babilonia by you.

Imma Battaglia è in una fase di iper-comunicazione. E lo dimostrano le recenti uscite su temi caldi. Va detto che non amo chi parla solo per far parlare di sè, e francamente mi stupiscono questi razzi sparati a così breve distanza. Su alcuni punti sono d’accordo con lei. Su altri meno. Oggi è la volta del numero di ottobre di Babilonia, che intervista la presidente di Dìgayproject.

La sua antipatia verso Arcigay e le leadership omosessuali è cosa ormai nota: “Stiamo pagando il divismo di alcuni, la caccia al posto, il carrierismo, che è stato devastante. Hanno manipolato un movimento per avere posti in Parlamento e fare i propri interessi”. Alla domanda di Babilonia se i partiti hanno usato i movimenti, Imma battaglia risponde: “Noi, non loro dobbiamo essere lobby: guardiamo come si organizzano Chiesa e industriali. Così va fatto! Essere presenti ovunque”. Non è d’accordo neppure sulla diatriba Merlo-Arcigay scoppiata dopo la tragedia di Madrid: “Spesso è Arcigay ad avere atteggiamenti imbarazzanti. Bisogna avere rispetto delle morti e delle tragedie: io queste urla isteriche non le sopporto; in nessun caso la difesa deve essere aprioristica”. E per spiegare meglio le sue posizioni a Babilonia, Imma cita l’esempio di quando scacciò dal Gay Village gay drogati e fu attaccata: “Hanno scritto cose ingiuriose contro di me, come “omofobica” perché non sanno neppure scrivere “omofoba”. Io sono contro le droghe e in questo sono più fascista di altri. Arcigay la smetta di urlare usando l’ingiuria”.
Su cosa dovrebbe poi fare Arcigay, la presidente di Di’Gay Project non ha dubbi: “Forzare a destra; la destra si è evoluta, abbiamo dato l’opportunità alla sinistra di mangiarci e a continuare ad urlare, porta il movimento solo a destabilizzarlo. Gli ultimi Gay Pride sono stati un fallimento di visibilità massima che è la piazza. Il Gay Pride nazionale deve essere fatto a Roma”.

Credo che la sua strategia sia ormai chiara.

P.s. Complimenti per la copertina.

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La recente apertura dei ministri Rotondi e Brunetta sulle unioni civili ha già fatto il giro della blogosfera gaya. Tra quanti l’hanno accolta con favore c’è Imma Battaglia, che, proprio ieri, ha avuto un colloquio telefonico con Rotondi. E’ stato il ministro stesso a chiamare la presidente di DìGayProject: “Rotondi ha raccolto con favore le mie dichiarazioni di apprezzamento della proposta sua e di Brunetta per un progetto di legge sulle unioni di fatto - dice Battaglia - Sono stata contattata nei giorni scorsi dallo e gli ho proposto un incontro, che si terrà in settimana, prevedibilmente giovedì o venerdì. Rotondi nelle dichiarazioni e interviste di questi giorni ha mostrato coraggio e intelligenza politica”. Per la Battaglia è ora di “raccogliere quest’importante apertura di segno liberale che viene da un politico cattolico e porre le basi per un dialogo e un sereno confronto che faccia cadere il muro dello scontro culturale e politico. D’altronde, è caduto il Muro di Berlino, non dovrebbe essere difficile far cadere il muro sui gay. Fuor di metafora, l’obiettivo urgente è riuscire ad avere una legge con il consenso più ampio e trasversale”. Nell’incontro sarà sottoposto al rappresentante del governo il testo del contratto privatistico elaborato dall’ufficio legale del DiGayProject, che “intanto può essere uno strumento temporaneo per migliaia di coppie già esistenti che non trovano tutele né per i diritti né per i doveri”. Il contratto si chiamerà “Atto d’Amore” e sarà presto presentato alla stampa.

Che ci sia un collegamento con la lettera pubblicata ieri su Repubblica?

Di certo ci troviamo di fronte a timide manovre di avvicinamento verso il centrodestra. Serviranno alla “causa”?

Rientrato dalla solita colazione alla Fiorentina, sfoglio Repubblica, e nello spazio delle lettere, il mio occhio cade su alcune righe scritte da Imma Battaglia, presidente di Dìgayproject. Frasi che, francamente, mi lasciano un po’ perplesso e mi sembrano sparate là tanto per andare contro l’Arcigay.

Da gay a gay, dico basta con questo vittimismo
Mi scuso per il ritardo con cui scrivo, ma ho preferito far calmare le acque della presunzione gay. Ho condiviso ogni parola dell’articolo di Francesco Merlo (del 23 agosto us), sul vittimismo gay e sul protagonismo mediatico di Arcigay e di tutti gli autoreferenziali rappresentati gay. Non se ne può più di questo bisogno di urlare una condizione che è normale, non ha nulla di particolare e che, detto seriamente, non subisce alcuna vera discriminazione. Chiedo scusa se sono molto sincera.

La solita inutilmente squallida lite di cortile. Ah, quanto al fatto che “non subiamo alcuna vera discriminazione”: dove vive Imma? Dentro al Gayvillage?

Aggiornamento/ Poco fa è stata pubblicata sul sito dell’associazione Dìgayprojet una sorta di puntualizzazione, firmata dal direttivo, che sa tanto di retromarcia, almeno parziale: “In merito alla lettera pubblicata oggi su Repubblica da parte del Presidente Imma Battaglia, è opportuno precisare che la frase “non subisce alcuna discriminazione” non è ovviamente riferita all’intera condizione omosessuale italiana, ma semplicemente alle polemiche su Domenico Riso. Ricordiamo che la morte di Riso è stata correttamente riportata da altri quotidiani e media (Corriere della Sera, Televideo Rai,ecc..) e che quindi tutta la polemica innescata sui giornali non fa altro che aumentare l’immagine vittimistica delle persone lgbt che invece va evitata. Se un giornale non ha riportato correttamente la vita privata di una persona morta in una tragedia aerea, questo non può portare a polemiche giornalistiche strumentali e inopportune, soprattutto nei confronti del lutto della famiglia di Domenico Riso”.

La visita di Umberto Croppi, assessore capitolino alla cultura, era nell’aria da giorni. Ma al Gay Village, che ha aperto i battenti circa un’ora fa, non si dava niente per scontato. L’assessore di Alemanno, infatti, aveva preannunciato un primo sopralluogo, in via delle Tre Fontane, intorno alle 21, a Village ancora chiuso. Un modo, dicono le malelingue, per capire che aria tirasse (e, soprattutto, se ci fossero manifesti o “cose” strane). Poco fa, mi informano due valenti river-collaboratori, Croppi è salito sul palco allestito nella nuova location. Un intervento, il suo, per spiegare che il Comune non ha niente contri i gay, ecc. ecc. Insieme a lui la deputata del Pd, Paola Concia (che è l’unica rappresentante del mondo Glbt in Parlamento), i vertici dei Eur Spa (che ha affittato l’area), il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti (storicamente vicino alla comunità omosessuale romana), e l’assessore provinciale alla Cultura, Cecilia d’Elia.

Imma Battaglia, leader di DìGayproject e organizzatrice del Village, è contenta e non fa niente per nasconderlo. Anzi: a tutti sottolinea quella presenza politica sul “suo” palco. La visita di Croppi è una sorta di “legittimazione” della sua associazione da parte della nuova giunta guidata da Alemanno. Con l’Arci Gay di Roma, apertamento schierato per Rutelli in campagna elettorale - e ora in posizione d’angolo - la Battaglia potrà essere un interlocutore privilegiato con il Campidoglio. Finché, prevedo io, non si tornerà a parlare in maniera coraggiosa di diritti gay.

Conferenza stampa di presentazione della VII edizione del GayVillage, la cui serata inaugurale è prevista per il 26 giugno. Imma Battaglia emozionata, anche perché, secondo indiscrezioni, all’inaugurazione dovrebbe partecipare l’assessore comunale alla Cultura, Umberto Croppi: per lei sarebbe un piccolo riconoscimento rispetto alle neanche velate manovre di avvicinamento al centrodestra. E, intanto, la presidente dell’associazione DìGayproject, ha anche lanciato un appello al sindaco, Gianni Alemanno, e a Walter Veltroni: “Mi farebbe piacere che prendessero parte, il 26 giugno, ad un dibattito, qui al Village”. L’idea è quella di un talk show su diritti dei gay. Presente alla conferenza anche la deputata del Pd, Paola Concia, che recapiterà a Veltroni l’invito della fondatrice del GayVillage. Per la Battaglia, la giunta guidata da Alemanno, ha dato “un segnale positivo facendo di questa manifestazione uno dei capisaldi dell’Estate Romana”. L’invito a partecipare al dibattito è stato recapitato anche al presidente della Regione, Piero Marrazzo, e quello della Provincia, Nicola Zingaretti.

Nella rinnovata cornice del Parco del Ninfeo - lo spazio è di 6000 metri quadrati - ci sarà spazio per cinema, teatro e musica. La manifestazione si svolgera’ su tre giornate: giovedì (7 euro con consumazione); venerdì e sabato (13 euro con consumazione). L’ingresso sarà gratuito dalle 20 alle 21.30. Una novita’ della stagione è il “Drag King Festival” uno spettacolo-concorso in cartellone per 3 giorni (10-12 luglio) e che vedra’ esibirsi donne travestite da uomini nelle più svariate declinazioni del maschile: rockettari; rappers; gigolo’. Unico nel suo genere e per la prima volta in Italia il festival sara’ presentato da Dodi Conti e Lucrezia Lante Della Rovere. Special guest, Sabrina Impacciatore. Quanto al trasferimento dal Parco delle Cascate al parco del Ninfeo, la Battaglia ha tenuto a precisare “che non è stato uno sfratto, ma un cambiamento voluto, sperando che anche il prossimo anno si possa svolgere qui”. Sabato 21 giugno
pre-official party allo Spazio Novecento (piazza Marconi). Al Village ci sarà anche teatro: Alessandro Fullin, Katia Beni; Cinzia Leone, Gennaro Cosmo Parlato, Vladimir Luxuria, le Sorelle Marinetti.  La nuova programmazione cinematografica a cura di Armilla Eventi proporrà un repertorio di film introvabili nel circuito delle sale.

Capitolo spese: per la prima volta la Battaglia le ha elencate una ad una. Tutta la manifestazione costa 1.600.000 euro. Ecco il dettaglio delle spese: 250 mila euro per la sicurezza, affidata ad un servizio privato; 600mila il costo per la costruzione del villaggio, 250 mila euro quello delle maestranze ed altrettanti per il contenuto artistico; i fondi restanti servono per la campagna di comunicazione e per l’area privata dove si svolgera’ la manifestazione. Quanto ai contributi esterni: 60 mila euro dovrebbero arrivare dalle istituzioni ma “al momento - dice Battaglia - non e’ nemmeno sicuro che arrivi il contributo dell’Estate Romana, che fino all’anno scorso era di 50 mila euro. 10 mila euro e’ invece il contributo che dovrebbe arrivare dall’assessorato allo Sport del Comune per la parte ‘Benessere’”. 200 mila euro, infine, sono coperti dai contributi degli sponsor (Heineken con il brand Budweiser, Martini con il brand Bacardi e Citroen); gli altri saranno recuperati dai costi dei biglietti di ingresso e dagli incassi di bar e ristoranti.

Il Day After della sfilata dell’orgoglio gay è segnata da due prese di posizione, entrambe molto polemiche.

La prima è firmata da Imma Battaglia, leader dell’associazione Dìgayproject, che ieri ha abbandonato il corteo del Pride. Il motivo? L’esponente del movimento gay non si sentiva a suo agio in una manifestazione “così antagonista e colorata, che non rappresenta le centinaia di migliaia di gay che hanno votato il centrodestra” - ha spiegato al Tg1. Una posizione singolare, va detto, perché fino a poco tempo fa la Battaglia aveva appoggiato la candidatura di Francesco Rutelli a sindaco di Roma. Ma del resto anche in un recente incontro in Comune con Gianni Alemanno aveva fatto capire di “aprire” i suoi orizzonti politici.

C’è poi la secca smentita dei giovani di estrema destra che, ieri, sono stati accusati di aver tentato una incursione all’interno del corteo. Si tratta degli attivisti del Circolo Futurista e di Casa Pound, che spiegano: “La mistificazione e la menzogna sono ormai diventati strumenti di attacchi quotidiani
che ci porta la sinistra radical chic, mentre Action e i Centri Sociali preferiscono fingere di essere stati vittima attacchi violenti ogni volta che vogliono attirare l’attenzione o far prevalere la propria versione dei fatti che li vedono spesso criminali protagonisti”. Qui la loro versione dei fatti: “Il 7 giugno, come da pubblicazioni, si svolgeva il matrimonio di due giovani di Casapound nella chiesa di S.Giuseppe dei falegnami, alle spalle del Campidoglio. L’orario d’inizio della cerimonia, prevista per le ore 18, era contemporaneo alla manifestazione per i diritti omosessuali e perciò molti invitati hanno dovuto raggiungere la chiesa a piedi, per via del blocco del traffico dovuto al passaggio del corteo. In tale frangente, un gruppo di ragazzi, donne e bambini sono stati immotivatamente aggrediti dallo spezzone del corteo dei Centri Sociali. Dopo qualche insulto e spintone, un tempestivo intervento delle forze dell’ordine ha riportato tutto alla tranquillità”.

(Per le foto flickeriane ringrazio Francesca Recine, Chiara Lalli, Tony De Falco e Mihai Romanciuc).

Il Gayvillage cambia location. Resta sempre all’Eur, ma dal parco delle Cascate, si sposta al parco del Ninfeo, andando ad occupare lo spazio che era della manifestazione “All’ombra del Colosseo quadrato”.

Dietro a questa decisione, che viene salutata con favore dagli organizzatori dell’evento - l’associazione Dìgayproject, di Imma Battaglia - c’è una richiesta del Partito delle libertà: la manifestazione, infatti, era troppo vicina alle case abitate. Adesso si va a collocare in una zona in cui non ci sono grossi problemi acustici. La nuova location, inoltre, ha altri vantaggi: intanto l’ingresso/uscita non è sulla Cristoforo Colombo: l’anno scorso i vigili urbani dovevano far rallentare le auto che sopraggiungevano a velocità sostenuta. A differenza del parco delle Cascate, dove c’erano più livelli, qui c’è un unico piano. La presentazione ufficiale dell’evento avverrà il 17 giugno. Il Pdl, che aveva richiesto lo spostamento ci tiene a precisare: “Nessuna discriminazione. Vogliamo solo tutelare i residenti dal traffico e dal rumore”.

L’anno scorso, di questi tempi, il GayVillage era già stato preannunciato ai media, con data di inizio e programma ufficiale. Ma quest’anno le cose per il villaggio che sorgerà, come gli altri anni, all’Eur, sotto al Palalottomatica, si stanno facendo più complicate.

Primo punto: lo spazio. Dìgayproject, l’associazione di Imma Battaglia, che organizza l’evento, aveva firmato con il proprietario dello spazio un accordo. Dipendere dai privati, e non dal Comune, è la soluzione migliore, per evitare eventuali “ritorsioni” dovute al cambio di colore politico. E’ anche l’escamotage adottato a Roma da Moira Orfei: essendoci un regolamento comunale che vieta i circhi, basta affittare uno spazio da un privato, e il gioco è fatto. Lo svantaggio è uno solo: i costi maggiori di affitto. L’anno scorso, però, è successo qualcosa di inaspettato: il terreno è passato dal privato all’Eur spa. Da qui una serie di ritardi nella messa a punto del nuovo contratto di locazione.

Punto secondo: Il ruolo del Comune è tutt’altro che marginale. L’amministrazione, infatti, fornisce, tramite i vigili, una serie di permessi e nulla osta. Se non ci sono, non si può aprire. O, peggio ancora, si deve chiudere a evento iniziato. Già negli anni passati, i vigili ispezionavano spesso la struttura del Village, alla ricerca di eventuali irregolarità. Il tavolo tecnico col Comune, in questo senso, deve ancora partire.

Insomma, il Gayvillage è appeso ad un filo. Non è un caso che Imma Battaglia, nell’unico incontro avuto con Alemanno, piuttosto che parlare di Gay pride, abbia perorato la sua causa. Il Village è, comunque, un investimento economico, con un costo che supera il milione di euro. Partire tardi, o partire male può avere delle gravi ripercussioni. Forse se ne riparlerà il 7 giugno, in occasione del Pride romano.

In principio fu l’Arci Gay di Roma: la prima associazione gay a mollare ufficialmente il candidato sindaco dell’Arci Gay, Franco Grillini, e a sostenere Francesco Rutelli. Una mossa inaspettata, soprattutto perché Rutelli ha chiaramente lasciato intendere che non ha nessuna intenzione di appoggiare la creazione di un registro delle unioni civili a Roma. Il Mario Mieli, invece, non ci ha pensato per niente: “Noi appoggiamo Grillini”. Non hanno potuto mandare giù il fatto che Rutelli, da sindaco, ritirò il patrocinio al Gay Pride del 2000. L’ultima sortita è di pochi minuti fa: arriva da Imma Battaglia, leader dell’associazione DìGayproject. Anche lei sosterrà Rutelli. La motivazione? Eccola:

“C’è un dato clamoroso che salta agli occhi: su 66 dichiarazioni di Franco Grillini, 61 sono contro Francesco Rutelli, solo 5 contro Alemanno e ben zero contro Storace. Questo mi ha definitivamente convinta a sostenere Rutelli al primo turno per non consegnare la città di Roma ad una destra razzista, omofoba e nemica dei diritti civili”.

Aggiornamento/ Anche Cecchi Paone, ex candidato di Forza Italia, si è schierato con Rutelli: “Nei giorni scorsi ho avuto un colloquio telefonico con Francesco Rutelli, candidato sindaco di Roma per la coalizione di centrosinistra. Un colloquio cordiale durante il quale ho ribadito la richiesta di un impegno sui temi della laicità e dei diritti civili delle persone gay, lesbiche e trans. Ho trovato interessante il programma specie per quanto riguarda le proposte che tutta la coalizione ha fatto per garantire i bisogni delle coppie di fatto e per l’istituzione di un centro di cultura lgbt, cosa alla quale tengo particolarmente. Da gay e da uomo di cultura ho scelto di impegnarmi in questa campagna elettorale perché a Roma sia garantita un’amministrazione laica, moderna ed europea che garantisca i diritti di tutti. Per questo, pur essendo amico di Franco Grillini, sosterrò alle prossime amministrative Francesco Rutelli fin dal primo turno ed invito la comunità gay a fare altrettanto. In questo modo evitiamo di consegnare la città nelle mani di una destra omofoba e arretrata e consentiamo al centrosinistra di proseguire una stagione di riforme. Prometto ai cittadini romani che se Rutelli sarà eletto mi farò garante in prima persona del rispetto degli accordi presi nel programma e della promozione dei diritti delle persone lesbiche, gay e trans”.

Grillini scaricato da tutti?

Ancora uno scontro nella comunità omosessuale. Oggetto del contendere, le dichiarazioni rese da Fabrizio Marrazzo, presidente ArciGay Roma, a proposito del suicidio, avvenuto lunedì sera, di un ragazzo, che si era lanciato sotto la metro. Il ragazzo, come raccontato dagli amici, era gay. Tuttavia il collegamento tra il gesto e la condizione di omosessuale non è stato provato da nessuno. Marrazzo, invece, ha subito attaccato l’omofobia dilagante, ecc. ecc. Ieri ha dovuto fare marcia indietro: “Voglio porgere pubbliche scuse alla famiglia e a tutti i congiunti - ha detto - Non avevamo alcun elemento diretto che potesse suffragare la tesi secondo cui il drammatico gesto del ragazzo fosse da attribuire ad una sua supposta omosessualità se non le affermazioni di alcuni suoi amici“. Una marcia indietro che però non è bastata alla battagliera Imma Battaglia, dell’associazione “concorrente”, DìgayProject. “Sparare a zero sulla presunta omosessualità di qualcuno è un atto che non condividiamo, perché lede la dignità e la privacy dell’individuo, specialmente di un ragazzo che ha compiuto un gesto estremo“, ha affermato. E ancora: “ E’ doveroso un atteggiamento meno spregiudicato e disinvolto e di un maggior senso di responsabilità che un rappresentante come Fabrizio Marrazzo dovrebbe avere“.

Gayvillage 2007, si parte.

June 29th, 2007

Arrivo con L. troppo presto per godere appieno dell’accredito stampa. C’è ancora poca gente. Per una volta snobbo il buttafuori-pitonato: manco un saluto. Tiè, tiratela di meno la prossima volta, Mr.SicuroDiMe. Sul palco si esibiscono gli sconosciuti Tienneti, seguiti da quattro gatti. Al primo impatto, il Gayvillage di quest’anno è buio. Gli organizzatori, per la prima volta, hanno tenuto spenti i grossi lampioni, ripiegando su luci colorate, facendo risultare il tutto come una dark room poco illuminata. Ma ci sono piacevoli novità. A cominciare dal mangiare: uno spazio per il sushi, un ristorante economico, e uno con cibi biologici. E poi i negozi (che, tradotto, significa soldi per il Village): la Sisley, un’agenzia di viaggi e altri che non conosco. Spiccano le auto Citroen parcheggiate ovunque (main sponsor da anni) e qualche cartellone pubblicitario dell’azienda romana per l’illuminazione pubblica. Meglio di niente. Imma Battaglia è contenta. Gioca col nipotino, sorride e scherza, e sottolinea le novità di questa location. C’è anche uno spazio “arabo”, con cabine chiuse da tendine; volendo ci si può anche sedede in terra. Intorno alle 23 parte uno spettacolo di un gruppo di trampolieri francesi (video sotto), poco capito dai presenti: “Ma che stanno a fà?”, “ma che sò?”, “aò, annamo a beve”, e altri commenti ameni.

Giovani, tanti giovanissimi. Alcuni anche sotto i 18 anni. Contenti di essere là, chi sculettante e chi parlottante. Alcuni un po’ spaesati. Poco prima di mezzanotte parte la musica stunf-stunf, e i corpi iniziano ad agitarsi, a sfiorarsi, a confondersi in un’onda di libertà collettiva. Durerà poco, ma è meglio di niente.

Qui tutte le foto.

Per trovare il barcone “Marevivo” mi tocca andare a tentativi, imboccando due volte le scale sbagliate. Non ricordavo di aver mai visto una scalinata ricoperta da così tanta cacca (umana). E poi dicono che gli argini del Tevere devono essere rivalutati. Intanto puliamoli. Imma Battaglia è seduta su un divanetto, all’ingresso del barcone una bacheca con le foto dei vip che hanno mangiato lì: noto subito due scatti di Maria de’ Filippi con bomber dorato e aperitivo in mano. Un cagnetto bianco scorrazza su e giù: sarà il mio passatempo preferito. La parte più divertente di questa conferenza stampa di presentazione della sesta edizione del Gayvillage, però, è quando i creativi che hanno ideato la famosa campagna degli orsacchiotti (tre ragazzi, tutti molto giovani, e riuniti nella sigla Cut- creative urban team), devono sistemare su un pianoforte le loro 4 creature. Difficile farli stare diritti. Così li appoggiano l’uno contro l’altro. Qualcuno del Gayvillage, però, se ne accorge e interviene: “No, no, non possono essere attaccati. Sembra che si bacino”. Ovviamente offrirerebbero una sponda ad Alleanza Nazionale che in quegli orsacchiotti aveva visto un messaggio ambiguo.

Si parte il 28 giugno. Previsti, nel corso dell’estate, Vladimir Luxuria con un recital, Momo, Stefania Orlando e altri. La novità di questa edizione è l’ingresso gratuito dalle 20 alle 21.30.

Auguri.

Pensavo di non dovermi più occupare delle polemiche sui manifesti pubblicitari della sesta edizione del Gay Village. E, invece, la destra torna alla carica. Dopo aver sottolineato che due orsacchiotti potrebbero richiamare l’attenzione dei bambini (embè? ce l’hanno due genitori accanto, no?), adesso a finire sotto accusa è una spilletta. In particolare quella con la scritta: “Porn star”. Si è scomodato persino un’europarlamentare. Alla fine, Imma Battaglia, leader di Dìgayproject (suo uno degli interventi più belli da piazza San Giovanni al termine del Gay Pride), su forte sollecitazione del Comune, che patrocina il village, è costretta a chiedere scusa: “Ci siamo sbagliati. C’è stato un errore: volevamo scrivere ‘Pop star’”.

Io non credo alla versione dell’errore. Penso che si volesse scherzare, come è legittimo fare nella pubblicità di un villaggio gay, colorato e animato. Tutto ho pensato, meno che quel poster fosse un invito ai pedofili e un tentativo di “corrompere” i bambini, innocenti creature.

Me ne vado a letto sconsolato - e accaldato.

La notizia, per adesso, è coperta dal massimo riserbo. Ma domani mattina, chi acquisterà i principali quotidiani italiani, troverà una novità. Una grossa pubblicità pro-gay, nel giorno del Family Day. E’ la nascità di un nuovo soggetto che, per ora, non ha nulla a che vedere con la politica. Lo spazio pubblicitario è stato pagato (un bel po’ di soldi) da un gruppo di imprenditori gay. Esatto. Gay che fanno soldi. E, tanto per puntualizzare, che pagano le tasse come tanti altri (e, sicuramente, più di certi destrorsi evasori). Del gruppo farebbe parte anche Imma Battaglia, leader dell’associazione DìGayProject, oltre che organizzatrice del Pride del 2000.

Una nota di costume. La pubblicità non si vedrà sul quotidiano Libero. Il motivo è presto spiegato. I signori della direzione, infatti, si erano detti disposti ad accettarla, ma ad un’unica condizione: che lo spazio venisse pagato il doppio del prezzo di listino. Proposta indecente, ovviamente rifiutata.

Auguri.