RadioBlogger/18. Eluana, e il diritto di morire.
December 17th, 2008

Il caso di Eluana Englaro, dopo le recenti decisioni del ministero del Welfare, infiamma la blogosfera. Se ne è parlato nella 18esima puntata di Radio Blogger, in onda, come sempre, su Radio Centro Suono 101.3. I fatti. Dopo che la Cassazione aveva autorizzato i medici a sospendere l’alimentazione alla donna in coma, ieri il ministero di Sacconi ha stabilito che “interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale”. Immediata la risposta del legale della famiglia Englaro, secondo cui l’atto del ministero “non vale niente, perché la legge non la fa Sacconi’”. In Italia si stima siano tra le 2.000 e le 2.500 le persone che, come Eluana Englaro, sono in stato vegetativo persistente.
Tra i blogger, c’è chi parla di una legge “contro la persona” (dopo le leggi ad personam varate da Berlusconi): “Non c’è che dire, proprio un bel Paese, quello in cui un ministro firma un provvedimento allo scopo di bloccare una decisione già passata attraverso tutti i gradi di giudizio e basata sulle leggi in vigore, nel rispetto di un principio di autodeterminazione dell’individuo. Ancora una volta, per liberarsi dalla morsa di uno Stato che si fa garante di una fede ormai abbandonata dalla maggioranza dei cittadini, e non si cura di andare contro l’opinione della maggioranza dei cittadini, qualcuno dovrà andare all’estero”. E mentre Inyqua fa notare che Sacconi è un ex-socialista, Gianluca Visconti parla dell’”ennesima porcata da baciapile. E scusate il francesismo. Domani uno di questi si alzerà dal letto e decidera’ che bisogna guidare tenendo la sinistra o che i litri vanno sostituiti con i galloni”. Il blog “Bioetiche” spiega perché il provvedimento di Sacconi è da considerarsi nullo: “Raramente si è visto un atto di disprezzo delle leggi e dei diritti fondamentali paragonabile a quello compiuto oggi dal ministro Sacconi. Il cosiddetto ‘atto di indirizzo’ del ministro, infatti, pretende di stabilire cosa sia legale in questo Paese; non potendolo fare da sé – saremmo in pieno golpe, visto che come tutti sanno un atto amministrativo di un ministero non può avere valore di legge – fa riferimento alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Ma la Convenzione Onu non è ancora stata ratificata dal Parlamento. L’atto del ministro Sacconi è quindi nullo e illegale. La discriminazione consiste proprio nel non riconoscere ad Eluana Englaro il diritto a ricevere solo le cure per le quali aveva dato il suo consenso. È questa la vera, unica violazione della Convenzione Onu. In uno Stato serio Sacconi e i suoi sottosegretari sarebbero costretti entro domani alle dimissioni, forse anche indagati per attentato alla Costituzione. Ma naturalmente questo non accadrà; non qui”. Ultime amare considerazioni dal blog “Raucci“: “Un modo come un altro – l’ennesimo, direi – per mettere sotto i piedi lo stato di diritto; una disposizione che imporrà di vegetare anche a chi non volesse. Corpi nutriti a forza, contro le disposizioni. Fossimo coscienti non si permetterebbero mai di nutrirci contro la nostra volontà ché il rischio di trovarsi il cibo sputato in faccia sarebbe alto. Ma al minimo cenno di incoscienza e fino a quando il nostro cadavere sarà caldo, con le nuove disposizioni, dovranno farlo. In Italia”.
RadioBlogger/17. Natale, quanto ti odio.
December 16th, 2008

La diciassettesima puntata di RadioBlogger, in onda alle 14.30 su Radio Centro Suono 101,3, è stata dedicata al movimento anti-Natale. Movimento che ruota attorno al “The Christmas Resistance Movement”. Il sottotitolo di questo blog-sito è esplicito: “Niente shopping. Niente regali. Niente sensi di colpa”. Movimento, quindi, con una chiara vocazione anti-consumistica, più che anti-religiosa. “Lo shopping natalizio è qualcosa di offensivo – si legge nel loro manifesto – Le liste dei doni che si vorrebbero ricevere e gli scambi di natale, degradano il concetto di Natale. Sai bene che il Natale è una trovata di marketing, di cui beneficiano le aziende, i negozi, e le grandi corporazionio, mentre le singole persone sono alle prese con i problemi finanziari. Eppure ogni anno cedi, e aderisci allo shopping. Come puoi opporti a tutto ciò? Aderendo al nostro movimento”. Chiedono, quindi, di non “cedere all’isteria da shopping”. Gli abolizionisti propongono rimedi anche estremi, consigli di sopravvivenza, scuse per essere esentati dall’obbligo di fare regali e partecipare a cenoni. “Noi mostriamo l’amore ai nostri amici e ai nostri familiari, dedicando loro del tempo e delle attenzioni, e non comprando cose – aggiungono – Noi doniamo cose che provengono dal nostro cuore, e tutti i mesi dell’anno”. Sul loro sito sono raccolte una serie di vignette e vengono venduti adesivi con la scritta boicotta il Natale (p.s. Vendono anche loro dunque…). Ma non è l’unico sito. Oltre a Tree Revolt, c’è anche un movimento lanciato dai Mennoniti canadesi (gruppo di protestanti), che vuole far riflettere le persone sul vero senso del Natale. Si chiama “Buy nothing Christmas” e dice: “I doni più belli non vengono nei pacchetti”. Ancora, un appello: “Rischia, e non seguire la massa che fa shopping. Maria, la madre di Gesù, non ha seguito le masse”.
Mi sono fatto un giro per la blogosfera, ma anche su Facebook. Su quest’ultimo social network un centinaio di gruppi parla male del Natale. Dal classico “Odio il Natale” al più attivo ”boicottiamolo”, e così via. Utilizzando Blogesearch, il motore di ricerca dei blog, una ricerca per parole rivela un trend. I post con la frase “odio il Natale” sono 3.519; quelli con la frase “Amo il Natale” 1.974.
Ma il Natale è così odiato?
RadioBlogger/16. La star del web venuta dal nulla.
December 10th, 2008

La sedicesima puntata di Radio Blogger, in onda su Radio Centro Suono 101,3, è stata dedicata ad un personaggio che dilaga su giornali e televisioni: dallo snob Liberation al nostro Corriere della Sera, nella sua versione on-line. Mickael Vendetta, 21 anni, vero nome Mickael Adon, è una star del web francese, e non solo. Il suo blog, partito il 26 novembre del 2006, ha fatto registrare tre milioni di contatti, e nel frattempo è diventato un caso. La carta giocata dal ragazzo è l’arroganza: “Sono Brad Pitt per il fisico, Napoleone per l’ambizione, Cristoforo Colombo per le conquiste femminili”. La scuola non gli piace (“troppo di sinistra”), e punta in alto: “Quando Mickael Vendetta sarà presidente della Repubblica metterà ordine nella società”. Ovviamente parla di sè in terza persona. Ovviamente regna su Facebook, con una trentina di profili; ne sono spuntati una quarantina anti-Vendetta (segno del suo successo indiscutibile). “Le donne sognano di passare una notte con me – dice Vendetta, che si descrive come “una statua greca dal fisico perfetto. Come spiega il suo successo? “I giovani hanno bisogno di un esempio. Non bevo, non fumo, piaccio alle donne, ho successo. Sono un’icona. Appartengo all’élite e faccio vendere”. Il ragazzo è di destra: “Sarkozy è un esempio. Sono orgoglioso di avere un presidente come lui. Vorrei incontrarlo a cena”. Insomma, un perfetto incompetente che ha fatto della sua incompetenza una carta vincente. Un po’ come avviene nella vita reale per il popolo di partecipanti ai reality.



Intanto è di ieri la notizia che il premio Pulitzer, il piu’ prestigioso riconoscimento americano nel campo del giornalismo, sara’ aperto anche a pubblicazioni apparse solo su Internet. Il comitato del Pulitzer, che attribuisce ogni anno il premio in 14 categorie, ha detto che il prossimo turno di premi, nell’aprile 2009, potra’ incoronare allo stesso tempo “giornali stampati e organi di informazione che pubblicano solo sul web”, e questo in tutte le categorie. Una rivoluzione. Ne scrive Vittorio Zambardino per Repubblica.it “L’America non finisce di dimostrare che è possibile rinnovare le istituzioni più tradizionali per adeguarle alla realtà che cambia. Questa volta tocca al premio Pulitzer, il più ufficiale, solenne e prestigioso riconoscimento per un giornalista e un giornale, che ha annunciato di aprire la partecipazione anche ai siti di news on line, ai blog e a tutti coloro che fanno informazione in modo approfondito e tenace. Sarà sufficiente, per i siti che si candidano, che l’aggiornamento delle proprie notizie avvenga almeno una volta alla settimana e che il materiale sia di prima mano e ovviamente attendibile. Oltre questi requisiti sarà la valutazione del Premio a decidere chi debba essere premiato”.
RadioBlogger/15. Quando il blog è testimone di un delitto.
December 8th, 2008

Quindicesima puntata di RadioBlogger su Radio Centro Suono dedicata, oggi, al ruolo che i blog possono avere in un caso di omicidio o tentato omicidio. Il primo episodio risale a due giorni fa: una lite tra i membri di una piccola band musicale rock-metal finisce con un tentato omicidio a Sestri Ponente, Genova. La cantante del gruppo giovanile, una ragazza di 20 anni – Cristina - ha colpito con almeno 50 coltellate alla schiena e alla testa uno dei musicisti, un ragazzino di 16 anni, ferendolo in modo grave. Il motivo? Il 16enne non suonava abbastanza bene. Lo avrebbe anche umiliato in un locale, invitandolo a smettere. La ragazza è stata arrestata con l’accusa di tentato omicidio. Il fratello più piccolo della vocalist, anche lui membro del gruppo, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe invece tentato di fermarla. Il giorno stesso, il fratello di Cristina aveva litigato col 16enne sul suo blog, tenuto su Netlog.

Scrive A. 92, fratello della cantante arrestata (testo non corretto da errori grammaticali):
“Ho 5 cosucce da dire sul tuo blog:
1 non hai neanche menzionato mia sorella come vocalist
2 il gruppo non lo stai tirando su tu,ma come ogni gruppo che si rispetti lo stiamo tirando su tutti insieme
3 se metti il nome di tutti,allora aggiungi il nome della batterista(Non nasconderlo solo perchè ti ha rifiutato)
4 la tua non è pazzia,solo una stupidità infantile
5 prima di definirti chitarrista,impara a fare gli accordi e come si attacca la chitarra all’amplificatore”.
Il 16enne risponde, punto per punto:
1 dimenticato ora correggo
2 pensavo fosse sottointeso
3 non e per quello e che ho messo i nomi di quelli che hanno … e poi lo messa prima che mi rifiutasse
4 non so come controbattere
5 un po di cose le so fare e poi dovresti fare lo stesso tu visto che sei come me(perche lo messo)anche tu un novizio.
Gli ribatte il fratello della cantante: “Se davvero ci tieni al gruppo, non dimenticheresti mai,ne lasceresti sottointeso i nomi di qualche componente,che per te più che un amico,dovrebbe essere un fratello,una famiglia. Tu non hai proprio niente da controbattere ne da paragonarmi a te con lo strumento,in quanto abbia imparato a conoscere meglio io lo strumento in 3 mesi,piuttosto che te in 8. Se davvero ci tieni a imparare a suonare,pensa che la prima persona per cui lo fai è per te stesso,perchè lo strumento,non è un semplice oggetto,ma è l’incarnazione della tua passione. A parte questo quando qualche cosa non quadra durante le prove,faresti meglio a spiegare cosa secondo te non quadra perchè l’ultima volta sei stato davvero sgarbato nei confronti di mia sorella. Ci vediamo sabato alle 15:30 davanti alla fiumara, spero di vederti. MIGLIORATO”. Poche ore dopo, alle 21.30, A.D. sarà accoltellato. Piccolo particolare inquietante: stamattina il profilo risultava connesso. Penso sia qualche famigliare del ragazzo, o ha scordato il pc accesso.
Altro caso, altro blog-testimonianza. Perugia, omicidio dell’americana Meredith Kercher, la notte tra il primo e il due novembre 2007. Poche ore dalla notizia, spunta fuori il blog di uno degli accusati: Raffaele Sollecito. Il diario “raffaelesollecito.spaces.live.com”, aperto nel 2006, si chiama “Mondi Paralleli”. Ne iniziano a venire fuori pensieri sull’Erasmus, sulla voglia di “cazzeggiare”, sul carattere di Raffaele. Anche le foto sembrano prestarsi ad un’interpretazione psicologica a posteriori: in una è vestito da serial killer, con una mannaia in mano. Oggi il blog è stato cancellato. Ma di Raffaele resta ancora una traccia: il profilo su Wayn. Qui si definisce una persona “onesta, pacifica, e a volte pazza”.

RadioBlogger/14. L’oscar dei blog. Italiani esclusi.
December 3rd, 2008

Quattordicesima puntata di Radio Blogger, su Radio Centro Suono 101,3 (www.radiocentrosuono.it), dedicata ad uno dei tanti premi dedicati alla blogosfera. Questo è organizzato dalla telelevisione tedesca Deutsche Welle: si chiama “Best of Blogs” viene assegnato da 5 anni ai blog che si sono contraddistinti per contenuti, creatività, grafica e usability, redatti in undici lingue del mondo. Mancano quelli italiani: la ragione è banale, visto che la televisione non ha nessun redattore che parla italiano. Aggiungo io: meno male, ci sarebbe stato poco da premiare. La vincitrice è un’eroina dei tempi moderni: è la curatrice di “Generaciòn Y”. La sua autrice, Yoani Sánchez, è già da tempo una stella della comunicazione per essere riuscita a rompere l’”embargo” con i suoi post sulla vita quotidiana a Cuba: peccato che dalla sua casa, nella capitale cubana, non possa pubblicare nulla. E’ costretta a mandare via mail i suoi post, che, da quello che ho capito, non si possono neanche leggere a Cuba. Il sito, infatti, è stato oscurato da Fidel Castro, che ha definito la blogger una “giornalista neocolonialista”. A differenza di Beppe Brillo, lei non si comprerà una casa in Svizzera. Ci ha tenuto a ringraziare tutti sul suo blog: “Non sono i premi che mi mancano ma i diritti, come quello di poter essere letta liberamente nel mio paese. Ora proviamo ad ottenere il premio più ricco: la libertà di opinione”. Altro esempio di blog denuncia è quello che arriva dal sito vincitore del premio come Miglior Videoblog: si chiama Voices of Africa ed è curato da giornalisti che postano da diverse parti dell’Africa notizie sulla cronaca locale. Nella categoria Reporter senza frontiere c’è stato un ex equo. Premiato 4equality, scritto da cinquanta blogger uomini e donne, dei quali 48 sono stati arrestati almeno una volta: loro scopo è quello di arrivare ad un milione di firme contro la legge che discrimina le donne in Iran. Impresa complessa. Altro premio è andato al blog di Zeng Jinyan, moglie del difensore dei diritti umani e dissidente cinese Hu Jia, che descrive la vita di una donna costantemente controllata dall’esercito cinese: è costretta a vivere ai domiciliari.
Infine una nota: in Italia c’era il premio del Sole 24 ore, arrivato lo scorso anno alla decima edizione (dove River-blog si piazzò ad un ottimo nono posto). Quest’anno non se ne parla più: che fine ha fatto?
RadioBlogger/13. Aids, ogni anno in Italia 4mila nuovi casi.
December 1st, 2008

Si celebra il primo dicembre, per ricordare il primo caso di Aids, diagnosticato appunto il primo dicembre del 1981. Un pretesto per ricordare che, ancora oggi, di Aids si muore. Dal 1981 il virus ha ucciso oltre 25 milioni di persone. E i dati che sono stati diffusi in Italia non sono incoraggianti: meno del 30% della popolazione italiana si è sottoposta al test per l’Hiv contro oltre il 60% dei cittadini di paesi europei come la Francia, e come negli Usa. Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati disponibili dall’inizio dell’epidemia al dicembre 2007 si sono registrati 58.400 casi di Aids, tra questi i decessi sono stati 35.300. Ad oggi quindi vivono in Italia complessivamente oltre 23.000 con Aids conclamato. Invece considerando tutti i sieropositivi, cioé anche quelli che non hanno ancora la malattia, si arriva a quota 120-140 mila, ma la metà di questi non sa di essere stato contagiato perché si sottovaluta il rischio e non si fa il test. Ogni anno si verificano circa 3500-4000 nuove infezioni. E’ cambiato il volto dei sieropositivi, meno del 10% sono tossicodipendenti, aumentano le persone che hanno acquisito l’infezione per via sessuale (sia etero che omo/bisessuale) e gli stranieri. Nel 1997 la percentuale dei casi di Aids era infatti costituita per il 58,1% da tossicodipendenti e per il 20,7% da contatti eterosessuali e per il 15% omo/bisessuali; nel 2007 i casi tra i tossicodipendenti sono diminuiti al 27,4% mentre i contatti eterosessuali sono passati al 43,7% e quelli omo/bisessuali al 22%. E che l’Aids non sia più una malattia delle persone omosessuali viene ricordato da Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco all’Istituto superiore di sanità: “Molti degli ultimi casi riguardano persone, spesso di mezza età, che non sapevano di essere infette. Non pensavano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l’infezione quando ’scoppia’ l’Aids. Si infettano di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. Eppure l’uso del profilattico non è aumentato in modo significativo”. Ma la blogosfera italiana si è occupata anche della polemica che ha interessato il brano rap degli Assalti Frontali, “Quando sei lì per lì”: “Il brano era stato scelto per la campagna di prevenzione iniziata con l’ex ministro Livia Turco, sulla base delle indicazioni dell’Ue che invitava a mettere in musica le parole chiave della lotta all’Aids. Nel brano si usa la parola preservativo. Una parola che, sembra di capire, all’attuale governo fa venire l’orticaria. Infatti, dal sito del ministero, dove era stato pubblicato pochi giorni fa, il brano è già sparito. Gli Assalti Frontali chiedono spiegazioni. Problemi tecnici, rispondono dal ministero”. Alla fine, dopo che la polemica ha fatto il giro del web, il brano è tornato on-line. C’è anche chi sottolinea che la giornata del primo dicembre rischia di rimanere una goccia nel mare. Bisogna intervenire, concretamente, soprattutto in Africa: “L’Aids è la prima causa di morte in Africa, la decima nel mondo. E’ l’Africa subsahariana la regina di una macabra classifica: quasi il 70% dei malati risiede in questa zona del pianeta. E sempre più bambini. Come sempre le promesse del 1 dicembre saranno dimenticate il 2. Informazione (assente in molte zone del pianeta), prevenzione (preservativo) ed accesso alle cure: in Africa i costi sono particolarmente proibitivi. Anzi le medicine non sono accessibili: la maggior parte dei malati vive con un dollaro al giorno. Sarebbe interessante leggere una condanna da parte dell’Onu anche di chi finanzia programma anti-aids predicando come massimo sistema l’astinenza”. Aggiungo: quand’è che i preti - che pure fanno un lavoro egregio in Africa - la pianteranno di sostenere ancora l’utilità e l’importanza dell’astinenza?
RadioBlogger/Riassunto puntate precedenti (10,11,12).
November 27th, 2008

Causa crash non ho più postato gli aggiornamenti sulle ultime tre puntate di Radio Blogger, la striscia informativa sul mondo dei blog, in onda il lunedì e il mercoledì su Radio Centro Suono 101,3 alle 14.30 circa. Rimedio oggi.
La nona puntata, in onda mercoledì 19 novembre, è stata dedicata alla vicenda di Victor Arrigoni, il blogger-pacifista arrestato in quei giorni dai soldati israeliani al largo della costa della striscia di Gaza. Vik, questo il suo nick, si trovava insieme ad altri due pacifisti e 15 pescatori: tutti arrestati. Era partito la scorsa estate sulla nave Free Gaza, che ha voluto portare all’attenzione della comunità internazionale la questione dei pescatori palestinesi: “Le navi da guerra israeliane costringono queste imbarcazioni da pesca a restare confinati entro un limite (imposto da Israele) di 6 miglia dalla costa – spiega sul suo blog – Anche se le leggi internazionali sanciscono il diritto di pesca in qualunque parte del Mediterraneo a 12-20 miglia di distanza dalle coste, Israele ignora puntualmente queste direttive e negli ultimi anni, per questo motivo, ha ucciso almeno 14 pescatori”. Durante gli ultimi due mesi gli attivisti internazionali hanno documentato, grazie a riprese video, diversi “contatti” da parte delle navi israeliane con mitragliatrici o cannoni ad acqua. La notizia è stata fatta circolare sui blog amici di Vik, che hanno rapidamente fatto diffondere un appello per la sua liberazione, invitando la blogosfera a postare e persino telefonare al ministero della giustizia israeliano e all’ambasciata italiana a Gerusalemme; un sito di informazione ha pubblicato l’appello della mamma di Vic: “Mi appello al Consolato Italiano di Gerusalemme, agli Stati democratici, a tutte le voci libere del mondo occidentale e orientale. Di fronte a questo sopruso, (è forse troppo chiamarlo atto di pirateria?) non taciamo, esigiamo che sia rispettato il diritto internazionale, anche se a violarlo è “l’amico” Israele. Già fin troppo silenzio incombe sulla sorte di Gaza e dei suoi abitanti, sul suo assedio infinito”. A oggi ancora non so se Victor sia stato liberato o meno. Vicenda che dimostra la forza dello strumento blog, quando viene usato bene: i media tradizionali hanno dato la notizia dopo la blogosfera. E chi dalla Palestina regala spesso delle intelligenti chicche sociologiche è il bravo Giovanni Fontana: ora è tornato in Italia, ma il suo diario resta un bel documento.
RadioBlogger/9. Contro la legge “ammazzablogger”.
November 17th, 2008

Correva l’anno 2007, ottobre. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto “DdL Levi-Prodi”, firmato da Riccardo Franco Levi (Pd). Si trattava di un disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa. La notizia fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po’ le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi. Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269). L’obiettivo di questo progetto è quello di equiparare i blog alle testate giornalistiche: tutti i gestori di blog devono registrare il loro sito al Roc. Stavolta, rispetto allo scorso anno, c’è però un’altra clausola: “Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Gli osservatori fanno già notare che chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, dovrebbe iscriversi al Roc. La mancata registrazione potrebbe comportare una denuncia per stampa clandestina. Centinaia di blog italiani esprimono indignazione, e su Facebook fioriscono i gruppi, mentre è nato anche un blog a tema. Allo stesso tempo cresce una petizione, che conta più di 12mila firme, nonché un’altra iniziativa specifica per quest’ultimo DDL partita nelle scorse ore, una petizione rivolta al Presidente della Camera dei Deputati affinché si blocchi sul nascere quella che da più parti viene definita “mostruosità legislativa”. Tra i primi (e unici) politici ad occuparsi della vicenda c’è Antonio Di Pietro: ”Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile. L’Italia dei Valori offrirà tutta l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione. Le regole vanno rispettate, ma non quelle che mettano a rischio la democrazia e siano palesemente anticostituzionali, e questo perché non sono regole ma abusi e soprusi Questo disegno di legge è pura censura. L’Italia dei Valori si attiverà da subito con una serie di iniziative contro questo disegno di legge liberticida facendo appello anche alle istituzioni internazionali e i media esteri”. Critico anche Gad Lerner: “Il progetto di Legge ha tutta l’aria di essere una nuova e pericolosa arma per zittire articoli scomodi. Mi sbaglierò, ma temo che sia l’ennesimo tentativo di ledere la nostra libertà di parola”. Anche Beppe Grillo non fa mancare le sue parole di disapprovazione: “Non una voce dei nostri parlamentari, a parte quella di Antonio Di Pietro, si è levata a favore della Rete. Eppure dovrebbe importargli qualcosa. Milioni di italiani ci vivono, la frequentano, discutono e informano. Il disegno di legge è stato presentato da Franco ‘Ricardo’ Levi. Levi è del PD. Il segretario del PD è Veltroni. O non sa nulla, come mi dicono gli succede spesso, o è d’accordo”.
RadioBlogger/8. Blogger contro gli scioperanti Alitalia.
November 12th, 2008

Ottava puntata dedicata alla crisi Alitalia, e in particolare allo sciopero selvaggio dei piloti. Facendo un giro per la blogosfera è davvero difficile trovare qualcuno che approvi questa linea di protesta, al limite della legalità. Un sito dedicato alla cronaca milanese, intanto, ha mandato in giro per lo scalo di Linate alcuni blogger a raccogliere le testimonianze dei passeggeri, con video e foto. Quanto alle voci di protesta contro l’atteggiamento irresponsabile del personale della nostra compagnia di bandiera, Semidiceviprima, parlando della “guerriglia che tiene in ostaggio l’Italia“, scrive: “Senza nemmeno proclamare un’ora di sciopero piloti e hostess Alitalia ieri hanno bloccato i voli di Fiumicino e lasciato a terra il Paese. Quest’ultimo sciopero è palesemente illegale, e le autorità dovranno intervenire, precettando. In Alitalia è accaduto il peggio. I sindacati, incapaci di fare sindacato, sono responsabili di precipitare la loro azienda in una situazione drammatica.Ce n’è abbastanza per una revisione radicale della normativa in materia di sciopero nei servizi pubblici. ll ministro Sacconi l’ha annunciata. È bene che si sbrighi. Non c’è niente di democratico nel prendere l’Italia in ostaggio”. Molto critico anche il giornalista Gery Palazzotto: “Quando si è naufraghi ci si aggrappa ai resti del relitto. Invece sembra che alcuni lavoratori dell’Alitalia, vogliano finire a fondo con tutti i legni dello scafo. C’è un’azienda che rischia il collasso. C’è una situazione di emergenza che va fronteggiata con realismo. Ci sono una serie di rinunce da fare, l’alternativa è il buio. Va bene, la cordata per fare una nuova compagnia di bandiera non sarà delle migliori. Va bene, il governo ci ha marciato sulla gestione della crisi. Però, a nave affondata, ci si sbraccia e si nuota, senza protestare se l’acqua del mare è freddina. L’istinto di salvezza non è di destra né di sinistra. Il comitato del “fronte del no” lavora per l’estinzione lavorativa di migliaia di persone. Si bloccano i voli, si organizzano sit-in, si cercano consensi tra i passeggeri imbufaliti. Qualcuno dovrebbe spiegare a questi “nudi e puri” che se non la smettono con le loro menate, tutti quanti rischiano di rimanere soltanto nudi”. Ovviamente, i voli cancellati si traducono in pesanti disagi per i passeggeri. E c’è chi ricordando la sua personale esperienza di cancellazione, fa un appello: “Non so se vi e’ mai capitato, ma quando questo succede e siete in viaggio all’estero questo significa ore ed ore di bivacco in aeroporto in attesa di una compagnia che pietosamente accetti di imbarcarvi. Spesso non esistono altri voli per l’Italia e quindi sei costretto a rimandare la partenza indefinitamente finche’ lo sciopero non termina. Ancora ricordo con disgusto la volta che attesi di partire da Manchester per 8 ore, con Alitalia, fino a che un volo British mi riporto’ in Italia. Da quella volta non ho piu’ volato Alitalia. Faccio un appello, fate fallire l’Alitalia e mandate quei fannulloni di dipendenti a lavorare. Milioni di viaggiatori ve ne saranno riconoscenti”. Spazio anche alla satira e all’Inserto Satirico, che titola: “Alitalia a luci rosse”. “I sindacati dei piloti – scrive - invitano i propri iscritti a guardarsi alle spalle, dopo l’intervento del ministro dei Trasporti che minaccia ‘interventi penali’”.
RadioBlogger/7. Gli italiani fuggiti in Francia.
November 12th, 2008

Solo oggi riesco a riportare la sintesi della puntata di lunedì di RadioBlogger, su Radio Centro Suono 101.3. Puntata un po’ particolare, in collegamento da Parigi (linea caduta sul più bello: i saluti). Ho approfittato della mia presenza nella capitale francese, per raccontare alcuni casi di persone che hanno scelto di lasciare l’Italia, con destinazione Francia. Il primo è un river-lettore, ha 31 anni e si occupa di informatica. Ha un blog dall’aprile del 2005 e si è trasferito nel giugno del 2006 a Montepellier. Sulle ragioni della sua “fuga” scrive: “Sono scappato: Perché non mi andava di fregare il prossimo per avere ciò che penso di meritare. Ho trovato il vero me stesso. File che hanno un inizio e una fine. Un lavoro meritocratico. Un’apertura mentale che ha sconvolto i miei ospiti italiani (nel bene e nel male) ed il panico quando qualcosa esce fuori dall’organizzazione prevista. Qui la gente non è prevenuta, è sempre ben disposta a parlare e confrontarsi, a raccontarsi. Ma non dimentico tutto quello che ho lasciato a Roma. Mi manca molto; mi sento un po’ come tirato per due braccia”. Chi, invece, si è trasferito in Francia da poco è il gestore di Diari Parigini. E’ arrivato a settembre a Parigi, dove resterà per 10 mesi. “Lascio l’amore, tutti gli amici, i migliore 6 anni della mia vita, una città che conoscevo come le mie tasche (Milano) e sopratutto la routine. Forse è stata proprio lei, la routine, che sa dare sicuramente sicurezza ma che a me ora spaventava a dare il via al tutto. Così via, si parte, nuova lingua, nuove abitudini, nuove facce”. Nei post c’è molta malinconia. Uno dei grossi problemi di Parigi – e non solo di questa città – è relativo alla ricerca della casa: “I costi sono assolutamente pazzeschi, i posti solitamente piccoli buchi in cui in 13/18 metri quatri ci trovi un letto, una cucina, un cesso. Il vero ostacolo, pericolo insidiossimo in cui passano praticamente tutti, è la parola (traduco) ’serie garanzie richeste’ o ’si richiedono garanti familiari o non’. Che vuol dire? Vuol dire che per prendere un loculo da 15 metri, a 600/700 euro mensili servono in ordine sparso: – Una busta paga, degli ultimi 3 anni, che sia almeno 3 volte il costo dell’affito. – Un’attestazione di proprietà di casa o in alternativa le le ricevute mensili che fa il proprietario titolare della casa in cui si suppone sei stato in passato in affitto. – Eventualmente se si manca in queste due cose, un garante (meglio 2 o 3) che si sobbarchi l’onere nel caso non si paghi personalmente, in grado di portare”. Alla fine trova casa, e viene ribattezzata l’”alveare“: “La camera piccola, 8-9 metri quadri, ha pure il lavandino. Il cesso esterno sul piano, commovente, 1 metro quadro abbondante”. Il blog del 34enne Ragot è partito da pochi giorni, ma promette bene: i primi post sono dedicati alla metropolitana parigina. Anche Francesca Fiorenza si è trasferita a Parigi, per ragioni lavorative: “Sono nata e vissuta a Rimini, sulla costa adriatica. Affamata, da sempre, di tecnologia, ho trasformato il mio essere smanettona in un essere laureata in Informatica all’università di Bologna. Dopo un primo tentativo di lavorare in Italia, mi sono lasciata sedurre dalla qualità del lavoro a Parigi ed ho accettato un contratto di nove mesi presso un’azienda di Versailles che si occupa di smart card (carte a microprocessore). L’obiettivo era rientrare in Italia una volta scaduto il contratto, ma poi la più grande azienda di smart card del mondo ha deciso di assumermi ed io non ho saputo rifiutare. Attualmente sono ancora in Francia, nella stessa azienda e mi trovo molto bene. Non escludo, però, che una buona proposta lavorativa possa, un giorno, farmi rimpatriare”. Uno dei maggiori “drammi” relativi alla permanenza in Francia è sull’assenza del bidet: “Quante volte mi sono sentita dire: Meglio toglierlo perché occupa spazio e non serve a niente. E io a bocca spalancata a far entrare mosche. Ma é cosí, il bidet in Francia non si usa: trovarlo nelle case é rarissimo. E dire che si tratta di un oggetto indispensabile ai miei occhi ma, regolarmente, quando chiedo ai francesi come possano vivere senza, mi rispondono che tanto loro si fanno la doccia”. Da lei arriva anche una interessante segnalazione: “Ho appena scoperto il ristorante “Dans le Noir?” e devo dire che lo trovo spaventoso e affascinante al tempo stesso. I pasti sono serviti nell’oscurità totale: al vostro ingresso siete accompagnati da personale non vedente. I proprietari assicurano un’esperienza sensoriale unica, e non lo metto in dubbio: azzerando la vista, il nostro senso principale, il gusto e l’odorato (spesso testimoni secondari delle nostre percezioni) sono rivalutati ed esaltati”. L’ultima segnalazione è relativa ad una interessante iniziativa editoriale: dal 17 ottobre è uscito in edicola (per ora solo in Francia) un settimanale, intitolato Vendredì, periodico che si occupa solamente di raccogliere il meglio del web e di riproporlo su carta. Tirato in circa 200.000 copie e venduto a un euro e mezzo, sostenuto da un milione e mezzo di euro di investimento iniziale, powered by una decina di giornalisti, mira ad una tiratura a regime di circa 50.000 copie e una potenziale estensione a Stati Uniti e Spagna.
RadioBlogger/6. Preti e internet, se il blog diventa parrocchia.
November 5th, 2008

La sesta puntata di RadioBlogger, in onda su Radio Centro Suono 101.3, è dedicata ai preti che hanno scelto di creare una “parrocchia” virtuale, sotto forma di blog. Un fenomeno tutt’altro che isolato. Del resto, è notizia di pochi giorni fa che l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, si è aperto una pagina sul social network Facebook, raccogliendo 200 amici al giorno. Un blog-contro è quello di Don Vitaliano della Sala, il cosiddetto “parroco dei centri sociali“. Aperto nel febbraio del 2006, dà voce ad un religioso che ha avuto non pochi problemi con le gerarchie ecclesiastiche. Fino al 2002 è stato parroco a San Giacomo Apostolo in Sant’Angelo a Scala; poi, dopo aver preso ripetutamente preso posizione su temi caldi (anche sulle questioni Glbt) è stato sospeso. Attualmente è amministratore parrocchiale delle parrocchia di S . Pietro e Paolo a Mercogliano. Tanti gli sfoghi sul suo blog, anche contro il papa. E’ il caso della visita di Ratzinger a Pompei: “Le omissioni di Ratzinger sulla camorra mi ricordano quelle di Pio XII sugli ebrei durante la seconda guerra mondiale”, scrive. “Il vangelo – osserva il parroco campano – ci insegna ‘il vostro parlare sia sì sì, no no, e noi dobbiamo quindi avere sempre il coraggio di chiamare le cose con il loro nome”. Contro la riforma della scuola, ha addirittura scritto un appello al presidente Napolitano, criticando duramente Berlusconi. Don Vitaliano si dice anche preoccupato dell’aumento del numero “di aggressioni di stampo fascista ai danni di militanti di sinistra e di immigrati”. A tal proposito definsice “scellerate” le scelte del governo Berlusconi sul tema della sicurezza: i soldati, secondo lui, non servono a niente. Altro prete-contro (in verità è stato ridotto allo stato laicale nel 2003) è Don Franco Barbero. Classe 1939 ha sempre parlato a favore di separati/divorziati per il loro diritto alle seconde nozze, a sostegno dell’impegno di gay, lesbiche, trans. Nel blog parla molto di politica, anche americana. “Una corrente di speranza attraversa gli Usa, i giovani, gli strati più poveri della popolazione. Carissimo Barak, che impresa hai davanti a te. Che il tuo popolo ti sostenga. L’Africa è in festa, nonostante la guerra civile in Congo. Un fremito percorre un po’ tutto il mondo. Attenti però: nemmeno Obama ha la bacchetta magica…Ognuno di noi continui a fare la sua parte”. Neanche a don Barbero sembra piacere Berlusconi: sul blog pubblica una foto del premier vestito da frate, e scrive: “Siccome il giorno dopo smentisce sempre quanto detto il giorno prima, oltre al premier operaio, imprenditore, ecc. abbiamo anche il premier Fra inteso“. Meno aggiornato il blog di Antonio Mazzi, che si definisce sacerdote, giornalista, scrittore ed opinionista, oltre che fondatore della comunità Exodus, per recupero tossicodipendenti. L’ultima segnalazione riguarda Marco Statzu, 29 anni, viceparroco di San Nicolò a Guspini in Sardegna. Sul blog pubblica pubblica omelie e preghiere, ma anche foto degli anni passati in seminario. In chiesa ama citare Renato Zero. “Questo blog – dice – è nato come spazio per condividere con amici e non i miei pensieri e la mia vita di sacerdote, che è fatta di incontri, di predicazione, di persone, di letture, di gioie e di tragedie, di vita vissuta insomma”. Anche lui riserva un filo di ironia al premier: “Berlusconi ha detto che se non si cambierà la legge elettorale per le Europee come vuole lui non si strapperà i capelli… Certo. Gli costerebbe molto di più un nuovo trapianto”.
RadioBlogger/5. Anche le prostitute bloggano.
November 3rd, 2008
Quinta puntata di RadioBlogger, su Radio Centro Suono, dedicata alle prostitute che bloggano. Reali o immaginarie (chi può dirlo), raccontano le loro esperienze di vita a luci rosse. Qualche tempo fa, Alessandro Gilioli, de l’Espresso, ha realizzato una bella inchiesta sul tema. La prima che segnalo scrive da Madrid, e il suo blog – senza immagini - è un esempio di crude realtà, on-line dal 2006. “Ho amici sparsi in giro per l’Europa – scrive – e nessuno di loro conosce la mia vera vita. Vendo sesso. Non è squallido, per me, come fatto in sè. E’ squallido il resto, il fatto che sia necessario nascondersi, che si corrano rischi, che non si venga accettati da nessuno, nè amici, nè amori”. Tra i racconti delle feste cui ha preso parte, quella di un “riccone russo”: “Come me c’erano altre sei “animatrici”, per circa una quindicina di invitati maschi (tra i trenta e i quaranta anni) e una ventina di bodyguard. Tipi rozzi, qualcuno parlava male inglese, gli altri si limitavano al russo (almeno così sembrava). Tremila euro, per un giorno e mezzo di disponibilità. Alla fine, a parte qualche esibizione più del solito, ho avuto sedici clienti, tutti serviti con cura e pazienza”. Tante le considerazioni, spesso amare, sulla sua professione: “Il mondo di oggi non ha spazio per quelle come me. Le usa, le getta, ma non le accetta. Ci sono eccezioni, ci sono luoghi e persone che riescono a guardarti come un essere umano, ma sono rari, e non sempre è facile trovarli. Chueca è il quartiere gay di Madrid, e le persone che vivono lì hanno una grande tolleranza verso tutto quello che riguarda il sesso Non riesco a ritagliarmi una vita in un angolo del mondo, e andarne fiera al di fuori di esso. Mi sento sbagliata. So di non esserlo, ma la società, le persone, mi portano a sentirmi così. Questo blog è un grande strumento, una liberazione. Riesco ad espormi, senza espormi, riesco a raccogliere commenti, impressioni, apprezzamenti, e purtroppo anche insulti, potendomi però difendere con la barriera dell’anonimato”. Più scherzoso il blog di Alexia, che si diverte, tra le altre cose, a fare l’elenco delle divise che le piace indossare: poliziotta, Hostess, cameriera, infermiera e così via. Rita, austriaca di 46 anni, gestisce il blog IoProstituta. Definisce il suo sito “una piattaforma di discussione su questo mestiere” in cui parla di sé e della sua vita, commenta le notizie uscite nei giornali sulla prostituzione, ma chiede anche ai clienti opinioni sulle loro esperienze con le lucciole. “Parlo della vita di tutti i giorni, di politica, società, economia. Ci tengo a far capire che siamo persone normalissime, non solo prostitute. Mette anche annunci su siti dedicati”. “Internet – spiega – mi porta in media 3-4 clienti al giorno, gente più istruita e generosa di quella che si trova con le inserzioni sui quotidiani. Nessuno sfruttatore e meno pericoli, perché non rispondo mai alle chiamate anonime. Non il mio blog, che non uso per trovare clienti”. Poi c’è Mara. La sua storia è molto lontana dal lusso: casalinga, quattro figli, abita in un paese vicino a Perugia dove il marito fa l’operaio e i soldi non bastano. Un paio d’anni fa, mentre stava chattando in Rete, ha ricevuto una richiesta di sesso a pagamento. Ha accettato e da allora ha iniziato a farlo con regolarità, due o tre giorni al mese: prima con annunci sui siti gratuiti, poi anche con il suo blog. “Penso che prostituirsi attraverso la Rete sia il modo migliore: chi ti contatta è gente che sta in ufficio, professionisti. Sono disposti a pagare più che per strada, anche se naturalmente vogliono un servizio migliore”, dice. “Io faccio tutto di mia volontà - sottolinea - senza sfruttatori, conoscendo prima il cliente per telefono. Certo, anche Internet ha i suoi lati negativi: quando in paese hanno scoperto il mio blog, tutti ne hanno parlato e mi hanno mandato perfino gli assistenti sociali. Ma io non mi vergogno, anche perché non faccio niente contro la legge”. Mara ha anche una ricetta per regolarizzare la prostituzione: la professione può essere svolta solo in abitazioni private (o in un equivalente messo a disposizione dai Comuni) da un massimo di 3 persone e in strada nei quartieri appositamente creati; creazione di un albo professionale; creazione da parte del ministero delle finanze di una tabella per stabilire i contributi comunali; creazione del libretto sanitario per le professioniste; ricevuta fiscale senza il nominativo del cliente; condomini possono lamentarsi e richiedere l’allontanamento delle professioniste dopo approvato disturbo. 
RadioBlogger/4. Seicento donne in 15 anni.
October 29th, 2008
Quarta puntata di Radio Blogger, dedicata al “rimorchio” on-line. Il protagonista si chiama Gianni Santoro, ha 49 anni ed è un giornalista, oltre che attore (ha recitato in un recente spot della Vodafone). Sul suo blog - il titolo è No Perditempo – parla del suo libro, dedicato agli incontri avuti negli ultimi 15 anni. Il libro non è stato ancora pubblicato, e Gianni sta cercando un editore. Seicento le donne che ha conosciuto, e di cui parla nelle 226 pagine. “Come incontrare più di 600 donne e non riuscire a trovare l’anima gemella. ‘Astenersi perditempo’ – scrive – è il mio libro autobiografico: 15 anni passati tra gli annunci cartacei e di Internet, in un susseguirsi di appuntamenti al buio. Storie di vita, illusioni, sesso facile, talvolta effimero … e l’immancabile colpo di scena finale”. Come un ragazzino goloso lasciato libero in una pasticceria, non riesce più a fermarsi. Perché, come le ciliegie, una tira l’altra, perché è divertente e non impegna. Così diventa sempre più difficile rinunciare a mettere alla prova il proprio potere di seduzione. Gianni ci tiene a precisare che non è un libro scritto per “vantarsi”: “Non ci sono cifre, statistiche, percentuali, quindi nessuna autocelebrazione. E’ un percorso di vita tra le pieghe di un ‘vizio’ che appartiene a molti individui. La facilità con cui si ‘rimorchia’ porta inevitabilmente a un punto di non ritorno”. L’autore paragona le messaggerie e le chat virtuali a un “supermercato dei sentimenti“: “Tutto è in vendita e non ce ne rendiamo conto. Anche le discoteche e le palestre sono come supermercati, ma molti si scandalizzano solo se si parla di ‘cucco’ via Internet”.

Infine un altro blog, scritto da un giovane, che vuole dare consigli su come rimorchiare. Alcuni sono delle perle. Tra i tanti: “Una volta che hai trovato il contatto che ti piace, non iniziare mai con un semplice ciao, o con le frasi fatte. Prima di cominciare la conversazione, studia la tua preda, esamina le sue foto e le sue informazioni personali, i suoi hobby, la musica che le piace, i libri, i film, e nota bene, che in base a queste informazioni, in parte potresti captare i suoi gusti e il suo carattere; se ad esempio ha delle foto con un cane, potresti iniziare con un: ‘che bel cagnolino, adoro chi ama gli animali, certe volte sono più umani gli animali che le persone’…e stai sicuro che all’80% avrai una risposta, e soprattutto risulterai simpatico”. Ancora: “Lo so benissimo, che tu vuoi andare subito al sodo, ma se vuoi avere dei risultati, non essere diretto chiedendo di incontrarvi subito, deve essere l’ultima cosa”. Vietati i complimenti: “Li fanno tutti, devi sempre fare il contrario di quello che fa la massa, devi differenziarti. Lascia che siano loro a farli a te, perché ricordati alla fine sono sempre le donne a decidere“.
RadioBlogger/3. Alla festa del cinema, tra tagli e tute.
October 27th, 2008
Terza puntata di RadioBlogger, oggi, dedicata alla festa del cinema di Roma. Vari blogger vi stanno prendendo parte, sia come spettatori che come giornalisti accreditati. Il blog di Pink racconta di aver incontrato il cugino di Al Pacino: “Ho incontrato il cugino lontano di Al Pacino. Era distrutto per non avergli potuto consegnare una busta contenente i recapiti per contattarlo. “Sono davvero io”, mi ha detto. “Ma questo mondo è molto chiuso ed io non riesco neanche ad avvicinare Al. Devo solo dargli una busta. Nulla di più. Una volta ci ho anche parlato al telefono con lui, però il suo staff non mi fa avvicinare ugualmente. Devo incontrarlo. Insomma, sono suo cuginoooo”. Tra le curiosità riportate da Pink, una rissa, avvenuta proprio stamattina al ritiro accrediti (quindi tra giornalisti): “Un vecchio spintona una ragazza per entrare saltando la fila. La ragazza si incazza. Qualcono spintona un altro. E rissa fu”. Sul fronte critiche, c’è chi punta il dito contro i sottotitoli: “Alla proiezione del film ‘Where in the world is Osama Bin Laden?” in Sala Petrassi è stata un’agonia con sottotitoli che sparivano per interi minuti o non sincronizzati ai dialoghi dello schermo, il tutto tra le proteste e gli applausi ironici del pubblico. Insomma, si può migliorare”. Spetteguless prende in giro la divisa delle hostess di sala: “Tutte in tuta, sfigate nel dover sopportare un look da palestra più che da Festival del film di Roma! Ma d’altronde c’è da tirà la cinghia quest’anno… fosse stato per Alemanno ce faceva portà pure le sedie da casa”. Molti parlano anche del blitz degli studenti sul red carpet, contro la riforma universitaria. Un blogger è stupito dal modo in cui il TG5 ha dato la notizia: “Il Tg di Canile 5 ha così dato la notizia della manifestazione degli studenti al Festival del Cinema a Roma: ‘Incidenti con la polizia al Festival di Roma. I manifestanti volevano entrare senza pagare!’ Insomma si volevano imbucare!”. Ai giornalisti accreditati, infine, è stato offerta la possibilità di effettuare un “tour dei ricordi” abbastanza singolare: “Il tour, ascoltate bene, non include Cinecittà, storico studio cinematografico, o le location di vari film importanti girati tra le strade della nostra città, ma invita il turista cinefilo a uno splendido tour fra le tombe del nostro monumento nazionale, il cimitero del Verano! Avrei capito se, fra i tanti possibili tour cinematografici, avessero inserito anche quello del cimitero, ma così, ve l’assicuro, ha fatto l’effetto di una cosa lugubre e obsoleta, tanto da aver lasciato senza parole la maggior parte degli accreditati”. Piccolo particolare sulla borsa regalata agli accreditati: “Quella di quest’anno, in plastica bianca stile 2001 Odissea nello spazio, ha il piccolo particolare di avere bordi e logo in nero… strano, il logo del Festival è rosso!)”. Per chi volesse consultare le recensioni dei film in concorso, Cineblog sta facendo un ottimo lavoro.

RadioBlogger/2. La porno vendetta.
October 22nd, 2008
Seconda puntata di Radio Blogger. Meno emozionato della prima, nonostante l’ansia da raffreddore (uno starnuto non è il massimo). Breve introduzione su quanti sono i blog nel mondo: Technorati ne registra 112 milioni, in 81 lingue. Ogni settimana vengono scritti 1,5 milioni di post; ogni giorno 900mila.
Tema odierno: la Porno Vendetta. Vale a dire quando l’ex pubblica le foto e i video hard della propria fidanzata. Quasi sempre per vendicarsi della fine della relazione. Fenomeno che nasce soprattutto su impulso dei vip: tutti ricorderanno il video di Pamela Anderson con Tommy Lee; ma anche i video di Britney Spears, Paris Hilton e Cameron Diaz. In Italia c’è stato il caso di Giusy Ferreri: un video che la mostrava durante un rapporto orale ha circolato per un po’; lei però ha smentito e minacciato azioni legali. Per dimostrare che quella non era Giusy il fidanzato ha sottolineato che la ragazza nel video aveva molti più nei. La blogosfera italiana discute di questa Porno-vendetta. Piccolo Socrate non approva la pratica di riprendersi nella camera da letto: “Sinceramente non approvo l’idea di filmarsi mentre si fanno certe cose intime (avete per caso bisogno di rivedervi per controllare la prestazione??) così come disapprovo profondamente l’idea di portare la storia fuori dai confini della coppia. Litigate e scazzi si risolvono a due. Il coro intorno non serve, non bisogna condividere nulla. Tantomeno le immagini o i video”. Spad, invece, fa notare che al centro di questi video ci sono sempre donne: “A diffondere le impudicizie dell’amata sono gli uomini. Che però non compaiono mai nei filmini. Probabilmente ce l’avevano piccolo. A diffondere le impudicizie dell’amata sono gli uomini. Che però non compaiono mai nei filmini. Probabilmente ce l’avevano piccolo. Perché diciamolo. Se ce l’hai, questo è il momento di farlo vedere. Atrimenti la gente si fa delle domande sul perché ti abbia lasciato. E si da delle sottili risposte”. Da qui una proposta: “Bisogna tutelarsi. Prima di fare altri danni. Ci vorrebbe un contratto pre-fotografico. E solo con questo continuare poi tranquillo”.





