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Sono appena arrivato in aeroporto. Correggo: sono reduce da un’ora di controlli, e sto scrivendo il post nella divina lounge ‘Dan’, al terminal C (foto a seguire: sono su un pc pubblico e non so come scaricarle qui). Tutti mi avevano parlato dei controlli in uscita, ma mai avrei pensato che sarebbero stati tosti quasi quanto quelli in entrata. Ecco i vari check, passo per passo.

Fase 0: Prima di arrivare in aeroporto, a meno di un chilometro di distanza dai terminal, c’è un posto di blocco. Ispezione normale, il soldato sale sul pulmino e chiede i passaporti ad alcuni passeggeri. A me no.

Fase 1: Appena si arriva, si viene indirizzati verso dei corridoi, delimitati da nastri blu, a seconda della destinazione. Mentre sono in fila vengo avvicinato, come gli altri, da una gentile signorina. Mi chiede il passaporto e inizia una serie di domande di rito: chi ha fatto la valigia? Qualcun altro vi ha avuto accesso? Stai trasportando qualcosa che possa assomigliare ad un’arma? Hai ricevuto regali? Alla fine del mini-interrogatorio va a chiamare il supervisor, un ragazzotto, sui 30 anni, che inizia a sfogliare il passaporto. E’ sempre un problema aver viaggiato molto, quando si raggiunge un Paese ’sensibile’. Inizia a farmi domande sui singoli viaggi: perche’ sei stato qui, con chi eri, ecc. Quando gli dico che sono giornalista, vuole vedere il tesserino. Al termine mi appiccica un adesivo sulla valigia. C’e’ il numero 5. Solo alla fine capiro’ che non e’ un bel numero.

Fase 2: Al termine del corridoio, c’e’ il controllo ai raggi X per la valigia. Entra in una macchina abbastanza grande, e la sputa (letteralmente, e con una certa virulenza) su un nastro. Una ragazza controlla su uno schermo. Le singole valigie hanno un codice a barre, che le identifica, e registra l’immagine dei raggi x. Il computer viene aperto e inserito al contrario in un box, sul quale c’e’ scritto: “special computer screening”. Al termine di questi controlli, i buoni vengono mandati al check-in. I cattivi - cioe’ io - vengono mandati ad un check approfondito delle valigie.

Fase 3: Al banco mi aspetta una signorina con i guanti in plastica. Ci sono altre persone, quindi mi tranquillizzo un po’. Inizia ad aprire la valigia e a tirare fuori tutto. Sottolineo: tutto. Incluse le mutande sporche. Quando arriva allo pseudo-pacco bomba - la pietra di Gerusalemme con la menorah scolpita sopra - mi chiede cosa contenga. A quel punto con una penna inizia a scartarlo. “Se vuole glielo reincartiamo alla fine”, mi rassicura. Nella valigia passa una specie di bacchetta di plastica, con all’estremita’ un pezzo di stoffa bianca. Serve a vedere se hai maneggiato esplosivo. Mette la stoffa nella macchina, e ne ricava un ‘no’. Vorrei ben vedere. Questa operazione della bacchetta infilata ovunque dura un po’, e viene ripetuta un po’ su ogni capo. Mutande incluse. Controllo finito, vado al check in.

Fase 4: Uscito dal check-in si passa un nuovo controllo. A me tocca una fila dedicata. Davanti a me c’e’ un turco. Insomma, siamo a quei livelli di pericolosita’. Mi chiedono di togliermi le scarpe, di riaprire il computer, ecc. Passo nel metal detector, e il computer ripassa sotto ai raggi x. Un ragazzo ripete l’operazione con la bacchetta sul computer e su ogni cavo, incluso il caricacellulare. Ritorna, e mi fa segno di andare.

Fase 5: Il controllo passaporti: Ora si esce dal Paese. E’ quello dove mi avevano bloccato all’arrivo. Stavolta non succede niente.

Fase 6: Prima di entrare nella zona che ospita i gate, un nuovo controllo passaporti. Piu’ sbrigativo.

Oggi posso dire di aver visitato l’aeroporto piu’ sicuro al mondo.

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Genova/ Appunti di viaggio.

February 17th, 2008

- I 13 Airbus 320 nuovi di zecca che la AirOne ha inserito nella sua flotta dal 2007 (ne arriveranno ancora altri 10) sono uno schiaffo agli scomodi e sgangherati Md80 di Alitalia (ma anche rispetto agli Airbus che usa Alitalia). Non solo: penso che, in assoluto, rispetto a molte compagnie, siano anche i più belli. Poltrone in pelle, lo spazio tra le file non è assurdo come su Ryanair, tanto per citarne una. Ognuno ha uno schermo individuale. E poi salire su un aereo nuovo di zecca fa il suo effetto. Gli assistenti di volo sono educati (a parte il capocabina dell’andata che ciancicava una gomma).

- Volo di ritorno: seduto in fila 2, grazie al web checkin. Il resto delle persone erano sistemate dalla fila 10 in poi. Mi ha fatto un certo effetto volare “solo”. Meno male che non ci sono state turbolenze, altrimenti non avrei saputo con chi parlare.

- I piloti con cui ho parlato, mi hanno sempre detto che l’atterraggio a Genova è tra i più difficili - insieme a Palermo e Reggio Calabria. Però va detto che col cielo chiaro la vista è molto bella. 

- Incontrato in aeroporto una squadra di non so cosa: tuta societaria blu Arena. Erano tutti alti: direi pallavolo.

- A Genova sono state sistemate due poltrone che fanno un massaggio ad un euro.

-  Il genovese medio è più gentile del romano medio. La regola si applica anche ai tassisti.

- Viaggio in treno Savona-Genova. E’ troppo facile parlare male dei treni regionali: passo. Al ritorno, siccome due persone hanno quasi aggredito i controllori, il treno si è fermato in stazione, in attesa dei carabinieri. Fermi per 20 minuti.

- Fatto la pupù in aeroporto. Ho scelto apposta l’unico bagno con la luce fuori uso: è stato complicato, ma almeno era pulito.

- Avendo finito da due giorni la schiuma da barba (farla a secco è un’esperienza…) l’ho comprata in aeroporto alla modica cifra di 5 euro. Perché solo i profumi costano *teoricamente* meno?

- I vicoletti della zona del porto mi ricordano molto Napoli. Bellissimi i negozi di antiquariato. Delizie grastronomiche: la gelateria profumo (il cioccolato sa di cioccolato) e una bottega antica di cioccolatini e dolcetti vari (Pietro Romanengo).

Qui altre foto (sono poche, perché il tempo a disposizione non è stato molto).

Mica facile dormire in aeroporto. Tutt’altro. Per chi non ha la chiave d’accesso alle sempre più inflazionate salette vip (biglietto business o carta frequent traveller di livello alto), i sedili “convenzionali” sono, nel caso di ritardi di diversi ore, l’unica ancora di salvezza. Un sito ha stilato la classifica degli aeroporti, nel mondo, dove si dorme peggio o meglio.

Aggiungo io: A Fiumicino e Milano si dorme malissimo, perché i braccioli in metallo impediscono di sdraiarsi su più poltroncine.