Misurando il calciatore.

March 20th, 2015

 photo 1RAFA JORDA.jpg

Rafa Jordà, torero, pardon, calciatore classe 1984 che gioca per il Dinamo Tbilisi viene sottoposto ad un’insolita misurazione nello spogliatoio. Applausi per i fantasmini e per la curva che il metro fa ad altezza slip.

 photo 1RAFA JORDA1.jpg

Read the rest of this entry »

Sebb Stratta è un giovane pilota acrobatico che ha deciso di far fare un volo ai suoi migliori amici. Tutti alla prima esperienza del genere. Le loro reazioni sono molto simili a quelle che avrei io: simili, perché io morirei d’infarto.

 photo Paul-Kalanithi-with-Cady-007.jpg

Paul Kalanithi è morto all’età di 37 anni, lo scorso 9 marzo. Dieci giorni fa. Prima di morire, ha scritto una lunga lettera, destinata alla figlia, la piccola Cady. Una lettera in cui ripercorre brevemente i suoi ultimi anni di vita, la sua carriera all’Università di Stanford e poi la vita in ospedale, da neurochirurgo. E racconta bene il passaggio dall’essere prima medico e poi malato di cancro. Paul inizia a non stare bene, inizia a perdere peso, ha la febbre, suda di notte, dolori di schiena, tosse. La malattia non bussa alla porta, è dentro di te, e la tua vita non sarà mai più come prima, anche in caso di guarigione. La diagnosi arriva presto. Da quel giorno, si sprofonda nell’incertezza di un futuro così attaccato al presente doloroso, che è già qui, il domani è oggi, il dopodomani troppo lontano; cambia anche il modo di pensare, cambia persino la coniugazione dei verbi. “Cosa dovrei dire? Che ero un medico? Che sono un medico? O che lo sarò ancora”, si chiede Paul, le cui giornate, dal momento dell’insorgere della malattia, diventano più corte e piene di ostacoli. Ogni azione quotidiana – incluso il sollevare un bicchiere – è faticoso, e allora bisogna risparmiare le energie. Perché il cancro da un lato ti spinge a vivere voracemente i tuoi ultimi giorni, a fare le classiche cose che vorresti fare prima di morire, ma dall’altro ti toglie la forza di fare qualsiasi cosa. E nel suo caso, la chemio, le cure, hanno fallito. L’uomo si è dovuto arrestare di fronte al Male.

 photo 48ebb0fd-93bf-49d5-af14-9e1a1a56401b-620x372.jpeg

E’ una lettera che fa pensare, la lettera di una persona carica di progetti, di sogni, che da un giorno all’altro ha dovuto dire addio al suo futuro e al presente.

Il vuoto del giorno dopo.

March 19th, 2015

n bevo, salvo rarissime eccezioni. Vodka lemon, al massimo due in una serata. Ma credo di riuscire a immaginare bene la sensazione della sbronza, non quella pesantissima, il raggiungere vette psico-fisiche che non si possono raccontare, perché quel che si vede poi scivola via nel magma dei non-ricordi inenarrabili che spariscono per sempre. La sensazione di essere leggero, di poter dimenticare lavoro-rogne-problemi-tosse-bollette-contoinrosso, e per quella mezz’ora/ora, di potersi lasciare andare. E’ in quei momenti che sentiamo solo il presente, senza passato e senza pensare al futuro. E quello dovrebbe essere il nostro obiettivo, vivere quell’attimo che stiamo mordendo delicatamente, leccandolo fino a sentire la saliva colare giù nel tunnel del godimento mentale, accarezzando quel benessere che è anche un lucido stordimento. Ecco, immagino quella sensazione e vorrei viverla anche io, con tutta l’assenza di preoccupazioni e di “e domani? e adesso?”, che inevitabilmente ogni momento di benessere porta con sé. Beviamo dalla fontana della felicità e vorremmo che non finisse mai, e invece escono solo gocce a intermittenza, l’interruttore da qualche parte c’è ma non lo controlliamo noi, il pulsante è destino-comandato. E io vorrei semplicemente finire in una naturale bolla di serenità, senza nessun “e poi”, ridere, baciare e dimenticare. Mi accontenterei di un’ora appena, poi si preme il tasto erase e passa tutto, felicità resettata, paranoie pure. E invece mi ritrovo sempre a galleggiare nel vuoto del giorno dopo, quando convivo mal di mare e la nostalgia che cresce come la nausea di un’assenza. E quando, dopo una serata di sorrisi dolci come il sapore di una carezza, divento un bersaglio contro il quale qualcuno spara col mitra milioni di “se” e punti interrogativi che grandinano sulla mia faccia scorticata dalla tua barbetta. Ma le domande hanno già una risposta. Dietro a quei punti interrogativi ci sono inevitabilmente le certezze dell’irripetibilità di una parentesi, chiusa, blindatura anti-proiettile, da non raccontare a nessuno. Una parentesi che io non posso, non riesco a chiudere, perché non avevo il vodka lemon. E quindi ricordo, con un piacere sottile come una lama che, tanto tempo fa, nelle notti più paurose, scorreva sulla mia pancia, lasciando tracce di un rosso dolore. Chiudo la parentesi la ragione, per riaprirla col cuore. E ora scivolo lentamente nelle sabbie mobili sul mio parquet, facendo attenzione a non rimanere impantanato nel ricordo da sbianchettare, accarezzo ancora una volta, solo col pensiero, la tua testa, nel silenzio rotto da Annalisa, colonna sonora in loop per questo post.

Vorrei sentire solo il presente e non vivere rincorso dal passato che mi sembra rinfacciarmi qualche errore (quale? ce n’è sempre uno, un’occasione persa, un bacio non dato, una carezza di troppo, un addio inutile, un ciao che sarebbe dovuto arrivare più tardi, un invito che non è stato fatto, un sì che non avrei dovuto dire), guardando sempre con angoscia al futuro. Si ripeterà quella sensazione di benessere, mi chiedo, e non avrò mai una risposta. Perché con la stessa casualità con la quale sono stato travolto da quell’ondata di felicità, nessuno mi saprà dire quando potrà tornare a stare bene. Vivo di domande, ma vorrei solo certezze, me ne basterebbe una, ma sento che non ci sarà, perché si è deciso così, altrove, da qualche parte.

Buona notte blog. Questo post mi serve a ricordare una parentesi. E ne sono convinto, prima di morire vorrei solo un bacio, un ultimo da portare via con me.

Cinque video inediti e sorprendenti, anche per chi, come me, ha letto le due biografie su quello che, da queste parti, è un po’ un mito: quel River Phoenix che ha dato il nome a questo blog (e al mio cane, pace all’anima sua). Sono video girati prima dell’inizio delle riprese di My Own Private Idaho (Belli e Dannati), in cui River interpreta il ruolo di un escort. Così, per calarsi meglio nel ruolo, ha intervistato alcune giovanissime marchette di Los Angeles. Si parla di sesso gay ed etero, degli approcci e delle richieste. River indossa un maglione e si copre le gambe con un asciugamano, forse sotto ha solo degli slip. E’ scalzo. Non si separa mai dagli occhiali da sole. A me sembra anche un po’ fumato (nel video beve una o due birre, e fuma). In alcune parti, ci sono anche degli spunti interessanti sulla sessualità dell’attore, morto nel 1993: a un certo punto, infatti, River dice che, entrando in un negozio porno ha avuto un’erezione: di fronte ad una scena di sesso anale, River racconta di essere rimasto molto colpito. Le storie dei ragazzi intervistati sono dure, raccontano, in alcuni casi, anche delle violenze subite da alcuni clienti, della disperazione che li spinti a prostituirsi per comprarsi la droga, della loro bisessualità e del loro modo di approcciarsi con le persone che li pagano. Uno degli escort è padre dall’età di 15 anni (!), poco dopo ha iniziato a prostituirsi. Lo stesso dice di non avere alcuna stima verso i ragazzi con i quali va a letto. Tra i video più interessanti, il numero 1, in cui River simula un approccio sessuale da parte di un cliente (00:50) e sembra anche essere abbastanza barzotto, mentre si aggiusta l’asciugamano.


Confesso di essermi emozionato non poco. Per aver risentito la vera voce di River. Per averlo visto interagire in maniera così spontanea, anche ruvida, con dei ragazzi di Vita. Era curioso di conoscere quella vita che, forse, lo affascinava. Lui che era fidanzato con una collega attrice, ma sulla cui sessualità si sono sempre fatte supposizioni di varia natura.

 photo tumblr_nl5adkh4UF1s59nqxo7_1280.jpg

Sam Callahan, classe 1994, nasce come barman e deve il suo cambio di vita alla versione inglese di XFactor. Prima del programma, però, cantava in un gruppo la cui manager era Geri Halliwell. Il suo primo singolo risale al 2012 (“Runaway Train”). Non si fa molti problemi a posare nudo, come dimostra questo servizio per la rivista Gay Times.

 photo sss.jpg

Mani e piedi da applauso. Anche il resto, ovviamente.

Read the rest of this entry »

 photo 222_1.jpg

Le hanno sparato per due volte e poi l’hanno legata con una cintura ai binari della ferrovia, a Tampa, in Florida. Speravano che morisse, le bestie, dopo una lenta e atroce agonia. Ma Cabela, una bastardina di un anno, è stata salvata da una telefonata alla polizia, che è intervenuta sul posto e l’ha liberata. Si è salvata, nonostante i due proiettili le abbiano perforato collo e spalla. Le sue condizioni, all’inizio, erano disperate. Si temeva dovesse perdere una zampa. Alla fine, invece, ha recuperato e ora sta meglio. Ha ricevuto lettere e regali da mezza America.

La polizia ha arrestato i suoi padroni, due ragazzi di 18 e 21 anni che l’hanno allevata come cane da combattimento. E siccome lei si rifiutava di azzannare altri cani, loro hanno deciso di sbarazzarsene.

Ma il suo sguardo?

 photo 10444626_823086781062063_2974208645116108795_n.jpg

Read the rest of this entry »

“The way he looks” racconta di una storia d’amore tra un ragazzo brasiliano non vedente, Leo, e un nuovo studente della scuola che frequenta, Gabriel. Nessuno dei due è dichiarato e questo film è incentrato sul loro graduale coming out, sull’accettazione del loro orientamento sessuale e sulla nascita di una dolce storia d’amore.

Dolcissimi.

Il binomio perfetto.

March 17th, 2015

 photo 444.jpg

Stamattina l’ho rivisto, dietro casa, davanti al bar dove faccio sempre colazione. Lo #gnocco biondo che, a quanto pare, indossa sempre le AllStar. Sia l’altra volta (erano nere), che stamattina, quando ha esibito un modello bianco accompagnato da fantasmini.

Volevo morire.

Referti e attesa.

March 17th, 2015

 photo tac.jpg

Stamattina ho rivisto lo #pneumologo, per la prima visita dopo la gastroscopia. La cura che proseguiamo è quella per il reflusso gastrico: Pantorc, Riopan e la new entry Ranidil. Dice che ci possono volere fino a sei mesi perché faccia completamente effetto. Continua a non escludere qualche disfunzione alle corde vocali: la laringostroboscopia non l’ha evidenziata, ma sostiene che si debba fare quando si ha un abbassamento della voce. In quel caso, si dovrebbe fare la logopedia. La tosse va e viene. Sabato notte, dopo la discoteca, mi sono svegliato tre volte. Domenica una. Ieri neanche quella, ho dormito bene. E’ imprevedibile.

Oggi, intanto, è arrivato il referto della Tac. Fa un po’ impressione.

Read the rest of this entry »

 photo IMG_6024.jpg

Chi non ha mai vissuto la magia di una vacanza-studio all’estero? Magia, per un ragazzo che voleva fuggire da una casa che era una gabbia e che, spesso, ha trovato lontano da lì la felicità. Non sessuale, ché l’accettazione del proprio orientamento sessuale sarebbe arrivato solo più tardi. Una delle vacanze più belle che ho fatto, è stata ad Oxford, un classico. Tre settimane, vita in college, tante interazioni con persone di tutto il mondo (anche se poi noi italiani si finiva sempre col fare gruppo). Là conobbi due ragazze di Napoli: Maria e Italia. Avevano entrambe i capelli lunghi e neri, erano simpaticissime, amiche per la pelle. Era il 1996. Ci siamo frequentati per qualche anno, internet non c’era, ci si parlava sul telefono fisso di casa o via lettera. Dopo poco, ci siamo persi di vista.

Ciao ragazze, ovunque voi siate.

 photo 11008613_1556424137968127_1026208410892077575_n.jpg

Da oggi, in Campidoglio, c’è un ufficio apposito, per chiunque voglia chiedere informazioni o iscriversi, con il proprio compagno o compagna. E confesso che mi fa uno strano (bello) effetto vedere la sua targa nei corridoi.

 photo Smiley.jpg

Smiley è un cane che è stato salvato all’età di un anno da un allevamento. Era cresciuto in una piccola gabbia e non aveva visto altro. Come tutti i Golden retriever è un bonaccione, molto paziente e giocherellone. Dalla nascita non vede. Una condizione che, però, non è riuscito a compromettere il suo approccio alla vita e alle persone: perché i cani sono così, anche quando stanno male, pensano sempre e solo a godere della presenza degli umani, del loro padrone in primis. Oggi viene utilizzato come cane da terapia negli ospedali, negli asili e nelle scuole, per giocare con i bambini di Stouffville, in Canada. “E’ un’esperienza bellissima e mi sono reso conto quanto stiano meglio le persone che passano del tempo con lui”, dice la padrona.

La tenerezza.