Graffiti vestiti.

December 2nd, 2008

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Sono un amante dei graffiti. Di un certo tipo. Thomas Voorn ha pensato di sostituire la vernice con i panni, colorati. Il suo lavoro si chiama “Garment Graffiti”.

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I graffiti - centinaia? Migliaia, data la sua lunghezza? - mi hanno fatto venire l’idea di lasciare un messaggio sul muro, a Betlemme. In verità, avevo notato già l’indirizzo di un altro sito. Convinco Giovanni - in verità ci vuole molto poco - e andiamo a comprare due bottigliette spray. Impresa non facile. Chiediamo aiuto a due palestinesi che, come prima cosa, vogliono sapere cosa ci andiamo a scrivere. Alla fine ci portano in quello che credo sia l’unico negozio di ferramenta di Betlemme. La vernice è made in the Usa (Illinois per l’esattezza). Poi ci troviamo il punto giusto. Uno dei pochi dove ancora c’è dello spazio libero. Io sarei per una posizione defilata. Invece Giovanni (in foto all’opera) vuole fare le cose in grande. Il graffito di Bansky non si tocca, è a qualche decina di metri di distanza. Che emozione. Scegliamo di scrivere sopra a “Palestine”. Peccato che sopra di noi ci sia la torretta con relativo militare di guardia. Iniziamo a scrivere, fregandocene. Ognuno scrive l’indirizzo del suo sito. Io avrei voluto aggiungerci “Make love, not war”. Ma poi Giovanni mi ha convinto con un: “You are the good ones? Please, show it”. Vernice rossa e nera. La gente, passando, si ferma a guardarci. Un tizio che sta in un negozio esce fuori e ci chiede cosa siano quei due siti. Sapesse.

Alla fine il soldato apre la finestrella blindata della torretta. Ci guarda, e sorride. Rispondiamo con un saluto.

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Betlemme/ Al di là del muro.

August 27th, 2008

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La cosa che colpisce immediatamente, avvicinandosi con l’autobus al check point di Betlemme, è il muro. Se quello di Berlino era alto 4 metri, questo è il doppio. Un’opera impressionante, fatta realizzare dagli israeliani per cercare di “contenere” eventuali “invasioni” e attacchi terroristici. 680 chilometri di lunghezza, un costo di 3 milioni di dollari al chilometro. Il muro corre lungo la linea verde stabilita dagli accordi del 1967, anche se in molti punti Israele è andato oltre (a scapito della Palestina). Quel che è certo, è che dopo la costruzione di questo muro - terminato per il 60% circa - gli attentati sono diminuiti in maniera drastica. E lo stesso è avvenuto nell’area della striscia di Gaza. Per i palestinesi quel muro è una violenza, una segregazione: in molti punti sono stati separati dalle loro terre, e molti di loro devono fare su e giù attraverso i check point.

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I graffiti sono la voce del muro. A parte quelli famosi di Bansky - in verità ne ho trovati alcuni a pochi metri dal muro - sono quasi tutti “artigianali”, e gridano la rabbia contro Israele. “Vinceremo”, “lo butteremo giù”, e anche “Ich bin ein Berliner”. Pure gli italiani hanno lasciato un “e un si po’ vede sto’ muro” (scritto in dialetto toscano). Non c’è punto che non sia stato toccato da chi ha voluto urlare qualcosa. Chi si batte contro il muro si ritrova sul sito www.stopthewall.org.

All’interno degli aerei più grandi, quelli utilizzati sui voli a lungo raggio, c’è un minuscolo scompartimento utilizzato dagli assistenti di volo per dormire. Si dorme a turno, e ci si dà il cambio in cabina. Non mi dimenticherò mai di un Boeing 747 di Air China, sprovvisto di cabina: gli assistenti dovevano riposarsi su dei normali sedili di economica. Questa è una foto scattata all’interno di uno scompartimento di un aereo Alitalia (se non sbaglio è un 777). Si vedono le scritte che gli assistenti di volo hanno lasciato, prima di addormentarsi. Un pensiero per l’amata. Un messaggio per la collega carina. Finché non disegnano anche la cabina passeggeri direi che va bene :)

Per Laura.

June 17th, 2008

Fermata metro Ponte Lungo.

River-graffiti.

April 19th, 2008

Quando un lettore mi ha segnalato la presenza, in una traversa di via Cipro, di questi graffiti “a tema”, non ho potuto fare a meno di fare un salto per andare a vedere di persona. Sono cinque, su una lunga parete, e sono anche abbastanza recenti. Bei colori.

Giuro sul mio cane che non sono stato io. Graficamente sono una schiappa.

Graffiti sottovoce.

February 11th, 2008

Passeggiata notturna col cane. Mentre sul muro del liceo Mamiani continua la guerra di graffiti tra destra e sinistra (l’ultima, fresca fresca, è un nerissimo “viva il fascismo”: ma lo sapranno gli studenti cosa era?), vicino casa mia gli innamorati si lanciano messaggini. Ora, se questo tizio glielo voleva dire “sottovoce”, c’era proprio bisogno di scriverlo così?

Buongiorno blog.

Graffiti polverosi.

July 14th, 2007

Un artista della polvere ha voluto lasciare un segno sulla mia zozza macchina. Disegnando questo volto. Meglio della solita scritta “lavame”. Intanto ad L. è arrivata l’auto nuova. Evviva, si torna a viaggiare con l’aria condizionata.

Buongiorno. Martedì si riparte, e stavolta sarà una traversata. Ma sono contento.

New York/ river-blog-graffiti.

October 17th, 2006

Auto-referenzialità allo stato puro.