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Ho sempre avuto uno strano senso di in-colpevole inadeguatezza di fronte ai luoghi sacri. Riformulo: quasi di imbarazzo. Non che mi senta inferiore a templi e luoghi di culto, ma piuttosto incapace di comprendere il significato che quei posti rivestono per milioni di persone. E’ come se parlassero una lingua che posso soltanto intuire. Frasi sconnesse, parole sparata randomicamente sulla lavagna, senza un apparente filo logico. Accade a Gerusalemme, dove si incrociano fedeli delle tre principali religioni monoteistiche, ebraismo, cristianesimo ed islam. E dove mi sento sempre di essere in un posto altro, rispetto al mio ateismo confuso. O forse no? E’ come quando entro in chiesa, per caso, e non sento il bisogno di fare il segno della croce o l’inchino. Quelli che sembrano prendersi meno sul serio, comunque, sono i venditori musulmani. Pensano soprattutto a piazzare la loro merce, a volte con un’insistenza un po’ fastidiosa. Nel quartiere cristiano, invece, ci sono ancora le bandiere giallo-bianche della recente visita del Papa. Un evento, da queste parti. I soldati sono abbastanza sonnecchiosi, e dalla loro attenzione ti senti paradossalmente in un posto sicuro. Ogni tanto fermano qualcuno, mai turisti. I bambini tornano da scuola con lo zainetto in spalla. E penso alla vita di un bimbo che, ogni mattina, si infila per i vicoletti della città Santa per andare a lezione. Non riesco a immaginare la quotidianeità da queste parti. Mentre Tel Aviv è a tutti gli effetti una città occidentalizzata (e, sotto molti punti di vista, anche più ‘open’: penso alla vita dei gay), qui tutto sembra essere regolato e in funzione dei tempi religiosi.

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Gerusalemme è calda. La mia ustione procede sempre peggio, e la crema protezione 30 riesce a fare poco. Il danno ormai è fatto. Mi concentro sulla gente, ma qui gli sguardi che ti incrociano lo fanno in maniera fugace. Non c’è alcuna vaga connotazione sessuale, i ragazzi di Tel Aviv sono un lontano ricordo – anche se ad un’ora di auto.

Sotto tutti gli scatti. Qui alcune foto della sede dove vive il patriarca greco-ortodosso (e dove ho laicamente accettato un rosario relativo alla recente visita del papa).

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Davanti alla chiesa del Santo Sepolcro, a Gerusalemme (appunti a seguire, se avrò tempo). Lo ammiro per l’abito nero: il caldo era insopportabile, e dopo un giorno già sono ustionato (braccia color pomodoro).

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ll muro del pianto è stato, forse, la più grossa delusione della mia visita a Gerusalemme. I motivi sono tanti, e non li saprei descrivere tutti. Questione di sensazioni. Trattandosi di un luogo sacro, il più sacro per gli ebrei, non mi aspettavo – tanto per fare un esempio – che alcuni taxi scorrazzassero a poche decine di metri di distanza dalla parete (vedi le foto seguenti). Che quelle pietre sacre fossero imbruttite da sedie in plastica sistemate alla rinfusa (eppure c’erano pure dei leggii in legno). O, cosa ben peggiore, che venissi avvicinato in continuazione da sedicenti rabbini (così si presentavano loro, stringendomi la mano), che mi chiedevano dei soldi per la sinagoga. Assurdo. Me ne stavo tranquillamente ad osservare le persone che pregavano – il movimento che fanno è oscillante, mentre leggono il libro di preghiere – che questi venivano da me a batter cassa. Non solo rabbini: anche gente che chiedeva semplicemente l’elemosina. Il top è stato quando uno di questi mi ha preso di la mano e mi ha portato al muro, senza neanche chiedermi se fossi ebreo. A quel punto ha recitato qualcosa in ebraico e, alla fine – dopo circa 10 secondi – mi ha fatto il segno del “cash”. Segno internazionale, di due dita (indice e pollice) che si sfregano l’una contro l’altra. Gli ho dato l’equivalente di 4 euro. Da quel momento in poi, mi sono rifiutato di dare la mano a chiunque. Il muro è diviso in due parti: una, più piccola, è solo per le donne; l’altra, per gli uomini. Conosco anche un ragazzo inglese, sui 17 anni, dal quale mi faccio spiegare a cosa serva un lungo nastro nero, arrotolato intorno al braccio. La spiegazione dura una decina di minuti, e francamente mi sono perso nei meandri dell’ebraismo. Mi dice che devono pregare tre volte al giorno, e che quel nastro – arrotolato 7 volte sul braccio sinistro – si mette solo la mattina. In verità, la preghiera mattutina dovrebbe avvenire entro le 9. Ma lui ha fatto tardi, e così è venuto verso le 12. “Tra il non pregare, e il pregare tardi, è meglio la seconda”, sintetizza. Sulla fronte ha legata una scatoletta nera, con incisi alcuni versi. Alla fine mi fa: “Spero di non essere stato troppo confuso”. Lo faccio contento e gli dico di no.

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L’ingresso per il muro del pianto è attaccato a quello per l’area sacra dei musulmani. I soldati sono pochissimi. Quelli che si vedono in foto sono là per pregare. Di vigilanza ne avrò contati non più di 5, in divisa. C’era anche un gatto. A Gerusalemme i cani di Tel Aviv sono stati sostituiti dai felini.

Qui le altre foto.

C’è una storia nella storia, nell’attentato che oggi ha interessato la centralissima via Jaffa, a Gerusalemme. Un palestinese con documenti israeliani - ne hanno parlato tutti i siti di informazione - ha guidato un bulldozer contro un autobus, dopo aver travolto auto e pedoni. Il bilancio è stato di 3 morti. Ma a bloccare l’attentatore non è stato alcun reparto speciale. E’ stato un soldato libero dal servizio, Moshe Klessner. Il ragazzo ha 18 anni (nel video è quello con la t-shirt blu). E’ lui che sale sul trattore e spara all’attentatore, uccidendolo, tra gli applausi e le urla della folla. Il 18enne è fratello di un agente di polizia, che, lo scorso marzo, aveva ucciso un altro attentatore.

A 18 anni si è già grandi, quando si è in guerra. 

Tel Aviv+Gerusalemme.

June 20th, 2008

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Visto che i prezzi degli aerei stanno lievitando di ora in ora, mi sono messo davanti al pc e iniziato a pensare alle vacanze. Preso l’atlante, ho sfogliato un po’ di Paesi, e ho scelto Israele. Si parte la terza settimana di agosto, destinazione Tel Aviv. Con Alitalia (720 euro, tasse incluse). La El-Al, che ero curioso di provare, era inavvicinabile. Prossimamente sceglierò l’hotel.

Tel Aviv e Gerusalemme sono due tesori da scoprire. Ora in libreria a comprare la Lonely Planet.

Bacio a Gerusalemme.

June 4th, 2007

Il Gay Pride di Gerusalemme, previsto il 21 giugno, si farà. La buona notizia arriva dalla polizia. L’anno scorso i manifestanti furono costretti a manifestare segregati all’interno di uno stadio, per il timore di violente proteste degli ebrei ultra-ortodossi.

Auguri.