mi ha baciato dopo avermi portato fuori a fumarsi una sigaretta (e avermi fatto incontrare il coinquilino francese), un altro che mi ha messo la cannuccia davanti alla bocca invitandomi a bere la sua birra. Una serata strana, in cui ho masticato alcune delle immagini che più mi hanno colpito in questi giorni. Sono le immagini dell’amore che non si nasconde, dei ragazzi e delle ragazze che si baciano in strada, camminano mano per mano e non hanno paura di mostrarsi, a nessuno. L’amore senza vergogna, l’amore riconosciuto dalle istituzioni, dalla gente, rispettato e, anzi, tutelato. Non sopportato o tollerato, come dalle nostri parti, quando non deve fare i conti con botte e insulti.

Sono tante le immagini di questo tipo che porto dentro di me. Come quella delle due ragazze che, oggi pomeriggio, sedute su delle scale che conducevano al Tamigi, si baciavano e abbracciavano. Teneramente. Erano innamorate cotte, ce l’avevano scritto in fronte e ovunque. Sono passato davanti a loro, le ho guardate e mentre si giravano verso di me ho fatto loro un applauso, letteralmente: “You are gorgeous”. Mi hanno ringraziato. La foto che Leonardo – mio angelo custode, guida e consulente insostituibile – mi ha scattato è stata fatta davanti a loro, forse avranno creduto che eravamo fidanzati, o forse no. Non ho voluto scattare loro nessuna foto, perché non volevo rompere l’incanto di quel momento, “rubando” qualcosa che non era propriamente mio. Pubblico questa mia foto non per mostrare un pezzo di me – visto che in 12 anni di blogging, ormai, ho pubblicato migliaia di pezzi di quello che c’è dentro di me, assai più importanti di un paio di braccia e gambe – ma per l’aura che secondo me ha. Mi sono letteralmente sentito investito da quegli abbracci e quei baci. Invidia? Molta. La stessa che ho provato qualche giorno fa, quando, davanti a me, due ragazzi camminavano mano nella mano, in mezzo alla gente, senza che nessuno si girasse o offrisse chissà quale espressione di stupore o disgusto. O quando, in discoteca, due ragazzi hanno iniziato a pomiciare come se non ci fosse un domani. Istantanee di felicità altrui, per nulla contagiosa.

E’ bello sapere che qualcuno ama, così. Forse è qualcuno che ha spedito dei fiori al suo Luis – come ho fatto io oggi – e questi gli ha risposto.

Buona notte blog. Il giorno non arriverà più per me, ne sono sempre più convinto, devo solo riuscire ad abituarmi all’idea che ho esaurito gli intrecci del cuore a disposizione nella mia vita.

Nel fiume di volti (belli) in cui mi imbatto ogni giorno, per le strade londinesi, capita di riuscire ad afferrarne qualcuno. Di parlarci. Di capire chi e cosa c’è dietro a quel viso da “Belli e Dannati”. La bellezza raramente delude, non ho mai creduto alla storiella “è bello ma stupido/vuoto” o amenità del genere messe in giro da chi bello non è. Il contrario di Luis, un ragazzo che lavora agli imbarchi delle crociere sul Tamigi, che ho conosciuto oggi. Conosciuto per caso, nel senso che era lì a dare informazioni. Poi, però, sono tornato da lui, mi sono preso il biglietto per un tour fino alla Tower of London e a tornare a Westminster. Si è scherzato, gli ho scattato una foto per Instagram, lui l’ha voluta vedere e ha avuto il coraggio di dire che non stava bene. Ci siamo lasciati sorridendo. E io ho deciso che domani gli spedirò dei fiori. Così.

L’altro ragazzo, invece, è una presenza fissa nel locale “G-A-Y” (non si legge “gay”, ma lettera per lettera) e nelle discoteche “G-A-Y” late e Heaven, visto che è quello che distribuisce i braccialetti per entrare gratis (il biglietto costa 2 sterline, una roba ridicola, altro che le discoteche romane). E’ un Pr, anche se qui non si chiamano così, almeno a giudicare dalla faccia che ha fatto quando gli ho chiesto se fosse “pr”. Spesso imbronciato, a differenza di lui, se ne sta sempre per conto suo e in discoteca raramente balla. Anche a lui, all’ennesima volta che l’ho incontrato, ho voluto scattare questa foto. Anche lui, come Luis, quando l’ha vista mi ha detto: “sto malissimo”. Gli ho chiesto solo se fosse maggiorenne, lui c’è rimasto malissimo: “Non potrei lavorare”. Giusto. Ma non si sa mai. Sia a Luis che a lui ho detto di curare un “popular Italian gay blog” (ci siamo no?) e di voler condividere il loro scatto con qualche migliaio di persone. Loro non capivano, io sì.

La vostra bellezza resterà virtualmente incastonata in questo post. Was nice knowing you.

Poteva River, precursore (tzè) di siti come Tube Crush, non dedicare una parte del suo viaggio alla raccolta dei volti più belli catturati sulle strade londinesi e in metro? Ecco la prima parte. Sono quasi sempre persone del posto, qualche turista c’è. La cosa che mi ha stupito è che alcuni si sono accorti che li stavo fotografando, ma non hanno battuto ciglio. Anzi, sembravano pure divertiti.

Enjoy.

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Fila 4, l’ultima della Business. Sono seduto. E scrivo queste righe. Per ricordarmi quello che ho vissuto, quello che mi sta succedendo ora. Quello che ho fatto. Come mi sono sentito. Male. Salvo poi riprendermi. Fino all’imbarco nulla di sconvolgente. Un po’ sudicchiavo, qualche palpitazione, ma niente di insolito per un ansioso come me. Il peggio è successo non appena sono entrato nell’aereo. Airbus A321, scelto da me. Il più grande del medio raggio, 200 posti. Bel bestione. Dopo di lui c’è l’A330 per il lungo raggio. Entro nell’aereo, vedo il mio posto e mi sento circondato dalle persone che devono raggiungere le file dietro. Mi manca il respiro. E’ in quel momento che penso solo ad una cosa: “voglio scendere”. Mi alzo e punto la capocabina. Sui 50 anni, sorridente, sguardo dolcissimo. Una mamma, penso. Sta parlando con il tizio del bus che ha appena scaricato gli ultimi passeggeri. “Mi dica”, mi fa mentre la fisso. “Nulla, aspetto che finisca”. “No, no, mi dica ora”. Mi vergogno. Ma glielo dico: “Sono quasi 5 anni che non salgo su un aereo. E adesso ho un momento di panico”. Sono nudo. Mi spoglio davanti a lei. Di paure e tutte quelle cose che molte persone preferiscono nascondere dietro allo scudo da superuomini. “Allora facciamo una cosa: stia qui con me, mentre finisco con il signore”. Lei va avanti col lavoro. Esce il comandante. Anche lui mi guarda e si chiede cosa stia facendo. Parliamo. “Ah, è giornalista? Io ho paura di voi, meglio non parlare”. “No, guardi, quale paura, sono innocuo”. Parliamo del tempo lungo la rotta. “Meteo buono, tranquillo”. La capocabina torna e inizia a parlarmi. Mi fa domande, e non sono di circostanza. Mi sento abbracciato dal suo interesse.

L’aereo inizia a muoversi. “Ora però dovrebbe andarsi a sedere. Ma stia tranquillo, che la guardo e se ha qualche problema arrivo”. Il panico va meglio. Anche un’altra assistente di volo mi coccola. Passa, sorride, carezze sulla spalla. Mi sento non benissimo, ma le palpitazioni sono finite. Ci siamo. Siamo quinti in fila sulla pista, ready to take off. Respiro contando fino a 4, quando inspiro, e poi fino ad 8 espirando, come mi ha consigliato l’ipnoterapeuta. Cerco di concentrarmi sul mio riposo. “Assistenti di volo prepararsi al decollo”, dice il comandante. E’ il segnale. Ci siamo. Si parte. Si balla un po’. Mi giro, l’assistente di volo mi guarda e mi fa segno col pollice: “Ok?”. E’ ok. Dopo 10 minuti gli assistenti si possono alzare. Arrivano tutte e due. “Ha visto?”. Sì, siamo decollati. Non sono morto. Il cuore funziona. Batte. E scrivo ancora. Ho anche pranzato, incredibile, io che ero a digiuno dalla sera precedente (niente colazione, solo un pacchetto di caramelle). Cannelloni caldi, roast beef, parmigiano e frutta. Ascolto la musica. Lorenzo Fragola, Marco Mengoni e Katy Perry quelli che mi tranquillizzano di più. Anche i Cranberries. Mentre la capocabina prepara il carrello per il pranzo chiacchieriamo. Del suo lavoro, dei tagli in Alitalia, di Etihad che, si spera, potrebbe investire qualche soldino in questa compagnia disastrata. Oggi ha fatto un Roma-Venezia-Roma e adesso Roma-Londra. “Pensi, le è capitato un bel rompiscatole a fine giornata”. Sorride. E’ davvero mamma. Ogni tanto l’aereo ballicchia. “Ma scusi, ma stiamo pur sempre in aria eh, un minimo me lo fa muovere?”. Parliamo dell’incidente alla German Wings delle nuove regole sulla cabina di comando, sul fatto che né comandante e né copilota possano essere lasciati soli. Lei ne parla con serenità. Le racconto che mi piace guardare Turbulence Forecast prima di partire: “Ma lei vuole proprio farsi del male eh”. E ancora: “Tanto stia tranquillo che se le condizioni sono proibitive non partiamo, ci teniamo anche noi alla nostra pelle”. Io riesco persino a rilassarmi e ad allungare le gambe sui sedili a fianco, vuoti. Non prendo neanche un Tavor. E non ho neanche avuto la tentazione di farlo. Era nella tasca sul sedile di fronte a me, e lì è rimasto per tutto il volo.

Manca un’ora all’atterraggio. Ritirano i vassoi con il cibo. Scrivo. Ascolto musica. Mi sento di aver abbattuto un piccolo grande muro che mi impediva di vivere tante, troppe cose.

Ciao blog.

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Questo potrebbe essere l’Ultimo Post, maiuscolo. Uno di quello che i giornali useranno per raccontare la scomparsa di River, avvenuta nel volo che lo portava da Roma a Londra. “Il blogger sapeva che sarebbe successo qualcosa”, e giù di screenshot sensazionalistici. Si parte. Meno di 12 ore. Sono minuti. Volati via. Ho cercato fino all’ultimo di non farmi sopraffare dall’ansia ma, piano piano, la stronza ci sta riuscendo. Eppure voglio farcela. Dopo 4 anni 7 mesi che non prendo un aereo. Tanti, troppi. Voglio tornare a volare. Sapere di poterlo fare. Con o senza fidanzato. Perché, ne sono convinto, c’entra il fatto che l’ultimo volo lo abbia fatto con Allstarboy. Ma siccome non si può vivere aggrappati ai ricordi, bisogna darsi da fare. E voltare pagina. E noi ci proviamo.

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Controllata la Bibbia di chi ha terrore delle turbolenze, ovvero Turbulence Forecast: non prevedono cose sconvolgenti lungo la rotta (verde significa leggere, ci si deve preoccupare dal giallo in su). Appena arrivo nell’aereo, tanto, chiederò gli assistenti di volo che previsioni ci sono. E mi consegnerò: prendetevi cura di me. Circa.

Mi concentro su quello che voglio fare a Londra. Sulle persone che incontrerò. I posti che visiterò. Rivedrò #coinquilinoetero. Non ne parlerò, a meno che non sia lui ad autorizzarmi a farlo. Ma sarò felice di parlargli a quattrocchi, più di un anno dopo dall’addio. Incontrerò dei river-lettori. Mi immergerò nella vita gaya notturna.

 

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Valigie fatte. Forse ho esagerato. Boh. Ho puntato sull’abbigliamento primaverile, camicie a maniche lunghe, polo a maniche corte, persino qualche maglione (si parla di minima a 10 gradi, freschetto), e un paio di giubbini autunnali. Scarpe un po’. Farmaci pure parecchi. Fatta oggi la polizza Europ Assistance con assistenza medica telefonica H24. Non si sa mai. Ho comprato un iPod touch, perché l’ultimo che avevo da 16gb era pieno. La musica è fondamentale, in volo. Gatto sembra aver capito: presidia le valigie e addirittura si infila nel mio zainetto. Speriamo che la mia partenza non sia troppo traumatica.

Ho lasciato le chiavi di casa alla cat-sitter e ad una collega, che poi le passerà a Giusva (forse viene un giorno qui a coccolare un po’ micio). Dei funerali si occuperà Psiko, in caso.

Il prossimo post, se sarà, lo scriverò da Londra.

Ciao blog,  incrocia le dita per me.

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Il grande L., un river-lettore che a Londra ci vive da un bel po’ di anni, è uno dei consulenti più preparati che abbia mai avuto. Ogni volta che gli chiedo qualcosa, lui zac, se ne esce con una mini-guida. Sono felice di conoscerlo domani, sarà tipo Carrambata in aeroporto, sempre che sopravviva al volo. Ecco i suoi consigli per la nightlife queer.

Su “Old Compton Street” di Soho (e varie vie laterali) troverai la maggioranza di cose gaie per il giorno e la sera (credo che la maggioranza di locali qui chiuda alle 23 (o 1 venerdì-sabato). In questa zona di Soho ci arrivi o con tre fermate di Piccadilly Line (esci a Leicester Square o Piccadilly Circus), o anche con qualche autobus (mi pare di vedere il 98 da Russell Square, che segue poi Oxford Street). Tutto è gay e gay friendly in questa zona, quindi non necessariamente la gente va nei locali che sono “espressamente gay”.

Da segnalare proprio su Old Compton Street (percorrendola da est verso ovest):
– G-A-Y Bar è un disco bar del famoso gruppo G-A-Y
(http://www.g-a-y.co.uk/), musica pop da teenager (e popolazione spesso teenager)
– un piccolo Ku-Bar (http://www.ku-bar.co.uk/) (subito girato l’angolo a sinistra su Frith Street)
– Caffè Nero (della catena di Caffè Nero), piccolo bar ma sempre pieno di gente che si mette ad osservare il passeggio :)
– Admiral Duncan, pub, ma tendenzialmente più per gerontofili… storico perché c’è stato un attentato davanti (nel 1999)
– Balans Cafè / Restaurant (http://www.balans.co.uk/restaurant/soho-london/), ristorante, un po’
pretenzioso da quello che ricordo
– Comptons (http://www.faucetinn.com/comptons/), il pub storico di Old Compton Street, da vedere anche se il pubblico tende ad essere un po’ sui 30s stile rugbista

Poi all’angolo su Wardour Street / Rupert Street abbiamo:
– Village (http://www.village-soho.co.uk/), bar che c’è da molto tempo, gente abbastanza giovane
– Duke of Wellington (http://www.the1440.co.uk/duke-of-wellington), pub per eccellenza dei rugbisti, da vedere
– Ruper Street (http://www.rupert-street.com/), bar un po’ pretenzioso, un po’ per gente nei 20s-30s e – come si direbbe in Italia – da “fighetti”, ma forse meno di quello che pensi
– The Yard (http://yardbar.co.uk/), bar con anche giardino interno, carino, da vedere, popolazione mista

Se esci da queste immediate strade, hai anche:

– G-A-Y Late, vicino ai lavori della nuova stazione di Tottenham Court Road, come suggerisce il nome è più una discoteca (qui si chiamano “club” solitamente, ma non significa che devi avere una tessera per entrarci, semplicemente che hanno licenza per stare aperti tardi, alcool e hanno ingresso a pagamento)
– Retro Bar (http://www.retrobarlondon.co.uk/), pub rockettaro / alternativo, uno dei miei preferiti, vicino a Charing Cross
– G-A-Y Heaven (sotto gli archi della stazione di Charing Cross), sempre del gruppo G-A-Y appunto, la storica discoteca londinese, quasi ogni sera c’è qualcosa, verifica il calendario

Uscendo da Soho, a Vauxhall (che però conosco poco, di sicuro c’è di più di queste cose che ti listo):
– la famosa “Royal Vauxhall Tavern”, che fa una serata (sabato) carina alternativa (ma più sul genere 30s) “Duckie” con anche un intermezzo di spettacoli, vedi:http://www.vauxhalltavern.com/ http://www.duckie.co.uk/
– discoteca Fire (http://www.firelondon.net/), se non ricordo male è un po’ da muscoli / senza maglietta / magari anche un po’ di droga.

Tu non sei di certo orsofilo, ma questo club è molto popolare qui per gli amanti del genere (meta di rugbisti da tutto il mondo): http://www.xxl-london.com/

Grazie dei consigli. Ulteriori suggerimenti sono bene accetti :)

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Sergio Postigo, classe 1988, è uno spagnolo che gioca per lo Spezia Calcio. Sempre detto che gli spagnoli hanno una marcia in più.

Dovendo lavorare fino a sabato incluso, mi sono lasciato per domenica e la mattina di lunedì tutti  i preparativi per il volo. Un modo per rinviare l’ansia pre-partenza e farla esplodere più tardi possibile. Peccato che ora mi ritrovi con una vagonata di cose da fare.

– Questione valigia: forse dovrei ricomprarla. Quella che ho adesso è una Samsonite molto bella, blu, grande, ma dove le due serrature laterali non si chiudono benissimo. Pensavo di farla plastificare in aeroporto e pace. Vediamo. La tentazione di prenderne una fucsia o verde elettrico è forte.

– Domani viene la sostituta della filippina (che poi è rumena) a fare le ultime pulizie, pre-partenza e a stirare una vagonata di cose. Indumenti che non credo di portare, visto che sono tutti estivi e il mio consulente londinese L. mi ha detto che c’è una minima sui 13 gradi. Ergo, pantaloni e camicie a maniche lunghe.

– Devo passare in farmacia a fare scorta di: farmaci per il reflusso, antibiotico (per il dente o la gola). E, soprattutto, devo passare in un ambulatorio a farmi prescrivere il Tavor. Vorrei non usarlo, ma sicuramente devo averlo con me in volo, come ancora di salvezza.

– Domenica viene la cat-sitter: signora che vive a Monteverde, e che, per un’ora al giorno, si intratterrà col gatto. Devo comprare cibo per micio: sta finendo.

L’hotel è prenotato fino all’8: i primi giorni a Londra deciderò se prolungare o andare altrove.

– Voglio ricomprarmi un iPod: fondamentale per combattere l’ansia da volo. Poi dovrei trasferirci un bel po’ di cd che ho a casa.

– Capitolo denti: nei giorni scorsi ho dovuto affrontare una situazione abbastanza esplosiva. Dolori forti a dente devitalizzato che avevo smesso di curare. Per il nuovo dentista, quello precedente aveva sbagliato i lavori ed era arrivato alla camera pulpare. Risultato: infezione. Così, ha deciso di tagliarlo in due: quando sarà cresciuta la gengiva, al centro, potrà chiuderlo con una capsula. Ergo, fino ad allora, ogni volta che ho finito di mangiare lo devo disinfettare con un collutorio. Resisterà? In caso mi servirà un dentista sul posto.

– Il barbiere: lo rinvio da un mese. Mi tocca domani pomeriggio.

– Mi sarei dovuto prendere un portatile – ho un fisso col quale mi trovo benissimo e non ho mai sentito l’esigenza di averne uno – ma alla fine ho optato per la soluzione più easy: Giusva me ne ha prestato uno che non usa. Ergo: updates frequenti, con foto #gnocchi :)

Ci siamo. Il conto alla rovescia è sempre più breve.

 

S’è perso un pappagallo.

July 31st, 2015

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Un inno all’omoerotismo: calciatori che si trastullano insieme, divertendosi, ovviamente in slip. Per il piacere di chi, come noi, is in love con questi maschiacci etero.

Si parte, sopra con i giocatori del Perugia calcio in hotel. Sotto, quelli del Melfi Calcio.

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