Il Day After della sfilata dell’orgoglio gay è segnata da due prese di posizione, entrambe molto polemiche.

La prima è firmata da Imma Battaglia, leader dell’associazione Dìgayproject, che ieri ha abbandonato il corteo del Pride. Il motivo? L’esponente del movimento gay non si sentiva a suo agio in una manifestazione “così antagonista e colorata, che non rappresenta le centinaia di migliaia di gay che hanno votato il centrodestra” - ha spiegato al Tg1. Una posizione singolare, va detto, perché fino a poco tempo fa la Battaglia aveva appoggiato la candidatura di Francesco Rutelli a sindaco di Roma. Ma del resto anche in un recente incontro in Comune con Gianni Alemanno aveva fatto capire di “aprire” i suoi orizzonti politici.

C’è poi la secca smentita dei giovani di estrema destra che, ieri, sono stati accusati di aver tentato una incursione all’interno del corteo. Si tratta degli attivisti del Circolo Futurista e di Casa Pound, che spiegano: “La mistificazione e la menzogna sono ormai diventati strumenti di attacchi quotidiani
che ci porta la sinistra radical chic, mentre Action e i Centri Sociali preferiscono fingere di essere stati vittima attacchi violenti ogni volta che vogliono attirare l’attenzione o far prevalere la propria versione dei fatti che li vedono spesso criminali protagonisti”. Qui la loro versione dei fatti: “Il 7 giugno, come da pubblicazioni, si svolgeva il matrimonio di due giovani di Casapound nella chiesa di S.Giuseppe dei falegnami, alle spalle del Campidoglio. L’orario d’inizio della cerimonia, prevista per le ore 18, era contemporaneo alla manifestazione per i diritti omosessuali e perciò molti invitati hanno dovuto raggiungere la chiesa a piedi, per via del blocco del traffico dovuto al passaggio del corteo. In tale frangente, un gruppo di ragazzi, donne e bambini sono stati immotivatamente aggrediti dallo spezzone del corteo dei Centri Sociali. Dopo qualche insulto e spintone, un tempestivo intervento delle forze dell’ordine ha riportato tutto alla tranquillità”.

(Per le foto flickeriane ringrazio Francesca Recine, Chiara Lalli, Tony De Falco e Mihai Romanciuc).

20.39 Altre testimonianze sull’incursione neofascista. “Ci hanno detto - racconta un ragazzo - che dovevano andare ad un matrimonio e invece ci volevano aggredire”. “Li conosciamo - spiega un altro giovane dal carro dei centri sociali ‘Strike’, ‘La Torre’, ‘Forte Prenestino’ - sono i fascisti del Circolo Futurista e di Casa Pound, volevano rovinarci la festa ma li abbiamo fermati”. Secondo altri testimoni “durante l’incursione” sarebbe stato spintonato e buttato a terra anche un manifestante.

20.12 “14 anni fa c’è stato il primo Pride. Da allora l’Europa è andata avanti, promuovendo leggi, mentre l’Italia è andata indietro”. Così Vladimir Luxuria durante il suo intervento.

19.51 “Hanno detto che non siamo decorosi, ma non è vero: questa piazza, oggi, è decorosissima. La verità è che ci hanno negato piazza San Giovanni per fare una marchetta al Vaticano”. Lo ha detto Franco Grillini, parlando dal palco di piazza Navona.

19.49 “Siamo andati a San Pietro, per protestare contro il rifiuto di sfilare a piazza San Giovanni”. Sono le parole dei “No Vat”, autori del blitz nella piazza del papa. I manifestanti - in tutto una decina - sono stati subito bloccati dalle forze dell’ordine e sono in stato di fermo.

19.38 “Il nostro è stato un Pride osteggiato non solo per la mancata concessione di San Giovanni ma anche dalla comunicazione della Carfagna e del sindaco che dicevano che noi ‘ostentiamo’. Ma cosa ostentiamo? L’essere liberi”. Così Rossana Praitano, parlando dal palco allestito in piazza Navona. “Nessuno si è preso la responsabilità della mancata concessione di San Giovanni negata per incompatibilità ma non c’è nessuna incombatibilità fra gli uomini. La piazza si voleva oscurare, non si voleva far vedere così”.

19.33 Un gruppo di appartenenti al movimento “No Vat” ha fatto irruzione in piazza San Pietro esponendo due striscioni. Su uno era scritto “Facciamo Breccia” e sull’altro “il Vaticano occupa l’Italia, noi occupiamo il Vaticano”.

19.29 Durante gli interventi finali dal palco di piazza Navona, è stato intonato l’Inno di Mameli.

19.20 “Anche quest’anno il Gay Pride ha colorato Roma con una grande, pacifica e festosa manifestazione. Sono convinto che mai come oggi sia importante ribadire il nostro impegno nella lotta contro ogni discriminazione e che le istituzioni debbano ascoltare con attenzione e rispetto la richiesta di pari dignità e di garanzia dei diritti costituzionali che è il messaggio fondamentale di questo corteo. Da parte nostra la Provincia di Roma non farà venir meno il sostegno a richieste di allargamento dei diritti di cittadinanza che provengano da questa manifestazione o da altre”. E’ quanto afferma il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti.

19.15 Ecco la testimonianza di un giovane che ha assistito al raid dell’estrema destra: “Erano divisi in due gruppi: uno lo abbiamo visto arrivare da via dei Fori Imperiali, l’altro da via San Pietro in Carcere. Hanno spintonato alcune persone e almeno due di loro avevano dei coltelli. Ma il corteo ha reagito compatto e li ha cacciati via”.

18.59 Secondo le forze dell’ordine al Pride hanno preso parte 10mila persone.

18.31 Poco fa si sono verificati dei tafferugli, per il tentativo di alcuni giovani di estrema destra di “unirsi” provocatoriamente ai manifestanti. E’ successo nei pressi del Museo del Risorgimento. Protagonisti dell’incursione una trentina di ragazzi, tutti vestiti in giacca e cravatta, con croci celtiche. Hanno cercato di inserirsi nel corteo, e a quel punto c’è stato un po’ di parapiglia: solo l’intervento di polizia e carabinieri è riuscito ad allontanarli e a riportare la calma.

18.30 La testa del corteo è appena entrata a piazza Navona.

18.09 Benedetto Della Vedova, esponente del Pdl: “Oggi vivere l’omosessualità in coppia stabile è un fenomeno diffuso e ampiamente accettato, quindi secondo la mia visione dovrebbe avere un riconoscimento giuridico. In Italia l’omosessualità è una questione importante, ma ancora irrisolta. Non escludo, e me lo auguro, che ci siano sorprese positive durante questa legislatura a tal riguardo”.

18.05 Arriva la prima stima degli organizzatori: “Siamo quasi 500mila“.

17.52 Un gruppo sta sfilando con la bocca tappata dallo scotch: un modo per protestare contro il divieto di sfilare a piazza San Giovanni.

17.36 Quattro macchinine di quelle usate sui campi da golf con tanto di barattoli penzolanti con il filo come una vera e propria auto nuziale. È l’iniziativa dei Radicali al Pride. “Cercasi coppie omosessuali scopo matrimonio” si legge sui piccoli striscioni appesi alle auto elettriche abbellite con fiori e veli.

17.32 “Il successo del Gay Pride di oggi è un segnale fortissimo. La grande mobilitazione e partecipazione della città ci sembrano infatti la migliore risposta agli episodi preoccupanti di intolleranza e autoritarismo che si sono susseguiti nell’ultimo periodo. Ci piace questa folla festosa, la ‘Roma città aperta’ che oggi si è ritrovata insieme a manifestare all’insegna del principio di autodeterminazione di tutti i cittadini”. Lo ha detto parlando dal corteo Massimiliano Smeriglio, segretario romano Prc e assessore al Lavoro e Formazione della Provincia di Roma.

17.01 Per Vladimir Luxuria “finalmente sui temi dell’ omosessualità l’Italia si sta muovendo, ma all’indietro perchè non solo, dopo 14 anni che organizziamo il gay pride, discutono sull’opportunità di farlo o no, ma ora mettono bocca anche sulla modalità di come farlo. Ora in Italia la prostituzione viene considerata una manifestazione contro la pubblica moralità, presto anche l’omosessualità sarà considerata un reato“.

16.45 E’ partito il corteo da piazza della Repubblica a Roma. In testa lo striscione che recita “testardamente, pari dignita’ laicita’”. In tutto sfilano venti carri e in testa il pullman da turismo dell’organizzazione dei gay pride che nella giornata di ieri e’ andato in giro per le strade del quartiere San Giovanni. Il secondo carro e’ invece quello di “muccassassina” su cui ballerini danzano sulle note di musica da discoteca. “Questo Pride si svolge in un clima politico particolare, quindi e’ piu’ che necessario per riaffermare l’idea di uno Stato laico, dove la laicita’ rappresenta lo spazio neutrale e dove la liberta’ e l’uguaglianza garantiscono i diritti per tutti” ha dichiarato a Ecotv, Franco Grillini.

16.40 In testa anche un camion di robustissimi bear. “Indecorosi. Orsi in movimento per il godimento”: recita il loro striscione.

16.38 “Alemanno prenda atto del fatto che esiste la battaglia per la lotta delle minoranze“. Lo ha detto Franco Grillini, esponente socialista.

16.12 Non è mancato niente: neanche il lancio del riso e la marcia nuziale per decine di coppie gay che, su un camion, hanno potuto simbolicamente convolare a nozze. Scambio di fedi tra Susi e Luciana, tra Jeff e Domenico e altri. A celebrare il primo matrimonio simbolico del pride e’ la deputata del Pd, Anna Paola Concia. “Un rito simbolico perche’ lo Stato italiano non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Dedichiamo questa cerimonia al ricordo di Massimo Consoli, uno degli uomni piu’ importanti del mondo omosessuale”.

16.09 “E’ un’ingiustizia che piazza San Giovanni sia stata negata per motivi pretestuosi”. Lo ribadisce Rossana Praitano, la presidente del Mario Mieli, che parla dalla testa del corteo. “La nostra sara’ una manifestazione orgogliosa, allegra, in contrapposizione con chi ha voluto metterci in un angolo”. Praitano ha tenuto anche a commentare l’incontro del premier Silvio Berlusconi con il papa: “Inquietante“.

16.06 “La mia presenza qui oggi e’ doverosa. Sono convinta della necessita’ di leggi che garantiscano i diritti alle persone omosessuali, ancora discriminate e bisognose di essere tutelate”. Lo ha detto il ministro alle Pari opportunita’ del Governo ombra, Vittoria Franco, in piazza della Repubblica per il Gay pride. Franco considera “decisioni gravi”, la “negazione di piazza San Giovanni e del patrocinio alla manifestazione”.

16.05 Tanti i cartelloni in strada. Bersaglio preferito il ministro Carfagna: “Carfagna nuda sui calendari e noi spogliati di tutti i diritti” oppure quello fatto a forma di cappello di carta, double face, che indossa Luigi, 77 anni, che recita da un lato “ma che reato clandestino… Date i diritti civili!!!” e dall’altra “S. Giovanni no?..! E a via Almirante”.

Qui gli aggiornamenti precedenti.

A meno di 24 ore dal Gay Pride, i volontari del Mario Mieli, l’organizzazione dietro al corteo di domani, sono riusciti a “violare” l’area sacra di via della Conciliazione. Con tanto di pullman fucsia ufficiale della parata. A partire dalle 17, infatti, il mezzo ha percorso le strade della capitale, distribuendo volantini e magliette del Pride. In un primo momento era stato comunicato che il “massimo” che avrebbero fatto sarebbe stato raggiungere piazza San Giovanni, per “protestare” contro il divieto di sfilarvi. E, invece, il pullman ha fatto di più: è arrivato a San Pietro, per via della Conciliazione. “Abbiamo sfilato festosamente e siamo stati accolti e salutati con calore e affetto durante tutto il percorso, anche in quelle piazze dove la nostra presenza è ritenuta ‘inconciliabile’ - spiega il Mieli - questa è la dimostrazione che il diniego di piazza San Giovanni è stato del tutto pretestuoso e risibile, come abbiamo detto fin dal primo momento. Ribadiamo che il Pride è una manifestazione serena, pacifica e festosa per la rivendicazione di diritti negati ormai solo in Italia”.

Domani credo che non potrò andare. Lavoro ad altro. Ma un nutrito gruppo di river-collaboratori fornirà aggiornamenti ad un post dinamico dalla parata.

A domani blog.

menodueIl Mario Mieli e la Prefettura hanno raggiunto un accordo sulla conclusione del corteo del Gay Pride, previsto domani. Dopo aver negato piazza San Giovanni, è stato deciso che la manifestazione si concluderà a piazza Navona. Il Mieli, naturalmente, è critico: “Dopo l’incomprensibile divieto di arrivare in piazza San Giovanni, solo oggi, ad appena 48 ore dallo svolgimento della parata, è stato sciolto il nodo relativo al punto di arrivo del corteo”. Diversa la valutazione sul luogo prescelto: “Piazza Navona è una piazza storica di rivendicazioni che hanno fatto la storia democratica del nostro Paese, come l’aborto, il divorzio e la manifestazione contro la violenza sulle donne del 24 novembre 2007. Piccola polemica, poi, con l’ArciGay, che ieri sera aveva proposto di far concludere il corteo a piazza del Popolo: “Il Mario Mieli, organizzatore della manifestazione, ci tiene a precisare che le voci sull’arrivo a Piazza del Popolo sono sempre state prive di fondamento, in quanto nella piazza in questione c’è un reale impedimento tecnico per la presenza di altra manifestazione”. La partenza resta confermata da Piazza della Repubblica con concentramento alle 15 e via ufficiale alle 16.

Aggiornamento/1 Oggi ci sarà una mini-anteprima: dalle 17 alle 21, un bus fuxia a due piani, che rappresenta il coordinamento che organizza la manifestazione, sfilerà per le vie della “capitale per mostrare l’orgoglio della comunità lgbtq, sensibilizzare la cittadinanza e far conoscere il nuovo percorso della parata del Pride”. Al grido “Testardamente. Dignità, Parità, Laicità” e sulle note delle canzoni più amate da gay, lesbiche e trans, il bus percorrerà in lungo e in largo la Città Eterna: il Pride Bus (nella foto il bus nella versione del Pride 2007: sarà lo stesso, ma riverniciato) farà sosta in luoghi turistici del centro storico distribuendo gadget, palloncini e flyer della manifestazione e dirigendosi anche verso le zone popolari dell’Appia e della Tuscolana. Uno dei luoghi simbolici lungo i quali il bus transiterà sarà Piazza di Porta San Giovanni, la piazza che la Questura non ha concesso per l’arrivo della manifestazione.

Aggiornamento/2 La senatrice Vittoria Franco, ministra Pari Opportunità del Governo ombra, aprirà il corteo del RomaPride. “La senatrice del Pd - spiega il Mieli - mostrerà come si deve stare vicino a cittadine e cittadini che non hanno pari opportunità perché nei fatti sono discriminati e non sono tutelati da leggi. Il corteo dunque partirà con un ministro che non c’è ma sembra vero, al posto di un ministro vero che è inesistente”.

TREIl Gay Pride romano non si potrù concludere a piazza San Giovanni. E’ quanto emerso durante un incontro che il Mario Mieli ha avuto, poco fa, con il prefetto di Roma. “Ci avevamo creduto fino alla fine, ma non c’è stato niente da fare - dice la presidente del Mieli, Rossana Praitano - Ora ci riuniremo per studiare un percorso alternativo a cui non avevamo ancora pensato perche’ davvero credevamo che questo problema ‘tecnico’ di San Giovanni potesse essere risolto”. Per il Mieli si tratta di una “sconfitta”: “la nostra manifestazione era compatibile con il coro sacro che si svolgeva nella basilica di San Giovanni. Invece è prevalsa la tesi che le due cose non potessero convivere”. Perplesso anche l’Arci Gay di Roma: “Le associazioni del coordinamento sono state informate del divieto di raggiungere piazza San Giovanni a pochi giorni dal Pride, con dei tempi che adesso sono davvero difficili da gestire. A questo punto è importante trovare una soluzione condivisa e valida, come può essere ad esempio piazza del Popolo”. Presente all’incontro in Prefettura anche la deputata del Pd, Paola Concia: “E’ stata fatta una scelta sbagliata - ha detto - Domani in aula dovranno rispondere all’interrogazione sul Pride che ho presentato”.

Aggiornamento:

I carri saranno in tutto 20. Quello del Mario Mieli si intitolerà “sobrietà” e sarà provocatoriamente “autopatrocinato” dal calendario di Mara Carfagna. “il Mario Mieli ha fatto suo l’invito della Carfagna alla sobrietà e, ligio alle richieste del Ministro per le pari opportunità, ha deciso di seguire le sue orme - spiega una nota - Saranno presenti sul carro, in omaggio a ogni mese del famoso calendario, drag queens e gogo boys, elegantemente svestiti con gli stessi indumenti che la Carfagna indossava non molto tempo fa”. Il carro rappresenterà una prigione dove gay, lesbiche e transessuali sono imprigionati e tenuti lontani dai diritti. Guardiane di questa prigione ambulante saranno le emule della Carfagna.

Presentati ufficialmente, nel corso di una conferenza stampa in Provincia, gli eventi collegati al Gay Pride romano del 7 giugno - oltre alla sfilata stessa.

- “Parita’, dignita’, laicita’“: è lo slogan della parata, lo stesso del 2007. Novita’ di quest’anno: ad aprire la manifestazione non sara’ uno dei 15 carri principali, ma un autobus scoperto a due piani color rosa-fucsia. Colonna sonora dell’evento sara’ il brano di Giuliano Palma and the Blue Beaters “Tutta mia la citta’”. L’appuntamento e’ a piazza della Repubblica alle 16.

- Venerdì 6 giugno, nella chiesa valdese di piazza Cavour, si esibirà un coro Glbt (ore 21).

- ArciGay Roma ha annunciato che allestirà una “sala civile itinerante” che, in qualsiasi momento durante il corso della manifestazione, potrà essere usata da chiunque voglia per celebrare la propria unione. A unire simbolicamente le coppie di fatto e a fare, nello stesso tempo, da testimoni saranno Paola Concia, l’unica deputata lesbica del Parlamento italiano e Stefano Campagna, giornalista e conduttore del Tg1. 160 bomboniere verranno donate ad 80 coppie “alle coppie che vorranno testimoniare il loro amore, molte delle quali saranno in compagnia di amici e parenti”.

- La serata del 7 giugno ci sarà anche una festa per le coppie che si sono unite, un “Love Gay Pride Party” con torte nuziali e altro presso la Gay Street di via di San Giovanni in Laterano (al Colosseo).

- Timidissima apertura verso Gianni Alemanno: “Siamo profondamente critici nei suoi confronti, ma almeno lui non ha il difetto dell’ipocrisia”, ha detto la Praitano. Stoccatina neanche troppo indiretta a Francesco Rutelli. 

- Per piazza San Giovanni - qui doveva inizialmente concludersi la sfilata - sono ancora in corso le trattative con la Questura. La presidente del Mario Mieli, Rossana Praitano, per la prima volta si è detta pronta a fare un passo indietro: “Non vogliamo fare una manifestazione non autorizzata. Se non ci permetteranno di raggiungere la piazza, andremo da un’altra parte”. Il Mieli, comunque, propone di “anticipare di mezz’ora la partenza del Pride e posticipare di 30 minuti l’inizio del coro all’interno della basilica di San Giovanni”. “Ma siamo fiduciosi - ha detto infine la Praitano - che la piazza ci verra’ concessa, perche’ altrimenti passerebbe un messaggio troppo negativo per la citta’, che consideriamo inaccettabile”.

- L’assessore regionale al Bilancio (Prc), Luigi Nieri, ha lanciato una sorta di appello al Comune: “Spero che ci sia nelle prossime ore non un ripensamento ma un atteggiamento di apertura perche’ il Pride e’ sempre stata una manifestazione pacifica. L’anno scorso fu un vero e proprio evento di popolo, a cui hanno partecipato anche famiglie e bambini”.

- Sul patrocinio dato dalla Provincia è intervenuta l’assessore provinciale alla Cultura, Cecilia d’Elia: “Dare il patrocinio quando altri, e soprattutto il Governo, non lo danno e’ un atto di responsabilita’”. “Il Pride - ha detto la D’Elia - e’ una rivendicazione della laicita’ dello Stato, delle unioni di fatto e dell’idea più generale di convivenza”.

- Per Paola Concia, unica deputata lesbica del Pd: “Il Gay Pride puo’ piacere o no: non puo’ essere un politico a decidere su una manifestazione perche’ il Roma Pride e’ quello che e’“.

- E’ giallo sulla “piattaforma programmatica” del Pride: l’Arci Gay di Roma, infatti, non figura tra le associazioni che l’hanno sottoscritta.

Sono d’accordo su tutto - o quasi. L’unica cosa che avrei evitato sono le “nozze”. Meglio non confondere una rivendicazione con una “rappresentazione” simbolica.

L’organizzazione del Gay Pride romano non si arresta. Il divieto della Questura di arrivare in piazza San Giovanni rimane e, nonostante l’appello del Mario Mieli - ieri - a rivederlo, non ci sono novità. Fino a prova contraria, piazza San Giovanni sarà off limits. Posso comunque prevedere che nei prossimi giorni ci saranno incontri tecnici: intanto saranno proposti percorsi alternativi. Nessuno vuole il muro contro muro: un’ipotesi è che venga suggerita una piazza limitrofa. Martedì 3 giugno, alle 11.45, è stata indetta la conferenza stampa di presentazione dell’evento, in programma fra 8 giorni. Si terrà a palazzo Valentini, sede della Provincia. Al momento i patrocini ufficiali sono: degli assessorati al bilancio e alle pari opportunità della Regione; l’assessorato alle politiche culturali della Provincia; l’Agensport, agenzia regionale per lo Sport. Madrina del Pride sarà Rita Rusic.

Aggiormamenti/

Il Mieli, dopo essersi rivolto alla Questura - ieri - adesso si appella direttamente al Vicariato, chiedendo alla chiesa di “esprimere pubblicamente eventuali proprie preoccupazioni o qualunque pregiudiziale di sorta all’utilizzo di piazza San Giovanni”. “Questa richiesta - spiega il Mieli - è posta per chiarezza ed anche per permettere di comprendere quale sia l’interlocutore con cui trovare soluzioni per lo svolgimento di entrambe le iniziative, la conclusione del corteo ed il coro dentro la Basilica, cioè l’evento ritenuto dalla Questura incompatibile con il corteo. Specificatamente prospettiamo già pubblicamente
una possibile felice risoluzione nello spostamento di un’ora in avanti dell’inizio del concerto,  che eviterebbe la così tanto temuta sovrapposizione”. Infine una considerazione: “E’ evidente che il Pride di Roma risulta fortemente e pretestuosamente osteggiato. E’ necessario capire da chi e perché. Se fosse invece una cosa  di poca rilevanza, facilmente risolvibile nella maniera prospettata, sarebbe giusto
risolverla”.

Massimiliamo Smeriglio, segretario romano del Prc, è appena uscito dall’incontro avuto in Questura. “Le forze dell’ordine - confessa Smeriglio - hanno le loro ragioni per una presunta incompatibilità. Ma vi sono ragioni anche da parte del movimento Glbt nel chiedere piazza San Giovanni”. Ma Smeriglio è ottimista: “Confido che nelle prossime ore si possa lavorare per smussare gli animi. Sentiremo gli organizzatori che si erano dati come obiettivo piazza San Giovanni”.

Il Mario Mieli non ci sta e di fronte all’autorizzazione negata, per la conclusione del Gay Pride in piazza San Giovanni, punta i piedi: “Ci appelliamo alla Questura affinché faccia marcia indietro e riveda il suo rifiuto“. A parlare, nella sede di via Efeso, è Rossana Praitano, la presidente. La Praitano ha ribadito quanto già scritto nel comunicato stampa inviato ieri sera: “L’11 aprile ci era stato concesso di utilizzare la piazza. Ieri, invece, l’autorizzazione è stata ritirata. E tutto perché nella basilica di San Giovanni, il giorno del Pride, è in programma un convegno filosofico, organizzato dall’università pontificia”. Poco fa, invece, la Questura ha fatto sapere di non aver mai autorizzato la conclusione del corteo a piazza San Giovanni: quindi non si può parlare di rifiuto. Quanto al concomitante convegno, il Mieli non ha nessun problema di “convivenza”, anche perché questo avviene all’interno della basilica. Altro particolare: il convegno è previsto dalle 15 alle 19, mentre il Pride arriverà sulla piazza dopo le 19. “Semmai - ha fatto notare la Praitano - potrebbe esserci concomitanza con un coro che seguira’ il convegno, intorno alle 20,30. Ma anche in questo caso non ci sembra proprio che le manifestazioni non possano convivere”.  E il sindaco cosa ha detto al Mieli sul divieto? ”Con Alemanno ci siamo visti lunedì’ - ha risposto Praitano - non ci ha detto nulla. Non sapeva della revoca? Casca dalle nuvole? Davvero non so cosa dire”. Gli organizzatori del Gay pride stanno riflettendo sulla possibilita’ di ricorrere a vie legali per spingere la Questura a non rimangiarsi l’impegno preso l’11 aprile.

Ma anche a Biella è successo qualcosa di strano: il sindaco ha fatto sapere che non sara’ possibile utilizzare la piazza centrale della citta’. Paola Concia, deputata del Pd, presenterà un’interrogazione parlamentare, per fare chiarezza.

Le reazioni odierne alla notizia che piazza San Giovanni è stata negata:

Maurizio Musolino (responsabile immigrazione Pdci): “Si tratta di un gesto assai grave, ma risulta ancor più preoccupante se inserito nel clima che ha avvolto Roma in questi giorni. Aggressioni verso gli extracomunitari, pestaggi alla Sapienza, l’aggressione avvenuta ai danni di Christian Floris: tutti episodi che parlano non solo di violenza ma di un tentativo di restringimento delle libertà. Ora negare piazza San Giovanni per una grande ed importante manifestazione è un ulteriore segnale di poco rispetto, di intolleranza, di chiusura”.
ArciGay Roma: “In che modo una iniziativa che avviene all’interno della Basilica di San Giovanni e una che avviene fuori si sovrappongono? Le due iniziative previste possono svolgersi contemporaneamente ed è importante trovare soluzioni condivise”.
Gruppo EveryOne: “Chiediamo al ministro dell’Interno di revocare quest’ultima decisione immediatamente e di garantire il regolare svolgimento del Pride romano così come stabilito l’11 aprile scorso. Se così non avvenisse, porteremo il caso all’attenzione delle massime Istituzioni Europee”.
Marco Perduca (Pd): “Facile indovinare da dove sia venuta l’ispirazione”.
Associazione Facciamo Breccia: “Trenta preti che cantano dovrebbero tenere lontano un intero Pride? Cos’e’ un esorcismo?
Enzo Foschi (consigliere regionale Pd): “Altro che evento folcloristico. Il Gay Pride è nato e continua ad essere, un momento di lotta e rivendicazione seppur pacifica, per la libertà delle persone. Chi considera la libertà ‘un fatto di folclore’ dimostra di avere una davvero scarsa cultura democratica. Ho aderito, anche quest’anno, alla manifestazione e il prossimo 7 giugno sarò in piazza a fianco delle persone omosessuali, per ricordare che ancora siamo lontani da una conquista reale dei diritti civili e dalla pari dignità, ma che questa battaglia va portata fino in fondo”.

Per il “Mario Mieli”, organizzatore del Gay Pride romano - in programma il 7 giugno - c’è stata una vera e propria doccia fredda. E’ arrivata pochi minuti fa. Il corteo della comunità Glbt si sarebbe dovuto concludere a piazza San Giovanni (proprio come avvenne l’anno scorso e, se non ricordo male, anche quello precedente): adesso, però, gli organizzatori hanno ricevuto comunicazione “di un rifiuto da parte della Questura”. Spiega il circolo Mario Mieli: “L’autorizzazione era stata concessa originariamente l’11 aprile. La motivazione del rifiuto è un concomitante convegno e concerto corale all’interno dei Palazzi Lateranensi”. “Del problema sul percorso - sottolinea ancora il Circolo - siamo venuti a conoscenza soltanto oggi, durante un incontro tecnico al Comune di Roma e nel conseguente incontro in Questura, senza che nessuna autorità competente l’abbia comunicato prima, nonostante siano passati quasi due mesi dall’autorizzazione originaria e dall’ampia notorietà pubblica data all’evento e al percorso”. “Siamo stupiti e amareggiati per l’evolversi degli eventi e per l’incredibile ritardo della comunicazione. Domani, alle 17.30, presso la sede del Circolo Mario Mieli, in via Efeso 2/a, si terrà una conferenza stampa dove verranno dati tutti i dettagli e comunicate le nostre decisioni”.

Prevedo scintille.

Si è da poco concluso l’incontro in Comune tra le associazioni romane dei gay e il sindaco Gianni Alemanno. Come era facilmente prevedibile, il Comune non darà alcun patrocinio al Gay Pride. Deluso l’Arci Gay: “Si tratta di una decisione che ci vede profondamente amareggiati: un segnale negativo sul tema dei diritti civili che rischia di peggiorare l’immagine di Roma nel mondo e che rompe con la tradizione delle precedenti amministrazioni di sostenere il Pride e il suo patrimonio di valori positivi”. Ma durante l’incontro si è parlato anche d’altro, e qualche “concessione” c’è stata: “Abbiamo discusso - spiega sempre Arci Gay - anche di come rispondere al clima omofobo di questi giorni e delle politiche che il Comune intende mettere in campo per contrastarla e per rispondere al bisogno di sicurezza che viene dalla comunità lesbica, gay e trans. Su questi temi abbiamo rilevato dei segnali di apertura da parte dell’Amministrazione, che speriamo si possano trasformare in politiche e soluzioni concrete”. Più “realista” Rossana Praitano, del Mario Mieli: “L’incontro è andato bene ed è stato un confronto franco e sincero. La scelta di Alemanno di non dare il patrocinio al Pride non ci stupisce perché è coerente con la sua posizione politica. Non è propriamente una discriminazione ma una visione politica che non condivide le coppie di fatto”. Analogo il punto di vista della Rosa Arcobaleno: “Credo che sia stato un confronto come non avveniva da molti anni la giunta di centro destra pur contraria a diritti civili ha fatto delle interessantissime aperture per diffusione di un clima più sereno e contro le discriminazioni. Il sindaco è stato chiaro e si è mostrato disponibile con tutte le associazioni gay. Alemanno ci ha assicurato che sarà fermo contro le discriminazioni anche più di quanto lo sono stati i governi di centro sinistra”.

E Alemanno cosa ha detto? “E’ stato un confronto franco - ha dichiarato - e io ho spiegato perché il Comune non darà il patrocinio: è una manifestazione di identità con rivendicazioni ben precise che per alcuni aspetti non condivido come i matrimoni gay e le coppie di fatto: rivendicazioni per cui e’ un diritto di manifestare ma non possono essere appoggiate da questa amministrazione”. Ma dal sindaco ci sono stati anche dei timidi segnali di apertura: “Abbiamo accolto le proposte di carattere formativo e culturali e di assistenza contro ogni forma di discriminazione”. Da qui la decisione di istituire un “coordinamento tra il Comune e le associazione per una serie di proposte”: tra queste i corsi di avviamento al lavoro per combattere il rischio di prostituzione e disagio sociale.

Unica perplessità: che c’entra il rischio di prostituzione con Gay Pride e omofobia?

Decisione prevedibile ma non scontata: la Provincia di Roma, su decisione del suo presidente, Nicola Zingaretti, ha concesso il patrocinio al Gay Pride, in programma il 7 giugno, a Roma. Soddisfazione viene espressa dagli organizzatori della Parade romana: “Con la concessione del Patrocinio al RomaPride, così ricco di eventi culturali, cinematografici e teatrali - dice il Mario Mieli - la Provincia di Roma dimostra la propria concreta e chiara sensibilità verso le tematiche del mondo lgbt, rispondendo a piena all’esigenza culturale e democratica dell’affermazione e della rivendicazione di tutte le differenze. Speriamo naturalmente che l’esempio della Provincia di Roma venga presto imitato anche dalle altre Amministrazioni”.

Sulle tematiche Glbt, va detto, l’ente provinciale non ha molto potere. Ma questa decisione ha un grandissimo valore simbolico.

DSC_5714Ho avuto la possibilità di intervistare e conoscere Nicola Zingaretti, attuale presidente della Provincia di Roma, ben prima della sua recente carriera ai vertici del Pd regionale. Gli incontri sono avvenuti anni fa, sempre in occasione dei Gay Pride romani. Lui veniva sia a titolo personale che come rappresentante del suo partito (i Ds). E non era come quei politici che si facevano vedere alla testa del corteo, una mezz’oretta, rilasciare interviste, salvo poi andarsene. Camminava a lungo, e, da europarlamentare, ci teneva a sottolineare che l’Italia, sul tema dei diritti civili, era indietro. Si confondeva tra la gente e si vedeva che ci teneva a essere lì.

Oggi, da presidente della Provincia, Zingaretti sceglie di prendere una posizione chiara a proposito del Gay Pride. Poteva non parlare - il Pride, in fondo, non riguarda il suo ente - o scegliere una linea defilata. E, invece, prende posizione. Le sue parole mi suonano come le più illuminate in tutto il Pd.

 ”Il Roma Pride 2008 è un appuntamento che merita rispetto e attenzione da parte di tutte le istituzioni - esordisce in un comunicato - Di norma, le manifestazioni si organizzano con il duplice obiettivo di mettere in campo delle rivendicazioni e di rivendicare una identità. È così anche in questo caso. Aggiungo che le libertà vanno difese, tanto più quando esse non ledono né offendono le libertà degli altri. Garantire a tutti l’esercizio dei propri diritti, e chiedere a tutti di rispettare questa impostazione, è per noi di fondamentale importanza, perché rappresenta il sale della democrazia. Odio qualsiasi forma di discriminazione fondata sull’etnia, la religione, il colore della pelle, l’età, il genere, il patrimonio o l’orientamento sessuale. Proprio in tempi nei quali fra i cittadini si diffonde un senso di insicurezza, chi ha responsabilità pubbliche deve stare più attento a non fomentare le paure criminalizzando il diverso da sé e favorendo la ghettizzazione delle minoranze”. “Piuttosto che indicare nemici, per sconfiggere le paure, dobbiamo trovare soluzioni ai problemi. Per questo nei prossimi giorni l’amministrazione provinciale approverà, nell’ambito delle sue competenze, una serie di provvedimenti che rispondono in modo positivo ai temi sollevati dal Gay pride, sostenendo concretamente l’impegno contro l’omofobia, il bullismo nelle scuole, la xenofobia e incentivando la solidarietà nei confronti di chi ha bisogno”.

Gianni Alemanno, intanto, ha fatto sapere di voler convocare nei prossimi giorni una riunione del Tavolo di coordinamento delle associazione lesbiche, gay e trans della Capitale.

Su questo blog, tempo fa, avevo lanciato un sassolino nello stagno. Per vedere se qualcuno lo avrebbe raccolto. L’idea era quella di un coordinamento tra tutte le associazioni gay. Mi riferivo alla realtà romana, chiamata a “coalizzarsi” contro un sindaco, Gianni Alemanno, che certo non spenderà parole dolci per la comunità Glbt. A pochi giorni dal suo insediamento in Comune, registro la prima lite tra le associazioni.

Oggi pomeriggio, Arcigay, Arilesbica e DigayProject mandano un comunicato stampa congiunto, sotto forma di lettera indirizzata ad Alemanno, per richiedere di un incontro: “La invitiamo ad essere promotore di un percorso virtuoso, di ascolto e di confronto. Senza dare un colpo di spugna a quanto fatto in questi anni sia a Roma, sia nel resto d’Italia, auspichiamo che Lei metta concretamente in pratica quanto detto, e che a breve sia dunque possibile un incontro per discutere del Gay Pride di Roma e della questione lgbt in questa città“.

Mi ero stupito del fatto che la lettera non fosse firmata dal Mario Mieli. Passano circa due ore e tac, arriva il comunicato in cui ci si dissocia dalla lettera delle altre associazioni. “Il circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, precisa che non è stata avanzata alcuna richiesta d’incontro al sindaco di Roma Alemanno in merito alla manifestazione del 7 giugno prossimo, mentre sono in corso le varie richieste tecnico-amministrative del caso. Tale precisazione si rende necessaria per fugare eventuali dubbi - prosegue la nota - dopo la lettera politica inviata al neo sindaco da tre associazioni romane (Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Di’Gay Project), dove si fa anche accenno ad un confronto sul Pride. Il desiderio di qualunque associazione di fare confronti politici con chiunque è legittimamente segno del proprio percorso, ma non può riguardare ovviamente una manifestazione come il RomaPride, che raccoglie una ben più ampia compagine di realtà associative e di diverse sensibilità, oltre all’esistenza di una struttura organizzativa che si fa carico di esporre ciò che è condiviso dalla totalità. Inoltre in questa fase organizzativa dell’evento RomaPride è impossibile per qualunque organismo istituzionale e politico conoscere, comprendere ed esprimersi compiutamente su tale manifestazione, non essendo ancora uscito pubblicamente il relativo documento politico e la piattaforma rivendicativa, in fase di ultimazione e condivisione collettiva”.

Se Alemanno se la ride, fa bene. 

Bologna è la città che, quest’anno, torna ad ospitare, dopo 13 anni, il Gay Pride. L’appuntamento, annunciato da tempo, è per il 28 giugno. Parallelamente, però, sono iniziati anche i preparativi per il Pride di Roma. Ancora una volta, infatti, si ripeterà quello che avviene ogni anno: oltre alla manifestazione nazionale, ce ne saranno altre locali (per adesso conosco solo quella di Roma). Ad organizzare la sfilata romana, che avrà luogo nel mese di giugno, è il circolo Mario Mieli, che martedì prossimo ha indetto un’assemblea sul tema. Ma a Roma non ci sarà solo una sfilata: dal 28 maggio all’8 giugno saranno organizzati una serie di eventi culturali, teatrali, letterari. Il patrocinio di Regione e Provincia è pressoché certo (ci fu anche nelle passate edizioni), come certa è l’assenza dell’”appoggio” del nuovo Comune, guidato da Gianni Alemanno. Le associazioni romane, Mario Mieli in testa, sono già preparate al peggio: la nuova giunta ha tutti gli strumenti per creare eventuali problemi agli organizzatori. In primis con l’occupazione di suolo pubblico per eventuali manifestazioni (l’autorizzazione a sfilare, invece, viene dalla Questura).

Sono perplesso. Mi chiedo se di fronte alla mutata scena politica italiana, con una destra che cercherà ogni pretesto per parlare di “ostentazione”, “strumentalizzazione delle diversità”, “eccessi da evitare”, abbia senso organizzare un Pride nazionale e tante sfilate locali (queste ultime con un’affluenza inevitabilmente minore). Più in generale mi chiedo: ha ancora senso un Gay Pride?