Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha presentato, poco fa, a Roma, la nuova campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia. Il titolo è: “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso”.  ”L’omofobia è l’avversione immotivata e irrazionale alle persone omosessuali – è stato spiegato a proposito dell’iniziativa – Come tutte le fobie, l’omofobia è una paura patologica. E’ il terrore dell’intimità con lo stesso sesso, che spesso nasconde l’angoscia di guardarsi nello specchio fino in fondo. Per sopravvivere, la paura si inventa un pregiudizio e un nemico da accusare, umiliare, prendere a pugni”. La Carfagna, da parte sua, ha fatto notare che questa è “la prima campagna di questo genere organizzata da un governo in Italia”. “Sono riuscita a rompere un piccolo tabù – ha sottolineato il ministro, lanciando, neanche troppo indirettamente, una frecciata al centrosinistra – facendo rientrare la lotta all’omofobia tra i compiti del governo”.

Ecco il video (in sintesi: “volemose tutti bene, siamo tutti uguali, anche i medici/infermieri finocchi potrebbero salvarti la vita”).

Aggiornamento/Qualcuno – dai river-commentatori a Gay.tv - fa notare che lo slogan “Rifiuta l’omofobia. Non essere tu quello diverso” è vagamente omofobo. Come se la diversità sia da considerarsi un insulto. Gaffe in-volontaria?

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Dopo Alessandra Mussolini, che, l’altro ieri, ha inspiegabilmente aperto ai diritti per le coppie omosessuali, tocca a Mara Carfagna, la ministra che non ha mai incontrato, dal giorno del suo insediamento, le associazioni GLBT italiane. Parlando del progetto di legge di Paola Concia contro l’omofobia, ha detto di “condividerne l’impianto“. In un’intervista concessa al settimanale “Di tutto”, che sarà in edicola domani, a proposito della recente ondata di aggressioni nei confronti degli omosessuali, riconosce “che l’emergenza dei nostri tempi sta nel dover fermare questa emulazione di atti violenti con una presa di coscienza collettiva, che condanni l’intolleranza che sembra emergere nelle nostre città“. Per la Carfagna “tutte le forme di violenza sono da condannare duramente. Quando poi sono motivate da ragioni di discriminazione sessuale o per motivi razziali, si tratta di una vera e propria barbarie che non può essere giustificata in alcun modo“. E, relativamente alla proposta di legge Concia, dice di ritenere “giusta l’aggravante per i reati che prevedono una discriminazione per ogni forma di diversità“. Non solo: “aggiungerei l’aggravante anche per i casi di discriminazione legata al genere, all’età e alla disabilità“.

Noto che la ministra continua ad avere *seri* problemi a pronunciare la parola omosessuali/gay/lesbiche – mi ricorda il suo sito, dal quale sono stati epurati i riferimenti alle discriminazioni GLBT. Detto ciò, lo “sposare” il pdl Concia è un passo importante (e faccio finta di essermi dimenticato che da un ministro delle pari Opportunità è il minimo che ci si possa aspettare).

Aggiornamento/L’Arcigay, appresa la notizia (!) che la Carfagna è d’accordo con la Concia, commenta: “Bene. Allora, viste le tante parole al vento pronunciate in questo primo anno abbondante a capo del ministero delle Pari Opportunità, la Carfagna dimostri una volta tanto di essere conseguente. Se il Governo vuole, in accordo con il Parlamento, entro pochi giorni il provvedimento può esser legge. Attendiamo. Saremmo assai contenti di poterci finalmente ricredere rispetto al ruolo fin qui giocato dal ministro“.

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Quando scrivo questo post sono le 18.32. Sono passate 19 ore da quando due sconsiderati hanno lanciato due bombe- carta nella Gay Street. 19 ore, durante le quali il Comune ha preannunciato una serie di iniziative volte a riqualificare l’area di via San Giovanni in Laterano (fioriere, Ztl, vigilanza privata, e così via), il sindaco ha parlato da Lourdes (speriamo porti bene), ed esponenti di destra-centro-sinistra hanno condannato il gesto. Pochi i “condanniamo, anche se…” (il presidente della commissione Cultura del Comune, Federico Mollicone, che invita i “gay a rispettare i residenti, così come loro pretendono rispetto”; e Francesco Storace, che si indigna perché si “usa” quanto accaduto per attaccare la destra).

Ma di lei, sua Regina dei calendari, s’è persa ogni traccia. Tornata dalle vacanze? Cellulare fuori uso? Qualche problema a corde vocali e polpastrelli?

Per la cronaca: lei è a capo del ministero delle pari Opportunità. Quella strana sorta di ente che vigila su quelle insolite cose chiamate discriminazioni. Insolite, perché si sa, in Italia non c’è bisogno di siffatto ministero, ché siamo un Paese moderno, tra i più sensibili a questo tema, a livello europeo. Ma allora, perché non farlo confluire direttamente in un sottosegretariato alla presidenza del consiglio? Un bel Gianni Letta, delegato ai diritti delle minoranze, con bandierina rainbow a scomparsa in bella vista sul petto. Chiunque andrebbe bene. A patto che sia una persona, anche di destra, che non si vergogni a difendere i diritti delle minoranze omosessuali.

Aggiornamento/Alle 19.40 arriva un commento. Non è una nota di solidarietà, bensì una risposta ai giornalisti che le un commento sulla proposta di legge a prima firma Paola Concia (Pd) sull’omofobia, che prevede l’inserimento nel codice penale dell’aggravante di reato commesso per finalità di discriminazione di genere: “Non credo sia possibile avere provvedimenti fuori sacco nel Consiglio dei ministri di domani ma la linea del governo e del mio ministero è prevedere aggravanti per i reati con finalità di discriminazione sessuale“.

That’s all, folks.

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C’era una volta il sito del ministero delle Pari Opportunità. Non troppo tempo fa: qualche mese. Era la versione consegnata dall’ex ministro del governo Prodi, Barbara Pollastrini. Si parlava delle discriminazioni, e si citavano, ovviamente, quelle di natura omofobica. C’era un elenco, molto dettagliato, con relative statistiche, e cosa significasse concretamente l’omofobia. (come da screenshot sopra, qui l’immagine grande).

Da qualche giorno, quelle informazioni sono sparite. Clic. Le Pari Opportunità, oggi, si occupano di: violenza contro le donne; stalking; discriminazioni razziali; lotta alla tratta. Dei gay è sparita ogni traccia. Usando il motore di ricerca interno, si trova qualche intervista del ministro, e niente più. Non solo. Nel 2007 venne istituita una commissione per le pari opportunità per i gay e i trans gender. Oggi il link (era qui) a quella commissione è sparito: e teoricamente la commissione, da decreto, doveva rimanere in carica 3 anni. Resta la copia cache. Eppure, vengono riportati i collegamenti a varie commissioni: per il contrasto alla pedopornografia, contro le mutilazioni genitali femminili, per la tutela dei disabili. C’è persino un numero verde per i bambini contesi. Brava, bis.

La ministra Carfagna, pubblicamente, si è sempre detta pronta a combattere contro le discriminazioni verso i gay. Come? Dove? Quando?

Mara Carfagna su il dossier CampaniaStamattina mi capita tra le mani l’inserto allegato all’edizione odierna de Il Giornale: “Dossier Campania”. Lo apro solo perché in copertina c’è Mara Carfagna, che, all’interno, rilascia lunga intervista. Mi interessa una sola domanda: quella sui diritti sui gay. La risposta che il ministro delle Pari Opportunità dà mi stupisce.

Ha fatto discutere il suo rifiuto della richiesta ufficiale di patrocinio per il Gay Pride. Alla stampa lei si è detta convinta che manifestazioni del genere siano legittime, ma non rappresentino la strumento più adatto a sostenere i diritti degli omosessuali. Quali iniziative ritiene vadano intraprese? Credo sia necessario intervenire a livello legislativo per eliminare ogni eventuale discriminazione normativa. Bisogna, inoltre, colpire duramente chi commette violenze, di matrice omofobica e non. La condanna deve essere rivolta a ogni tipo di sopruso.

Ora: sarà che mi accontento di poco (!). Sarà che una frase del genere (“eliminare ogni discriminazione normativa), un deputato/senatore dell’ex Margherita non l’avrebbe mai pronunciata. Ma dalla Carfagna non me l’aspettavo.

TREIl Gay Pride romano non si potrù concludere a piazza San Giovanni. E’ quanto emerso durante un incontro che il Mario Mieli ha avuto, poco fa, con il prefetto di Roma. “Ci avevamo creduto fino alla fine, ma non c’è stato niente da fare – dice la presidente del Mieli, Rossana Praitano – Ora ci riuniremo per studiare un percorso alternativo a cui non avevamo ancora pensato perche’ davvero credevamo che questo problema ‘tecnico’ di San Giovanni potesse essere risolto”. Per il Mieli si tratta di una “sconfitta”: “la nostra manifestazione era compatibile con il coro sacro che si svolgeva nella basilica di San Giovanni. Invece è prevalsa la tesi che le due cose non potessero convivere”. Perplesso anche l’Arci Gay di Roma: “Le associazioni del coordinamento sono state informate del divieto di raggiungere piazza San Giovanni a pochi giorni dal Pride, con dei tempi che adesso sono davvero difficili da gestire. A questo punto è importante trovare una soluzione condivisa e valida, come può essere ad esempio piazza del Popolo”. Presente all’incontro in Prefettura anche la deputata del Pd, Paola Concia: “E’ stata fatta una scelta sbagliata – ha detto – Domani in aula dovranno rispondere all’interrogazione sul Pride che ho presentato”.

Aggiornamento:

I carri saranno in tutto 20. Quello del Mario Mieli si intitolerà “sobrietà” e sarà provocatoriamente “autopatrocinato” dal calendario di Mara Carfagna. “il Mario Mieli ha fatto suo l’invito della Carfagna alla sobrietà e, ligio alle richieste del Ministro per le pari opportunità, ha deciso di seguire le sue orme – spiega una nota – Saranno presenti sul carro, in omaggio a ogni mese del famoso calendario, drag queens e gogo boys, elegantemente svestiti con gli stessi indumenti che la Carfagna indossava non molto tempo fa”. Il carro rappresenterà una prigione dove gay, lesbiche e transessuali sono imprigionati e tenuti lontani dai diritti. Guardiane di questa prigione ambulante saranno le emule della Carfagna.