Amori in spiaggia.

July 21st, 2014

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No, non ci siamo.

Il Padova Pride Village può tranquillamente essere definito l’equivalente nordico del Gay Village. Un piccolo-grande villaggio, divenuto, anno dopo anno, comunità, e i cui organizzatori, affiatatissimi tra di loro, sono riusciti a mettere insieme una vera e propria famiglia. Dietro e davanti al palco. E’ un luogo al quale sono affezionato, perché credo che sia un altro di quei posti che hanno contribuito a favorire le serate miste tra gay ed etero.

Per questo mi fa molto piacere il saluto che uno degli animatori, Giusva – anche se il termine è un po’ riduttivo, essendo lui una delle anime del Village padovano – mi ha voluto fare dal palco, ieri sera. Un modo per farmi essere là, pur trovandomi a qualche chilometro di distanza. Anche se – lo prometto da troppo tempo – prima o poi andrò a toccare con mano il mondo del PPV.

Grazie Giusvino, tvb :)

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Foto senza commenti. Anzi, sì. Muoro.

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Un ragazzo accoltellato. Altri due giovani presi a calci e derubati di iPhone e soldi. Tutti intorno al Gay Village. Le cronache del giorno parlano di un allarme criminalità, in questo quadrante cittadino, che non va sottovalutato. E che investe la zona della movida dell’Eur. Al Gay Village, ogni sera, ballano dalle 5 alle 7mila persone e, grazie ad un servizio di vigilanza molto attento (talvolta oggetto di critiche per la selezione fatta in entrata), sono state scongiurate risse e quant’altro. Ma a quello che succede fuori dal Village, ovviamente, devono pensarci le forze dell’ordine. Che, purtroppo, latitano.

Intanto i fatti. Un ragazzo è stato ferito a coltellate al cuore, ieri notte, poco dopo le 4.30, sul piazzale di fronte al Gay Village. Aveva fatto un complimento di troppo alla fidanzata di un altro giovane, che non ha gradito. Ora è in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Altri due ragazzi, in due date diverse, picchiati dal branco e derubati, mentre tornavano verso la metro B Magliana.

Si dice che all’Eur abbiano iniziato a circolare bande di rapinatori specializzati nei colpi ai gay. Li aspettano fuori, in particolar modo nella zona del bar Palombini, i cui cespugli – si sa – vengono usati per il sesso occasionale. Aspettano le loro vittime, fingendo di essere interessati ad un rapporto. Ma, una volta dentro al parco, li picchiano. E gli aggrediti non denunciano sempre: non è facile dire alla polizia che si stava cercando di fare sesso tra le fratte. E questo i rapinatori lo sanno. Per non parlare, infine, del problema dei parcheggiatori abusivi. Quasi sempre rom. Minacciosissimi e per nulla disposti ad accontentarsi di pochi spicci, per non danneggiare l’auto. Ho visto, più di una volta, vetri di macchine infrante, fiancate graffiate. Insomma, chi non paga rischia di chiudere la serata con un bel regalino non desiderato. Per questo penso che all’Eur, dove si concentrano 4 manifestazioni estive (Bibliotechina, Fiesta, Parco degli Illuminati e gay Village) con decine di migliaia di persone, ogni notte, servano almeno un paio di auto dedicate.

Intanto un consiglio: occhio alle fratte. Grindr è molto più safe.

Per le strade di Belfast.

July 17th, 2014

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Due coppie eterosessuali sono state pizzicate (non c’è voluto un grosso sforzo) mentre facevano sesso in strada, di fronte al locale “El Divino”, a Belfast, giovedì scorso. La foto, ovviamente, si è viralizzata. Perché a noi zozzoni queste cose ci piacciono.

Lo hanno ribattezzato “urban surfing”: uno scivolo artigianale, tanta acqua e una mandria di giovanotti accaldati. Per una giornata, a San Francisco, ci si è divertiti così (il tutto gentilmente offerto da uno sponsor). Qui il dietro le quinte.

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Quando, stamattina, ho incrociato per caso delle foto di Tommaso Rinaldi, tuffatore, classe 1991, per poco non rimanevo folgorato sulla via dello slippino. Rigorosamente gonfio e molto abbondante. Tralascio le sue vittorie (da ultime quelle ai campionati italiani di categoria), e mi chiedo perché il giovine non siano stato arruolato per qualche pubblicità. Lo vorrei in formato 6×3 nelle principali strade della capitale e non solo.

Sospiro, di fronte a tale perfezione.

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Ho già documentato la passione di Mustang Wanted per le missioni impossibili in infradito. Adesso l’arrampicatore 27enne di Kiev ha messo a segno altre folli scalate, stavolta a piedi scalzi.

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Una collezione di cani imbranati, che sono finiti col rendere complicate delle situazioni apparentemente semplici. Adorabili.

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Il trasloco si avvicina, anche se non c’è ancora una data certa, visto che sulla carta ho perso il traslocatore. Intanto piovono rogne, anche nella nuova casa. Qualche amico già scherza: “Forse batti il record di resistenza in una casa, nel senso che te ne andrai tra 6 mesi”. Non penso, voglio stabilizzarmi, sul serio.

- Il traslocatore che avevo “prenotato” i primi di luglio – quello degli ultimi due traslochi – mi ha chiamato per dirmi che erano sopraggiunti nuovi impegni e che, quindi, mi dovevo arrangiare. Tramite dei colleghi ne ho trovato un altro: sono 5 ragazzi, tutti gay, traslocatori a tempo perso, ma molto efficienti. Peccato che siano tutti in vacanza, fuori Roma (Sicilia), e tornerebbero apposta per me. Oggi mi davano conferma della loro eventuale disponibilità.

- In salone e in camera da letto c’è un’infiltrazione: proviene dalla terrazza condominiale del piano di sopra. Un paio di macchie, negli angoli. I padroni di casa hanno già detto all’amministratore che se non interviene partiranno con la diffida. E io, dopo l’esperienza del soffitto del bagno che mi è crollato davanti agli occhi, inizio a rivivere quell’incubo. Ma speriamo che si risolva tutto in fretta.

- Capitolo volture casa entrante. Con Acea non ho avuto problemi, fatta al telefono in pochi minuti. Con Eni sì: il numero del contatore registrato risulta intestato ad un’altra persona. Ergo, prima di fare la voltura, un tecnico deve venire a registrare il nuovo numero. Quando? “Forse” entro un mese.

- Capitolo cessazioni utenze casa uscente. Per Acea la questione è facile: si chiama, anche mezz’ora prima, e il contatore viene disattivato in remoto, senza l’intervento del tecnico. Anche Eni pare semplice: abbiamo preso un appuntamento per il primo agosto (verranno a mettere un sigillo al contatore). Fastweb, invece, se la prende comoda: garantiscono la migrazione della linea in 40 giorni. Ergo, devo sperare che nella casa vecchia non usino il telefono a me intestato.

- Mobili: per adesso ho ordinato soltanto il letto. Arriverà la seconda settimana di agosto. Il materasso l’ho ordinato ieri (lattice, duro, altezza 24 centimetri, la misura perfetta per tutto…), arriva nella settimana del 28 luglio. Da quello dipenderà anche la data del trasloco. Gli altri mobili li prenderò una volta dentro, anche perché altrimenti il rosso del conto corrente diventa nero, incazzato nero come il direttore di banca.

- Con la padrona di casa uscente i rapporti sono pessimi. Più o meno siamo alle minacce di cause et similia. Ieri è arrivata a dire che mi fa “controllare” perché teme che mi possa portare via i suoi mobili. Risposta: “Forse è il caso che si faccia controllare il cervello”. Ma tant’è. La riconsegna della chiavi sarà con turbolenza, delegherò tutto all’avvocato e amen.

- Il pittore dovrebbe venire da sabato: mi ha detto che ci vogliono due, tre giorni per riverniciare tutta la casa. Colori scelti: giallo canarino all’ingresso, bianco camera ospiti, camera da letto una parete rossa e il resto bianco; bianco in salotto e in cucina; i bagni uno grigio e l’altro bianco. Sogno anche un graffito sul muro. Ma devo trovare un bravo graffitaro, esperto di lavori casalinghi.

- Pensieri su Trastevere. Mi mancherà, ovvio. Piazza San Cosimato è un gioiello senza uguali. Ma alla fine non vado a stare troppo lontano. Devo comprarmi una bicicletta. Giusto per non perdere l’abitudine degli Spaghettari, che sono già in allarme per la mia eventuale dipartita.

Fingers crossed.

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Nathen Steffel ha perso la figlia all’età di sei settimane. La piccola Sophia aveva un male incurabile al fegato. Subito dopo la morte, Nathen ha pubblicato su Reddit una singolare richiesta: ottenere un’immagine fotoscioppata della figlia senza quei brutti tubi ai quali l’avevano attaccata subito dopo la nascita. La risposta è stata straordinaria, tantissime le foto ritoccate da parte di chi ha raccolto l’appello dell’uomo (qui le risposte degli utenti del social network).

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Elysium” è il nuovo singolo del gruppo “Bear’s Den“, basato sul cortometraggio girato a giugno dal regista Marcus Haney. Un cortometraggio particolare, con un epilogo inaspettato. Il video avrebbe dovuto raccontare la storia del fratello di Haney, Turner, e dei suoi amici universitari. La storia di un gruppo di ragazzi come tanti, studenti alla Seattle Pacific University, cazzeggioni come tutti alla loro età, spensieratamente ventenni. Tra bevute e falò, tatuaggi e canne, il film doveva essere una celebrazione della giovinezza. “Volevo catturare gli ultimi frammenti di giovinezza di mio fratello, nei suoi primi anni di università”, ha spiegato il regista.

Durante i quattro giorni di riprese, però, succede qualcosa di inaspettato. Un folle entra nell’università e ferisce quattro persone. Una di queste muore. E’ un amico del protagonista. In quei giorni difficili, Turner trova sollievo nella canzone “Elysium”, sentita a ripetizione con i suoi amici più stretti, tra pianti e abbracci. Il regista, d’accordo con i protagonisti del cortometraggio, ha deciso di continuare con le riprese, per realizzare un tributo alla vittima, Paul Lee.

Tutte le reazioni catturate dalla telecamera, dalla gioia e spensieratezza iniziale al dolore finale, sono vere. E struggenti.