Kelly Hildebrandt sposa Kelly Hildebrandt.
December 7th, 2009

Si sono conosciuti su Facebook, dopo essersi aggiunti in virtù del loro identico nome. E’ stata Kelly, la ragazza, ad aggiungerlo: “Ero curiosa di vedere se ci fossero persone col mio stesso nome. Così, ho fatto una ricerca, e lui è stato l’unico risultato. Tra l’altro non indossava una t-shirt, e mi è piaciuto”. Ora i due hanno deciso di sposarsi.
So che va molto l’aggiunta di nomiecognomi uguali, ma sinceramente la cosa non m’ha mai incuriosito più di tanto.
To facebook or not to facebook, dilemma vip.
October 16th, 2009

E’, a mio avviso, una delle attrici televisive più fresche. Incrociata l’altra sera in una birreria del Rione Monti (Allstarboy manco l’aveva riconosciuta: siamo di due generazioni diverse?). Carlotta Natoli, con i suoi inconfondibili riccioli biondi, con un’amica, esuberante e rumorosa; a loro si sono aggiunti tre ragazzi. Si è parlato, molto, di Facebook. Carlotta ce l’ha. Gli altri non lo sopportano. Le motivazioni degli anti-Facebook erano un po’ deboli: “Venti anni fa non c’era e si viveva lo stesso bene”, oppure: “Non mi va di condividere le mie cose private con gente che non conosco”, ecc. Carlotta, invece, usa Facebook. Le piace tenere un canale comunicativo aperto. Anche per eventuali proposte di lavoro.
Facebook può essere un pain in the ass per i più-o-meno-vip. Chi lo gestisce in prima persona, ha a che fare con mail e commenti, non sempre positive. A volte decisamente petulanti. Richieste cui, alla fine, non si riesce sempre a rispondere. E allora ecco l’acidità di ritorno. Per questo molti si affidano ai loro P.r. o alle agenzie di comunicazione. Ma non è la stessa cosa.
Quelli che, però, non capisco, sono i personaggi che non rispondono mai. A niente. A quel punto, perché te lo tieni? (e non diciamo che 5000 amici sono troppi).
Twitter contro Facebook, uffici a confronto.
September 24th, 2009
Il messaggio di Sharon alle donne: “fate i check up”.
May 29th, 2009

Sharon Adams voleva lanciare un messaggio. Un invito alle donne che, come lei, hanno dovuto far fronte ad una diagnosi di cancro al seno. La donna ha così pubblicato una foto molto forte – quella che mostro qui – sul suo profilo di Facebook. In verità, è un pezzo di vita, il racconto di un dramma. E di qualcosa che poteva essere evitato, con gli opportuni check up. Sharon, 45 anni, 4 figli, voleva spingere le altre donne a capire l’importanza dei controlli regolari. Peccato che, dopo appena un giorno, Facebook abbia rimosso le foto, perché di contenuto “sessuale”. Ne è nato un movimento di protesta, che, fortunatamente, ha permesso di ritirare il provvedimento. Facebook si è dovuto scusare, e le foto sono tornate al loro posto.
Grazie Sharon.
Per un’erezione gustosa.
April 14th, 2009

E’ il problema delle traduzioni robotizzate: non sempre fanno centro. E qualche volta il risultato è divertente. Come nel caso di questa pubblicità, apparsa su Facebook. Tra l’altro mi chiedo: che roba è questo gel?
Il gaybook raduno di Facebook in discoteca (a Lucca).
February 11th, 2009

Non amo pubblicizzare serate in discoteca, non tanto per snobismo, ma per un motivo banalissimo: non le frequento. E, quindi, non ho granché da scriverci sopra. Ma per il Gaybook Party di sabato 14 febbraio faccio un’eccezione, perché si tira in ballo lo strumento Facebook, che, spesso, è sinonimo di iniziative *sociologicamente* sfiziose. Gli organizzatori mi dicono che è il primo raduno GLBT via Facebook. L’appuntamento è all’Hub, in località Ponte San Pietro (a due chilometri da Lucca). Qui le info per le liste. Dal loro sito apprendo anche che il 21 febbraio ci sarà Loredana Berté.
Buon divertimento a chi ci andrà (e, magari, mi fa sarà sapere se si è divertito).
Buona notte blog.
Storie, sfogliando volti.
November 28th, 2008
Seguo lettere appese ai pixel sotto ad uno schermo coi soliti polpastrelli appiccicati sopra. Non c’è il touchscreen, lo vuoi capire o no? E non puoi neanche toccare quello che vedi. Vedere, senza toccare. Al limite immaginare, quello sì. E’ gratis, la crisi non tocca i pensieri. Magari li colora, di grigio, ma non li cancella. Pagine di orientamenti politici, gruppi, saluti, poke, baci, benvenuto su facebook. Sono il benvenuto? Infiltrato tra volti e storie, leggo, scruto, sfoglio, mi immagino seduto a quella tavolata di 12, piatti saturi di cibo, bicchieri che colorano la voglia di leggerezza, sigarette accompagnano la voglia di raccontarsi. E poi i sorrisi. Alcuni sembrano disegnati. Altri appiccicati, come un adesivo. E’ sempre lo stesso? Sorriso da foto, forse. La felicità non si cristallizza, non c’è scatto che tenga. E’ come l’Ultimo Pensiero, quello che abbiamo un secondo prima di morire. Così ultimo, che non lo rivivremo più tale e quale. Non sorrido, non mi piace. E quando lo faccio non è davanti ad un obiettivo. Ma quando succede, è perché sto veramente bene. E non penso. Si rimugina dopo, a luci spente, e corpo sotto al piumone.
Flashback, qualche sera fa. Seduto al tavolo di un pub, sorrido, e la musica accompagna i racconti delle nostre tre vite. Lui, lei, e lui. Due lontani parenti, un collega. Per un’ora ci siamo incrociati. Odore di felicità sovrapposte, iniezioni monouso di serenità. Pregasi buttare ago, anche se la serenità non è contagiosa. Stiamo insieme a scambiarci bocconcini di vita, caldi caldi, usciti dal forno delle nostre emozioni e serviti su un piatto appena uscito dalla lavastoviglie. Tre bicchieri, due mojito, un’aranciata, e il sorriso del vicino di tavolo che corteggia con lo sguardo una lei già impegnata. Ci scambiamo le coordinate di facebook, sì, aggiungiamoci, add-iamoci, magari un poke ogni tanto, come gli squilletti sul cellulare. Ma il sorriso resterà in quel pub, dietro i vetri annebbiati – fuori fa freddo, qualche passante ci osserva, lei è carina. Magari osserverò le vostre fossettine sorridenti, e mi sentirò distante. O forse no. Le foto mi fanno paura. Sono come il diploma di laurea appeso alla parete della mia camera da letto. Sono la fine – non si torna indietro, never again – di un percorso. Un ricordo pixelato. L’ultima pagina, prima della bibliografia di un libro. Sono anni trascorsi nell’attesa di un traguardo, vissuti con chi oggi non c’è più. Chi ha scelto di non rispondere all’email, o di interrompere il botta e risposta con singhiozzo temproale via sms. Il diploma mi ricorda cosa non si ripeterà più. Come i gruppi dedicati a questa o quell’altra scuola, e dove gli ex alunni ricordano i professori. Ricordano, per non dimenticare. Inutile rivivere, il rischio è commuoversi. E bruciare la voglia di altro futuro, con malinconia.
Sorrisi, tristemente.
Poliziotti inglesi si vantavano su internet dei loro incidenti.
June 24th, 2008


Diciotto poliziotti inglesi sono finiti sotto inchiesta dopo aver pubblicato su Facebook le foto di una serie di incidenti che li hanno visti come protagonisti. Incidenti nei quali erano stati anche feriti dei pedoni. Il sito, ora chiuso, si chiamava “Look I’ve had a pocol” (pocol è lo slang che indica una collisione). Ma la cosa inquietante erano i commenti postati da alcuni agenti. A proposito di uno scontro con un’auto bianca: “Gli ho fatto un favore. A 82 anni non dovrebbe neanche guidare. E se guidi non puoi passare col verde quando ti attraversa la strada un’auto della polizia”. Un altro: “Ho investito un ubriaco. Penso che ora abbia una disabilità permanente. Peccato che ora mi sia stato vietato di prestare servizio in auto per tre mesi”. In un’altra foto – vedi sopra – un agente alza il pollice davanti ai resti di uno scontro. I poliziotti hanno ricevuto un “avvertimento” scritto.
Cucinano e mangiano gatto, cacciati da Facebook.
June 13th, 2008

Un gruppo di studenti universitari, iscritti ad una scuola di giornalismo in Danimarca, sono stati bannati dal social network di Facebook, dopo aver pubblicato alcune foto giudicate raccapriccianti. In 30 scatti (qui se ne vedono alcuni: immagini molto forti), documentano la preparazione e la cottura di un gatto: l’animale è stato poi mangiato. “Con la nostra operazione abbiamo voluto sensibilizzare l’opinione pubblica su cosa mangia”, si sono giustificati i ragazzi, contestando la decisione di Facebook di cancellare il loro sito. “E’ ipocrita spendere tanti soldi per i nostri cani e gatti, e poi mangiare animali che hanno vissuto una vita orrenda”, continuano. Mangiare un gatto non è stato facile: “Sa di pollo”.


Alessio e Flaminia, innamorati, fino all’ultimo.
May 28th, 2008

Alessio tifava la Roma. Giocava a calcetto, e con i suoi amici cercava sempre di seguire le partite dalla Magica. Lavorava in una videoteca e, insieme alla fidanzata, Flaminia, frequentava la facoltà di Economia. Si amavano, e qualche volta parlavano di matrimonio. Un po’ per scherzo, data la loro età – avevano entrambi 23 anni – anche se sotto sotto quell’amore era ammirato da tutti i loro amici. Gli amici, quelli delle serate a bere qualcosa, o a progettare una vacanza insieme. Gli stessi che, oggi, li hanno salutati. “Ale e Flami non vi scorderemo mai”, hanno scritto su una corona di fiori, mani cariche di affetto e dolore.

A Prima Porta, ora, riposano assieme. Salutate in chiesa da centinaia di persone, stamattina, le bare bianche con i loro corpi sono state sepolte una accanto all’altra. Sui loculi non ci sono ancora le lapidi, e i parenti, per adesso, hanno sistemato una foto che li ritrae vicini, mentre sorridono.
Sorridevano.
Alessio aveva un suo spazio, su Facebook. Ci sono andato. C’è ancora l’elenco di chi lo ha aggiunto ai suoi contatti. Flaminia era sua amica. Lui è sdraiato su un muretto, rivolto verso il sole.
Quella pagina è una ferita aperta.
Tana per lo stagista.
November 14th, 2007
Kevin Colvin è (anzi, era) uno stagista in una sede americana della banca anglo-irlandese. Il giovine si è preso un paio di giorni di ferie, per un’”emergenza familiare”. In verità doveva andare ad una festa in maschera, in occasione di Halloween. Festa documentata con foto sul suo spazio personale in Facebook. Il caso ha voluto che il capo di Kevin si sia imbattuto in questo profilo.
Sprovveduto.









