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Sull’omofobia il Comune di Roma, nella nuova gestione di Gianni Alemanno, non ha lasciato spazio a ambiguità di qualsivoglia natura, ed è sempre stato molto netto nell’esprimere la condanna a episodi di intolleranza. La conferma di questo trend arriva adesso da ArciGay Roma (proprio ieri è stato riconfermato alla sua presidenza Fabrizio Marrazzo), che anticipa le intenzioni del Campidoglio. Il 25 settembre partirà una vera e propria campagna di comunicazione, che interesserà autubus e linee metropolitane romane. Tre i temi principali: si parte con i manifesti a sostegno delle lesbiche; a novembre sarà la volta di gay e transessuali disabili; dopo le festività natalizie, invece, si affronterà il tema dell’omofobia in generale. Ma l’Arcigay ha anche un altro motivo per gioire: il Comune ha confermato la convenzione per la gestione della Gay Help Line, la “linea verde” alla quale ci si può rivolgere per chiedere aiuto o denunciare casi di omofobia. Attiva da tre anni, ha fatto registrare migliaia di telefonate.

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Quando si verifica un’aggressione come quella di martedì sera, si scatena sempre la solita, prevedibile corsa alla solidarietà e alla condanna. Corsa fondamentale, perché è importante che le istituzioni facciano “formalmente” sentire la loro presenza. Più difficile “agire” in linea con quella solidarietà, attraverso gesti concreti. Stavolta il sindaco Gianni Alemanno ha cercato di dare un seguito alle parole di condanna verso l’ultimo episodio di omofobia, avvenuto poco distante dalla Gay Street, al Colosseo. E’ lui a comunicarlo:

“Ho avuto un colloquio con il comandante provinciale dei Carabinieri, al quale ho richiesto di intensificare i controlli e la vigilanza su tutta l’area circostante via di San Giovanni in Laterano, affinché venga garantita una migliore sicurezza e non si ripetano più episodi di intolleranza simili a quello di martedì sera”.

Arcigay Roma, da parte sua, accoglie con favore le parole di Alemanno, ma sottolinea la necessità di un piano contro l’omofobia in tutta la città: “Sensibilizzare le forze dell’ordine contro l’omofobia è un primo passo, ma bisogna fare di più. La sicurezza delle persone lesbiche, gay e trans va garantita in tutta la città. Per questo c’è la necessità di un piano organico contro l’omofobia, attraverso progetti culturali e di formazione, anche nelle scuole, in sinergia con le associazioni del territorio. In questo modo le Istituzioni possono rendere più incisiva la loro azione contro l’intolleranza”.

Si è da poco concluso l’incontro in Comune tra le associazioni romane dei gay e il sindaco Gianni Alemanno. Come era facilmente prevedibile, il Comune non darà alcun patrocinio al Gay Pride. Deluso l’Arci Gay: “Si tratta di una decisione che ci vede profondamente amareggiati: un segnale negativo sul tema dei diritti civili che rischia di peggiorare l’immagine di Roma nel mondo e che rompe con la tradizione delle precedenti amministrazioni di sostenere il Pride e il suo patrimonio di valori positivi”. Ma durante l’incontro si è parlato anche d’altro, e qualche “concessione” c’è stata: “Abbiamo discusso - spiega sempre Arci Gay - anche di come rispondere al clima omofobo di questi giorni e delle politiche che il Comune intende mettere in campo per contrastarla e per rispondere al bisogno di sicurezza che viene dalla comunità lesbica, gay e trans. Su questi temi abbiamo rilevato dei segnali di apertura da parte dell’Amministrazione, che speriamo si possano trasformare in politiche e soluzioni concrete”. Più “realista” Rossana Praitano, del Mario Mieli: “L’incontro è andato bene ed è stato un confronto franco e sincero. La scelta di Alemanno di non dare il patrocinio al Pride non ci stupisce perché è coerente con la sua posizione politica. Non è propriamente una discriminazione ma una visione politica che non condivide le coppie di fatto”. Analogo il punto di vista della Rosa Arcobaleno: “Credo che sia stato un confronto come non avveniva da molti anni la giunta di centro destra pur contraria a diritti civili ha fatto delle interessantissime aperture per diffusione di un clima più sereno e contro le discriminazioni. Il sindaco è stato chiaro e si è mostrato disponibile con tutte le associazioni gay. Alemanno ci ha assicurato che sarà fermo contro le discriminazioni anche più di quanto lo sono stati i governi di centro sinistra”.

E Alemanno cosa ha detto? “E’ stato un confronto franco - ha dichiarato - e io ho spiegato perché il Comune non darà il patrocinio: è una manifestazione di identità con rivendicazioni ben precise che per alcuni aspetti non condivido come i matrimoni gay e le coppie di fatto: rivendicazioni per cui e’ un diritto di manifestare ma non possono essere appoggiate da questa amministrazione”. Ma dal sindaco ci sono stati anche dei timidi segnali di apertura: “Abbiamo accolto le proposte di carattere formativo e culturali e di assistenza contro ogni forma di discriminazione”. Da qui la decisione di istituire un “coordinamento tra il Comune e le associazione per una serie di proposte”: tra queste i corsi di avviamento al lavoro per combattere il rischio di prostituzione e disagio sociale.

Unica perplessità: che c’entra il rischio di prostituzione con Gay Pride e omofobia?

Su questo blog, tempo fa, avevo lanciato un sassolino nello stagno. Per vedere se qualcuno lo avrebbe raccolto. L’idea era quella di un coordinamento tra tutte le associazioni gay. Mi riferivo alla realtà romana, chiamata a “coalizzarsi” contro un sindaco, Gianni Alemanno, che certo non spenderà parole dolci per la comunità Glbt. A pochi giorni dal suo insediamento in Comune, registro la prima lite tra le associazioni.

Oggi pomeriggio, Arcigay, Arilesbica e DigayProject mandano un comunicato stampa congiunto, sotto forma di lettera indirizzata ad Alemanno, per richiedere di un incontro: “La invitiamo ad essere promotore di un percorso virtuoso, di ascolto e di confronto. Senza dare un colpo di spugna a quanto fatto in questi anni sia a Roma, sia nel resto d’Italia, auspichiamo che Lei metta concretamente in pratica quanto detto, e che a breve sia dunque possibile un incontro per discutere del Gay Pride di Roma e della questione lgbt in questa città“.

Mi ero stupito del fatto che la lettera non fosse firmata dal Mario Mieli. Passano circa due ore e tac, arriva il comunicato in cui ci si dissocia dalla lettera delle altre associazioni. “Il circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, precisa che non è stata avanzata alcuna richiesta d’incontro al sindaco di Roma Alemanno in merito alla manifestazione del 7 giugno prossimo, mentre sono in corso le varie richieste tecnico-amministrative del caso. Tale precisazione si rende necessaria per fugare eventuali dubbi - prosegue la nota - dopo la lettera politica inviata al neo sindaco da tre associazioni romane (Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Di’Gay Project), dove si fa anche accenno ad un confronto sul Pride. Il desiderio di qualunque associazione di fare confronti politici con chiunque è legittimamente segno del proprio percorso, ma non può riguardare ovviamente una manifestazione come il RomaPride, che raccoglie una ben più ampia compagine di realtà associative e di diverse sensibilità, oltre all’esistenza di una struttura organizzativa che si fa carico di esporre ciò che è condiviso dalla totalità. Inoltre in questa fase organizzativa dell’evento RomaPride è impossibile per qualunque organismo istituzionale e politico conoscere, comprendere ed esprimersi compiutamente su tale manifestazione, non essendo ancora uscito pubblicamente il relativo documento politico e la piattaforma rivendicativa, in fase di ultimazione e condivisione collettiva”.

Se Alemanno se la ride, fa bene. 

Bologna è la città che, quest’anno, torna ad ospitare, dopo 13 anni, il Gay Pride. L’appuntamento, annunciato da tempo, è per il 28 giugno. Parallelamente, però, sono iniziati anche i preparativi per il Pride di Roma. Ancora una volta, infatti, si ripeterà quello che avviene ogni anno: oltre alla manifestazione nazionale, ce ne saranno altre locali (per adesso conosco solo quella di Roma). Ad organizzare la sfilata romana, che avrà luogo nel mese di giugno, è il circolo Mario Mieli, che martedì prossimo ha indetto un’assemblea sul tema. Ma a Roma non ci sarà solo una sfilata: dal 28 maggio all’8 giugno saranno organizzati una serie di eventi culturali, teatrali, letterari. Il patrocinio di Regione e Provincia è pressoché certo (ci fu anche nelle passate edizioni), come certa è l’assenza dell’”appoggio” del nuovo Comune, guidato da Gianni Alemanno. Le associazioni romane, Mario Mieli in testa, sono già preparate al peggio: la nuova giunta ha tutti gli strumenti per creare eventuali problemi agli organizzatori. In primis con l’occupazione di suolo pubblico per eventuali manifestazioni (l’autorizzazione a sfilare, invece, viene dalla Questura).

Sono perplesso. Mi chiedo se di fronte alla mutata scena politica italiana, con una destra che cercherà ogni pretesto per parlare di “ostentazione”, “strumentalizzazione delle diversità”, “eccessi da evitare”, abbia senso organizzare un Pride nazionale e tante sfilate locali (queste ultime con un’affluenza inevitabilmente minore). Più in generale mi chiedo: ha ancora senso un Gay Pride?

Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Con un risultato che neanche lui si aspettava, ha sconfitto il più quotato Francesco Rutelli. Era una sfida difficile, il cui risultato era difficilissimo da prevedere, anche per il sottoscritto e per i sondaggisti con cui mi era capitato di parlare nei giorni scorsi (”Una previsione? Impossibile. 50 e 50″ mi ero sentito direi solo ieri). Ma la sconfitta rutelliana era nell’aria. Walter Veltroni è stato il miglior sindaco che Roma abbia mai potuto avere. Un sindaco che si sporcava le mani con le questioni di tutti i giorni, e che ama la politica, col cuore e con lo stomaco. Ma Rutelli, a sentire molte persone di sinistra, non era per niente amato. Scorbutico, arrogante, saccente: gli aggettivi che ho sentito più spesso da chi parlava di lui.

E adesso? Scelgo la prospettiva della comunità gay romana, da sempre divisa, spesso per banalissime questioni di soldi (penso agli accordi dell’ArciGay di Roma con la giunta Veltroni per una linea telefonica d’ascolto - accordo ‘promesso’ anche da Rutelli; penso agli inutili scontri tra il Mario Mieli e Digayproject; alle polemiche sui partiti da sostenere). Ecco, io penso che di fronte alla vittoria di una destra che certamente non si batterà per i diritti gay (Rutelli lo avrebbe fatto?), venga offerta una possibilità. La possibilità di compattarsi, di fare fronte unico contro l’omofobia che è spesso latente nella destra italiana, così diversa da quella Usa. I gay della capitale possono fare quello che a livello nazionale non è mai stato fatto: unire le forze, creare una sigla forte, in grado di smuovere interessi, politici ed economici. Insomma, fare una lobby vera e propria, come avviene in America.

Detto ciò, viviamo in un paese di centrodestra. Ormai credo sia un dato di fatto.