Summer is magic.

May 12th, 2015

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Il titolo dice tutto. La tv giapponese regala sempre grandi perle.

Avevo già dedicato un post alla parte migliore di Gary “Gaz” Beadle, coatto doc di “Geordie Shore”, che si è sempre vantato delle sue misure. Come allora, confermo: più largo che lungo.

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Quarta e ultima ondata di pacchi: questi concorrenti chiudono ufficialmente la prima fase del concorso #mrpacco2015. Ergo, da adesso non si accetteranno più candidature. Per la selezione dei finalisti – quanti? devo ancora analizzare bene tutti gli scatti e valutare bene anche i casi di falli un po’ barzotti – mi baserò sui commenti dei river-lettori, ovviamente.

I concorrenti che passano alla seconda fase saranno comunicati entro questa settimana.

Ricordo i tre gruppi precedenti: 1 2 – 3

Buona visione.

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La lettera me l’aveva mandata per Natale. “Sono a Francoforte, quando vieni a trovarmi?”. Alla fine – conoscendo l’atavica pigrizia riveriana – ha deciso di anticipare i tempi e di venire in questa mia settimana di riposo. Atterra stasera – nonostante l’incendio a Fiumicino (p.s. che vergogna) – e io lo vado a prendere in stazione verso l’una. E’ la terza volta che viene a Roma. La prima, luglio 2012, quando aveva fatto una Berlino-Roma in moto e si era trattenuto solo tre giorni. Furono straordinari. Lui aveva i capelli biondo platino. Passò la tintura, e tornò nella casa di Trastevere per un altro week end. Ora rieccolo, si prende una pausa da uno stage in banca. Scende per un tour nei locali gay (lui è etero al 99%), si è molto incuriosito.

Queste amicizie a distanza sono strane e, a volte, ho la sensazione che siano più solide di quelle che si basano su una frequentazione giornaliera. Io gli voglio bene.

Il bacio perfetto.

May 7th, 2015

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I baci non devono esser frigidi. Le lingue non devono avere paura una dell’altra, ma si devono cercare come il pesce (ehm…) cerca l’acqua, perché senza morirebbe. Gli intrecci di lingue, fuori e dentro la  bocca, sono, secondo me, ancora più coinvolgenti di un rapporto sessuale propriamente detto. Perché senti il sapore di lui, lo ingoi, entra a far parte di te. Non amo le persone che non si lasciano andare, quando baciano.

Il #presentatore è di quelli che non hanno freni. Ci siamo visti tre volte, in un contesto esclusivamente godereccio, un vediamoci-trombiamo-forse-ci-rivediamo. Ma come spesso capita, dal godimento si può scivolare in qualcos’altro. Degenerare in quelle pericolosissime coccole. E, soprattutto, i baci. Rischiose, se uno dei due inizia a creder di poter/voler cambiare contesto. Baci dati guardandolo negli occhi chiari, tenendolo per mano, e stringendolo forte. Ho leccato i suoi denti – piccoli e curatissimi – una cosa che non facevo da molto tempo. E pure a lui non capitava da tanti anni. E la mia lingua è arrivata in fondo alla sua bocca, fino a non farlo respirare. Poi ci siamo salutati, e io sono rimasto a masticare il sapore di quella mezz’ora passata insieme.

I baci sono pericolosi.

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Ci si può innamorare anche dei dettagli, volendo. Delle tenere imperfezioni che possono rendere una persona ancora più appetibile.

Questo è il piede di Raffaele, un ballerino molto bravo, alla prese con una tendinite. Bonus fantasmini. E lui è #gnocco, parola di River.

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Qualche tempo fa avevo dedicato un post ad una delle bellezze randomiche in cui ci si imbatte su Instagram. Su Facebook, il suo scatto è stato visto da circa diecimila persone e condiviso da decine di ragazzi e ragazzi. La sua foto l’avevo pescata su un blog americano dedicato agli #gnocchi, senza sapere chi si celasse dietro a quel muso. E’ stato un river-lettore, successivamente, ad indicarmi il suo profilo Instagram. Incuriosito (ehm..) gli ho scritto e ho scoperto che Alejandro Garrido ha una gran bella storia personale. Anestesista e studente di Belle Arti ha avuto anche esperienze nel mondo del cinema (qui, il suo profilo sul New York Times), e, oltre a lavorare in ospedale ha moltissimi altri interessi. Ecco le domande che – anche a nome dei river-lettori – gli ho girato. E alle quali ha risposto, dimostrando grosso sense of humor e voglia di scherzare. Un inno alla leggerezza. E mi chiedo se un italiano sarebbe in grado di fare lo stesso.

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– Partiamo dai fondamentali. Ci racconti chi sei?
Sono un normalissimo ragazzo di 36 anni, con molti interessi, dalla famiglia agli amici, appassionate di arte, natura, sport e al quale piace sempre incontrare nuove persone. Amo anche gli animali e la spiaggia, meglio se combinati assieme. Vorrei avere più tempo per leggere. Uno dei miei ispiratori, è l’amico e collega Andrea: è lui a girarmi i migliori libri. Questo mese ho letto “L’avversario” (Emmanuel Carrère) e “Una cosa divertente che non farò mai più” (David Foster Wallace). I miei autori preferiti sono Coetzee, Roth, Houellebeq e Nothomb. Cerco sempre di sfruttare al meglio il mio tempo e di vivere la vita al massimo. Mi piace il mio lavoro di anestesista in cardiologia e terapia intensiva: lo faccio da 11 anni. Mi prendo cura delle persone e  ho sempre dei feedback davvero stimolanti. A volte è difficile e doloroso, ma è un lavoro che mi dà molto. Insegno anche all’università: procedure di sicurezza e tossicologia. Sei anni fa ho anche scelto di iscrivermi di nuovo come studente all’università, perché volevo vedere la vita da un’altra prospettiva: quest’anno mi laureo in Belle Arti alla Universidad Complutense (Madrid). E’ stata un’esperienza davvero straordinaria e gratificante. Vorrei vivere delle giornate di 48 ore per portare avanti il mio progetto artistico, che mi porta ad interagire con diverse figure: ballerini, produttori lirici, e vari artisti. Il mio sogno principale, oggi, è quello di diventare padre: una volta ci sono andato vicino, quindi ora voglio cercare di raggiungere questo obiettivo.

– Ho trovato le tue foto su un blog americano. Che effetto ti fa sapere che il tuo viso ha fatto il giro del mondo?
Mi piace l’idea di conoscere persone di ogni parte del mondo. Il social networking è un simbolo dei nostri tempi e, quindi, la cosa è per me positiva. Devo, però, confessare che, allo stesso tempo, la perdita di privacy un po’ mi preoccupa.

– Quante proposte ricevi, ogni giorno, da ragazzi e ragazze?
Che domanda pazza. Neanche troppe. In genere arrossisco quando mi fanno dei complimenti. Quelli che mi fanno più piacere, sono quelli che ricevo in ospedale, dalle persone anziane. Sono sempre un pretesto per ridere e parlare: avere un medico vicino, dal punto di vista umano, rende più facile il recupero fisico.

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– Mai avuto paura degli stalker, con un viso così bello?
Secondo me hanno trovato di meglio da fare, magari con qualcuno più bello di me. Mai avuto problemi. Grazie del complimento, comunque. E poi, su Instagram si pubblicano sempre le nostre foto migliori. Dovresti vedermi dopo un giorno in servizio all’ospedale, senza aver dormito la notte. LOL.

– Hai mai lavorato come attore?
Mi piacerebbe, ma sono troppo timido. Per diventare attori, bisogna studiare, e io non l’ho mai fatto. Mi piace molto il cinema e ho collaborato, a livello di produzione, con diverse case cinematografiche. In genere come consulente artistico o alla sceneggiatura (qui due miei lavori: 1, 2).

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– Sei mai stato in Italia?
Certo! Ho svolto un tirocinio a Neurologia, nell’ospedale di Monza. Ho degli ottimi amici lì. Poi ho viaggiato da Pompei verso il Nord, fermandomi in ogni città principale. Adoro San Gimignano ed Erice. Roma è uno dei miei posti preferiti in assoluto. Adoro cucinare la pasta e andare al mare, perdermi in città e camminare dal centro fino al MAXXI, fermandomi a Villa Borghese. L’ultima volta che sono stato a Roma è stato due anni fa, per la Race for the Cure: spero di tornare presto.

– Sei single?
Diciamo che preferisco passare alla prossima domanda. LOL.

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– Questa intervista è folle, lo so. Ma le tue foto ci han fatto diventare pazzeh. Appena torni in Italia, facci sapere i tuoi spostamenti, e organizzeremo la tua ospitalità.
Grazie di avermi intervistato. Mi ha fatto piacere parlare con te.

Devo aggiungere altro? Direi che è l’uomo da sposare.

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Qualche giorno fa, la Maceratese ha conquistato la promozione in Lega Pro. River non ha potuto non notare l’esultanza dei giocatori.

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A far la spesa insieme.

May 5th, 2015

Era bello andare al supermarket insieme. Pianificare, sulla base del giorno in cui non lavoravo, la spesa, prendere il carrello – non il cestello, che invece è il trademark dei single o di quelli che hanno tempo di far la spesa due, tre volte a settimana – e riempirlo fino ai 100 e passa euro di prodotti. Io non mi segnavo mai le cose da comperare. Non cucinavo e, quindi, neanche sapevo di cosa ci fosse bisogno in cucina. Sapevo cosa volevo io, vale a dire le schifezze da post-cena e pre-ninne. Era sempre lui, foglietto bianco alla manco, ad appuntarsi se era finito l’olio, se servivano aromi (e quanti ne avevamo, io che neanche ero a conoscenza dell’esistenza di molti), sughi, surgelati, e così via. Ed era tutto molto bello. Ci dividevamo i compiti: lui le cose da mangiare, io tutto il resto (detersivi, biscotti, bibite e cose inutili). Ci si separava, e ogni tanto ci si incrociava. Qualche volta ci scappava anche qualche bacio tra gli scaffali. Mi piaceva sentire di fare qualcosa per la nostra casa, il nostro frigorifero, per noi. Quel carrello era “noi”, era nostro, era la materializzazione del nostro essere due innamorati conviventi.

Non amo più fare la spesa. I supermarket mi innervosiscono e non solo per la fila che, ogni tanto, capita di dover fare alla cassa. Quindi, sono passato al cestello da single o, meglio ancora, alla spesa on-line. Compro il minimo indispensabile. Così poco, da avere una scusa per dover mangiare fuori. “Ho il frigo vuoto, mangio al ristorante”. Non fa una grinza. Prendo sempre le stesse cose: succo di pera (ho eliminato l’arancia per via del reflusso), yogurt, biscotti, qualche cracker, cibo per gatto, qualche secondo e sugo per la pasta. Fine. Zero creatività, zero voglia di imparare delle ricette, di applicarmi a fare qualcosa che non mi è mai venuto naturale.

Oggi, tra gli scaffali, ho visto lui. Guardavamo le stesse cose. I succhi. Gli jogurt. I biscotti. Persino gli stessi sughi. E in quei sette-otto minuti nel supermarket dietro casa, ho pensato che sarebbe stato bello, un giorno, poter tornare a prendere il carrello grande.

La profumiera.

May 5th, 2015

Tutti, almeno una volta nella vita, si sono imbattuti in quella che si dice “profumiera”. Vale a dire: il soggetto specializzato nel farla annusare, non darla, ergo tirarsela. Ecco come riconoscerlo subito e diffidarne.

– La profumiera non fa mai inviti espliciti. Lancia sassolini, piccoli piccoli, lascia intendere, suggerisce. Cose tipo: “Ma domani, per caso vai in discoteca?”. E quando tu cerchi di essere più concreto, rispondendo con un legittimo, “Sì, perché”, la profumieria risponde con un vaghissimo: “Così, per chiedere”. Dimenticavi un: “Ti va di uscire con me?”. E’ più facile far scrivere a Flavia Vento un tweet di senso compiuto.

– La profumiera, quando viene invitata, non risponde mai immediatamente. E, quindi, vi lascia galleggiare in un visualizzato senza risposta o, peggio ancora, in un non visualizzato tattico (quelli che leggono le prime parole del messaggio e non ci cliccano sopra, ah, beato sangue freddo). Si fa viva dopo un bel po’ di ore, con un suo criptico: “Ancora non so”, “fammi organizzare”, “forse ho un altro impegno”. Una vita di “forse” e “cercherò”.

– La profumiera è specializzata nell’elargire zuccherini post-rifiuti. Vi dice che non può venire con voi? Ecco che arriverà un classico: “Mi avrebbe davvero fatto piacere, con te sto molto bene”. Ma il “no” resta. Con zuccherino ipocrita.

– La profumiera non vuole chiedere: pone le condizioni perché sia sempre l’altro a farsi avanti. Il primo passo non le appartiene.

– Ogni tanto capita che la profumiera ceda e vada oltre l’annusamento. Capita, eccome se non capita. Non sarà mai sesso, of course. Ma baci. Carezze. E tanti sospiri. Sospiri che dicono sempre la stessa cosa: “Vorrei andare oltre, ma non posso”. E tu sei lì, come un idiota, a chiederti: “Perché non puoi?”. Domanda alla quale la profumiera risponderebbe con un: “E’ tutto troppo complicato” oppure “non puoi capire”.

– Dopo che la profumiera si è parzialmente concessa – mai per sbaglio o per caso, perché la profumiera studia tutte le sue mosse – tende sempre a sparire. Perché, in qualche modo, deve farvi scontare il suo essere andato oltre, il suo essere stato meno profumiera del solito. Niente sms. Niente chiamate. Poi, dopo mesi, arriva puntuale un suo sms: “Ma che fine hai fatto?”.

– La profumiera vive di “vorrei ma non posso”, di emozioni abortite, baci troncati, carezze che non sfociano mai in abbracci forti, incontri interrotti come un orgasmo bloccato mentre il pene è ancora nella sua bocca.

– La profumiera tende a colpevolizzare l’altro: perché se non ci si vede, la colpa è sempre vostra, mai sua (o di entrambi). Siete voi a doverla quasi pregare, corteggiare, invitare, informare delle vostre serate. Se poi lo vorrà, si unirà a voi. Ma statisticamente sono più alte le probabilità che esca con voi, quando voi non l’avrete invitata, e lei si sarà fatta viva due ore prima che voi usciate di casa: “Hai impegni stasera?”.

La migliore strategia con le profumiere: cambiare profumo, senza farsi troppe domande. Chi ha paura di lasciarsi andare, di vivere l’altro senza freni, sta bene dove sta, a scrivere sceneggiature di film-monologhi di cui è regista, produttore, attore protagonista e non protagonista.

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Mi sono ufficialmente innamorato di Sid: un cane che ama tenere in bocca il cibo, apparentemente senza mangiarlo. Ha un account Instagram followatissimo.