Letti in economy. Rivoluzione Air New Zealand.
January 27th, 2010

Un vero e proprio terremoto. Una mossa che spiazzerà le compagnie aeree mondiali – e che, mi auguro, venga “copiata” da molti. A oggi la grande differenza tra Economy e Business/First è, oltre al cibo, nei letti. Insomma: davanti si dorme, dietro no (a meno che non si sia abituati a dormire con la schiena quasi perpendicolare). La Air New Zealand è la prima compagnia aerea al mondo che lancerà i letti in economy. Si chiama “Sky Couch” e sarà introdotta sul Boeing 777, da novembre. In pratica, tre sedili attaccati che si trasformano in un unico letto – dopo la rimozione dei braccioli. Sul primo aereo, ci saranno 11 file di economy con i letti. Una fila da tre costerà l’equivalente di due biglietti e mezzo in economy.
Una rivoluzione.
In aereo, ordine su touch-screen.
November 24th, 2009

Su Virgin Atlantic, le bibite si ordinano dal proprio posto (e si paga con carta di credito sul touch screen). Non solo: c’è anche il Wifi gratis, in aereo.
A me scoccia sempre premere il bottoncino per chiamare la hostess, anche quando viaggio in Business. Preferisco sempre andarmele a prendere le bibite, anche per sgranchirmi le gambe.
Dialetti sugli aerei, con la Easy Jet.
November 12th, 2009

La Easyjet sta valutando la possibilità di introdurre alcuni idiomi regionali sui loro aerei. E’ chiaro che si tratta di un’abile mossa di pubbliche relazioni, ma, qualora dovesse andare in porto, sarebbe una piccola rivoluzione nei cieli italiani (penso anche mondiali, non essendoci qualcosa del genere in altri Paesi). La compagnia aerea low cost vorrebbe sostituire gli annunci degli assistenti di voli in italiano, con quelli in dialetto. L’inglese, di fatto, potrebbe essere affiancato dal lombardo e dal napoletano. “Il nostro interesse per l’uso dei dialetti a bordo nasce dalla volontà di essere sempre più vicini alla quotidianità dei nostri passeggeri e di dare loro un segno tangibile del fatto che sentiamo l’Italia come la nostra seconda casa”, ha detto Thomas Meister, Marketing Manager easyJet per l’Italia. “Inoltre, ci sembra bello far riassaporare ai nostri passeggeri l’emozione di trovarsi a casa già dal momento in cui salgono a bordo di un aereo easyJet”.
Due gli esempi forniti dalla compagnia, in lombardo e napoletano:
Sciuri e sciure, benvegnü a bord de chel vul chi easyJet. Per resün de sicüresa se cunsiglia de sistemà la valis sura de vi alter e sota la pultrona in facia a vi alter. Ve pregum de fa atensiün nel dervì l’antina sura i test nel caso qui cos el burlà giò. Ve pregum de acumudas ai vostri post e lacià la cintüra de sicüresa. Per vostra infurmasiün, su chel aeroplano chi, se po minga fumà.
Signore e Signure benvenute a tutte quante ‘ncopp’a ’stu volo ‘e l’easyJet. Pe’ questione ‘e sicurezza v’arraccumannammo ‘e mettere ‘e bagaglie a mano int’agli armadietti ‘ncapa a vuie o sott’a pultrona annanze a vuie. V’arraccumannammo ‘e ve sta accorte quanno arapite ‘e cappelliere casomaie care quaccosa. V’arraccumannammo ‘e v’assettà ‘o posto vuosto e v’attaccà ‘a cintura ‘e sicurezza. A titolo di informazione ‘ncopp’a st’aereo nun se po’ fumà.
Pipì e pupù prima di salire in aereo, per aiutare l’ambiente.
October 2nd, 2009

La compagnia aerea giapponese “All Nippon Airways” (Ana) ha lanciato un piano sperimentale per abbassare le emissioni di biossido di carbonio dei suoi aerei. In pratica, per ridurre il peso degli aerei, chiede ai passeggeri di usare il bagno prima di imbarcarsi. Secondo quanto riferito da un canale televisivo giapponese, la linea aerea ha avviato la sperimentazione, della durata di un mese, su 42 voli internazionali e domestici. Il personale all’ingresso del gate inviterà i passeggeri ad andare in bagno, prima di salire sull’aereo. Così facendo, si dovrebbe essere in grado di ridurre di 5 tonnellate le emissioni di biossido di carbonio. L’iniziativa sarà estesa in caso di feedback positivo della clientela.
Non mi piace andare in bagno, in aereo. Un brutto volo, quando ero piccolo, mi ha traumatizzato. Ero con mia madre, che mi aspettava fuori (avrò avuto 10 anni), e ad un certo punto siamo entrati in zona di maltempo. Turbolenza fortissima, a malapena non abbiamo sbattuto sul soffitto dell’aereo. Da allora, tutte le volte che vado in bagno mi sbrigo a fare quello che mi scappa.
Rientrando, paura.
August 12th, 2009

Il volo New York-Amsterdam è delizioso. Laddove per delizioso intendo senza neanche una minima turbolenza. Sarà stata una coincidenza, sicuro. Volo in notturna, lo stesso Boeing 747 dell’andata (lo riconosco dalla sigla: Freetown) con partenza alle 22 ora di New York. E, come mi capita sempre, senza neanche una mezz’ora di ninne. Penso di essere riuscito giusto a riposarmi un po’, ma la buona parte del tempo l’ho passata a gironzolare per l’aereo, nell’oscurità della notte, e a chiacchierare con un paio di assistenti di volo.




Atterro ad Amsterdam in orario, nonostante si sia partiti con un’ora di ritardo. Come spesso capita a N.Y. intenso traffico aereo sul JFK, 25 aerei in coda davanti a noi, e il comandante che ci aggiornava sulla nostra posizione. Ma evidentemente è riuscito a recupre quell’ora, sfruttando le correnti a favore. Tempo di ripassare i controlli, ad Amsterdam, e il gate è già aperto. Il comandante Alitalia sta chiacchierando con la tizia del check in. E’ un uomo sui 45 anni, i capelli a caschetto, una pancia che pende in avanti, oltre la cinta. L’aereo è un vecchissimo MD80, uno di quelli che Alitalia, anzi Cai, ha iniziato a dismettere. Fila di sinistra, quella a due posti, sono seduto da solo. Ci sono delle nuvole, nel cielo. Subito dopo il decollo, anche quando abbiamo raggiunto l’altezza di crociera, si balla un po’. Direi che non è niente di sconvolgente. C’è un segnale, in questo caso, che ti fa capire se la cosa è seria: se gli assistenti di volo stanno seduti. Per la prima mezz’ora non si alzano dai loro posti, neanche per parlare tra di loro. Il segnale di allacciare le cinture di sicurezza è acceso. Si alzano, e iniziano a preparare i carrelli. Ma l’aereo continua a ballare. Piccole scosse, alcune abbastanza forti. A un certo punto accade qualcosa che non mi era mai successo. Le turbolenze violente le ho vissute tutte con un largo preavviso del comandante, che, prima del decollo, o anche in volo, preannunciava che saremmo entrati in una zona un po’ “movimentata”. Stavolta niente. Gli assistenti stanno ancora servendo da bere, io ho preso un bicchiere d’acqua. Le turbolenze si fanno ad un tratto più violente, io quasi sbatto col viso sul sedile davanti. Mi affaccio al finestrino, e vedo che siamo dentro a dei nuvoloni scuri. Strano, penso, vorrà dire che non voliamo alti. Ma la cosa peggiora. Mi giro, e vedo i due assistenti in piedi aggrappati con le mani alla cappelliera e ai sedili. L’aereo perde quota, improvvisamente. Il bicchiere di succo d’arancia che il signore dietro di me tiene in mano schizza in aria, e finisce sulla parete e sulla mia testa. Sento qualcuno fare degli “oooooo”. E’ una turbolenza strana, e a questo punto direi non calcolata dal comandante, visto che nello sguardo degli assistenti di volo, uno, sui 40 anni, e un’altra più grande, colgo fastidio – non preoccupazione. Quando, nella prima mezz’ora, uno di loro si era avvicinato a me, gli avevo chiesto come fossero le previsioni meteo lungo la rotta: la risposta è stata abbastanza tranquilizzante (“adesso balla un po’, ma passa in fretta”). Mi tengo al sedile davanti, mentre l’aereo viene sbattuto con degli strani movimenti: destra-sinistra, ma in diagonale; ogni tanto viene spinto verso il basso. Il tutto dura tre interminabili minuti: ogni tanto, per cercare di concentrarmi su qualcosa, mi sono messo a contare. Fossi stato religioso, avrei pregato. A dire il vero un pensiero ce l’ho fatto. Non ho avuto la sensazione di morire, quella no: ma la percezione che stesse accadendo qualcosa di non previsto. Si sente che il comandante cambia quota, dal rumore dei motori. Cerca una zona più tranquilla dove volare. Ma per la tranquillità dovremo aspettare le Alpi. Da là in poi, una passeggiata. I muscoli delle mie gambe tremano ancora. Del comandante mi ha colpito in negativo il fatto che per tutta l’ora seguente non abbia detto una sola parola. In genere – mi è sempre capitato come le compagnie estere – si spiega cosa è successo. Ma stavolta niente. Prima di atterrare, un ipocrita “stiamo atterrando, la temperatura è di “, e amen. Eppure, subito dopo la turbolenza, ho incrociato sguardi di persone terrorizzate.
Vorrei promettermi di non salire più su un aereo in vita mia, ma so che non sarà possibile.
New York/ Boeing 747, amore feticistico.
August 7th, 2009



Volavo Klm ai tempi dei viaggi su-e-giù direzione Los Angeles. Viaggi d’amore, follie post-adolescenziali. Ma la divisa bluette, i biondi capelli, i sorrisi smaglianti delle hostess mi erano sempre rimasti nel cuore. Abituato come sono ai nostri “ruvidi” assistenti di volo italioti, tutto ciò che supera la normale buona educazione, mi pare un lusso. Volo via Amsterdam, il primo aereo è un Airbus 321 Alitalia (le due compagnie fanno parte della stessa alleanza). Nonostante duri circa due ore e mezza, e avvenga proprio intorno all’ora di pranzo, noto l’assenza del vecchio (e pur pessimo) panino, sostituito dalla laconica opzione ”dolce o salato?”: tradotto, biscotti o cracker. Arrivo ad Amsterdam con un bisogno impellente di addentare qualcosa. Lo scalo dura poco, pochissimo. Quando arrivo al gate (il check in è stato fatto in automatico a Roma) c’è già la fila. E’ allora che noto Lui. Il mio amore con le ali. Quello che potrebbe essere l’oggetto di un nuovo feticismo. Il Boeing 747, maestoso, simbolo della potenza dell’uomo nei cieli. Un gioiello. So di sentirmi uno stupido, ma lo fisso da dietro il vetro, mentre la gente, ingrata, lo ignora. Dopo l’atterraggio torno a guardarlo, mentre lui si prepara per una nuova traversata al contrario. Il blu-Klm gli dona. Questo è un 747 Combi: vale a dire una via di mezzo tra un aereo passeggeri e un cargo. E, infatti, nella parte posteriore c’è una sezione per il trasporto merci, separata dal resto dell’aereo da una parete, con due porte. Sbircio da una fessura, lasciata aperta prima del decollo, e vedo un’enorme tanica di gas: è diretta all’aviazione americana (l’indirizzo è scritto in grande, sul lato) e mi auguro vivamente che sia sigillata bene.


Aereo pieno. Neanche un posto libero. Sono in economy: 650 euro andata e ritorno (contro gli 850 di Alitalia, volo diretto da Roma). Eppure c’è un’aria di educazione generalizzata. Nella cappelliera non ci sono valigie di dimensione spropositate (oltre a quella per il computer, ne ho un’altra, ragionevole), la gente non rumoreggia, persino i bambini se ne stanno seduti. Il mio compagno di viaggio sarà un giappo/cinese (giuro, non sono riuscito a capirne la provenienza), che disegnerà fumetti e dormirà. Io non chiudo occhio neanche per un minuto. Tipico. Posto corridoio, indispensabile per chi, come me va, sta sempre in piedi a gironzolare. Volo smooth, il cielo ci culla, quasi spaventato dal nostro bestione blu. Sette ore e passa senza che una sola volta il comandante accenda il segnale di allacciare le cinture di sicurezza. Il servizio di bordo è impeccabile. Un affronto ad Alitalia. Si parte con il pranzo: pollo e riso, verdure, mousse di cioccolato (il primo caldo, l’ultimo freddo: come avranno fatto?). Dopo circa due ore dal pranzo arriva un gelato. Passano altre due ore, nuovo giro: stavolta tortino di mele caldo (sottolineo: caldo). Ricordo gli intercontinentali fatti con Alitalia in Business, e dico che qui mi sono trovato meglio. Peccato manchino gli schermi individuali. Le assistenti di volo – età media altina – sorridono (!) sempre. Si scherza sui moduli per l’immigrazione. Stavolta, una nuova normativa prevede la registrazione obbligatoria, prima di partire, su un apposito sito. E questo anche per chi, come me, ha un visto giornalistico valido 5 anni. Va detto che in aeroporto, all’arrivo, non mi faranno neanche una domanda. Aprono il passaporto, timbro e via. Forse l’11 settembre è lontano.

Arrivo a pezzi, ma contento: sono le 20 a New York, le 2 di notte in Italia. La fila di taxi è ordinata come sempre. Prima di salire sul mezzo, un tizio mi dà una ricevuta (indica il numero della vettura su cui sto salendo). Penso ai nostri tassisti, e ai turisti truffati con tariffe arrotondate per eccesso. Dietro al sedile del guidatore c’è uno schermo con touch screen. Oltre a scegliermi il canale televisivo, posso vedere in tempo reale su una mappa dove ci troviamo.
Respiro l’aria di questa città, e mi sento a casa. Ora si dorme. Oggi giornata libera, dedicata a recuperare un po’ di fuso orario.
Turbolenze in volo, 26 feriti.
August 4th, 2009

Buona parte – anzi, la maggior parte – delle turbolenze sono segnalate dagli strumenti di bordo ma anche dagli aerei che hanno percorso la stessa rotta. Esiste tuttavia una bassissima percentuale di turbolenze che non vengono previste. E sono quelle peggiori, con feriti e anche danni strutturali all’aereo. Come quella che ha interessato un Boeing 767 (aereo tutt’altro che piccolo) della Continental, con 179 persone a bordo. In volo da Rio de Janeiro a Houston, è stato investito da una turbolenza sull’Atlantico. Gli assistenti di volo erano in piedi, e alcuni sono stati scaraventati contro il soffitto. Il bilancio è di 26 feriti. Il Daily Mail pubblica le foto scattate da alcuni passeggeri nell’aereo.


E’ un caso che noti questi incidenti a pochi giorni da una mia partenza (con volo transoceanico?).
In volo su Roma.
July 26th, 2009




Cielo limpido, rotta Roma-Nord (stadio Olimpico incluso)-Fiumicino. Airbus 321 Alitalia.




Ieri sono stato a Siena. Qualche scatto a seguire. Buona domenica blog.
In aereo? Per risparmiare, si vola in piedi.
June 30th, 2009

Una linea area privata cinese vuole lanciare sul mercato un nuovo modo di viaggiare, molto low cost. Più low cost di quello offerto dalla Ryan Air. L’idea è quella di far stare in piedi i passeggieri, per i corridoi. La compagnia, la Spring Airlines, sottoporrà la sua richiesta agli enti di controllo sul volo, anche se è probabile che la risposta sia negativa. Alla base della richiesta, l’accresciuto numero di passeggeri. “Abbiamo solo 13 aerei. Ne abbiamo ordinati altri 14, ma i tempi di attesa per la loro consegna sono lunghi”, ha spiegato un rappresentante della compagnia. L’areo con posti in piedi potrebbe alloggiare un 40% di passeggeri in più, e potrebbe permettere di abbattere i costi del 20%. E la sicurezza? “Ci sarà una cintura, che legata in vita”. “Se i passeggeri vogliono pagare ancora di meno, possono farlo. Un po’ come avviene sull’autobus, staranno in piedi”.
Follia pura.
Tragedia Air France, lo strano caso del sito flight447.com.
June 5th, 2009

Dopo la sciagura del volo AF447, da Rio de Janeiro a Parigi, hanno preso piede varie teorie, più o meno complottistiche. Adesso, però, la rivista Wired (la versione cazzuta, quella americana) scopre che qualcuno aveva registrato il dominio www.flight447.com. Mentre, subito dopo la sciagura sono stati comprati domini ispirati a quel volo, questo ha una particolarità: è stato comprato due anni fa. L’acquirente? Un produttore cinematografico iraniano, residente in America. Lui si chiama Kari Bian, ma assicura che si tratta di una spiacevole coincidenza: “Non ho nulla a che fare con questa storia”. A oggi, digitando l’indirizzo www.flight447.com si viene reindirizzati al sito ‘www.karinmovies.com’, che promuove un film su una storia d’amore tra un israeliano e una palestinese, ‘David and Fatima” del 2008. Bian ha spiegato di aver acquistato con un sistema automatico tutti quelli con le parole ‘flight’ (volo) abbinate ai numeri da 1 a 1.000. I diritti di www.flight447.com sarebbero scaduti il 30 settembre ma il produttore li ha rinnovati fino al 2018.
Però una cosa è strana: che senso ha comprarsi un dominio col nome di un volo, per pubblicizzare un film su israeliani e palestinesi?
Turbolenze che uccidono.
June 1st, 2009

La prossima volta che, durante/dopo una turbolenza, un assistente di volo/pilota, per tranquillizzarmi, mi dice che di turbolenze non si muore mai – e che le sciagure accadono quasi tutte in fase di decollo/atterraggio – me lo mangio.
Se il motore dell’aereo si spegne.
April 24th, 2009
Sui grandi aerei non ci sono grossi problemi: si vola anche con un solo motore. Più complicata la situazione quando si è su un trabiccolo ad elica. Questo video risponde alla domanda: che succede quando l’elica non gira più? Il pilota è stato bravo, e soprattutto fortunato: è atterrato su un’autostrada.
(Per la cronaca: si trattava di una lezione di scuola-volo. E’ successo il 21 aprile, e il pilota era l’istruttore).
Volo Alitalia atterra a Dublino dopo malore comandante.
April 15th, 2009
Sì, lo so: il primo ufficiale basta e avanza per pilotare un aereo. Ma l’idea che in una cabina di pilotaggio ci sia UNA sola persona in grado di mandare avanti la baracca, mi mette ansia. E’ successo oggi, sul volo AZ604, partito da Malpensa, e diretto a New York (con 168 passeggeri a bordo). L’aereo è dovuto atterrare all’aeroporto di Shannon (Irlanda) a causa di un malore del Comandante. “L’atterraggio, eseguito dal Primo Ufficiale – fa sapere Alitalia – è avvenuto regolarmente alle 18,06 (ora italiana) ed è stata prontamente attivata la procedura di assistenza medica per il Comandante.
Sull’aereo, tra i passeggeri, erano presenti anche altri due piloti della Compagnia in trasferimento a New York. La prosecuzione del volo per New York è prevista per domani mattina con partenza da Shannon alle 9,00 (ora locale).
Atterraggio in cabina sull’Md80.
March 22nd, 2009
Atterraggio di un Md80 Alitalia su Reggio Calabria (considerato abbastanza difficile in caso di vento). Alcuni interrogativi (retorici) da profano curioso e un po’ fifone:
1) Ma si guarda fuori dal finestrino, proprio come quando in macchina si cerca una strada piuttosto che un’altra?
2) Perché a me hanno dato l’impressione di girare le manovelle ad cazzum?
3) A me volare con quella checklist sulle ginocchia, per seguire passo passo i vari step obbligatori, dà sempre l’impressione di viaggiare col libretto delle istruzioni.
4) Se a scuola guida insegnano a noi comuni mortali di tenere le due mani sul volante, perché il signor comandante si accontenta di una sola manina? Potrebbe fare a metà col co-pilota: a uno la cloche, all’altro il coso in mezzo.
5) Il conto alla rovescia per i metri che mancano a toccare terra mi mette ansia.
6) Non parlate, concentratevi!
6) Carino il co-pilota.
7) Provo una profondissima invidia per chi ha girato questo video.
Il rap dell’assistente di volo.
March 17th, 2009
Questo assistente di volo dell’americana Southwest Airlines (famosa per i prezzi stracciati) ha tradotto in musica rap il tradizionale annuncio prima del decollo. Ai passeggeri chiede di collaborare, battendo le mani.
Ecco, a me uno così farebbe passare all’istante la paura.



