- A destra ci si lamenta del fatto che il Comune di Roma abbia patrocinato il Gay Pride e non il Family Day. Invidiose.

- Alcuni esponenti di An hanno chiesto il ritiro dei manifesti del Gayvillage (in foto). Gli orsacchiotti possono trarre in inganno i bambini. Contorti.

- La destra romana dice che quella di domani è una carnevalata e che l’omosessualità è “una scelta” che attiene “alla vita privata”. Ghettizzattori.

- Un’emittente privata, Eco-Tv, si è vista negare da una ditta romana il  noleggio di un furgone: “Non ve lo do, perché non voglio appoggiare in nessun modo il Gay Pride”, si è giustificato il titolare. Illegale.

- Nessuna denuncia. Nessuna indagine. Nessun fascicolo in procura. Chi ha attaccato i manifesti razzisti di Forza Nuova - ieri - per adesso resta impunito. Incomprensibile.

- La Conferenza episcopale italiana non rilascia dichiarazioni sul Pride. Imbarazzate.

- Un comitato di residenti legati all’Udc e a Militia Christi domani si incatenerà a piazza Vittorio. Pittoreschi.

Ci sono alcune cose che faccio non tanto perché ne tragga chissà quale piacere, ma per rispettare una ritualità nata non so neanche io come. E così anche quest’anno andrò all’inaugurazione del GayVillage, il prossimo 28 giugno. Le ho fatte tutte e cinque. Dallo spazio centrale a Testaccio a quello in mezzo alle fratte a Caracalla, fino a quello attuale, nel parco delle Cascate, all’Eur (che è pur sempre infrattato). Decentrato, ma comunque molto spazioso. Imma Battaglia, presidente dell’associazione DìGayProject, anima e mente del Gayvillage, non ama questa collocazione. L’anno scorso aveva brontolato parecchio: “Da qui ce ne vogliamo andare, è troppo fuori dal centro”, mi aveva detto poco prima della fine. A malapena erano riusciti a coprire i costi di mantenimento della struttura. Ma a Roma trovare spazi per migliaia di persone non è facile. Per il resto, non mi piace la nuova “linea” di questo villaggio. Prima c’erano gli spettacoli teatrali, si cercava di dare una parvenza culturaleggiante anche promuovendo incontri con scrittori (c’è stato Matteo B. Bianchi). Ora è prevalso il lato discotecaro, lo stile stunf-stunf a tutto volume. Quello più remunerativo e frivolo. All’ingresso ci sarà, come sempre, il buttafuori abbronzato e muscoloso del monolocale di Prati, noto per avere un pitone in casa (che, la notte, si accoccola sotto le sue coperte).

La cosa peggiore del Gayvillage è la puzza di urina che si propaga dai cessi con le maniglie appiccicose.

Gay village e diversi.

April 6th, 2006

Il Gayvillage non è un posto per socializzare. Tutt’altro. Tra gli alberi del parco di San Sebastiano ci si va solo per sentirsi più soli e diversi da quell’ammasso di corpi abbronzati-colorati-profumati-imbellettati. Già. E, in fondo, non so ancora perché ci torni. Ma, di fronte a cinema che propongono improbabili horror e commedie romanticheggianti, con i locali-pub semi-vuoti, il ritornello è quasi obbligato: “Che famo? Annamo al gayvillage!”. Mi stupisco della fila. Un’ora di attesa, per quella massa che ritroverò dentro. L’accredito mi permette di bypassare quel codazzo di gay che sembrano essere vestiti allo stesso modo. Camicie bianche, braccialetti colorati, gel nei capelli ad ettolitri, orrendi infradito che mostrano piedi raccapriccianti, tante t-shirt con colori dal verde pisello al rosa bomboniera passando per il blu delle sciarpe indossate da Renato Zero negli anni d’oro. Eccoli là, tanti micro-gruppetti, tutti chiusi, che si studiano a vicenda. Senza parlarsi. Tanti compartimenti stagni venuti lì per mostrarsi e, nella migliore delle ipotesi, per sudare ballando. Panorama umano desolante. Sono con un altro blogger, anche lui abbastanza sconsolato. L’unica presenza gradevole sono i cuccioli di cani che vengono offerti in adozione. Con loro è più facile e piacevole socializzare. Qualche “vasca” tra le due piste da ballo, un’acqua tonica dopo aver salutato la segretaria della mia vecchia palestra e il titolare del ristorante sotto la redazione, un po’ di cazzeggio con il bluetooth, prima di fuggire da quella gabbia per simili che si sentono diversi gli  uni dagli altri. Ma che sembrano fatti con lo stampino.

Buona domenica blog. Stanotte ho sognato che mi dovevano fare una Tac alla testa L Sarà stata colpa dei gayvillage.