Non è facile lavorare in una compagnia aerea sull’orlo del lastrico. Perché ci sono i passeggeri, spesso stranieri, che hanno le loro legittime aspettative. Come quella di trovarsi le tradizionali cuffiette per ascoltare la musica e vedere un film. Sembra banale, ma su un volo lungo, la visione di un paio di film aiuta. Questo in foto è il messaggio che si sono ritrovati recentemente gli assistenti di volo di un Boeing 777, destinazione Tokyo. Un volo di 12 ore, senza cuffiette, ma con tante scuse.

Povera Alitalia.

All’interno degli aerei più grandi, quelli utilizzati sui voli a lungo raggio, c’è un minuscolo scompartimento utilizzato dagli assistenti di volo per dormire. Si dorme a turno, e ci si dà il cambio in cabina. Non mi dimenticherò mai di un Boeing 747 di Air China, sprovvisto di cabina: gli assistenti dovevano riposarsi su dei normali sedili di economica. Questa è una foto scattata all’interno di uno scompartimento di un aereo Alitalia (se non sbaglio è un 777). Si vedono le scritte che gli assistenti di volo hanno lasciato, prima di addormentarsi. Un pensiero per l’amata. Un messaggio per la collega carina. Finché non disegnano anche la cabina passeggeri direi che va bene :)

Tel Aviv+Gerusalemme.

June 20th, 2008

israele

Visto che i prezzi degli aerei stanno lievitando di ora in ora, mi sono messo davanti al pc e iniziato a pensare alle vacanze. Preso l’atlante, ho sfogliato un po’ di Paesi, e ho scelto Israele. Si parte la terza settimana di agosto, destinazione Tel Aviv. Con Alitalia (720 euro, tasse incluse). La El-Al, che ero curioso di provare, era inavvicinabile. Prossimamente sceglierò l’hotel.

Tel Aviv e Gerusalemme sono due tesori da scoprire. Ora in libreria a comprare la Lonely Planet.

Del recente sbarco di Lindsay Lohan in Italia abbiamo già letto. Scopro però adesso un video nel quale, secondo me, c’è qualcosa di semi-scandaloso. In partenza dall’aeroporto di Jfk, il personale di terra di Alitalia (ho riconosciuto una signora con cui ho personalmente avuto a che fare, una sorta di capo-scalo) fa da scorta alla Lohan. Non solo la va a prendere con una collega fino all’automobile, ma fa anche in modo che i paparazzi non la ostacolino (sono le due in abito verde). In genere - e qualche vip l’ho seguito anche io in aereo - non sono così “servizievoli”. Chissà se hanno detto alla Lohan che la loro Business sia una delle peggiori d’Europa.

Non ho mai visto una cosa del genere. Capisco che Alitalia sia in crisi, ma fino a questo punto…

Verso Beirut/ Malpensa.

August 3rd, 2007

03082007(001)

Chi cavolo prende l’aereo delle 6.40, per Malpensa per di più? La risposta arriva mentre aspettiamo davanti al gate B1. Il volo è riempito, per metà, da assistenti di volo e comandanti in divisa. Non hanno una faccia sveglissima. Uno di loro chiede al collega se stia pensando di andarsene. Neanche io ed L. siamo freschi, anzi. Credo di essermi addormentato dopo le 2, con la sveglia che è suonata due ore dopo. Ultima acqua alle piante sul terrazzo, un’aspirapolverata generale alla casa (per la gioia dei vicini), doccia e via. La tassista è una tipa che lavora da appena due mesi. Insieme a lei, seduto davanti, c’è un collega. Tutto il tempo del viaggio verso Fiumicino parlerà in una specie di conference call con altri tassisti. Si vanta di correre, e lungo l’autostrada guida tutto il tempo con una mano sul volante e l’altra sul cellulare. Pazienza. Alitalia riesce anche a mandare in tilt i suoi computer alle 6 di mattina. Tutto in panne.

Milano Malpensa. Sole. Sono seduto nella saletta Alitalia Botticelli. E’ stracolma. L. sgranocchia patatine e noccioline (alle 8 di mattina), io sono connesso alla rete Wi-fi. Nove euro per 24 ore. Alle 9.50 si decolla per Beirut, dove il clima è tutt’altro che sereno. Il volo è pieno. Anche qui: chi vola in Libano? Il podologo, ieri, deve aver peggiorato la situazione del mio ditone. Non è riuscito ad estrarre tutta l’unghia incarnita; il risultato è un gonfiore simil-pomodoreggiante. 

03082007(003)

A dopo blog.

C’erano una volta le salette vip, con le poltrone in pelle, il buffet interminabile, i caricacellulare, persino i pc. E quell’aria di saletta riservata che, prima di un volo, serviva a rilassarsi. Il declino attuale di Alitalia si vede anche da quello che dovrebbe essere uno dei loro biglietti da visitia Linate, Sala Mantegna. I caricacellulari sono spariti. Mobili anni cinquanta, poltrone sgangherate, quadri che sembrano presi da un vecchio catalogo Postalmarket, l’area “lavoro” dove l’unico “optional” sono le prese per la luce. Imbarazzante.

Milano/ Airbus e Embraer.

June 2nd, 2007

Gli Airbus 320 (foto sopra) acquistati da Air One sono uno schiaffo alla flotta, a volte sgangherata, di Alitalia. Nuovi di zecca, con uno schermo su ogni sedile (ma da Roma a Milano è stato spento), e, cosa più importante, uno spazio maggiore per le gambe rispetto ai Boeing 737 usati sempre da Air One.

Sull’Embraer 170 (foto sotto) si viaggia lievemente più comodi, nel senso che le due file da due sono più larghe; il finestrino è più grande di quelli tradizionali. Peccato che, coi suoi 29 metri di lunghezza, l’aereo sia piccolo: la sensazione di infilarsi in un tubetto di dentifricio c’è tutta. Le turbolenze si sentono di più, e anche le oscillazioni. Però sono fiero di avercela fatta: è la prima volta, in 15 anni di mia personale storia aeronautica, che volo su un aereo con meno di 100 posti. Grazie anche ad L., la cui mano è stata monopolizzata dalla mia, con qualche sguardo incuriosito dell’assistente di volo.

Aeromobili e paura.

May 29th, 2007

C’è una cosa che faccio sempre prima di comprare un biglietto aereo, soprattutto quando si tratta di voli brevi: controllo il tipo di aeromobile. Sembra una cosa irrisoria, ma su quelli piccoli - tipo Atr - mi sono sempre rifiutato di salirci. A cominciare da un “passaggio” che la De Filippi, negli ormai lontani anni Novanta, mi offrì sull’aereo “di famiglia”. Una volta - ero andato in Germania - arrivato di fronte ad un Fokker (una cinquantina di posti), che mi avrebbe dovuto portare a Monaco, mi bloccai e tornai indietro. Risultato: salii sull’aereo seguente. Gli aerei più piccoli in assoluto che tollero sono il Boeing 737, l’Md80 e l’Airbus 320: l’Airbus 319 è già troppo piccolo. La mia non è paura: so che, in termini di sicurezza, non c’è alcuna differenza. Il punto è che, più è grande l’aereo, e meno si sentono eventuali turbolenze e scossoni in fase di decollo.

Venerdì vado a Milano. All’andata con Air-one. Il ritorno con Alitalia, ore 22. Stavolta, però, non ho controllato i dati “sensibili” prima di prenotare. Solo adesso ho scoperto che volerò per la prima volta su un Embraer 170. Una settantina di posti. Due file da due.

Mi si è già chiuso lo stomaco. Voglio un 747.

Alitalia/ Perché non va.

December 19th, 2006

Basta programmare un volo facile facile, un classico Roma-Milano, per capire le ragioni della crisi di Alitalia. Ragioni così palesi, che noterebbe anche il peggior manager di un’azienda di calcestruzzi.

Con RyanAir, volando però a Bergamo, si spendono circa 37 euro (se si sceglie uno scomodo volo alle 7 di mattina; 120 per un volo il pomeriggio).

Con Blue Panorama, la mia low cost preferita, si spendono 75 euro (ma si atterra nella scomoda Malpensa).

AirOne, infine, vi fa volare a 92 euro.

E Alitalia? 260 euro. Pura follia.

Per la cronaca: in vista delle imminenti giornate di sciopero dei giornalisti (si parla di tre giorni, da giovedì a sabato), River torna a Milano. Ne approfitterà per vedersi Basquiat alla Triennale.

A casa. Il volo, per uno che, come me, odia volare, è stato schifoso. Due ore e mezza di turbolenze, leggere, ma pur sempre ansiogene. Accanto a me un simpatico pilota Alitalia, che ha avuto la pazienza di rincuorarmi e sopportarmi. Non ha aiutato l’aereo, un 767, che nella Business Class non offriva neanche lo schermo tv individuale. Assurdo: basti pensare che le grandi compagnie asiatiche hanno lo schermo su ogni sedile persino nella Economy. Povera Alitalia. Povera anche nell’aeroporto Newark: nessuna saletta vip, i passeggeri della Business vengono fatti accomodare in quella della Virgin. Splendida.

Corro a dormire.

Ciao blog.

New York/Primo giorno.

October 15th, 2006

New York, amore mio, sei sempre più bella. Poco importa se l’aria è quello che è, e le macchine ti strombazzino nei timpani ad ogni incrocio. Questa città è, idealmente, il posto dove vorrei vivere. Se non costasse troppo. Se non fosse così lontana dal sole di Roma. E se non ci fosse Bush.

Viaggio decente, senza troppe turbolenze. Niente ninne, però, anche se i sedili della Business Class Alitalia si potrebbero prestare. Inclinazione a circa 130 gradi: non è il massimo, visto che alcune compagnie aeree offrono i 180° modello letto. Unica cosa in cui l’Alitalia può ancora competere: il cibo. Scelta tra penne e ravioli, carne e pesce, frutta e gelato. Tutti molto buoni. Partendo da Fiumicino ho scoperto che dalla sala Vip sono spariti i computer: troppo costoso mantenerli. In compenso c’è una stanzetta semibuia con una serie di lettini da psichiatra, che dovrebbero servire a riposarsi prima del volo. Snobbati: meglio ripiegare sul buffet, decente.

Stamattina la prima colazione, da Starbucks. Cappuccino e glazed donut. Delicious.

Parlare male di Alitalia e’ un po’ come dire che il Papa e’ un bigotto potenzialmente responsanbile della morte di milioni di persone per Aids (vedi il precetto: ‘non usate il preservativo’). Stavolta, pero’, mi concedo il lusso di essere scontato. Tanto per sfogarmi un po’. 

Volo delle 19.10 da Bologna per Roma. Giornata di lavoro, finita presto. Contento di poter tornare a casa. L. mi aspetta. Mentre sfoglio il Corsera al gate, vengono annunciati i primi 20 minuti di ritardo. Pazienza, siamo nella media. Sono ancora in tempo per andare a vedere ‘Thank you for smoking’. Saliamo sulla scaletta dell’md80, hostess scazzate come al solito (ve l’ho detto io di fare questo lavoro?), tanti stranieri (che ci fate a Bologna?). Una volta seduti arriva la seconda lieta novella: si e’ rotta una ruota. I tecnici cercano di sollevare l’aereo con un cric. Non ci riescono. Veniamo invitati a scendere. Aspettiamo l’autobus che non arriva. Intanto e’ passata un’ora. Quando torniamo sull’aereo, ci tocca aspettare un’altra mezz’ora. In tutto questo, il signor comandante italiano si sentiva in dovere di parlare solo la sua madrelingua, ignorando gli stranieri a bordo. I quali, giustamente, smadonnavano. Arrivo a Roma con un ritardo da far arrossire il peggior dirigente di una compagnia di bandiera africana.

Vergogna italiana.