Questa, per la cronaca, è la settimana nazionale della Sicurezza in Rete (il sito dell’evento: http://sicurezza7×24.spaces.live.com), mentre la giornata odierna è interamente dedicata al tema della tutela dei minori su Internet. Alcuni dati, che sono stati resi noti poco fa dalla polizia postale e da Microsoft, sono inquietanti. Intanto, il 91% dei minori naviga in Rete e il 27% utilizza le chat, mentre quasi l’80% di essi affronta il mondo di internet senza la supervisione di un genitore. Anche in conseguenza di ciò, più di un ragazzo su 10 dichiara di avere avuto contatti “pericolosi” sul Web: un dato allarmanate, se si pensa che di questi minori, il 75% non parla poi in casa con i propri genitori di questi incontri sgraditi, per vergogna o perchè “i genitori non capirebbero”. Un altro dato significativo: più della metà dei minori italiani tramite la Rete ha accesso al mondo della pornografia. Dal 2002 ad oggi sono stati registrati: 201 arresti, 4.007 denunce, 3.949 perquisizioni, 273.334 siti monitorati, dei quali 177 chiusi e 10.907 segnalati ad organismi stranieri; ancora, 60 operazioni di rilievo internazionale.

Lo confesso: se avessi un figlio sarei terrorizzato all’idea di vederlo davanti al pc.

Hanno messo in vendita il loro neonato, di sette mesi, sul popolare sito di annunci di Ebay. Era solo uno scherzo. Le autorità bavaresi, però, hanno deciso di prendere in affidamento il piccolo. Il prezzo di partenza dell’asta era un euro. Quando Ebay ha allertato la polizia postale tedesca, sono partite le indagini, anche per verificare se dietro quell’insolito annuncio ci fosse un traffico di bambini. In pochi giorni, si è risaliti ai genitori, di 23 e 24 anni. “Volevo solo vedere se qualcuno mi rispondeva”, ha spiegato la mamma. La donna, intanto, è stata sottoposta ad una perizia psichiatrica.

La polizia postale mi segnala, tramite un comunicato stampa, un caso che secondo me merita attenzione. Si tratta di un’email - che è finita nella mia cartella spam - a firma di un certo Carlo Montorsini. Io non ci avevo neanche fatto troppo caso: di mail folli ne arrivano fin troppe. Altro non è che un codice malevolo: esattamente non so cosa sia, ma non è niente di buono. Questo il testo della mail:

“Gentile Cliente, stiamo eseguendo i dovuti accertamenti sul suo sistema informatico, il suo indirizzo email ci è stato segnalato da terzi come fruitore di materiale P2P scaricato illegalmente dalla Rete. La sua posta elettronica è sotto controllo già da 10gg, la preghiamo pertanto di voler seguire il seguente link (n.d.r. indirizzo rimosso) dove troverà il modulo per dichiarare la sua estraneità alla detenzione di materiale indebitamente contraffatto. Certi di una sua volontaria collaborazione porgiamo distinti Saluti. Carlo Montorsini - Assessments Director. Internet VerifyCenter s.p.a 2002-2008″

Spiega la postale: “Nella stessa e-mail, della quale sono state realizzate due differenti versioni, viene chiesto all’utente o di procedere all’apertura dell’allegato file zippato o di collegarsi seguendo il link indicato, per verificare se il proprio nominativo compare in una presunta lista di indagati di Marzo 2008. Si tratta, in realtà, di tentativi di installare sul PC un codice malevolo“. La polizia invita gli internauti “a cestinare il messaggio e a procedere all’analisi del proprio computer utilizzando un antivirus aggiornato“.

P.s. Ma questo Carlo Montorsini esisterà davvero?

Ha creato un blog a nome di Pierferdinando Casini, facendo cascare migliaia di persone nell’annuncio shock: “Passo col centrosinistra”. Annuncio e blog che gli sono costati una denuncia, con minacce di chiusura da parte dello stesso Casini. E’ stata poi la volta di Clemente Mastella, con un blog aspro, molto critico nei confronti dell’attività del ministro: apriti cielo. Anche qui denunce, richieste di chiusura, e persino un’indagine della Procura di Roma per diffamazione.

Chi gestisce queste due realtà mi ha incuriosito. Sia perché ha dimostrato di avere abbastanza coraggio da non tirarsi indietro di fronte a due querele. E poi perché, col suo caso, rappresenta una vicenda emblematica: un ministro criticato chiede la chiusura di quel sito.

Lui - uso il singolare, perché i contatti sono avvenuti con una persona - è auto-ironico. Dote fondamentale per passare su River-blog. “Prima di tutto  - esordisce - vorrei fare una piccola e concisa premessa in modo che tu possa giudicare se sono degno di apparire nel tuo blog: 1) Non gioco a rugby; 2) Non ho gli addominali scolpiti; 3) Ho un pessimo, ma veramente pessimo gusto nel vestirmi“. E però ecco che spunta fuori l’amore per Raffaella: “A mia parziale discolpa posso però dirti che sono cresciuto con le canzoni di Lorella Cuccarini e che adoro la Carrà degli anni settanta. Però ti confesso che quando sono in auto e la radio passa ‘I will survive’ mi affretto a cambiare stazione anche se sono in galleria di notte e sto superando  in curva (sempre che esistano le gallerie con le curve) un autotreno articolato“. Pazienza, nessuno è perfetto. Partiamo con l’intervista.

1) La procura di Roma ha aperto contro il sito un fascicolo per diffamazione. Vi sentite di averlo diffamato?

Chiaramente no. Non abbiamo mai, e dico mai, espresso un solo vocabolo che possa essere minimamente paragonato ad un insulto nei confronti di Mastella. Inoltre, nei casi in cui abbiamo riportato delle notizie piuttosto clamorose e poco conosciute (come il fatto che il Ceppalonico sia stato testimone di nozze di un noto esponente di Cosa Nostra), ci siamo sempre preoccupati di fornire la fonte delle nostre informazioni. In realtà ad essere diffamati  dal ministro (notare la minuscola) siamo stati noi visto che il Ceppalonico ci ha dato pubblicamente dei nazisti più di una volta. Vuoi saperla tutta? Se il Clem non godesse dell’immunità parlamentare lo avremmo già controdenunciato.

2) Mastella è andato oltre la denuncia: ha chiesto alla polizia postale di chiudere il vostro blog.

Un clamoroso autogol. Voleva chiuderci la bocca ed invece è riuscito ad ampliare a dismisura la visibilità del nostro blog. Basti pensare che il giorno della denuncia tutti i principali media nazionali hanno parlato di noi e grazie a questo per circa tre giorni abbiamo ricevuto piú di 20.000 contatti quotidiani. Per non parlare poi degli attestati di stima, i messaggi di solidarietà e tutti coloro che per protesta hanno aperto un blog simile al nostro, sfidando Mastella a denunciare anche loro. Ergo, peggio di così Mastella non poteva proprio fare. Secondo me il Ceppalonico ha pensato che, prendendo come pretesto il titolo del nostro blog, potesse facilmente zittirci con l’accusa di estremismo . Ora io mi chiedo: sarebbe possibile chiedere la censura di un articolo di giornale, di una inchiesta televisiva o di una pièce teatrale solo perché contiene la parola “odio” nel titolo? Come dicono gli anglosassoni: “don´t judge a book by its cover”. Insomma, quando ho letto il titolo del tuo blog di certo non ho pensato di trovarmi la cartina del Po con tutti i suoi affluenti! Solo Mastella non capisce, o peggio, fa finta di non capire un concetto elementare come questo…

3) La vostra vicenda insegna qualcosa nel complicato tema della libertà d’informazione?

Mah, paradossalmente io ritengo che da questa vicenda la libertà di informazione ne sia uscita addirittura rafforzata. Pensaci bene: il tentativo di oscuramento del blog è fallito, per una settimana si è aperto sul tema un dibattito a livello nazionale e Mastella ha fatto la figura del… diciamo sprovveduto! Meglio di così non poteva di certo andare. Questo non vuol dire però che dobbiamo abbassare la guardia. Di episodi inquietanti ne abbiamo già visti un paio, in particolare mi vorrei soffermare sulla censura operata per alcune settimane nei confronti del blog di Piero Ricca su denuncia di, udite udite, Emilio Fede.

Tutto avrei immaginato, meno che il mio primo post in terra lasvegas-ina sarebbe stato dedicato a Gabriele Paolini. Già, quello che col suo faccione, non proprio telegenico, inquina a destra e manca le dirette dei poveri colleghi della televisione. Il ragazzo, comunque, si era aperto un sito porno: www.paolinihard.com. Raccapricciante, perché lo mostrava durante i suoi rapporti sessuali con uomini e donne. River fu il primo a segnalarlo. In ogni caso, ora è stato chiuso dalla polizia postale. La segnalazione mi arriva da un lettore.

Mi domando: se Paolini aveva pubblicato un disclaimer, col quale avvisava i navigatori che quello era un sito porno, cosa può aver spinto la magistratura a chiuderlo?